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lunedì 27 gennaio 2020

Il giorno dell'oblio

Tutti gli anni che passano sono ormai costellati da una serie ricorrente di giornate della "prevenzione" nei confronti di patologie specifiche, dando così l'impressione che la salute non sia determinata da un insieme di delicatissimi ed interconnessi equilibri biodinamici ma che il corpo umano sia una sorta di macchina in cui se si rompe un componente, si può essere certi che la causa non abbia nulla a che vedere col funzionamento di un altro elemento deputato a funzioni diverse.
Per inciso, ho messo tra virgolette "prevenzione" perché a rigor di termini, ciò che VOGLIONO VENDERCI per prevenzione è a tutti gli effetti diagnostica. La prevenzione è un'altra cosa, non si mette in pratica con esami clinici compulsivi - spesso pericolosi e/o soggetti

mercoledì 25 ottobre 2017

Chi era Anne Frank




Nell'ambito culturale di ogni Paese si compie facilmente l'errore di dare per scontato che determinate conoscenze - delimitabili nel rango dei quella non meglio identificabile Cultura Generale utile tutt'al più per vincere quiz televisivi - siano condivise da tutti ma non è così: ogni individuo, per quanto indottrinato fin dall'infanzia, in un suo (eventuale) percorso di crescita, può avere la possibilità di scrollarsi di dosso molti condizionamenti acquisiti sotto forma di dogmi o falsi miti e sostituirli con informazioni più realistiche e comprovate.
Con la crescente integrazione di individui provenienti da altre culture, diventa di pari passo sempre più probabile compiere errori del genere, tanto che mi sono ritrovato a dover spiegare alla mia compagna moldava chi era Anne Frank subito dopo l'inconsistente (ne consegue da quello che sto per scrivere)

martedì 24 ottobre 2017

Vacanze Romane

Sottolineando ancora una volta che i giochi a palla costituiscono nel loro insieme il primo dei miei disinteressi, va preso atto, ancora una volta, della loro valenza  disgregante sulla società, e non solo per le complicanze conseguenti alla patologia... tifoide che affligge l'italiano medio.

L'immagine di Anne Frank agghindata con la maglia della Roma - intesa come squadra calcistica - sarebbe anche divertente ma sappiamo bene che in Italia si può scherzare coi Santi ma guai a scherzare con gli ebrei.
Infatti, nonostante nel corso della Seconda Guerra Mondiale i morti di etnia ebraica abbiano rappresentato nel complesso una percentuale di gran lunga inferiore all'1% del totale,

lunedì 3 luglio 2017

Gustavo Rol e l'africanizzazione dell'Italia




Gustavo Rol aveva previsto per il 2020 un'Italia a maggioranza negra, ed allo stato attuale delle cose non si può ancora dire che si fosse sbagliato - e sarebbe la prima volta per le sue previsioni.
Disclaimer) Preciso, per i malpensanti il Pensiero Unico e l'abominio del Politicamente Corretto, di aver utilizzato coscientemente l'aggettivo "negra", nel pieno rispetto delle prerogative razziali, al posto di quello generico e razzista "nera" basato sul colore della pelle. Tuttavia, è anche vero che in Italia stanno giungendo flussi di neri-non-negri dall'Asia, ma questo non incide sul senso della previsione di Rol!

mercoledì 5 aprile 2017

Notizie dal fronte



Se esiste un terrorismo "internazionale" è ovviamente perché esistono dei media pronti a riferire, spesso amplificate e distorte ad arte, le notizie relative alle bravate ad esso ascrivibili, altrimenti l'eco delle sue azioni sarebbe insufficiente a indurre la reazione voluta: il terrore o quanto meno una sensazione d'insicurezza diffusa.
Anche far passare troppo tempo tra l'azione e l'informazione può ridurre l'effetto voluto e proprio per questo i media di cui sopra fanno a gara per diffondere notizie eclatanti e "vendibili", naturalmente a prescindere dalla loro veridicità, come spesso accade.
L'ultima bufala di guerra è appartenente alla stessa razza "siriana" di quelle che ci propinano da anni nella speranza di mettere in cattiva luce il buon Presidente Assad, penultimo baluardo mediorentale al delirio di onnipotenza e

sabato 18 febbraio 2017

Un po' di Storia, di quella vera

Video istruttivo che vale la pena di seguire fino in fondo.
Dal minuto 30:00 vengono visualizzati i vecchi articoli di giornale a cui si è fatto riferimento in questo post del 2014:

Per una visione priva di preconcetti, si ricorda che un sano antisionismo non ha nulla a che vedere con l'abominevole antisemitismo nutrito da qualcuno.
Come rimarcato anche nel video, se vuoi sapere chi comanda, chiediti chi non ti è permesso criticare.
Per chi non lo sapesse, il Sionismo è la forma di nazismo che affligge l'etnia ebraica ed è direttamente responsabile del verificarsi della shoa.
"Nel tempo dell'inganno globale, dire la verità è un atto

domenica 9 ottobre 2016

Chi vincerà il gioco al massacro?


Non c'è dubbio che la guerra contro la Siria, soprattutto per il suo potenziale effetto sulla stabilità planetaria, abbia pieno diritto di occupare le prime pagine dei giornali ma questo non deve distogliere la nostra attenzione da altri fatti egualmente drammatici e significativi.
Dobbiamo tener sempre presente, infatti, che all'ombra mediatica della guerra siriana, la politica italiana è costantemente impegnata per distruggere il Paese in mille modi, i turchi ne stanno approfittando per completare lo sterminio dei curdi avviato molto anni fa ed i sauditi non si fanno sfuggire occasione per colpire civili sciiti, notoriamente sostenuti dall'Iran.

L'ultima immonda vigliaccata è stata quella messa in atto da una coalizione a guida saudita, addirittura col bombardamento di un funerale, provocando

martedì 4 ottobre 2016

Gli USA di oggi come l'Italia ai tempi dei Borgia

"In Italia, sotto i Borgia, per trent'anni hanno avuto guerre, terrore, assassinii, massacri però hanno prodotto Michelangelo, Leonardo da Vinci e il Rinascimento. In Svizzera, hanno avuto amore fraterno, cinquecento anni di pace e democrazia e cos'hanno prodotto? Gli orologi a cucù." [Orson Welles]
Orson Welles
Questo famoso aforisma dell'attore americano fu inserito per sua volontà nei dialoghi del celebre film "Il Terzo Uomo" che stava interpretando.
In poche parole riflette un contesto ancora attuale in cui inserire le vicende che riguardano gli Stati Uniti d'America per trarne una corretta interpretazione.
Gli USA sono un'entità giovane, antropologicamente appena nata ed ancora in rapida modificazione (in tutta onestà, per la società americana di oggi non riesco ad usare il termine "evoluzione" e non voglio sentenziare che si stia involvendo, per quanto...).
Inutile eccepire che le sue guerre d'indipendenza sono più antiche della stessa Italia perché nella storia e nella cultura degli stessi colonizzatori del

domenica 2 ottobre 2016

Celebrato dai media un'altro morto impunito

Il sionista guerrafondaio ed assassino Shimon Peres se n'è andato anche lui a settembre e non sono mancate le consuete celebrazioni filo-sioniste da parte dei "nostri" media asserviti al loro potere.
Operando nel necrologio mediatico la consueta esaltazione delle sue virtù - come nel caso di Ciampi - si sono tenute ben nascoste le sue colpe ed il fatto che fosse fortemente osteggiato da una parte significativa dell'elettorato del suo Paese.
Del resto sappiamo che gli stessi Rabbini sono in gran parte i primi nemici o comunque critici nei confronti del sionismo.
Ma se per il nostro ex presidente si poteva parlare di peccati tutto sommato veniali perché in fondo ha "solo" distrutto economicamente il nostro Paese

martedì 2 agosto 2016

Divide et impera, i media come arma contro le coscienze


Nella filmografia propagandistica occidentale, i cattivi hanno sempre la pelle e/o i capelli più scuri dei buoni o quanto meno sono abbigliati prevalentemente di scuro.

A questa regola fanno eccezione i buoni border line, ovvero quei buoni che per esigenze di copione vengono spacciati inizialmente per cattivi (vedi ad es. Terminator 2) oppure che sono stati "cattivi" prima di ravvedersi e, sostanzialmente, di essere trasformati in arance meccaniche allineate al potere.

Altra inevitabile eccezione si rende necessaria nei film di propaganda più sfacciatamente sionista oppure sinistrorso-italiota più o meno consciamente

mercoledì 29 giugno 2016

Consoliamoci: viviamo nel peggiore dei mondi possibili...

...e andrà sempre peggio.


Analizziamo il contesto in cui siamo immersi.
Se col "bene" identifichiamo concetti come il rispetto reciproco, la ricerca del piacere, la conoscenza, l'evoluzione fisica e spirituale e col "male" concetti opposti come la sopraffazione, la violenza, indurre deliberatamente dolore e sofferenza nel prossimo, ecc. allora possiamo concludere che se dopo circa 10.000 anni di barbarie abbiamo ancora una qualità della vita tutto sommato accettabile - almeno in questi luoghi - esistono di sicuro delle forze del bene che cercano di contrastare quelle del male, perché se così non fosse, ci ritroveremmo già da parecchio in una dittatura conclamata e non mascherata da democrazia come quella di oggi.
E se il potere è costretto ad inventarsi di continuo emerite menzogne per

sabato 11 giugno 2016

5 politici onesti su 630

Pare sia questo lo sparuto numero di politici che siedono alla Camera su cui possiamo fare affidamento e contare che difendano le nostre libertà costituzionali.
Il dato risulta dall'ultima votazione di una legge approvata in maniera truffaldina e nel silenzio quasi totale degli organi d'informazione, come accade metodicamente per tutte le leggi e le adesioni a trattati internazionali altamente lesive degli interessi pubblici. In genere, tali meschine azioni vengono compiute in piena estate o durante le feste natalizie o comunque in periodi in cui si è sicuri che l'opinione pubblica è distratta da altri interessi.
Qualche legge porta addirittura la data del 31 dicembre: strano che ad una delle categorie lavorative più assenteiste come quella dei politici, venga in mente di lavorare proprio l'ultimo giorno dell'anno.

giovedì 21 aprile 2016

Numeri

In un vecchio articolo, ho sostenuto che non è possibile ottenere una visione realistica del mondo che ci circonda se non si possiede un minimo di formazione scientifica. Ciò perché la tecnologia occupa e condiziona la quasi totalità non solo della nostra vita ma di tutto l'andazzo planetario.
Ezra Pound sosteneva che non è possibile capire la storia se non ci s'intende d'economia e, parimenti, io sostengo che se non ci s'intende almeno un po' dei rudimenti essenziali di termodinamica, fisica generale, fisica dell'atmosfera (meteorologia) e non ci si tiene aggiornati sulla scienza di confine oltre che di quella censurata, non

sabato 7 giugno 2014

Persecuzioni, esodi e vecchi titoli di giornale

 
  
- The Sun, 6 giugno 1915:
"6.000.000 di ebrei in Russia sono perseguitati, cacciati, fatti morire di fame, massacrati, oltraggiati."
 
- The New York Times, 18 ottobre 1918:
"6.000.000 di ebrei hanno bisogno di aiuto perché stanno morendo."
 
- The New York Times, 8 settembre 1919:
"In Ucraina, 6.000.000 di ebrei sono in pericolo. Sei milioni di ebrei in Ucraina e Polonia hanno ricevuto la notizia che stanno per essere completamente sterminati."
 
- The New York Times, 12 novembre 1919:
"6.000.000 di ebrei in Europa sono stati ridotti in condizioni di povertà, fame e malattia."
 
- Atlanta Constitution, 23 febbraio 1920:
"Negli Stati Uniti vengono raccolti 50.000$ per contribuire a salvare la vita di 6.000.000 di ebrei che stanno subendo persecuzioni in Europa."
 
- The New York Times, 7 maggio 1920:
"100.000$ di contributi per 6.000.000 di ebrei che muoiono di fame e malattie"
 
- Gazzetta di Montreal, 29 dicembre 1931:
"6.000.000 di ebrei sono di fronte alla morte per fame."
 
- The New York Times, 31 maggio 1936:
"La comunità cristiana chiede che venga concessa la possibilità di rifugiare in Palestina i milioni di ebrei che stanno soffrendo a causa dello European Holocaust." 
 
- New York Times, 23 febbraio 1938:
"6.000.000 di ebrei in Europa privi di tutela e possibilità.
 
%%%%%%%

Deduzione statistica:
dal 6 giugno 1915 ad almeno il 23 febbraio del 1938, il tasso di mortalità della popolazione ebrea è stato esattamente uguale al tasso di crescita; quindi durante il periodo preso in considerazione, o si sono costantemente riprodotti come conigli oppure nessuno è riuscito a sterminarli, nonostante l'impegno profuso.
Naturalmente, poi c'è stata la Seconda Guerra Mondiale... anzi la storia che la racconta per farli contenti.

Due aforismi pertinenti, attribuiti ad un esperto in materia:
"Ripetete una bugia cento, mille, un milione di volte e diventerà una verità"
"La propaganda è un'arte, non importa se questa racconti la verità"
[Joseph Goebbels]
 
Da chi avrà imparato Goebbels l'arte della propaganda?

martedì 15 ottobre 2013

Ancora sull'olo-truffa: l'ultima intervista ad Erich Priebke

L'ultima intervista al comandante Erich Priebke arricchisce di particolari storici interessanti il quadro reale degli accadimenti che hanno caratterizzato il periodo a cavallo della Seconda Guerra Mondiale, uno dei più censurati e stravolti nella memoria storica dell'umanità.
 


INTERVISTA RILASCIATA DA ERICH PRIEBKE A FINE LUGLIO 2013 

D. Sig. Priebke, anni addietro lei ha dichiarato che non rinnegava il suo passato. Con i suoi cento anni di età lo pensa ancora? 

R. Sì.


D. Cosa intende esattamente con questo?

R. Che ho scelto di essere me stesso.


D. Quindi ancora oggi lei si sente nazista.

R. La fedeltà al proprio passato è qualche cosa che ha a che fare con le nostre convinzioni. Si tratta del mio modo di vedere il mondo, i miei ideali, quello che per noi tedeschi fu la Weltanschauung e ancora ha a che fare con il senso dell’amor proprio e dell’onore. La politica è un’altra questione. Il Nazionalsocialismo è scomparso con la sconfitta, e oggi non avrebbe comunque nessuna possibilità di tornare.


D. Della visione del mondo di cui lei parla fa parte anche l’antisemitismo.

R. Se le sue domande sono mirate a conoscere la verità è necessario abbandonare i luoghi comuni: criticare non vuol dire che si vuole distruggere qualcuno. In Germania sin dai primi del Novecento si criticava apertamente il comportamento degli ebrei. Il fatto che gli ebrei avessero accumulato nelle loro mani un immenso potere economico e di conseguenza politico, pur rappresentando una parte in proporzione assolutamente esigua della popolazione mondiale, era considerato ingiusto. E’ un fatto che ancora oggi, se prendiamo le mille persone più ricche e potenti del mondo, dobbiamo constatare che una notevole parte di loro sono ebrei, banchieri o azionisti di maggioranza di imprese multinazionali. In Germania poi, specialmente dopo la sconfitta della prima guerra mondiale e l’ingiustizia dei trattati di Versailles, immigrazioni ebraiche dall’est europeo avevano provocato dei veri disastri, con l’accumulo di immensi capitali da parte di questi immigrati in pochi anni, mentre con la repubblica di Weimar la grande maggioranza del popolo tedesco viveva in forte povertà. In quel clima gli usurai si arricchivano e il senso di frustrazione nei confronti degli ebrei cresceva.


D. Quella che gli ebrei abbiano praticato l’usura ammessa dalla loro religione, mentre veniva proibita ai cristiani, è una vecchi storia. Cosa c’è di vero secondo lei?

R. Infatti non è certo una mia idea. Basta leggere Shakespeare o Dostoevskij per capire che simili problemi con gli ebrei sono storicamente effettivamente esistiti, da Venezia a San Pietroburgo. Questo non vuole assolutamente dire che gli unici usurai all’epoca fossero gli ebrei. Ho fatto mia una frase del poeta Ezra Pound: ”Tra uno strozzino ebreo e uno strozzino orfano non vedo nessuna differenza”.


D. Per tutto questo lei giustifica l’antisemitismo?

R. No, guardi, questo non significa che tra gli ebrei non ci siano persone perbene. Ripeto, antisemitismo vuol dire odio, odio indiscriminato. Io anche in questi ultimi anni della mia persecuzione, da vecchio, privato della libertà ho sempre rifiutato l’odio. Non ho mai voluto odiare nemmeno chi mi ha odiato. Parlo solo di diritto di critica e ne sto spiegando i motivi. E le dirò di più: deve considerare che, per loro particolari motivi religiosi, una grossa parte di ebrei si considerava superiore a tutti gli altri esseri umani. Si immedesimava nel “Popolo Eletto da Dio” della Bibbia.


D. Anche Hitler parlava della razza ariana come superiore.

R. Sì, Hitler è caduto anche lui nell’equivoco di rincorrere questa idea di superiorità. Questa è stata una delle cause di errori senza ritorno. Tenga conto comunque che un certo razzismo era la normalità in quegli anni. Non solo a livello di mentalità popolare, ma anche a livello di governi e addirittura di ordinamenti giuridici. Gli Americani, dopo aver deportato le popolazioni africane ed essere stati schiavisti, continuavano a essere razzisti, e di fatto discriminavano i neri. Le prime leggi, definite razziali, di Hitler non limitavano i diritti degli ebrei più di quanto fossero limitati quelli dei neri in diversi stati USA. Stessa cosa per le popolazioni dell’India da parte degli inglesi; e i francesi, che non si sono comportati molto diversamente con i cosiddetti sudditi delle loro colonie. Non parliamo poi del trattamento subìto all’epoca dalle minoranze etniche nell’ex URSS.


D. E quindi come sono andate peggiorando in Germania le cose, secondo lei?

R. Il conflitto si è radicalizzato, è andato crescendo. Gli ebrei tedeschi, americani, inglesi e l’ebraismo mondiale da un lato, contro la Germania che stava dall’altro. Naturalmente gli ebrei tedeschi si sono venuti a trovare in una posizione sempre più difficile. La successiva decisione di promulgare leggi molto dure resero in Germania la vita veramente difficile agli ebrei. Poi nel novembre del 1938 un ebreo, un certo Grynszpan, per protesta contro la Germania uccise in Francia un consigliere della nostra ambasciata, Ernest von Rath. Ne seguì la famosa “Notte dei cristalli’”. Gruppi di dimostranti ruppero in tutto il Reich le vetrine dei negozi di proprietà degli ebrei. Da allora gli ebrei furono considerati solo e soltanto come nemici. Hitler dopo aver vinto le elezioni, li aveva in un primo tempo incoraggiati in tutti i modi a lasciare la Germania.

Successivamente, nel clima di forte sospetto nei confronti degli ebrei tedeschi, causato dalla guerra e di boicottaggio e di aperto conflitto con le più importanti organizzazioni ebraiche mondiali, li rinchiuse nei lager, proprio come nemici. Certo per molte famiglie, spesso senza alcuna colpa, questo fu rovinoso.


D. La colpa quindi di ciò che gli ebrei hanno subìto secondo lei sarebbe degli ebrei stessi?

R. La colpa è un po’ di tutte le parti. Anche degli alleati che scatenarono la seconda guerra mondiale contro la Germania, a seguito della invasione della Polonia, per rivendicare territori dove la forte presenza tedesca era sottoposta a continue vessazioni. Territori posti dal trattato di Versailles sotto il controllo del neonato Stato polacco. Contro la Russia di Stalin e la sua invasione della restante parte della Polonia nessuno mosse un dito. Anzi, a fine conflitto, ufficialmente nato per difendere proprio l’indipendenza della Polonia dai tedeschi, fu regalato senza tanti complimenti tutto l’est europeo, Polonia compresa, a Stalin.


D. Quindi, politica a parte, lei sposa le teorie storiche revisioniste.

R. Non capisco perfettamente cosa si intenda per revisionismo. Se parliamo del processo di Norimberga del 1945 allora posso dirle che fu una cosa incredibile, un grande palcoscenico creato a posta per disumanizzare di fronte all’opinione pubblica mondiale il popolo tedesco e i suoi capi. Per infierire sullo sconfitto oramai impossibilitato a difendersi.


D. Su quali basi afferma questo?

R. Cosa si può dire di un autonominatosi tribunale che giudica solo i crimini degli sconfitti e non quelli dei vincitori; dove il vincitore è al tempo stesso pubblica accusa, giudice e parte lesa e dove gli articoli di reato erano stati appositamente creati successivamente ai fatti contestati, proprio per condannare in modo retroattivo? Lo stesso presidente americano Kennedy ha condannato quel processo definendolo una cosa “disgustosa”, in quanto “si erano violati i princìpi della costituzione americana per punire un avversario sconfitto”.


D. Se intende dire che il reato di crimini contro l’umanità con cui si è condannato a Norimberga non esisteva prima che fosse contestato proprio da quel tribunale internazionale, c’è da dire in ogni caso che le accuse riguardavano fatti comunque terribili.

R. A Norimberga i tedeschi furono accusati della strage di Katyn, poi nel 1990 Gorbaciov ammise che erano stati proprio loro stessi russi accusatori, ad uccidere i ventimila ufficiali polacchi con un colpo alla nuca nella foresta di Katyn. Nel 1992 il presidente russo Eltsin produsse anche il documento originale contenente l’ordine firmato da Stalin. I tedeschi furono anche accusati di aver fatto sapone con gli ebrei. Campioni di quel sapone finirono nei musei USA, in Israele e in altri Paesi. Solo nel 1990 un professore della università di Gerusalemme studiò i campioni dovendo infine ammettere che si trattava di un imbroglio.


D. Sì, ma i campi di concentramento non sono un’invenzione dei giudici di Norimberga.

R. In quegli anni terribili di guerra, rinchiudere nei lager (in italiano sono i campi di concentramento) popolazioni civili che rappresentavano un pericolo per la sicurezza nazionale era una cosa normale. Nell’ultimo conflitto mondiale l’hanno fatto sia i russi che gli USA. Questi ultimi in particolare con i cittadini americani di origine orientale.


D. In America, però, nei campi di concentramento per le popolazioni di etnia giapponese non c’erano le camere a gas!

R. Come le ho detto, a Norimberga sono state inventate una infinità di accuse, Per quanto riguarda quella che nei campi di concentramento vi fossero camere a gas aspettiamo ancora le prove. Nei campi i detenuti lavoravano. Molti uscivano dal lager per il lavoro e vi facevano ritorno la sera. II bisogno di forza lavoro durante la guerra è incompatibile con la possibilità che allo stesso tempo, in qualche punto del campo, vi fossero file di persone che andavano alla gasazione. L’attività di una camera a gas è invasiva nell’ambiente, terribilmente pericolosa anche al suo esterno, mortale. L’idea di mandare a morte milioni di persone in questo modo, nello stesso luogo dove altri vivono e lavorano senza che si accorgano di nulla è pazzesca, difficilmente realizzabile anche sul piano pratico.


D. Ma lei quando ha sentito parlare per la prima volta del piano di sterminio degli ebrei e delle camere a gas?

R. La prima volta che ho sentito di cose simili la guerra era finita, e io mi trovavo in un campo di concentramento inglese, ero insieme a Walter Rauff. Rimanemmo entrambi allibiti. Non potevamo assolutamente credere a fatti così orribili: camere a gas per sterminare uomini, donne e bambini. Se ne parlò con il colonnello Rauff e con gli altri colleghi per giorni. Nonostante fossimo tutti SS, ognuno al nostro livello con una particolare posizione nell’apparato nazionalsocialista, mai a nessuno di noi erano giunte alle orecchie cose simili.

Pensi che anni e anni dopo venni ha sapere che il mio amico e superiore Walter Rauff, che aveva diviso con me anche qualche pezzo di pane duro nel campo di concentramento, veniva accusato di essere l’inventore di un fantomatico autocarro di gasazione. Cose di questo genere le può pensare solo chi non ha conosciuto Walter Rauff.


D. E tutte le testimonianze della esistenza delle camere a gas?

R. Nei campi le camere a gas non si sono mai trovate, salvo quella costruita a guerra finita dagli Americani a Dachau. Testimonianze che si possono definire affidabili sul piano giudiziario o storico a proposito delle camere a gas non ce ne sono; a cominciare da quelle di alcuni degli ultimi comandanti e responsabili dei campi, come per esempio quella del più noto dei comandanti di Auschwitz , Rudolf Höss. A parte le grandi contraddizioni della sua testimonianza, prima di deporre a Norimberga fu torturato e dopo la testimonianza per ordine dei russi gli tapparono la bocca impiccandolo. Per questi testimoni, ritenuti preziosi dai vincitori, le violenze fisiche e morali in caso di mancanza di condiscendenza erano insopportabili; le minacce erano anche di rivalsa sui familiari. So per l’esperienza personale della mia prigionia e quella dei miei colleghi, come, da parte dei vincitori, venivano estorte nei campi di concentramento le confessioni ai prigionieri, i quali spesso non conoscevano nemmeno la lingua inglese. Poi il trattamento riservato ai prigionieri nei campi russi della Siberia oramai è cosa nota, si doveva firmare qualunque tipo di confessione richiesta; e basta.


D. Quindi per lei quei milioni di morti sono un’invenzione.

R. Io ho conosciuto personalmente i lager. L’ultima volta sono stato a Mauthausen nel maggio del 1944 a interrogare il figlio di Badoglio, Mario, per ordine di Himmler. Ho girato quel campo in lungo e in largo per due giorni. C’erano immense cucine in funzione per gli internati e all’interno anche un bordello per le loro esigenze. Niente camere a gas. Purtroppo tanta gente è morta nei campi, ma non per una volontà assassina. La guerra, le condizioni di vita dure, la fame, la mancanza di cure adeguate si sono risolti spesso in un disastro. Però queste tragedie dei civili erano all’ordine del giorno non solo nei campi ma in tutta la Germania, soprattutto a causa dei bombardamenti indiscriminati delle città.


D. Quindi lei minimizza la tragedia degli ebrei: l’Olocausto?

R. C’è poco da minimizzare: una tragedia è una tragedia. Si pone semmai un problema di verità storica. I vincitori del secondo conflitto mondiale avevano interesse a che non si dovesse chiedere conto dei loro crimini. Avevano raso al suolo intere città tedesche, dove non vi era un solo soldato, solo per uccidere donne, bambini e vecchi e così fiaccare la volontà di combattere del loro nemico. Questa sorte è toccata ad Amburgo, Lubecca, Berlino, Dresda e tante altre città. Approfittavano della superiorità dei loro bombardieri per uccidere i civili impunemente e con folle spietatezza. Poi è toccato alla popolazione di Tokyo e infine con le atomiche ai civili di Nagasaki e Hiroshima. Per questo era necessario inventare dei particolari crimini commessi dalla Germania e reclamizzarli tanto da presentare i tedeschi come creature del male e tutte le altre sciocchezze: soggetti da romanzo dell’orrore su cui Hollywood ha girato centinaia di film.

Del resto da allora il metodo dei vincitori della seconda guerra mondiale non è molto cambiato: a sentire loro esportano la democrazia con cosiddette missioni di pace contro le canaglie, descrivono terroristi che si sono macchiati di atti sempre mostruosi, inenarrabili. Ma in pratica attaccano soprattutto con l’aviazione chi non si sottomette. Massacrano militari e civili che non hanno i mezzi per difendersi. Alla fine, tra un intervento umanitario e l’altro nei vari Paesi, mettono sulle poltrone dei governi dei burattini che assecondano i loro interessi economici e politici.


D. Ma allora certe prove inoppugnabili come filmati e fotografie dei lager come le spiega?

R. Quei filmati sono un’ulteriore prova della falsificazione: Provengono quasi tutti dal campo di Bergen Belsen. Era un campo dove le autorità tedesche inviavano da altri campi gli internati inabili al lavoro. Vi era all’interno anche un reparto per convalescenti. Già questo la dice lunga sulla volontà assassina dei tedeschi. Sembra strano che in tempo di guerra si sia messo in piedi una struttura per accogliere coloro che invece si volevano gasare. I bombardamenti alleati nel 1945 hanno lasciato quel campo senza viveri, acqua e medicinali. Si è diffusa un’epidemia di tifo petecchiale che ha causato migliaia di malati e morti. Quei filmati risalgono proprio a quei fatti, quando il campo di accoglienza di Bergen Belsen devastato dall’epidemia, nell’aprile 1945, era ormai nelle mani degli alleati. Le riprese furono appositamente girate, per motivi propagandistici, dal regista inglese Hitchcock, il maestro dell’horror. E’ spaventoso il cinismo, la mancanza di senso di umanità con cui ancora oggi si specula con quelle immagini. Proiettate per anni dagli schermi televisivi, con sottofondi musicali angoscianti, si è ingannato il pubblico associando, con spietata astuzia, quelle scene terribili alle camere a gas, con cui non avevano invece nulla a che fare. Un falso!


D. II motivo di tutte queste mistificazioni, secondo lei, sarebbe coprire i propri crimini da parte dei vincitori?

R. In un primo tempo fu così. Un copione uguale a Norimberga fu inventato anche dal Generale McArthur in Giappone con il processo di Tokyo. In quel caso per impiccare si escogitarono altre storie e altri crimini. Per criminalizzare i giapponesi che avevano subìto la bomba atomica, si inventarono all’epoca persino accuse di cannibalismo.


D. Perché in un primo tempo?

R. Perché successivamente la letteratura sull’Olocausto è servita soprattutto allo stato di Israele per due motivi. Il primo è chiarito bene da uno scrittore ebreo figlio di deportati: Norman Finkelstein. Nel suo libro “L’industria dell’Olocausto” spiega come questa industria abbia portato, attraverso una campagna di rivendicazioni, risarcimenti miliardari nelle casse di istituzioni ebraiche e in quelle dello stato di Israele. Finkelstein parla di “un vero e proprio racket di estorsioni”. Per quanto riguarda il secondo punto, lo scrittore Sergio Romano, che non è certo un revisionista, spiega che, dopo la “guerra del Libano”, lo stato di Israele ha capito che incrementare ed enfatizzare la drammaticità della “letteratura sull’Olocausto” gli avrebbe portato vantaggi nel suo contenzioso territoriale con gli arabi e “una sorta di semi immunità diplomatica”.


D. In tutto il mondo si parla dell’Olocausto come sterminio, lei ha dei dubbi o lo nega recisamente?

R. I mezzi di propaganda di chi oggi detiene il potere globale sono inarginabili. Attraverso una sottocultura storica appositamente creata e divulgata da televisione e cinematografia, si sono manipolate le coscienze, lavorando sulle emozioni. In particolare le nuove generazioni, a cominciare dalla scuola, sono state sottoposte al lavaggio del cervello, ossessionate con storie macabre per assoggettarne la libertà di giudizio.

Come le ho detto, siamo da quasi 70 anni in attesa delle prove dei misfatti contestati al popolo tedesco. Gli storici non hanno trovato un solo documento che riguardasse le camere a gas. Non un ordine scritto, una relazione o un parere di un’istituzione tedesca, un rapporto degli addetti. Nulla di nulla.

Nell’assenza di documenti, i giudici di Norimberga hanno dato per scontato che il progetto che si intitolava “Soluzione finale del problema ebraico” allo studio nel Reich, che vagliava le possibilità territoriali di allontanamento degli ebrei dalla Germania e successivamente dai territori occupati, compreso il possibile trasferimento in Madagascar, fosse un codice segreto di copertura che significava il loro sterminio. E’ assurdo! In piena guerra, quando eravamo ancora vincitori sia in Africa che in Russia, gli ebrei, che erano stati in un primo tempo semplicemente incoraggiati, vennero poi fino al 1941 spinti in tutti i modi a lasciare autonomamente la Germania. Solo dopo due anni dall’inizio della guerra cominciarono i provvedimenti restrittivi della loro libertà.


D. Ammettiamo allora che le prove di cui lei parla vengano fuori. Parlo di un documento firmato da Hitler o da un altro gerarca. Quale sarebbe la sua posizione?

R. La mia posizione è di condanna tassativa per fatti del genere. Tutti gli atti di violenza indiscriminata contro le comunità, senza che si tenga conto delle effettive responsabilità individuali, sono inaccettabili, assolutamente da condannare. Quello che è successo agli indiani d’America, ai kulaki in Russia, agli italiani infoibati in Istria, agli armeni in Turchia, ai prigionieri tedeschi nei campi di concentramento americani in Germania e in Francia, così come in quelli russi, i primi lasciati morire di stenti volutamente dal presidente americano Eisenhower, i secondi da Stalin. Entrambi i capi di Stato non rispettarono volutamente la convenzione di Ginevra per infierire fino alla tragedia. Tutti episodi, ripeto, da condannare senza mezzi termini, comprese le persecuzioni fatte dai tedeschi a danno degli ebrei; che indubbiamente ci sono state. Quelle reali però, non quelle inventate per propaganda.


D. Lei ammette quindi la possibilità che queste prove, sfuggite a una eventuale distruzione fatta dai tedeschi alla fine del conflitto, potrebbero un giorno venir fuori?

R. Le ho già detto che certi fatti vanno condannati in assoluto. Quindi, se poniamo anche solo per assurdo che un domani si dovessero trovare prove su queste camere a gas, la condanna di cose così orribili, di chi le ha volute e di chi le ha usate per uccidere, dovrebbe essere indiscussa e totale. Vede, in questo senso ho imparato che nella vita le sorprese possono non finire mai. In questo caso però credo di poterle escludere con certezza, perché per quasi sessanta anni i documenti tedeschi, sequestrati dai vincitori della guerra, sono stati esaminati e vagliati da centinaia e centinaia di studiosi, sicché, ciò che non è emerso finora difficilmente potrà emergere in futuro.

Per un altro motivo devo poi ritenerlo estremamente improbabile, e le spiego il perché: a guerra già avanzata, i nostri avversari avevano cominciato a insinuare sospetti su attività omicide nei Lager. Parlo della dichiarazione interalleata dei dicembre 1942, in cui si diceva genericamente di barbari crimini della Germania contro gli ebrei e si prevedeva la punizione dei colpevoli. Poi, alla fine del 1943, ho saputo che non si trattava di generica propaganda di guerra, ma che addirittura i nostri nemici pensavano di fabbricare false prove su questi crimini. La prima notizia la ebbi dal mio compagno di corso, e grande amico, Capitano Paul Reinicke, che passava le sue giornate a contatto con il numero due del governo tedesco, il Reichsmarschall Goering: era il suo capo scorta. L’ultima volta che lo vidi mi riferì del progetto di vere e proprie falsificazioni. Goering era furibondo per il fatto che riteneva queste mistificazioni infamanti agli occhi del mondo intero. Proprio Goering, prima di suicidarsi, contestò violentemente di fronte al tribunale di Norimberga la produzione di prove falsificate.

Un altro accenno lo ebbi successivamente dal capo della polizia Ernst Kaltenbrunner, l’uomo che aveva sostituito Heydrich dopo la sua morte e che fu poi mandato alla forca a seguito del verdetto di Norimberga. Lo vidi verso la fine della guerra per riferirgli le informazioni raccolte sul tradimento dei Re Vittorio Emanuele. Mi accennò che i futuri vincitori erano già all’opera per costruire false prove di crimini di guerra ed altre efferatezze che avrebbero inventato sui lager a riprova della crudeltà tedesca. Stavano già mettendosi d’accordo sui particolari di come inscenare uno speciale giudizio per i vinti.

Soprattutto però ho incontrato nell’agosto 1944 il diretto collaboratore del generale Kaltenbrunner, il capo della Gestapo, generale Heinrich Müller. Grazie a lui ero riuscito a frequentare il corso allievi ufficiali. A lui dovevo molto e lui era affezionato a me. Era venuto a Roma per risolvere un problema personale del mio comandante, ten. colonnello Herbert Kappler. In quei giorni la quinta armata americana stava per sfondare a Cassino, i russi avanzavano verso la Germania. La guerra era già inesorabilmente persa. Quella sera mi chiese di accompagnarlo in albergo. Essendoci un minimo di confidenza mi permisi di chiedergli maggiori dettagli sulla questione. Mi disse che tramite l’attività di spionaggio si aveva avuto conferma che il nemico, in attesa della vittoria finale, stava tentando di fabbricare le prove di nostri crimini per mettere in piedi un giudizio spettacolare di criminalizzazione della Germania una volta sconfitta. Aveva notizie precise ed era seriamente preoccupato. Sosteneva che di questa gente non c’era da fidarsi, perché non avevano senso dell’onore né scrupoli. Allora ero giovane e non diedi il giusto peso alle sue parole, ma le cose poi di fatto andarono proprio come il generale Müller mi aveva detto. Questi sono gli uomini, i gerarchi, che secondo quanto oggi si dice avrebbero dovuto pensare e organizzare lo sterminio degli ebrei con le camere a gas! Lo considererei ridicolo, se non si trattasse di fatti tragici.

Per questo quando gli americani nel 2003 hanno aggredito l’Iraq con la scusa che possedeva “armi di distruzione di massa”, con tanto di falso giuramento di fronte al consiglio di sicurezza dell’ONU del Segretario di stato Powel, proprio loro che quelle armi erano stati gli unici a usarle in guerra, io mi sono detto: niente di nuovo!


D. Lei da cittadino tedesco sa che alcune leggi in Germania, Austria, Francia, Svizzera puniscono con il carcere chi nega I’Olocausto?

R. Sì, i poteri forti mondiali le hanno imposte e tra poco le imporranno anche in Italia. L’inganno sta proprio nel far credere alla gente che chi, per esempio, si oppone al colonialismo israeliano e al sionismo in Palestina sia antisemita; chi si permette di criticare gli ebrei sia sempre e comunque antisemita; chi osa chiedere le prove della esistenza di queste camere a gas nei campi di concentramento, è come se approvasse una idea di sterminio degli ebrei. Si tratta di una falsificazione vergognosa. Proprio queste leggi dimostrano la paura che la verità venga a galla. Ovviamente si teme che dopo la campagna propagandistica fatta di emozioni, gli storici si interroghino sulle prove, gli studiosi si rendano conto delle mistificazioni. Proprio queste leggi apriranno gli occhi a chi ancora crede nella libertà di pensiero e nella importanza della indipendenza nella ricerca storica.

Certo, per quello che ho detto posso essere incriminato, la mia situazione potrebbe addirittura ancora peggiorare ma dovevo raccontare le cose come sono realmente state, il coraggio della sincerità era un dovere nei confronti del mio Paese, un contributo nel compimento dei miei cento anni per il riscatto e la dignità del mio popolo.



L'immagine utilizzata è tratta dall'interessante articolo storico:

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http://olodogma.com/wordpress/2012/10/10/0010-il-numero-dei-morti-di-auschwitz-jurgen-graf-contro-fritjof-meyerchiamatemi-pure-meyer-un-addio-allovvieta/#more-105

lunedì 28 gennaio 2013

27 gennaio, il giorno della propaganda

È appena trascorso il 27 gennaio, giorno dedicato – in base ad un’apposita legge - alla propaganda mirata a rinfrescare a tutti le false memorie riguardanti il cosiddetto Olocausto.
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E già, perché allontanandoci sempre più dall’epoca dei fatti ma persistendo ancora il Sistema di potere che organizzò e ricavò enormi vantaggi dall’operazione “Seconda Guerra Mondiale” , qualcuno delle nuove generazioni non ancora del tutto indottrinato potrebbe cominciare a porsi delle semplici domande ognuna delle quali, da sola, farebbe crollare tutto l’impianto accusatorio.
Ad esempio, basterebbe chiedersi come mai i nazisti venivano riforniti di prodotti petroliferi dalla Standard Oil di Rockefeller - fino a che la stessa non chiuse improvvisamente i rubinetti cambiando le sorti della guerra (è difficile portare avanti una guerra quando cominciano a scarseggiare i carburanti) - per concludere che FORSE l’ascesa e poi il declino della potenza nazista era stata programmata a tavolino negli Stati Uniti.
Rimanendo nello stesso ambito energetico, ci si potrebbe chiedere dove riuscissero i nazisti in tempo di guerra a reperire il kerosene (forse sottraendolo ai propri carri armati?) per alimentare i loro mitici forni crematori, sapendo che per ridurre in cenere UN cadavere – con un moderno forno crematorio - necessitano almeno 200 litri di combustibile ed almeno 2 ore di tempo per cui, per eliminare in tal modo 6.000.000 di cadaveri scomodi disponendo in tutto di una decina di forni rinvenuti sarebbero occorsi circa 140 anni e 1.200.000.000 litri di kerosene. E non mi pare che tali incenerimenti siano ancora in corso.
Forse però si potrebbero ridimensionare questi dati prendendo atto di altri dati, statistici, che annoveravano a soli 960.000 componenti la popolazione di etnia semitica presente in tutta Europa prima della guerra. Prendendo per buono questo dato, allora ce l’avrebbero fatta in poco più di 23 anni, cioè intrattenendosi presso i forni solo per una ventina d’anni dopo la fine della guerra.
Certo bisognerebbe anche chiedersi in base a quale logica sarebbero stati istituiti dei campi di sterminio la cui funzionalità comportava – in un tempo di guerra in cui la leva obbligatoria scese fino all’età di 15 anni – l’impegno di ingenti risorse economiche, strutturali e militari, invece di provvedere a sterminare sul posto tutte le vittime designate.
E, assunto che i Campi erano sostanzialmente dei luoghi in cui i prigionieri venivano forzati a lavorare per il regime producendo armi e munizioni, ci si potrebbe chiedere in base a quale logica lo stesso regime avrebbe dato ordine di decimare in maniera sistematica i propri operai.
Facendo un giro in alcuni penitenziari degli USA e prendendo atto delle specifiche tecniche ed i criteri di utilizzo (tra cui la non apertura della camera per 4 ore dopo ogni utilizzo-esecuzione) necessari per le famigerate camere a gas, ci si potrebbe chiedere come mai non ne sia stata ritrovata neanche una nei cosiddetti “Campi di Sterminio”
Ci si potrebbe chiedere anche come mai, dopo la distruzione di un regime accusato di crimini così nefandi e condannati per sempre dall’umanità, a tutt’oggi esista un regime che ne compie di simili ed ancor peggiori senza che la gran parte dei cittadini del mondo occidentale s’indigni per questo.
Ma la propaganda di regime serve a questo: non a caso fu concepita, nella sua forma scientifica e moderna, nella Germania nazista e poi continuata a sviluppare “al meglio” dall’attuale regime (nazista) americano.
Forse i giovani di oggi potrebbero anche interrogarsi sul significato dell’aggettivo “nazista” scoprendo che è solo una contrazione dell’appellativo “nazional-socialista” e potrebbero di conseguenza scoprire qual è storicamente il Sistema politico al mondo più assimilabile – con le sue idee e col suo operato - al concetto di nazionalsocialismo. Non a caso, lo stesso Hitler si complimentò con Roosvelt per come negli USA avevano “risolto” la scomoda presenza dei nativi sul territorio occupato.
 
Nota: per quanto riguarda l’immagine utilizzata, forse pochi sanno che in base ai regolamenti vigenti nei campi di prigionia – di cui esiste ancora traccia storica – i rapporti sessuali tra prigioniere e militari nazisti erano puniti con la morte, di questi ultimi.