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lunedì 4 maggio 2020

Il lockdown non ha migliorato la qualità dell'aria

Se qualche ottimista ad oltranza pensava che la serrata coatta delle attività produttive potesse ottenere almeno un effetto positivo - oltre la catena di effetti negativi anche per la salute pubblica - si sbaglia di grosso.
Secondo i dati dell'ARPA infatti il particolato fine ed ultrafine presente in atmosfera non ha subito variazioni di rilievo nonostante la drastica riduzione non solo della produzione ma anche dei trasporti. Le cause non possiamo saperle con certezza ma è ovvio che i principali e più plausibili "soliti sospetti" dell'inquinamento aereo siano sempre le famigerate irrorazioni aeree clandestine (al secolo: scie chimiche) e le emissione dei termoinquinatori (al secolo: inceneritori). Nonostante la combustione delle plastiche dovrebbe essere considerato un reato, è pratica quotidiana trasformare in inquinamento all'ennesima potenza le enormi quantità di plastica che la società moderma e malata invia giornalmente in discarica. Le nanoparticelle così prodotte sono di quanto più letale si possa immaginare per la salute e non solo quando si tratta della tristemente nota diossina ma anche per una serie di altri sottoprodotti di combustione.