sabato 14 maggio 2011

L'importanza del referendum

Il 12 e il 13 giugno pensate di andare al mare?

Referendum sulla privatizzazione dell'acqua:

Vota SI se non vuoi che venga privatizzata

Una circolare interna RAI che ha vietato con effetti immediati a qualunque programma della RAI di toccare l'argomento fino a giugno (12-13 giugno quando si terrà il referendum)

DOVETE PUBBLICIZZARE I REFERENDUM

perché il Governo farà passare solo pochi spot a Rai e Mediaset.

Perché nel caso in cui riuscissimo a raggiungere il quorum, lo scenario sarebbe drammatico per i governanti, ma stupendo per tutti i cittadini italiani!

Un referendum passa se viene raggiunto il quorum ed è necessario quindi che vadano a votare almeno 25 milioni di persone.

I referendum non saranno pubblicizzati in TV.

Così, molti cittadini non sapranno nemmeno che ci sarà un referendum da votare il 12 giugno e non andranno a votare.
Vuoi che le cose non vadano a finire cosi ?

Copia-incolla e pubblicizza il referendum a parenti, amici, conoscenti e non conoscenti.

Passaparola!

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Sopra riportato, uno stralcio di un messaggio che circola in rete e che pone l'accento solo sul referendum contro la privatizzazione dell'acqua, bene pubblico per eccellenza.
Ma è parimenti importante, per il futuro nostro e dei nostri figli, che sia bloccata ogni iniziativa a favore del nucleare, quindi:

VOTA SI per FERMARE IL NUCLEARE

Il ricorso all'energia nucleare "calda" per produrre energia può essere condiviso solo da tre categorie di persone:
  • i disinformati
  • gli stolti
  • i criminali
Ai disinformati hanno fatto credere che l'energia atomica sia sicura e conveniente e qualcuno di loro è addirittura convinto che sia l'unica scelta possibile per affrancarsi dalla dipendenza dai combustibili fossili.
Così non è perché, per fare un esempio a parità di energia prodotta, una centrale eolica costa la metà e si mette in opera in un decimo del tempo necessario ad una centrale nucleare.
Se qualcuno pare dimostrare il contrario, è perché non mette in conto i rischi legati alle numerose possibilità di contaminazione - infatti sono necessari 30.000 litri d'acqua al minuto per tenere sotto controllo la reazione: quest'acqua viene poi riversata nell'ambiente riscaldata e contaminata, in grado così di modificare fino a distruggere qualsiasi habitat; le scorie poi, costituiscono rischi e costi aggiunti che si protraggono per centinaia di anni dopo la dismissione dell'impianto.

Gli stolti, semplicemente non sono in grado di cogliere simili evidenze.

I criminali, sono pienamente consapevoli che, a fronte di rischi e costi inaccettabili per la società, le centrali atomiche costituiscono un grosso affare per gli appalti di costruzione, sorveglianza e custodia delle scorie e soprattutto per la produzione di plutonio, elemento privo di qualsivoglia applicazione civile di produzione energetica ma che fa gola alle Industrie della Guerra e della Geoingegneria per la sua unica applicazione pratica: la fabbricazione di ordigni di alto potenziale.
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Non entro nel dettaglio per quanto riguarda l'altro referendum, di gran lunga meno importante, ma dichiaro la mia scelta utilizzando la simpatica immagine pubblicata.

sabato 7 maggio 2011

Immagini dal passato


"Hai fatto caso che muoiono sempre gli stessi?"

[Totò]

Ecco alcune foto del redivivo, e riammazzato mediaticamente almeno due volte in questi ultimi 10 anni, Bin Laden.

Nel '79 a soli 21 anni, già uomo della CIA dalla quale ricevette addestramento, assieme al perfido Zbignew Brezinsky:
Ecco com'era, sofferente d'insuficienza renale che lo costringeva a periodica dialisi, il 7 Dicembre del 2001 ovvero 6 giorni prima di essere ucciso sulle montagne di Tora Bora (Afghanistan).


Nel 2008, vistosamente ringiovanito prima - ahimé - di essere ammazzato per la seconda volta, alle spalle del dislessico e catatonico Bush in una conferenza stampa:
Le foto utilizzate per il tarocco 2008 e poi di nuovo nel 2011 perché tanto chi vuoi che ci faccia caso? Solo i complottisti:
- Clicca sulle immagini per vederle ingrandite -

Al di là di questa farsa utile per distrarre l'Opinione Pubblica dai problemi più importanti, ricordiamoci che le VERE emergenze del momento - di cui si parla troppo poco e molto a sproposito - rimangono sempre le conseguenze della recente catastrofe nucleare giapponese, e la criminale ed ingiustificabile aggressione militare alla Libia.

Articoli correlati:
- L'arte dei tarocchi
- Bin Laden morto? La scenegggiata continua

martedì 3 maggio 2011

L'arte dei tarocchi

Nell'ambito delle truffe globali, ecco una delle più clamorose: la sbandierata (nuova) uccisione di Bin Laden avvenuta questa volta grazie ad un blitz militare che porta lustro mediatico alla oscura presidenza di Barack Obama.
In realtà, come tutte le persone bene informate sanno, Osama Bin Laden morì ammazzato il 13 dicembre 2001 da Omar Sheikh, come affermato in una diretta televisiva planetaria nel 2007 dall'ex presidentessa pakistana Benazir Bhutto uccisa a sua volta tre giorni dopo, forse solo per aver rivelato al mondo questa realtà che avrebbe fatto perdere di motivazione alle sanguinose operazioni di "polizia" internazionale in Iraq da parte degli Stati Uniti.
In realtà lei lo fece parlando di Omar Sheikh definendolo semplicemente "l'uomo che ha ucciso Bin Laden" dando la notizia incidentalmente, come fosse cosa risaputa ai più.
La cosa veramente incredibile è che NESSUN media internazionale dette peso a questa notizia sensazionale che avrebbe potuto cambiare il corso (o almeno il senso...) della storia degli ultmi anni!
Questo sta a dimostrare l'infima qualità della cosiddetta "informazione" ufficiale che a guardar bene è pura propaganda a scopo di raccolta consensi.

Ma per gli oscuri scopi di chi decide dei nostri destini, probabilmente un capro espiatorio come Bin Laden serviva mediaticamente "vivo" ancora per un po' nonostante i suoi funerali ufficiali fossero stati celebrati già il 16 dicembre 2001, così come si continua ogni tanto a parlare di Al Qaeda come se non fosse stata realmente sgominata nel 2002...



Ecco la foto utilizzata dai media, evidente fotomontaggio di scarsa qualità per di più già utilizzato dai media nel 2008!!!
Ma nonostante l'evidenza, come nel caso del certificato di nascita taroccato di Barack Obama, delle sistematiche irrorazioni aeree sui nostri cieli, della spettacolare demolizione controllata delle tre torri del WTC, ecc.., l'Opinione Pubblica ha una memoria selettiva che dimentica facilmente fino a rimuovere le verità sgradite al regime.

Cosa successe attorno all'11 settembre 2001?

Un breve riassunto per chi ha la memoria corta, di ciò che accadde a cavallo di questa fatidica data si può sintetizzare in questo modo:
  • Alcuni mesi prima dell'attentato, i servizi segreti informano diligentemente il presidente americano che era plausibile un attentato del genere ma nessuno ne tenne conto;
  • L'11 settembre le torri vengono APPARENTEMENTE investite da due aerei di linea ("apparentemente" perché degli 11 video che si trovano in rete non ce ne sono 2 che corrispondono per quote, tempi, traiettorie e sagome dei velivoli; quindi se almeno 10 sono falsi, non si vede per quale motivo ce ne possa essere uno vero)
  • Dopo un po' che la parte alta delle torri bruciacchiava per le esplosioni (ma di cosa?) una alla volta, le torri vennnero giù entrambe con la modalità dell'implosione che si può ottenere UNICAMENTE con l'ausilio di cariche sincronizzate di termite, la metodica in uso per le demolizioni, e con nessun'altro metodo distruttivo;
  • A parte il fatto che due colossi di ferro-cemento NON POSSONO venir giù (e con quelle modalità) solo per l'impatto con una scatola d'alluminio volante (sarebbe come voler abbattere una struttura in cemento armato sparandole contro delle lattine semivuote di Coca-Cola aspettandosi che imploda e crolli su sé stessa) tra le macerie (sgombrate in tempi brevissimi) non si è trovato un solo pezzo che è uno che possa essere appartenuto ad un aereo. Da tener conto anche che il kerosene utilizzato dai turbofan brucia in fiamma libera a 875°C mentre per fondere una trave d'acciaio ne sono necessari non meno di 1500°C e ne servono almeno 300 in più per il cemento. Tuttavia, l'acciaio può subire un indebolimento meccanico a partire dagli 800°C circa, vero, ma l'acciaio esposto direttamente a tale temperatura, non quello che stava ai piani inferiori all'incendio.
  • Dopo poco, venne giù con le stesse modalità anche il Blocco 7 per pura "simpatia", visto che non era neanche stato sfiorato dai crolli né tanto meno dai presunti aerei. I Vigili del Fuoco sapevano dell'imminente crollo (ma come facevano a saperlo?) e fecero sgombrare per tempo l'area. Si presuppone che il Blocco 7 fu demolito per distruggere la centrale alloggiata al suo interno necessaria per le demolizioni;
  • I primi notiziari lanciarono subito la notizia del coinvolgimento di Bin Laden nella faccenda che a sua voltà si premurò di dichiarare immediatamente di essere totalmente estraneo ai fatti;
  • Per completare la giornata, fu sparato un missile contro il Pentagono - e questo è certo perché 1) un jet di grosse dimensioni non può volare a quote così basse per motivi aerodinamici, il cosiddetto "effetto suolo" 2) sulla sede dell'esplosione non fu ritrovata alcuna parte riconducibile ad un grosso jet 3) la devastazione dovuta all'impatto era troppo piccola per essere stata provocata da un grosso jet; fu anche simulato il dirottamento e poi la precipitazione di un aereo di linea che non ha lasciato tracce riconducibili ad... un aereo di linea né ai suoi passeggeri. Per altro, tutti gli aerei impegnati nella farsa si sono "dissolti" e con essi tutti i loro fantomatici passaggeri, liste di volo comprese. Chi nonostante tutto crede che l'11 settembre si sia verificato quello che i media sostengono, è un idiota, su questo non può esserci alcun dubbio.
  • La mattina dopo, il Patriot Act, un corposo documento scritto... durante la notte (?!?) o molto più probabilmente scritto con calma ben prima dell'attentato viene approvato senza riserve - sull'ondata emozionale del fatto - dal Congresso. Il documento permise d'introdurre tra l'altro delle drastiche restrizioni delle libertà personali che in altri momenti nessun americano avrebbe accettato. Restrizioni poi rimaste perennemente in vigore.
  • Senza neanche prendere in considerazione le rimostranze di Bin Laden, fu data per scontata la MATRICE SAUDITA DELL'ATTENTATO e fu prontamente invaso... l'Iraq. Forse nessun senatore era a conoscenza del fatto che l'Iraq NON fosse un Paese saudita. Guarda un po'.
  • Lo stesso Bin Laden - che non poteva certo nascondersi tanto a lungo in quest'epoca supertecnologica, tanto più che necessitava di periodiche dialisi - fu ucciso nella zona afghana di Tora Bora il 13 dicembre del 2001; con funerali ufficiali celebrati tre giorni dopo.
  • Conoscendo bene le intenzioni degli americani, Saddam Hussein si disse immediatamente disposto a trattare ma la macchina da guerra era già in moto e con essa tutto il business che ne consegue, ancor più difficile da fermare che la guerra stessa. Oggi, nulla di nuovo sotto il sole anzi sotto i riflettori: anche a seguito dell'aggressione alla Libia, il presidente Gheddafi si è subito offerto di trattare senza opporre resistenza ma nessuno dei criminali guerrafondai pare averne preso atto. Lo sappiamo solo noi.

martedì 26 aprile 2011

La guerra e la fisica


C'era da aspettarsela, ma ascoltare da un TG la notizia dell'ingresso in guerra dell'Italia contro la Libia è stata una cosa brutta e deprimente.
D'altra parte, era inevitabile che un Paese come il nostro, completamente privo di autonomia decisionale in quanto colonia statunitense a tutti gli effetti dal 1946 ed in ogni caso succube e fedele esecutore di qualsiasi disposizione giunga da oltre oceano, non partecipasse prima o poi in maniera attiva alla GRATUITA AGGRESSIONE ad un Paese sovrano così vicino a noi come la Libia, se ciò è cosa gradita ed utile agli USA. Oltretutto se delegano i nostri militari a compiere almeno una parte del lavoro sporco, oltre a dividere le responsabilità di questa ingiustificabile aggressione, dividono anche i costi delle operazioni. E sia chiaro che io [Tommy, ndr], come cittadino e contribuente italiano mio malgrado, non sono assolutamente d'accordo con questo ingresso in guerra e vorrei essere gentilmente esentato dal dover contribuire economicamente a questo ignobile spreco di denaro... .
In questo caso più che mai ci si rende conto che lo Stato, da parassita della società civile quale è, non è certo un'emanazione della volontà dei cittadini ma un organo gestito da privati intoccabili che a sua volta gestisce ricchezze “pubbliche” in maniera anche criminale senza darne conto ai veri proprietari.
Vergognosa (e sarà stato vergognosa anche per lui SE ha una coscienza) la giustificazione del presidente Napolitano che nel discorso riportato in TV sostiene in sostanza che l'Italia non poteva rimanere con la mani in mano dopo la feroce (?) REAZIONE del colonnello Gheddafi!
Come se la reazione ad un'aggressione o comunque ad un'ingerenza estera negli affari di Stato fosse una cosa da condannare!
Da un Capo di Stato mi aspetto infatti che difenda – anche con la forza ove necessario - gl'interessi della nazione e quindi anche i miei, non certo che stenda un tappeto di velluto a chi vuole impossessarsi dei beni pubblici!
D'altra parte, ancora, non c'è nulla di strano che in una nazione cattolica si dia per scontato in un discorso pubblico che una REAZIONE possa essere di per sé di valenza negativa.
Le Sacre Scritture (SS) suggeriscono infatti di porgere l'altra guancia all'aggressore, contrariamente agli istinti che tengono in vita tutti gli organismi viventi e anche alla... fisica delle forze che prevede come conseguenza più NATURALE del mondo una REAZIONE (almeno) uguale e contraria a qualsiasi FORZA che perturbi uno stato di quiete.
integralmente tratto da infoarchivio
approfondimenti:
- Le vere ragioni della guerra alla Libia

domenica 24 aprile 2011

Chi sono i veri artefici delle rivoluzioni?

Di seguito, due articoli postati in sequenza da Gianluca Freda sul suo "blogghete" in cui sviscera una lucidissima interpretazione di cause ed effetti (reali) dei movimenti violenti di piazza che tanto piacciono ai media di regime e che nulla di positivo apportano alla causa dei cittadini, illudendoli solo di aver colto qualche briciola di potere.

Quando sostenevo simili tesi nella Toscana degli anni di piombo, mi davano del "fascista" senza capire che erano proprio loro gli alleati più fedeli e manovrabili del regime.

LA RIVOLUZIONE DEI FALLITI

infiltrato?

infiltrato2

“In guerra, lo stratega vittorioso cerca la battaglia solo dopo che la guerra è stata vinta; mentre colui che è destinato alla sconfitta, prima combatte e poi cerca la vittoria”.

[Sun Tzu, “L’arte della guerra”]

Avevo sperato fino all’ultimo che il tizio col giaccone beige che ieri, [14/12/2010, ndr] insieme ad un branco di altri cialtroni senza cervello, ha contribuito a mettere a ferro e fuoco la città di Roma, fosse davvero ciò che sembrava: il solito poliziotto in borghese, con l’incarico di infiltrarsi tra i manifestanti, scatenare l’inferno e giustificare in tal modo (Cossiga docet) la repressione violenta delle proteste. Molti elementi facevano propendere per questo scenario, piuttosto consueto per chi ha un minimo di esperienza in fatto di manifestazioni. Il cialtrone è ritratto mentre impugna un manganello della Guardia di Finanza, agita un paio di manette della Guardia di Finanza e fraternizza (o almeno non si mena) con alcuni poliziotti che, in teoria, dovrebbero sprangarlo di santa ragione. Purtroppo l’ipotesi consolante e illusoria che il manifestante imbecille fosse in realtà un poliziotto infiltrato ha ceduto il passo, con il trascorrere delle ore, ad una rivelazione ben più inquietante e drammatica: il manifestante imbecille era in realtà, insospettabilmente, un manifestante imbecille. A dimostrarlo, oltre ad alcune testimonianze lette in rete che identificano il bell’eroe di cui sopra con un “compagno” dei centri sociali romani, c’è questa foto che lascia poco spazio ai dubbi:

scemo

in essa si vede il farabutto che viene atterrato dai poliziotti e (sperabilmente) arrestato e condotto in un luogo appartato ove i connotati elargitigli da madre natura gli saranno modificati in permanenza con le stesse tecniche da lui suggerite e attivamente sperimentate su tavolini da bar e automobili in sosta.

Naturalmente l’ultima foto non rappresenta una prova definitiva. Potrebbe trattarsi di una messinscena allestita per allontanare i sospetti; potrebbe trattarsi di un fotomontaggio (nella foto la figura del manifestante ha contorni curiosi e presenta un grosso quadrato di pixel anomali proprio in corrispondenza del volto). E potrebbe trattarsi (è l’ipotesi più verosimile, fatto salvo l’emergere di nuovi elementi) della foto autentica di un idiota che subisce il fato spettante agli idioti. E che svanisce dal palcoscenico della sua rintronata “rivoluzione” dopo aver danneggiato quel “sistema di potere” contro il quale aveva eroicamente schierato tutta la propria puberale cialtroneria tanto quanto una scoreggia di mosca danneggerebbe un carrarmato Abrams.

In questo articolo, in ogni caso, non intendo discettare dell’autenticità e del significato, palese o recondito, delle immagini testé presentate. Desidero parlare invece del degrado terminale ed irreversibile dell’ideale rivoluzionario, il quale, complice l’ineffabile clima politico attuale e l’amplificazione telematica della stupidità consentita dai moderni mezzi di comunicazione, ha finito per trasformarsi in chiacchiera da cortile, tanto più fastidiosa quanto più inconsapevolmente trogloditi sono coloro che ne cantano gli osanna. Leggo su diversi siti internet interventi e commenti estasiati sulle bravate dei black bloc romani. “Finalmente si riscopre la violenza politica!”, scrivono alcuni utenti scimuniti, per i quali, a quanto pare, è sufficiente congiungere l’aggettivo “politico” al sostantivo violenza” perché dal forno della nonna esca, calda calda, la Rivoluzione Bolscevica. “Finalmente una protesta seria”, scrivono altri minus habentes, convinti che bullismo e cialtroneria rappresentino l’unico metro di misura della “serietà” di qualunque fenomeno. La celebrità di un divo si misura sulla cafonaggine che egli è in grado di esibire agli occhi ammirati del pubblico; la serietà di un politico si misura dal tasso di insolenze che è in grado di rivolgere agli avversari senza essere zittito; e la “serietà” di un rivoluzionario si misura non dai risultati prodotti dalla sua “rivoluzione”, ma dal numero di panchine sfasciate e di panetterie date alle fiamme. Il cialtrone col montgomery beige è il perfetto prototipo di questi rivoluzionari falliti. Il suo motto è: “Vorrei accoppare i Rothschild, ma siccome non posso, tanto vale fare a pezzi il motorino del mio vicino di casa; sempre meglio che restarsene a casa a scrivere articoli dietro una tastiera”. Consiglierei a questi buffoni di restarsene a lungo dietro le tastiere e di scrivere un bel po’ di articoli. Se non altro faranno lavorare il cervello (ammesso che ne abbiano uno) ed eviteranno di affossare ulteriormente l’idea di rivoluzione, che in bocca a loro suona come una bestemmia. Per fargli capire con un pratico esempio quanto siano efficaci i loro metodi di lotta, gli consiglierei di dare un’occhiata ai volti dei politici ai quali hanno dedicato le loro manganellate di ieri, quelle date e quelle prese. Vi sembrano minimamente preoccupati? Stamattina Berlusconi e i suoi sodali – strano a dirsi – non si sono nemmeno curati di dedicare un commento, che non fosse di circostanza, al putiferio romano di ieri. Hanno cose ben più importanti per la testa che le miserabili scaramucce con gli sbirri di un branco di sfaccendati. Rassegnatevi, cari “rivoluzionari” delle mie ghette: non gliene frega niente di voi. Non contate un cazzo. Ed il fatto che non contiate un cazzo è l’unica cosa che li ha trattenuti, per il momento, dal sobbarcarsi il fastidio di sporcarsi le scarpe schiacciandovi come vermi, cosa che potrebbero fare in qualunque momento. Potete demolire quaranta quartieri romani tutti in fila e loro si limiteranno ad appaltare la ricostruzione ad imprenditori amici, incassando le dovute prebende e ringraziandovi per l’interessamento. Debora Billi ha scritto, un paio di giorni fa, un articolo in cui ipotizzava che i politici iniziassero ad avere paura del vigore “rivoluzionario” dei disadattati giovinastri nostrani. Se quello che scorgo oggi sui volti degli uomini del governo è paura, vuol dire che sono diventati sovrannaturalmente abili nel simulare serena indifferenza e manifesta soddisfazione per le vittorie parlamentari mentre sono attanagliati dal terrore cieco.

Consiglierei di dare un’occhiata anche ai volti dei negozianti romani e dei poveracci che si sono ritrovati l’automobile bruciata, il bar distrutto, il parco giochi sotto casa ridotto ad un letamaio. Quanti adepti credete che avrà guadagnato la causa “rivoluzionaria” nel corso della giornata di ieri fra i cittadini di Roma? Se fossi in loro (e in effetti lo sono) preferirei di gran lunga la violenza mirata e metodica dei celerini alla barbarie scomposta che si accanisce con furia contro le proprietà dei deboli, per poi accasciarsi vigliaccamente, come un sacco di patate in giacca e cappuccio beige, dinanzi alle randellate dei forti. Se fossi nei cittadini di Roma (e lo sono senz’altro), più che ad una “libera collettività anarchica” inizierei ad aspirare ad una teocrazia di stampo iraniano, dove i manifestanti facinorosi e criminali, quando entrano in un carcere, ne escono soltanto appesi ad una corda di canapa.

Quello che questi imbecilli dovrebbero imparare (e impareranno, prima o poi, se l’imbecillità gli consentirà di vivere abbastanza per poterlo fare) è che la violenza non è una strategia. E’ semmai un indispensabile strumento che serve a portare a termine la strategia, una volta che essa è stata approntata. Ma prima bisogna approntarla. E per farlo occorre capire a fondo i meccanismi che stanno dietro i conflitti geopolitici, proporsi obiettivi graduali, imparare a conoscere i punti deboli degli avversari, utilizzare l’astuzia e la diplomazia come risorse primarie e la forza bruta come risorsa ultima, mirata a vincere gli ultimi ostacoli non altrimenti superabili. Bisogna, come avrebbe detto Sun Tzu, conoscere il nemico, non per sentito dire, ma per averlo praticato ed averne studiato i punti di forza e di debolezza da vicino. Bisogna aver passato un bel po’ di tempo a contatto con i nemici, aver fatto parte del loro stesso circolo. Starsene in disparte a fare i duri e puri e a sognare improbabili utopie sociali è atto di stupidità suicida. Lenin, pur di colpire la fazione menscevica del partito, non esitò a collaborare con la polizia zarista e ad accettare come collaboratore Roman Malinowsky, che era un agente dell’Ochrana, la polizia segreta governativa. E’ con la strategia, la determinazione, il compromesso e la pratica di potere che si sconfigge il potere, non attaccandosi alle decrepite parole d’ordine di ideologie morte e sepolte. Tantomeno con le esplosioni occasionali e sguaiate di violenza, che non fanno nemmeno ridere il potere, tanto sono inutili.

Solo i falliti e gli impotenti vivono di ideologia e di sogni; e sono così “coerenti” con i loro dogmi da rifiutarsi di vedere il mondo che cambia, perché non osservano il mondo, ma solo se stessi. Solo i falliti scaricano la propria frustrazione verso il mondo che, inesorabilmente, li esclude, spaccando tutto e appiccando il fuoco a tutto ciò che capita. Lo fanno perché non vogliono affatto cambiare il mondo. Vorrebbero, se potessero, farlo a pezzi per punirlo di averli cacciati fuori dalla sua porta, come se il loro esilio fosse imputabile al mondo e non al rifiuto di guardarlo negli occhi senza il velo di decedute fantasie politiche. Solo i falliti sanno farsi strumentalizzare così efficacemente e così a fondo dal potere da diventare, nelle sue mani, un utile strumento per le “rivoluzioni colorate” prossime venture. Un surrogato artificiale di rivoluzione, una carogna di conflitto sociale rivestita a festa, ma ben manovrata dai potenti, sulla quale i falliti sfasciapanchine si accalcano per fame, non avendo più altra tavola a cui saziarsi. Non si può neppure contare sulla profilassi dei manganelli, sperando che spacchino ossa più rapidamente di quanto i cappucci beige siano in grado di spaccare vetrine. I manganelli non servono a uccidere, ma a convincere. E nessuno è più facile da convincere di un rivoluzionario senza rivoluzione. Uno che farebbe a pezzi una città intera pur di poter assaggiare della rivoluzione una marcia, patetica, miserabile briciola.


COME COSTRUIRE UNA RIVOLUZIONE CHE NON CADA A PEZZI IN DUE GIORNI

Il lettore Mirko [del Gianluca Freda blogghete, ndr] ha scritto nei commenti relativi all’articolo sugli scontri di Roma:

Caspita che articolone...perché non lo completi parlando delle conseguenze della "strategia del compromesso, della determinazione, della pratica di potere utilizzata per sconfiggere il potere"? Così, magari riusciamo ad arrivare alla degenerazione della rivoluzione russa che hai citato... Trai forse godimento dai pestaggi, visti i continui incitamenti alla violenza della celere? Ti sconvolge tanto la vista di due tavolini privati sottratti da un bar privato per essere lanciati, ma non parli della disperazione dei lanciatori d'immondizia di Terzigno e dei terremotati, anche loro in piazza. Secondo il tuo ragionamento è una brutta cosa sporcare Roma con l'immondizia, meglio tacere e respirare diossine in silenzio, non lamentarsi in questo modo "barbaro"...chissà cosa penseranno quelli dei bar... Non capisco, invece, a cosa serva pontificare dalla tastiera come fai tu, dando dei falliti e degli impotenti a chi ancora - e fortunatamente- possiede dei sogni. Mi chiedo come si fa -e come fai- a fare qualsiasi cosa senza il motore dei sogni e dell'utopia? Concludo dicendo che, almeno secondo me, l'altro giorno in piazza si è espressa unicamente la rabbia, forse non è servito a niente, ma era se non altro lecito esprimerla; la violenza, come sempre, è arrivata, e continua ad arrivare, da chi detiene la forza ed il potere. Saluti.

Il lettore ritiene che sogni e utopie siano il motore di ogni cambiamento. Può darsi che questo sia vero per la vita individuale. Ma quando parliamo della progettazione di un cambiamento sociale, sarebbe bene che ci abituassimo a lasciare i sogni nella dimensione che ad essi appartiene di diritto: quella del dormiveglia e delle fantasie notturne. Appaltare le trasformazioni sociali a branchi di sonnambuli e parolai in pigiama, produce, anche nella migliore delle ipotesi, un fastidioso e rumoroso nulla di fatto, ammantato di deliri teoretici, come quelli che siamo abituati ad ascoltare – senza ormai troppa distinzione – tanto nelle parole dei “rivoluzionari” da centro sociale quanto nei discorsi dei “rivoluzionari” da organigramma di sindacato e di partito nel corso delle periodiche ed inutili manifestazioni “di protesta” accalappiagonzi. Nell’ipotesi peggiore (che è poi di gran lunga la più frequente e storicamente diffusa) l’allucinazione utopica produce semplice manovalanza per “rivoluzioni” gestite dal potere ed indirizzate verso scopi esattamente opposti a quelli che i sognatori dormienti vagheggiano mentre si agitano in preda al delirio. Date retta a un fesso: le rivoluzioni, quelle vere, sono roba per persone ben sveglie e con i piedi per terra. Soprattutto, sono roba da élite. Dove, col termine “élite”, non si intende indicare una realtà connotata sul piano della gerarchia economica o sociale, bensì su quello del pragmatismo politico e della pianificazione intellettuale. Pianificazione che, in tutte le rivoluzioni storiche di qualche rilievo, si è sempre attuata attraverso la circolazione delle idee e dei programmi attraverso i mezzi di comunicazione esistenti, tastiere comprese. In ogni rivolgimento sociale di successo c’è una “testa” che dirige le operazioni, rappresentata dall’élite che dispone dei mezzi di comunicazione necessari a diffondere nella massa le idee e le parole d’ordine su cui dovrà fondarsi l’insurrezione; e ci sono moltitudini di “sognatori” senza arte né parte che fungono da semplice carne da cannone. Inutile dire che gli effetti della rivoluzione si rivelano sempre vantaggiosi per l’élite e devastanti per gli utopisti sonnambuli. Non voglio togliere nulla all’utilità di questi ultimi, senza la cui incompetenza e irriflessività politica nessuna rivoluzione sarebbe possibile. Non ce l’ho con i decerebrati spaccatutto che abbiamo visto in azione a Roma, né con i branchi di pecore che transumano periodicamente verso i pascoli della protesta su apposito torpedone sindacale, i quali svolgono egregiamente il proprio ruolo di soldataglia. Ce l’ho con le élite da cui tali moltitudini sono attualmente gestite e manipolate. Perché le finalità perseguite da queste élite di potere sono del tutto antitetiche a ciò che ritengo essere l’interesse attuale del nostro paese, inteso nel suo insieme complessivo di pastori e di mandrie, di colonnelli e di subordinati.

E’ significativo che il lettore scriva: “secondo me, l'altro giorno in piazza si è espressa unicamente la rabbia, forse non è servito a niente, ma era se non altro lecito esprimerla”. E’ una frase che fornisce un’idea precisa della linea di demarcazione che separa i membri dell’élite dai sognatori suoi manovali. L’élite pianifica, organizza, gestisce, manovra la percezione del mondo e la stessa violenza di piazza secondo modalità che sono funzionali ai suoi obiettivi; la carne da cannone è del tutto priva di capacità di decodifica dell’esistente e di schemi progettuali. Possiede solo la sua rabbia istintiva (a cui attribuisce addirittura un valore etico trascendente, trattandosi dell’unica prerogativa a sua disposizione) che ritiene lecito sfogare, una volta superato un certo livello, su qualunque cosa gli capiti a tiro. Come il buon padre di famiglia, che tornando a casa distrutto e frustrato dal lavoro, ritiene legittimo massacrare di botte moglie e figli, visto che su qualcuno dovrà pur sfogarsi. Il mio articolo si intitolava “La rivoluzione dei falliti” e penso che non avrei potuto scegliere titolo migliore.

Nell’articolo in questione citavo, in esergo, una frase tratta da “L’arte della guerra” di Sun Tzu. Mi chiedo che cosa avrebbe pensato l’antico stratega cinese di un “esercito”, come quello visto in azione a Roma il 14 scorso, che attacca battaglia al solo scopo di sfogare la propria frustrazione; che combatte solo nei momenti e nei luoghi che è il nemico a definire, con apposita comunicazione alle truppe; che si lascia guidare verso lo scontro dai generali dell’esercito nemico o dai traditori ad esso venduti, i quali portano bene in vista sulla divisa le stellette sindacali e partitiche di cui sono stati insigniti per la propria fellonia; che nel corso della battaglia non attacca il nemico, ma i propri stessi commilitoni e compagni di sventura, distruggendo le loro proprietà e dando alle fiamme i loro villaggi; che diffonde in questo modo l’odio e il desiderio di defezione tra le proprie stesse fila; che utilizza la violenza a sproposito e contro obiettivi casuali, anziché riservarla (come Sun Tzu suggeriva) alla fase finale della guerra, per suggellare una vittoria già ottenuta attraverso la diplomazia, la comunicazione, l’astuzia e l’inganno. Probabilmente il vecchio cinese non avrebbe destinato ad una simile masnada l’appellativo di “esercito”, limitandosi a considerarla una congrega di scimmie infuriate e a riderci sopra. Ancora più verosimilmente, avrebbe avuto parole di lode e di stima per i generali dell’esercito loro nemico, dimostratisi capaci di ridurre gli avversari alla più assoluta impotenza senza neppure muoversi dal proprio accampamento. “Tutta la guerra è basata sull’inganno. Perciò, quando siamo pronti ad aggredire, dobbiamo apparire impreparati; quando adoperiamo le nostre forze, dobbiamo sembrare inattivi; quando siamo vicini, dobbiamo far credere al nemico che siamo lontani; quando siamo lontani, dobbiamo fargli credere che siamo vicini. Tieni pronte le esche per allettare il nemico. Fomenta disordini e schiaccialo”.

Per quanto implacabile sia il mio odio per le strutture sovranazionali, economiche e politiche, che hanno ridotto in servitù il nostro paese, devo riconoscere ai loro generali una capacità strategica un miliardo di volte superiore a quella dei cialtroni visti in azione nelle piazze nostrane. E’ normale, del resto: non a caso loro sono l’élite, mentre i cialtroni di cui sopra sono la marmaglia inconsapevole che viene manovrata per il conseguimento degli obiettivi predefiniti. Immagino che, nel caso in questione, l’obiettivo – o uno degli obiettivi - fosse quello di defenestrare un governo, pessimo sì, ma dimostratosi troppo indipendente e refrattario agli ordini nell’ambito della politica estera. Eppure, nonostante l’ottima strategia messa in campo, l’élite dominante sembra, per il momento, avere fallito. Il governo incriminato è rimasto in carica, sia pure per tre soli voti di maggioranza. I suoi avversari politici sono ora allo sbando, compresi i rinnegati finiani così accuratamente costruiti e finanziati, costretti ad annullarsi nella macedonia immonda di un elettoralmente improponibile “terzo polo”, che prefigura la loro prossima estinzione. Bisogna chiedersi: perchè hanno fallito? Perché la marmaglia antiberlusconiana, inviata a deporre il rinnegato governatore della colonia, pur debitamente infiltrata da operativi del nemico, non è riuscita per adesso a perseguire il risultato agognato?

Il motivo è semplice: non esiste più un’unica élite. Nell’epoca della ridefinizione degli assetti geopolitici globali, le élite che si contendono il controllo delle masse e la loro sudditanza alle parole d’ordine sono diventate una pluralità. La vecchia nomenclatura dirigente rispolvera i vetusti schemi interpretativi del mondo organizzati per dicotomie (“fascismo-comunismo”, “democrazia-dittatura”, “berlusconiano-antiberlusconiano”, “razzista-antirazzista” e via bipolarizzando), mentre il nuovo gotha che ad esse contende il potere prova ad inserirsi nel gioco della manipolazione delle coscienze con altri modelli prefabbricati e narrazioni alternative. Questa battaglia per il controllo delle moltitudini si combatte (come del resto è sempre avvenuto nel corso della storia) nel campo dell’informazione e dell’entertainment. Cioè proprio dietro quelle tastiere che i pasdaran della rivoluzione di piazza sono stati abituati – un po’ per insipienza politica, un po’ per programmazione culturale abilmente somministrata dagli strateghi del nemico – a disprezzare e sbeffeggiare. E’ dietro le tastiere del web, delle redazioni giornalistiche, delle case editrici che vengono definiti e perfezionati i nuovi modelli percettivi e di pensiero cui le masse dovranno conformare la propria visione del mondo nei decenni futuri. E’ dietro le tastiere dei programmatori che vengono studiati i nuovi contenuti web, attraverso i quali i mezzi di comunicazione telematica verranno gestiti per le finalità di dominio proprie della classe intellettuale che uscirà vincitrice dallo scontro. E’ sempre dietro le tastiere che nascono i social network come Facebook, utili a rimbecillire e rendere controllabili, analfabetizzandole, le nuove generazioni; o come Twitter, attraverso i cui canali già viaggiano le direttive e gli ordini per la gestione delle “rivoluzioni colorate” fomentate dal potere (come si è visto in occasione della famigerata “rivoluzione verde” iraniana); o i nuovi templi dell’informazione “alternativa” come Wikileaks, creati allo scopo di soppiantare l’informazione libera del web, sostituendo ad essa un’autorevole e ponderosa massa di nulla oggettivo, privo di qualunque elaborazione critica.

In questo scontro di nomenclature, come sempre, i facinorosi guastatori di piazza rivestiranno il ruolo di truppe d’assalto, agli ordini dell’organizzazione di potere che riuscirà a vincere la guerra dell’informazione.

Occorre dunque decidere – e decidere adesso – se desideriamo rivestire il ruolo di soldati che subiscono la rivoluzione prossima ventura o di progettisti che la pianificano e la manovrano. Rivolgo pertanto un appello a tutte le menti razionali che, ritrovatesi martedì scorso nel bel mezzo di una guerra alla cui progettazione non avevano in alcun modo contribuito, abbiano sentito “a pelle” di trovarsi nel livello sbagliato della gerarchia. Invito tutti costoro a lasciar perdere le molotov, le risse coi celerini e gli scudi di cartone e a venire dietro le tastiere, dove c’è urgente bisogno di loro. Di truppaglia mercenaria da gettare allo sbaraglio contro il nemico ne abbiamo anche troppa. Ci servono generali, strateghi, programmatori, psicologi delle masse, scrittori, articolisti, ministri della (nostra) propaganda. E’ con questi strumenti e solo con questi che si organizzano e soprattutto – come avrebbe detto con saggezza il vecchio Sun Tzu – si può provare a vincere le guerre e le rivoluzioni.

Gianluca Freda

Anche in Italia ci sarà il carcere per i negazionisti?

Su decisione dell’Unione Europea, ogni Paese dovrà inserire nel proprio ordinamento giuridico una legge che punisce chi nega l’Olocausto.
Lo spiega in un’intervista l’avvocato penalista Roberto De Vita.

Quali sono i limiti posti dall’ordinamento al diritto di espressione e al diritto di parola?

La libera manifestazione del pensiero è diritto soggettivo fondamentale ed irrinunciabile in ogni ordinamento democratico e riceve riconoscimento e tutela nell’art. 21 della Costituzione italiana, nell’art. 11 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea, nell’art. 10 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, nell’art. 19 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani delle Nazioni Unite e nell’art. 19 del Patto internazionale di New York sui diritti civili e politici.

Tale diritto include la libertà di opinione e la libertà di ricevere o di comunicare informazioni o idee senza che vi possa essere ingerenza da parte delle autorità pubbliche. Nell’ordinamento europeo l’esercizio di queste libertà, poiché comporta doveri e responsabilità, può essere sottoposto a restrizioni o sanzioni che costituiscano misure necessarie, in una società democratica, alla sicurezza nazionale, all’integrità territoriale o alla pubblica sicurezza, alla difesa dell’ordine e alla prevenzione dei reati, alla protezione della salute o della morale, alla protezione della reputazione o dei diritti altrui; tale esercizio incontra, altresì, il divieto dell’abuso di diritto in ragione del quale non può interpretarsi la portata di una norma (di libertà) nel senso di comportare il diritto di esercitare un’attività o compiere un atto che miri alla distruzione dei diritti o delle libertà altrui. Nell’ordinamento internazionale è convenzionalmente stabilito che, l’esercizio delle predette libertà fondamentali, possa essere sottoposto a limitazioni o sanzioni in ragione della necessità di tutelare (tra gli altri) il rispetto dei diritti o della reputazione altrui, l’ordine pubblico o la morale. Nell’ordinamento italiano l’esercizio della libertà di manifestazione del pensiero incontra i limiti del cosiddetto bilanciamento delle tutele costituzionali, ovvero sono considerate legittime le restrizioni o sanzioni poste a presidio della necessità di garantire altri beni e diritti di pari o superiore rilevanza costituzionale.

Tuttavia la Corte delle leggi, in relazione all’art. 21 della Costituzione, ha nel tempo affermato come siano compatibili con il diritto fondamentale della libertà di manifestazione del pensiero solo quelle restrizioni o limitazioni che non solo trovino giustificazione nella necessità di tutelare altri diritti o libertà fondamentali ma che attengano a condotte che possano ritenersi effettivamente (seppur anche solo potenzialmente) “pericolose” per la conservazione dei medesimi. All’estero quali sanzioni vi sono per il reato di negazionismo? L’Assemblea Generale delle Nazioni Unite (Risoluzione n. A/RES /61/255 del 26 Gennaio 2007) ha condannato, senza riserva alcuna, qualsiasi forma di “denial of the Holocaust”, richiedendo con urgenza a tutti gli Stati Membri di introdurre misure di condanna di ogni forma di negazione dell’Olocausto come accadimento storicamente accertato, e precisando come il negazionismo rappresenti in sé un aumento del rischio che tali terribili eventi possano ripetersi.

L’Unione Europea (Decisione Quadro 2008/913/GAI del Consiglio del 28 novembre 2008), adottata nell’ambito delle politiche normative di contrasto a talune forme ed espressioni di razzismo e xenofobia, ha stabilito (tra l’altro) che gli Stati membri devono obbligatoriamente introdurre nella legislazione nazionale fattispecie di reato che consentano di punire direttamente “l’apologia, la negazione o la minimizzazione grossolana dei crimini di genocidio, dei crimini contro l’umanità e dei crimini di guerra, quali definiti agli articoli 6, 7 e 8 dello Statuto della Corte penale internazionale, e dei crimini definiti all’articolo 6 dello statuto del Tribunale militare internazionale, allegato all’accordo di Londra dell’8 agosto 1945”.

La Decisione Quadro richiede altresì che la legislazione degli stati membri preveda, per tali condotte delittuose, la pena della reclusione per una durata massima compresa almeno tra uno e tre anni. Molti paesi, europei e non, hanno già da tempo introdotto norme penali volte a sanzionare in via diretta condotte di negazionismo, altri hanno provveduto (o stanno provvedendo) più recentemente ad adeguare la loro legislazione interna agli indirizzi derivanti dall’ordinamento internazionale; in ogni caso tutti i paesi membri dell’Unione Europea dovranno obbligatoriamente provvedere in materia. Austria, Belgio, Repubblica Ceca, Cipro, Francia, Germania, Ungheria, Israele, Liechtenstein, Lituania, Lussemburgo, Polonia, Portogallo, Romania, Slovacchia, Svizzera, hanno diposizioni penali specifiche che puniscono il “genocide denial” ovvero anche direttamente l’ “holocaust denial”, seppur con differenze in ordine alle concrete condotte sanzionabili ed alle pene comminabili. Alcuni paesi europei, tra cui quelli di common law e di tradizione scandinava, hanno rappresentato aspetti di problematicità in ordine alla compatibilità costituzionale di norme penali che sanzionino il negazionismo in quanto tale ed in tal senso il Consiglio dell’Unione Europea ha previsto specificatamente che gli Stati membri possano decidere di rendere punibili soltanto quelle condotte negazioniste che siano ritenute atte a turbare l’ordine pubblico o che siano minacciose, offensive o ingiuriose.

Tale previsione consentirebbe altresì alla Spagna di superare il giudicato Costituzionale che nel 2007 dichiarò illegittima la norma penale che sanzionava la diffusione di tesi negazioniste a prescindere da ogni valutazione di pericolosità (in astratto o in concreto) o comunque di potenziale offensività delle stesse. In Olanda, seppur non è ancora stata introdotta un fattispecie sanzionatoria specifica, i Tribunali penali e la Corte suprema hanno giudicato più volte (anche recentemente) la negazione dell’olocausto come “defamatory statements about Jews” e pertanto penalmente sanzionabile. In breve, e limitando il ragionamento ai soli paesi europei, tutti gli Stati membri della UE (a prescindere dagli obblighi comunque ineludibili derivanti dalla richiamata decisione quadro) hanno provveduto o stanno provvedendo ad introdurre specifiche fattispecie di reato sulla base di un comune sentire: negare la Shoà, così come negare altri crimini di genocidio accertati da corti internazionali e patrimonio consolidato della storiografia e della memoria tragica dei popoli, altro non è che farne apologia e diffondere le “ideologie” che a tali mostruosità hanno portato, attraverso strumentali mistificazioni e falsificazioni di carattere ascientifico e astorico che non possono trovare riparo (pena il menzionato abuso di diritto)nella libertà di manifestazione del pensiero. Ovviamente, stante la necessità di salvaguardare la specificità delle tradizioni giuridiche dei diversi paesi, l’Unione Europea (fermo l’obbligo menzionato e l’obiettivo comune) consente che siano i singoli Stati membri ad individuare il concreto atteggiarsi delle disposizioni penali domestiche.

Come giudica l’idea di estendere tale reato anche in Italia? E che tipo di sanzioni potrebbero essere previste?


L’Italia dovrà necessariamente provvedere ad introdurre, accanto alle norme che già sanzionano l’apologia di genocidio, una fattispecie penale che sanzioni in via diretta condotte di negazione o di minimizzazione grossolana dei crimini di genocidio, dei crimini contro l’umanità e dei crimini di guerra, alle condizioni stabilite dalla Decisione Quadro della UE . Al fine di superare eventuali perplessità sulla compatibilità costituzionale di una disposizione di tale indirizzo, si dovrà attentamente considerare il portato della giurisprudenza costituzionale in materia di reati di opinione, mutuare indirizzi dall’esperienza della legislazione di altri paesi e dagli interventi delle relative Corti Costituzionali e provvedere a delimitare con grande precisione il perimetro di una fattispecie penale di così rilevante importanza (sotto il profilo dei beni che intende proteggere) e di inevitabile impatto sull’interpretazione dell’art. 21 della Costituzione che tutela nel nostro ordinamento la libertà di manifestazione del pensiero.

Tuttavia, la tutela di tale imprescindibile e fondamentale libertà non rappresenta un ostacolo all’introduzione di una norma penale sanzionatoria del negazionismo, come dimostrato non solo dall’esperienza di altri paesi ad elevata tradizione nella salvaguardia delle libertà fondamentali, non solo dallo stato delle determinazioni dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite e degli atti normativi adottati dall’Unione Europea, ma come altresì chiaramente confermato da una pluralità di decisioni adottate sia dal Comitato dei diritti dell’uomo delle Nazioni Unite sia dalla European Court of Human Rights che, chiamata a pronunciarsi sulla compatibilità della legislazione penale domestica di alcuni paesi europei con le norme della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, ha affermato come “la manifestazione di opinioni negazioniste dell’Olocausto integra un abuso del diritto di espressione previsto dall’art. 10 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo giacché, sostenendo la negazione o la revisione di fatti storici definitivamente stabiliti, rimette in causa i valori che fondano la lotta contro il razzismo e l’antisemitismo e comporta un pericolo per l’ordine pubblico. Conseguentemente, il suo perseguimento da parte della legislazione nazionale costituisce un’ingerenza legittima ed una misura necessaria in una società democratica”.
G.K.
www.shalom.it/J/index.php?option=com_con...p;Itemid=1&ed=39

Written by G.K. dal mensile ebraico "Shalom" Friday, 25 March 2011
integralmente tratto da Gianluca Freda blogghete

sabato 2 aprile 2011

ATTENTI AI TRUFFATORI


Quello sopra proposto è un ritaglio del volantino ideato e diffuso dal Comune di Siena in occasione di una campagna di sensibilizzazione, mirata in particolare alle persone anziane, contro i truffatori porta-a-porta ma non solo.
Apprezzabile iniziativa, e sarebbe ancor più apprezzabile se suggerisse di diffidare (e magari denunciare, perché no?) anche dai tentativi d'estorsione ovvero di donazione "volontaria" a mezzo posta.
Riallacciandomi all'articolo precedente, ecco il nuovo elenco di latori di missive e relativi "progetti" - rigorosamente accompagnate da bollettino postale precompilato - reperite nella mia cassetta della posta:
  • lega del filo d'oro
  • MEDICI SENZA FRONTIERE
  • cbm - insieme per fare di più (cosa?!? i soldi? ovviamente non ho neanche aperto la busta, potrebbe contenere di tutto...)
  • MEDICAL MISSION INTERNATIONAL ITALIA (international o italia?)
  • ASSOCIAZIONE FONTE DI SPERANZA ONLUS > Siccità mortale in Etiopia!
  • Fondazione Progetto Arca Onlus > PROGETTO EMERGENZA FREDDO (per problemi meteo, rivolgetevi a chi controlla il clima, non alla gente comune)
  • Fondazione L'Albero Della Vita > ORFANOTROFIO DI NAIROBI (2 plichi identici)
  • Associazione umanitaria per i bambini di tutto il mondo - onlus (ma un acronimo no?) > Malnutrizione in Kenia
  • PROGETTO ARCA > PROGETTO EMERGENZA FREDDO (2° invio urgente: per forza, sta arrivando il caldo!)
  • MISSIONI DON BOSCO (2 plichi identici)
  • cbm (arieccoli) > EMERGENZA SUDAN
  • cbm (ancora?!?) > Questa busta contiene il tempo di una vita... solo 1 minuto la sua [immagine bambino negro sofferente]
  • [busta anonima] > Hanno fame! 2000 bambini per mangiare hanno bisogno di noi...
  • osf (OPERA DI SAN FRANCESCO PER I POVERI - se il santo fosse vivo avrebbe pietà di voi - 2 plichi identici)
  • Fondazione Operation Smile Italia ONlus > Cambia oggi stesso la vita di un bambino. [foto bambino bianco affetto da malformazione cranio-facciale] (se volessero cambiargli veramente la vita, con gli stessi soldi gli finanzierebbero un intervento di plastica invece di spedire buste colorate alla gente.
Tralasciando il sentimento di spontaneo disprezzo nei confronti di queste associazioni (autorizzate a delinquere) che rastrellano denaro da psicolabili di buon cuore per farne non si saprà mai cosa, in che modo una persona abbiente potrebbe realmente aiutare, se lo volesse, bambini sofferenti & co.?

Andiamo alla radice del problema, non è certo attraverso un'improbabile partecipazione civile che si può aiutare il prossimo (e quindi sé stessi): la politica come sistema esiste solo per illudere il cittadino di avere realmente voce in capitolo sulle scelte effettuate dal Sistema stesso "per conto" ma molto spesso CONTRO di lui.
Delegittimare uno Stato che mostra di essere solo un'emanazione assolutamente blindata di faccendieri delle lobbyes internazionali è forse l'unica strada percorribile: nessun popolo è mai stato in grado - ne mai potrebbe - di fare rivoluzioni di propria iniziativa; esse sono sempre state ideate e gestite da ristrettissimi gruppi di (contro)potere che una volta ottenuto l'abbattimento del regime precedente ne hanno istituito un altro che come primo atto si è occupato della riscrittura della Storia recente, allo scopo di cancellare qualsiasi lecito dubbio.
Alla base di tutto, la vera linfa del potere è sempre e principalmente il Signoraggio Bancario - non altro: uno Stato che fosse realmente emanazione dei propri cittadini (non sudditi!) provvederebbe a battere moneta direttamente creando ricchezza, non delegando il succoso onere ad organizzazioni private.
E quindi, l'unico modo per rallentare la discesa nel baratro (perché una moneta unica mondiale sempre basata sul debito sarà purtroppo inevitabile) è delegittimare anche la moneta, ricorrendo il più possibile al baratto o a diverse forme di titoli di credito il più possibile sganciate dalla moneta ufficiale.
Il Signoraggio Bancario è infatti la più grande truffa esistente.

Ridimensionare il potere dei cartelli delle industrie più redditizie e potenti sarebbe il secondo doveroso passo per ridistribuire reddito e diritti tra i cittadini del mondo.
In particolare, andrebbe boicottata con ogni mezzo l'industria della guerra, i monopoli tossico-alimentari, l'industria dell'energia basata su derivati del petrolio o sul nucleare "sporco" (basato sulla fissione dell'atomo e quindi produttore di scorie ma principalmente di plutonio ad esclusivo uso militare) ed infine ma non ultima l'industria farmaceutica privata ("Big Pharma" per gli addetti ai lavori) che, basando la propria ragion d'essere sul profitto, non può certo immaginare di lavorare per eliminare realmente malattie&sofferenza dalla faccia della Terra... .
In quest'ottica, l'abominevole pratica delle irrorazioni aeree (al secolo Scie Chimiche) è solo un effetto che potrebbe essere prevenuto ed eliminato combattendo le industrie suddette: per quanto ne sappiamo e possiamo dedurre, il cospargimento di particolati in atmosfera, a seconda della loro natura, può essere funzionale ai fini malefici di TUTTE le industrie sopra elencate.

In tal modo, ogni persona altruista sarebbe certa di aver aiutato VERAMENTE tutti i bambini e comunque tutte le persone sofferenti del mondo, perché se sono sofferenti quasi certamente le responsabilità vanno cercate nelle opere poco pie e nelle scelte contro la popolazione messe in atto dalle industrie di cui sopra.
Finanziando onlus ed associazioni "umanitarie" varie si finisce solo per rafforzare il perverso Sistema che ne giustifica (ufficialmente) l'esistenza.

Per fare un esempio, se il problema che sentiamo più vicino è la malnutrizione o le malattie che subiscono alcune popolazioni africane, basterebbe impedire interventi militari contro Paesi che intendono autodeterminarsi sottraendosi al controllo economico e militare effettuato su di loro dai Paesi ricchi, impedire la diffusione volontaria di malattie e la sperimentazione di vaccini tossici ad opera di militari&Case farmaceutiche.
Benedetti dal sole, tutti i Paesi della fascia equatoriale (ma non solo) potrebbero emanciparsi facilmente e rapidamente ottenendo un benessere diffuso solo attrezzandosi di pannelli solari - "bassa" tecnologia sicura, facilmente disponibile e dai costi accessibili - producendo tanta energia da poterla rivendere ai Paesi più ricchi ed "assetati" di energia stessa e trasformare i deserti in giardini fruttuosi produttori di cibo sano ed a basso prezzo.
In tal modo si otterrebbe una tale ridistribuzione della ricchezza mondiale da bastare - da sola - a risollevare il destino dell'Umanità e soprattutto le condizioni dei più sfortunati.
E tutto questo senza neanche tirare in ballo il signoraggio... .

martedì 7 dicembre 2010

VOGLIONO I MIEI SOLDI!


Sono stato fuori appena qualche giorno e nella casella di posta (fisica) ho trovato esplicite richieste di denaro da:
  • Fondazione L'Albero della Vita
  • PROGETTO ARCA
  • Fondazione "aiutare i bambini"
  • RADIO MARIA (Radio Maria, quella che ha "piloti" e ripetitori così potenti da sovrastare qualsiasi altra stazione radio sul suo canale. Se poi qualcuno troppo vicino alle sue antenne sviluppa noduli alla tiroide a causa delle radiazioni elettromagnetiche e chiama le Autorità per un controllo, "lei" lo sa prima perché è in diretto contatto con Dio e abbassa il segnale fino a che il controllo non è finito. Non solo inquinano le "mie" onde radio ma vogliono anche soldi da me.)
  • PRIMAVERA MISSIONARIA (ma ora non è autunno?)
  • cbmitalia.org (I più ermetici di tutti)
  • Associazioni Missioni Don Bosco Valdocco
  • Fondazione L'Albero della Vita (2° tentativo)
  • C.E.I. SERVIZIO PROMOZIONE E SOSTEGNO ALLA CHIESA CATTOLICA (Io che sostengo una delle organizzazioni più ricche e potenti del mondo fà proprio ridere)
  • Associazione umanitaria per i bambini di tutto il mondo (Attenzione: DI TUTTO IL MONDO, ricchi&poveri indifferentemente)
  • Lega del Filo d'Oro
  • MEDICAL MISSION INTERNATIONAL ITALIA (A questa il premio per la denominazione più cool)
  • Devoti Madre Teresa PER I BAMBINI (notare l'utilizzo del maiuscolo)
  • FONDAZIONE BANCO ALIMENTARE (questi mi hanno addirittura inviato una moneta da 1cent, visto che non vale nulla, ma chiedevano 30€ in cambio)
Ecco, io vorrei dire a tutte queste organizzazioni che fanno leva sui nobili sentimenti di qualche sprovveduto per ottenere vile denaro da utilizzare non si sa come, che se volessere effettivamente aiutare i bisognosi in tanti modi molto più concreti ed efficaci e senza chiedere l'aiuto a chi ha già i suoi problemi.
Tuttavia, non mi sono mai tirato indietro quando mi è capitato di poter aiutare DIRETTAMENTE qualche bisognoso (tanti, per la verità), è solo che non mi va che i miei soldi, anche solo un cent, passino per le mani di qualcun'altro prima di arrivare FORSE e non si sa sotto quale forma ed in quale percentuale(*) al bisognoso.

*) Quanto (ci) costa tenere in piedi organizzazioni simili? Quanto costa stampare e distribuire tutta quella spazzatura pubblicitaria ricca di gadget (non ci posso pensare a quelli che hanno messo nella busta un vero cent: chi sarà stato quel genio di creativo?)?

Ad esempio, invece di creare un problema di smaltimeno rifiuti tra plastiche ed inchiostri tossici a chi riceve tutta la loro strenna natalizia, potrebbero aiutare i bambini (di tutto il mondo, ricchi e poveri) ad evitare di essere avvelenati fin dal concepimento dagli Ftalati e dal Bisfenolo A che i loro genitori e poi loro stessi assumono quotidianamente assieme a cibi e bevande contaminati da contenitori in plastica;
potrebbero fare in modo da NON far radiare dall'Albo i medici che CURANO senza effetti collaterali i loro pazienti con l'innocuo ed economicissimo (fin troppo) Bicarbonato di Sodio invece di torturarli ed ucciderli con la "chemio" che costa al S.S.N. circa 50.000€ a trattamento;
potrebbero tenere nei limiti della decenza il segnale molesto di Radio Maria anche nei giorni in cui non ci sono controlli di livello da parte delle Autorità (cioè tutti i giorni) limitando i casi di noduli alla tiroide;
potrebbero farsi gli affaracci loro, nello Stato estero del Vaticano, invece di permeare ogni aspetto della nostra vita sociale, visto anche che per noi è impossibile impicciarci degli affari loro e sapere solo cosa sono capaci di combinare all'interno e fuori di quelle mura;
potrebbero dare una mano a scacciare l'Uomo Bianco e la sua Cattiva Medicina dai Paesi meno fortunati e dar loro VERAMENTE una mano ad emanciparsi fornendo tecnologie pulite ed a basso costo per la produzione di energia;
potrebbero evitare che Big Pharma continui a sperimentare sulle popolazioni ignare - con il vostro colpevole appoggio, medici "senza frontiere" e missionari: dico a voi! - vaccini tossici e virus creati in laboratorio.
In ogni caso e per ogni evenienza la cosa che potrebbero fare, risolvendo TUTTI i problemi sul nascere, è spingere lo Stato ad emettere per conto proprio la valuta cartacea invece di farla stampare dagli azionisti privati di Bankitalia (95% del totale): in tal modo diventerebbe così "solvibile" (ed anche noi lo diventeremmo) da poter far fronte a qualsiasi emergenza assistenziale, oltre ad eliminare del tutto la necessità di spremere i suoi cittadini con inutili TASSE...

...sono solo pensierini di Natale, perché a Natale DOBBIAMO essere tutti più buoni.
Dobbiamo anche riesumare ogni anno falsi miti per farli sembrare sempre veri ed attuali e dobbiamo anche consumare.
E se nonostante tutto ci avanza qualcosa dovremmo darla a loro.

Non hanno capito con chi hanno a che fare.

P.S.: dimenticavo, Buon Natale a tutti ma voi non dimenticate mai che l'icona di Babbo Natale come imperversa nella nostra vita fu inventata verso la fine degli anni '30 per una campagna pubblicitaria della Coca Cola Company, le celebrazioni natalizie non hanno nulla di veramente cristiano, non s'è mai trovata alcuna prova storica che Gesù Cristo sia mai realmente esistito a meno che non si tratti dell'esatta riproposizione dell'ancor più antico mito egizio di Horus, ammesso che anche lui sia realmente esistito... .
Comunque Buone Feste a tutti voi.

sabato 23 gennaio 2010

11 settembre 2001: NON VI CREDIAMO!

ripreso da scienzamarcia

Così afferma e motiva la SECONDA testata economica in Germania il -«Focus Money» (N. 2 / 2010), voce di una delle nazioni più potenti del mondo.


Articolo ripreso da www.megachipdue.info

di Pino Cabras.

La rivista economica tedesca «Focus Money» (N. 2 / 2010), affronta una narrazione dettagliata sull’11/9 e mette radicalmente in discussione la versione ufficiale. Stiamo parlando del secondo settimanale economico della nazione economicamente più forte dell’Europa, un magazine edito da un colosso dell’editoria tedesca, il gruppo di Hubert Burda.

Il signor Burda è un insigne esponente della superclasse globale, un editore-intellettuale di primissimo piano nell’establishment germanico: è leader della VDZ, la “confindustria degli editori”, nonché cofondatore dell’analogo sindacato su scala europea, ma è anche membro del Consiglio del World Economic Forum e ha partecipato perfino a riunioni dell’esclusivo Club Bilderberg.

L’uscita di questo articolo è dunque degna di attenzione: è la prima volta che un giornale così ben inserito nel mainstream occidentale si cimenta nel raccontare in modo talmente critico i lati più scomodi dell’evento che ha dato l’impronta al secolo, l’11 settembre.

«Focus Money», espone la maggior parte degli argomenti e delle contraddizioni cruciali in cinque pagine patinate. Tra le altre questioni affrontate, l’articolo suppone che il crollo del World Trade Center possa essere stata una demolizione intenzionale.

Inoltre, l’articolo solleva seri dubbi circa la “follia” attribuita alle personalità critiche, che di solito vengono stigmatizzate come “teorici del complotto”. La rivista ricorda che «non si tratta solo di politici seri che non vogliono più credere alla versione ufficiale», bensì anche, «di migliaia di scienziati che mettono in discussione l’11/9».

L’autore dell’articolo è Oliver Janich. Lavora come giornalista d’inchiesta freelance per «Financial Times Deutschland», «Sueddeutsche Zeitung», «Euro&Finance» e ha una rubrica fissa per «Focus Money».

Nel suo blog ( http://www.oliverjanich.de/?m=201001 ) Janich spiega che ha lottato molti anni per convincere la redazione della necessità di pubblicare queste cinque pagine. Si chiede sommessamente perché il mainstream resista, e prova a rispondere: non è necessaria una grande congiura dei media per impedire che si pubblichi questo tipo di storie, soprattutto per i grandi eventi. Ogni redattore, secondo Janich, ha il timore di incappare nella vergogna di ripetere l’infortunio dei falsi diari di Hitler, che nel 1983 danneggiò enormemente il settimanale «Stern». Janich descrive questa riluttanza dei colleghi, dovuta proprio alla grandezza dell’evento, finché, guardando ai fatti, i colleghi ammettono che è sbagliato non porsi dubbi. E così nasce anche l’articolo sull’11/9.

La prima pagina dell’articolo mostra le foto di personalità scettiche sull’«11/9 “ufficiale”», tra cui Charlie Sheen, Sharon Stone, Rosie O’Donnell, William Rodriguez (accanto a George W. Bush), l’ex governatore Jesse Ventura, Richard Gage, il giudice federale tedesco Dieter Deiseroth e molti altri.

Il resto dell’articolo è denso di accenni a molte informazioni. La prova di una demolizione controllata degli edifici, la critica della teoria dell’incendio, le domande sugli intercettori, sull’Edificio 7 del WTC e sul Pentagono. Si parla delle “manovre di volo impossibili,” delle dimissioni del senatore Max Cleland, che viene citato nel dire «È una truffa, uno scandalo nazionale», sdegnato dalla marea di menzogne alla Commissione, che hanno ostacolato le indagini. Si fa anche cenno alla misteriosa morte di Barry Jennings, un alto funzionario del Dipartimento dei Servizi di emergenza della città di New York. Era un testimone chiave dei fatti accaduti all’Edificio 7. Ancora ricoperto di polvere, Jennings aveva rilasciato un’intervista in diretta alla ABC e poi più avanti nel tempo per il documentario “Loose Change Final Cut” diretto da Dylan Avery.

Appena pochi mesi fa, ai primi di settembre, c’era stato già un articolo corretto e bilanciato sull’11/9 in un settimanale TV tedesco.

Le ragioni della pubblicazione dell’articolo di «Focus Money» sono da comprendere. Può darsi che la redazione abbia autonomamente deciso di pubblicare una storia in sé interessante, che ormai anche per una testata giornalistica di quella dimensione risulta difficile “regalare” ai media “alternativi”. E quindi potrebbe essere un caso legato a scelte commerciali contingenti.

Non si può ignorare però che la pubblicazione ricade in un momento in cui ha ripreso vigore tutta la retorica legata ad al-Qa’ida, sull’onda dello strano pseudo-attentato di Mutanda Boom sul volo Amsterdam-Detroit. Quella retorica è usata a piene mani dall’Amministrazione USA per sostenere un rinnovato sforzo bellico in Afghanistan. La Germania, troppo militarmente coinvolta in quell’area e assai riluttante a esporsi con ulteriori soldati, potrebbe essere interessata a iniziare a screditare il racconto di fondo, a partire proprio dall’11/9. Qualcosa di simile è accaduta in Giappone con il cambio della guardia nel governo, laddove il Partito Democratico giapponese sfida apertamente la versione ufficiale del governo USA sui fatti dell’11/9 e ne mette in discussione la capacità di giustificare l’intervento in Afghanistan.

Può quindi accadere che le redazioni si sentano più libere di riportare i dubbi che non avevano mai osato pubblicare prima, perché temevano la catena di domande radicali che si trascinavano con sé sulla struttura del potere. Anche in seno alle classi dirigenti forse si apre qualche dibattito sul destino del mondo e sulle soluzioni non solo militari.

lunedì 18 gennaio 2010

Parlamentare giapponese denuncia la truffa dell'11 settembre

Il 10 Gennaio 2008, all'Assemblea Nazionale Giapponese, il consigliere Yukihisa Fujita del Partito Democratico Giapponese, il principale partito dell'opposizione, ha posto una serie di domande sugli eventi dell'11 Settembre.
Subito dopo, il Governo ha avviato una serie di procedure per forzare l'approvazione del parlamento di una controversa legge che darebbe nuovo vigore ad una missione navale nell'Oceano Indiano, a sostegno delle forze in Afghanistan dirette dalle forze USA. Prima del voto, il Consigliere Yukihisa Fujita del Partito Democratico ha preso la parola in Assemblea.
Per 30 minuti ha illlustrato i numerosi interrogativi circa la versione ufficiale degli eventi dell'11 Settembre, così come è stata presentata dall'amministrazione Usa al governo giapponese e all'opinione pubblica, concludendo che il sostegno del governo giapponese alla "guerra al terrore" si basa soltanto su informazioni ottenute dall'amministrazione americana, richiedendo, quindi, ulteriori investigazioni e risposte alle numerose domande... tutto questo di fronte al tentativo del governo di rendere ancor più concreto il sostegno giapponese alla guerra.
Traduzione in Italiano dal testo in inglese del sito 911video.de, ripresa da http://www.youtube.com/watch?v=-umnVVqi5ZI

integralmente tratto da scienzamarcia
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martedì 22 dicembre 2009

La privatizzazione delle Forze Armate ed altre truffe di stato.


Premessa. La privatizzazione degli enti pubblici e la sistematica truffa dello Stato ai danni dei cittadini

Innanzitutto c'è da premettere che la vecchia gestione dello Stato, centralizzata, aveva i suoi difetti innegabili, ma aveva anche molti pregi.

La trasformazione in Spa, quando non la privatizzazione complta, di enti statali che si è avuta in questi ultimi anni non ha raggiunto l'obiettivo di rendere più efficienti gli apparati statali, ma ha invece aumentato l'inefficienza, aumentato le truffe ai danni dei cittadini, e aumentato lo sperpero dei soldi pubblici.

Ci avevano raccontato la favoletta che la privatizzazione, o la trasformazione in SPA, sarebbe servita a rendere più snelli e produttivi gli enti pubblici.
E noi, docenti e giuristi, ci eravamo cascati come deficienti. Qualche anno fa pubblicai un manuale di Diritto amministrativo dove, insieme alle altre pecore che belano, anche io ho scritto le consuete cazzate sulla privatizzazione formale e sostanziale, sul modello di PA più efficiente, e stronzate varie.

Ora quando rileggo quelle pagine, mi sembrano scritte da un cerebroleso, anche se poi mi consolo quando vedo che le stesse puttanate sono scritte su tutti i manuali, senza distinzioni.

La verità è che ci hanno fottuti. La trasformazione in SPA è stata una delle più grandi truffe mai perpetrate ai danni dei cittadini. Vediamo alcuni esempi.


La truffa Telecom

Il passaggio da Sip a Telecom ha aumentato i costi delle bollette; aumentato l'inefficienza, e aumentato le truffe. Migliaia sono i cittadini che si sono visti arrivare bollette farlocche, cambi di tariffe non richiesti, ecc.

Siccome poi lo Stato ha inventato quella meravigliosa tassa da 40 euro che bisogna pagare per poter fare ricorso, con la conciliazione obbligatoria, il meccanismo processuale per difendersi è diventato impossibile da praticare, perlomeno quando si tratta di somme modeste.

Il risultato è che Telecom e TIM incassano somme esorbitanti perché rubando piccole somme il cittadino ha difficoltà a difendersi; siccome il meccanismo è applicato a centinaia di migliaia di utenti, con questo sistema si realizzano guadagni illeciti per milioni di euro.

I sistemi escogitati sono tanti. Dai famigerati numeri con prefisso 144, alle ricariche per internet che terminano alla mezzanotte del 30 esimo giorno senza possibilità di ricaricare in anticipo (così l'utente si scorda la scadenza e spende un capitale), alle carte vacanze che danno diritto a chiamare 500 minuti gratis (ma non ti dicono che allo scadere dei 500 minuti paghi una tariffa enormemente superiore e quindi va a finire che paghi un salasso senza accorgertene); poi abbiamo le bollette gonfiate, i cordless e i telefoni inviati a chi non ne ha fatto richiesta con l'addebito in bolletta; la fantasia degli amministratori dell'azienda è senza limiti. Uno dei sistemi migliori poi è quello di dare in appalto a una ditta privata esterna la vendita di alcuni servizi truffa in modo che poi il truffato non possa rivalersi su TIM ma debba far causa alla ditta di servizi (che o ha cessato di operare, oppure è introvabile perché l'utente non riesce a ritrovare il numero).

E che dire di quella genialata dello scatto alla risposta? Così se sei in una zona con scarsa copertura in cui la linea salta dopo pochi secondi e devi richiamare dieci volte, paghi dieci scatti senza motivo.

Telecom e TIM sono state condannate più volte a pagare milioni di euro, ad esempio 2,4 milioni di euro per le truffe dialer, 6,5 milioni di euro per le truffe mediante sms che comunicavano che esistevano messaggi nella segreteria telefonica mai attivata dall'utente; ma i soldi incassati con queste truffe superano immensamente le multe che hanno dovuto sborsare.


La truffa Equitalia

Fantastico anche il meccanismo di trasformazione in SPA di Equitalia, con le conseguenti leggi per riscuotere i tributi.

Che fa Equitalia? Manda cartelle pazze a migliaia di cittadini.

Su 1000 cittadini che ricevono tasse arretrate senza giustificazione, 200 pagano senza fiatare; magari sono risparmiatori che hanno da parte qualche decina di migliaia di euro e per evitare noie e il costo di un avvocato pagano e zitti.

Una buona parte protesta e spesso ottiene una consistente riduzione della somma da pagare, e quindi si accontenta di pagare la riduzione, felice di poter evitare un contenzioso sborsando "solo" poche centinaia di euro anziché le migliaia che erano state richieste all'inizio. Tempo fa vennero mandate ad alcuni pensionati delle cartelle per trentamila euro, adducendo un errore nel calcolo della liquidazione. Molti pagarono; chi andò a protestare si vide immediatamente ridurre a 500 euro la cartella originaria (quindi molti pagarono, felici di cavarsela con una somma inferiore); solo chi ha impugnato la cartella è riuscito a non pagare nulla.

Un sistema che ha fruttato ad Equitalia milioni di euro.

Una parte delle cartelle finisce invece in tribunale; il contribuente vince la causa, ma a conti fatti, nel complesso dell'operazione, Equitalia ci guadagna sempre somme esorbitanti.

In molte zone d'Italia poi Equitalia ha pignorato centinaia di case, auto, e beni dei contribuenti; contribuenti che spesso sono addirittura all'oscuro della richiesta di pagamento.

Vengono recapitate tasse arretrate per essere proprietari di immobili mai pesseduti; per aver esercitato mestieri mai fatti; o aver esercitato la professione in periodi in cui le persone erano disoccupate, o addirittura... in carcere.

In pratica con questo meccanismo Equitalia si assicura un enorme flusso di capitali, che sono illeciti perché si tratta di somme non dovute, ma trattandosi di una società privata nessun amministratore rischia alcunché.

La guardia di finanza e alcune procure hanno spesso iniziato indagini, ma esse non portano né porteranno mai ad alcun risultato, perché il reato ipotizzato (la truffa) è troppo blando e i tempi di prescrizione sono troppo brevi.

Peraltro Equitalia ha il completo appoggio dei politici al governo, perché le leggi in vigore consentono ad Equitalia di espropriare immobili di qualsiasi cittadino anche a fronte di tasse arretrate per 5000 euro, con un procedimento rapidissimo e fuori da ogni regola di logica giuridica che ha come conseguenza il fatto che spesso al cittadino viene venduto l'immobile, anche quando poi il tribunale dà tardivamente torto ad Equitalia.

Su un giornale ho letto di un tizio di Salerno, tale Nunzio Birra, cui è stata espropriata e venduta la casa per un credito (non dimostrato) di 15.000 euro; la casa (che valeva 400.000 euro) è stata acquistata all'asta per 56 mila euro, dopodiché la società che aveva acquistato la casa ha proposto al Birra di riacquistarla per 200.000 euro. Una truffa colossale. Ed è una truffa di Stato.

Nella sola provincia di Napoli gli immobili ipotecati sono 200.000. E spesso sono ipotecati a persone che ignorano di avere la casa ipotecata, e lo scoprono solo al momento in cui questa viene messa in vendita.

Un altro metodo geniale è quello di inviare mini cartelle da 10-20 euro. Così il contribuente paga e zitto, perché è impossibile ricostruire la correttezza delle somma. A me ad esempio arrivano ogni anno tasse arretrate di 40-50 euro... per un professionista (le cui tasse si determinano con un calcolo complicato che tiene conto di tutte le fatture in entrata e in uscita, le detrazioni, ecc...) è impossibile rifare tutti i conti e sapere se quelle 40 euro sono giuste o meno; d'altronde sono sicuro che è impossibile che ad Equitalia qualcuno ogni anno rifaccia i calcoli delle tasse che mi riguardano. Ma l'unica strada è pagare, e rassegnarsi alla truffa.

Il meccanismo giuridico che sta alla base delle leggi che regolano il rapporto tra Equitalia e cittadini è previsto dal Dl 203/2005, nonché dal Dlg 112/1999, e 46/2009, oltre che dal DPR 602/73 e dalle varie norme in materia di contenzioso tributario; anche se è complicato da descrivere in un articolo, penso che possa essere riassunto efficacemente e in modo molto chiaro nella famosa frase che il Marchese del Grillo disse nel film omonimo: "Io (Equitalia) sono io, e voi non siete un cazzo".

Il problema è che dal punto di vista giuridico dovrebbero finire in galera tutti i politici che hanno votato le leggi che hanno permesso questo stato di cose, perchè si tratta di una truffa immensa, ideata dai politici e perpetrata con la complicità di amministratori, magistratura, informazione.


Le truffe Enel

Per non parlare delle bollette della luce. La luce è un bene essenziale, perché senza di essa nelle nostre cose e negli uffici non funziona più nulla, PC, TV, frigorifero, in alcuni casi i riscaldamenti e addirittura, nelle case di campagna che non sono collegate all'acquedotto, la mancanza dell'elettricità determina l'impossibilità di usare l'acqua.

Nelle aziende e negli esercizi commerciali mancanza di elettricità equivale al blocco dei macchinari.

Ecco quindi che se arriva una bolletta caricata abusivamente di poche centinaia di euro conviene pagare subito, per evitare il blocco della corrente.

Mentre i costi di una causa civile e del ricorso ad un avvocato scoraggia normalmente i cittadini dal fare ricorso.

Questo è il risultato della privatizzazione in Italia; di quella privatizzazione che ci avevano presentato come la soluzione del problema all'inefficienza statale, e che invece si è rivelata essere uno degli indizi rivelatori della fine del nostro sistema democratico, perché la magistratura e la polizia sono troppo inefficienti e/o corrotte per poter intervenire con efficacia su un sistema così capillare.

A parte il fatto che il nostro sistema penale è totalmente sfornito anche teoricamente di mezzi giuridici, perché le pene previste per i reati di questo tipo sono già ridicole in partenza.


La trasformazione delle Forze Armate in SPA


La trasformazione delle FFAA in SPA si inserisce nel quadro generale delle privatizzazioni. Qui però ci sono conseguenze ulteriori e vantaggi diversi (per il governo).
Ovviamente in un primo tempo resterà tutto identico a prima e non cambierà nulla. La difesa continuerà a restare ufficialmente pubblica, e la veste di SPA consentirà solo una maggiore facilità nel truffare in alcuni settori.
Piano piano, però, sulla falsariga di quello che è successo ad esempio con Telecom o con Banca d'Italia (in cui di pubblico non è rimasto nulla, tranne il nomen iuris) si amplierà l'area dei settori della difesa interessati dalla privatizzazione e la truffa diventerà globale, fino ad arrivare al seguente risultato:

- eliminazione del reato di corruzione e concussione:


Se un amministratore pubblico prende una tangente per favorire qualcuno, ricorre il reato di corruzione; se l'amministratore minaccia Tizio di non dargli un suo diritto se costui non paga una tangente, il reato è quello di concussione.

Se lo stesso comportamento è posto in essere dall'amministratore di una società privata NON esiste alcun reato.

Stessa cosa vale per il reato di abuso di ufficio.

In altre parole, privatizzando le FFAA gli amministratori potranno affidare le commesse a chi pare loro, senza rischiare alcunché dal punto di vista penale. Verranno acquistati miliardi di materiale inefficiente, pagandolo dieci volte il loro valore? Non sarà reato. Nessuno verrà punito.


- eliminazione del meccanismo della gara pubblica:

Attualmente gli enti pubblici, per stipulare contratti di qualsiasi tipo, in teoria devono ricorrere al meccanismo dell'evidenza pubblica. Il meccanismo dell'evidenza pubblica (sempre in teoria) garantisce che il contratto sia stipulato con imparzialità ed efficienza al miglior offerente.

Truccare una gara poi, anche se è una cosa che succede spesso, è comunque un reato.

Nel momento in cui le FFAA verranno privatizzate, invece, scomparirà gradualmente il meccanismo dell'asta pubblica e gli amministratori potranno fare quello che gli pare.

Ovviamente ciò non avverrà subito; inizialmente si dirà che, nonostante la veste di società per azioni, le FFAA sono comunque tenute a rispettare le leggi di diritto pubblico per i contratti; ma gradatamente si arriverà alla scomparsa del meccanismo.

- eliminazione del controllo della Corte di Conti:

Tutti gli enti pubblici passano attraverso il controllo della Corte dei Conti e devono inviare periodicamente i loro bilanci a questo organo.

Si tratta di un controllo imperfetto, blando, spesso viziato dalla corruzione dei giudici della Corte, ma comunque esiste. E in teoria, se i giudici venissero veramente scelti per merito, se veramente applicassero le leggi, garantirebbe la legalità nell'amministrazione.

Privatizzando le FFAA scomparirà gradatamente anche il controllo della Corte dei Conti.


Altri meccanismi negativi li ha sottolineati Fabio Piselli nel suo blog: gli amministratori, manco a dirlo, acquisteranno beni e servizi da aziende di proprietà di loro parenti; potranno decidere i settori e i reparti dove investire o disinvestire. Inoltre (cito testualmente dal blog di Fabio):

"il pericolo grande lo vivremo in Italia, ove avremo dei carabinieri sempre meno liberi, dei soldati sempre più presenti in strada, dei soggetti che se fino a ieri rispondevano allo Stato (noi) d'ora in poi risponderanno al consiglio d'amministrazione (loro) scelto tout court dal ministro stesso e dai suoi accoliti

non ho sindromi complottistiche, ma ho l'esperienza necessaria per dire che tutto questo non mi piace affatto, il nostro paese non è l'America, è troppo piccolo per consegnare il sistema Difesa in mano a dei privati privilegiati sui quali ignoriamo ogni cosa, se non che proverranno da ambienti destrorsi o paramilitari, oppure scopriremo che il mafioso affitta le microspie ai carabinieri, e questo è già avvenuto e fortunatamente scoperto, grazie anche ai consulenti privati

meditate gente meditate perchè a quanto pare dove non si riforma si privatizza.... "


Nei secoli passati il sovrano depredava al suddito quasi tutto. E i soldati erano al servizio del re per mantenere il potere costituito.

Oggi la situazione non è diversa. E' solo diventato più sofisticato il metodo per rubare; è cambiata la forma cioè, ma la sostanza è sempre la stessa.

Lo stato ruba e depreda il cittadino fino che può; e i soldati saranno in modo sempre più evidente al soldo dei potenti, anziché dei cittadini.

Per qualche decennio dopo il 1945 ci eravamo illusi di essere una democrazia e che il popolo contasse qualcosa, con i meravigliosi concetti dello stato sociale e della sovranità popolare.

Oggi l'illusione è finita.

La sostanza della legge che regola tutto il meccanismo delle privatizzazioni è questa, e non lascia dubbi: io sono lo Stato, e voi cittadini non siete un cazzo.


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