martedì 26 aprile 2011

La guerra e la fisica


C'era da aspettarsela, ma ascoltare da un TG la notizia dell'ingresso in guerra dell'Italia contro la Libia è stata una cosa brutta e deprimente.
D'altra parte, era inevitabile che un Paese come il nostro, completamente privo di autonomia decisionale in quanto colonia statunitense a tutti gli effetti dal 1946 ed in ogni caso succube e fedele esecutore di qualsiasi disposizione giunga da oltre oceano, non partecipasse prima o poi in maniera attiva alla GRATUITA AGGRESSIONE ad un Paese sovrano così vicino a noi come la Libia, se ciò è cosa gradita ed utile agli USA. Oltretutto se delegano i nostri militari a compiere almeno una parte del lavoro sporco, oltre a dividere le responsabilità di questa ingiustificabile aggressione, dividono anche i costi delle operazioni. E sia chiaro che io [Tommy, ndr], come cittadino e contribuente italiano mio malgrado, non sono assolutamente d'accordo con questo ingresso in guerra e vorrei essere gentilmente esentato dal dover contribuire economicamente a questo ignobile spreco di denaro... .
In questo caso più che mai ci si rende conto che lo Stato, da parassita della società civile quale è, non è certo un'emanazione della volontà dei cittadini ma un organo gestito da privati intoccabili che a sua volta gestisce ricchezze “pubbliche” in maniera anche criminale senza darne conto ai veri proprietari.
Vergognosa (e sarà stato vergognosa anche per lui SE ha una coscienza) la giustificazione del presidente Napolitano che nel discorso riportato in TV sostiene in sostanza che l'Italia non poteva rimanere con la mani in mano dopo la feroce (?) REAZIONE del colonnello Gheddafi!
Come se la reazione ad un'aggressione o comunque ad un'ingerenza estera negli affari di Stato fosse una cosa da condannare!
Da un Capo di Stato mi aspetto infatti che difenda – anche con la forza ove necessario - gl'interessi della nazione e quindi anche i miei, non certo che stenda un tappeto di velluto a chi vuole impossessarsi dei beni pubblici!
D'altra parte, ancora, non c'è nulla di strano che in una nazione cattolica si dia per scontato in un discorso pubblico che una REAZIONE possa essere di per sé di valenza negativa.
Le Sacre Scritture (SS) suggeriscono infatti di porgere l'altra guancia all'aggressore, contrariamente agli istinti che tengono in vita tutti gli organismi viventi e anche alla... fisica delle forze che prevede come conseguenza più NATURALE del mondo una REAZIONE (almeno) uguale e contraria a qualsiasi FORZA che perturbi uno stato di quiete.
integralmente tratto da infoarchivio
approfondimenti:
- Le vere ragioni della guerra alla Libia

domenica 24 aprile 2011

Chi sono i veri artefici delle rivoluzioni?

Di seguito, due articoli postati in sequenza da Gianluca Freda sul suo "blogghete" in cui sviscera una lucidissima interpretazione di cause ed effetti (reali) dei movimenti violenti di piazza che tanto piacciono ai media di regime e che nulla di positivo apportano alla causa dei cittadini, illudendoli solo di aver colto qualche briciola di potere.

Quando sostenevo simili tesi nella Toscana degli anni di piombo, mi davano del "fascista" senza capire che erano proprio loro gli alleati più fedeli e manovrabili del regime.

LA RIVOLUZIONE DEI FALLITI

infiltrato?

infiltrato2

“In guerra, lo stratega vittorioso cerca la battaglia solo dopo che la guerra è stata vinta; mentre colui che è destinato alla sconfitta, prima combatte e poi cerca la vittoria”.

[Sun Tzu, “L’arte della guerra”]

Avevo sperato fino all’ultimo che il tizio col giaccone beige che ieri, [14/12/2010, ndr] insieme ad un branco di altri cialtroni senza cervello, ha contribuito a mettere a ferro e fuoco la città di Roma, fosse davvero ciò che sembrava: il solito poliziotto in borghese, con l’incarico di infiltrarsi tra i manifestanti, scatenare l’inferno e giustificare in tal modo (Cossiga docet) la repressione violenta delle proteste. Molti elementi facevano propendere per questo scenario, piuttosto consueto per chi ha un minimo di esperienza in fatto di manifestazioni. Il cialtrone è ritratto mentre impugna un manganello della Guardia di Finanza, agita un paio di manette della Guardia di Finanza e fraternizza (o almeno non si mena) con alcuni poliziotti che, in teoria, dovrebbero sprangarlo di santa ragione. Purtroppo l’ipotesi consolante e illusoria che il manifestante imbecille fosse in realtà un poliziotto infiltrato ha ceduto il passo, con il trascorrere delle ore, ad una rivelazione ben più inquietante e drammatica: il manifestante imbecille era in realtà, insospettabilmente, un manifestante imbecille. A dimostrarlo, oltre ad alcune testimonianze lette in rete che identificano il bell’eroe di cui sopra con un “compagno” dei centri sociali romani, c’è questa foto che lascia poco spazio ai dubbi:

scemo

in essa si vede il farabutto che viene atterrato dai poliziotti e (sperabilmente) arrestato e condotto in un luogo appartato ove i connotati elargitigli da madre natura gli saranno modificati in permanenza con le stesse tecniche da lui suggerite e attivamente sperimentate su tavolini da bar e automobili in sosta.

Naturalmente l’ultima foto non rappresenta una prova definitiva. Potrebbe trattarsi di una messinscena allestita per allontanare i sospetti; potrebbe trattarsi di un fotomontaggio (nella foto la figura del manifestante ha contorni curiosi e presenta un grosso quadrato di pixel anomali proprio in corrispondenza del volto). E potrebbe trattarsi (è l’ipotesi più verosimile, fatto salvo l’emergere di nuovi elementi) della foto autentica di un idiota che subisce il fato spettante agli idioti. E che svanisce dal palcoscenico della sua rintronata “rivoluzione” dopo aver danneggiato quel “sistema di potere” contro il quale aveva eroicamente schierato tutta la propria puberale cialtroneria tanto quanto una scoreggia di mosca danneggerebbe un carrarmato Abrams.

In questo articolo, in ogni caso, non intendo discettare dell’autenticità e del significato, palese o recondito, delle immagini testé presentate. Desidero parlare invece del degrado terminale ed irreversibile dell’ideale rivoluzionario, il quale, complice l’ineffabile clima politico attuale e l’amplificazione telematica della stupidità consentita dai moderni mezzi di comunicazione, ha finito per trasformarsi in chiacchiera da cortile, tanto più fastidiosa quanto più inconsapevolmente trogloditi sono coloro che ne cantano gli osanna. Leggo su diversi siti internet interventi e commenti estasiati sulle bravate dei black bloc romani. “Finalmente si riscopre la violenza politica!”, scrivono alcuni utenti scimuniti, per i quali, a quanto pare, è sufficiente congiungere l’aggettivo “politico” al sostantivo violenza” perché dal forno della nonna esca, calda calda, la Rivoluzione Bolscevica. “Finalmente una protesta seria”, scrivono altri minus habentes, convinti che bullismo e cialtroneria rappresentino l’unico metro di misura della “serietà” di qualunque fenomeno. La celebrità di un divo si misura sulla cafonaggine che egli è in grado di esibire agli occhi ammirati del pubblico; la serietà di un politico si misura dal tasso di insolenze che è in grado di rivolgere agli avversari senza essere zittito; e la “serietà” di un rivoluzionario si misura non dai risultati prodotti dalla sua “rivoluzione”, ma dal numero di panchine sfasciate e di panetterie date alle fiamme. Il cialtrone col montgomery beige è il perfetto prototipo di questi rivoluzionari falliti. Il suo motto è: “Vorrei accoppare i Rothschild, ma siccome non posso, tanto vale fare a pezzi il motorino del mio vicino di casa; sempre meglio che restarsene a casa a scrivere articoli dietro una tastiera”. Consiglierei a questi buffoni di restarsene a lungo dietro le tastiere e di scrivere un bel po’ di articoli. Se non altro faranno lavorare il cervello (ammesso che ne abbiano uno) ed eviteranno di affossare ulteriormente l’idea di rivoluzione, che in bocca a loro suona come una bestemmia. Per fargli capire con un pratico esempio quanto siano efficaci i loro metodi di lotta, gli consiglierei di dare un’occhiata ai volti dei politici ai quali hanno dedicato le loro manganellate di ieri, quelle date e quelle prese. Vi sembrano minimamente preoccupati? Stamattina Berlusconi e i suoi sodali – strano a dirsi – non si sono nemmeno curati di dedicare un commento, che non fosse di circostanza, al putiferio romano di ieri. Hanno cose ben più importanti per la testa che le miserabili scaramucce con gli sbirri di un branco di sfaccendati. Rassegnatevi, cari “rivoluzionari” delle mie ghette: non gliene frega niente di voi. Non contate un cazzo. Ed il fatto che non contiate un cazzo è l’unica cosa che li ha trattenuti, per il momento, dal sobbarcarsi il fastidio di sporcarsi le scarpe schiacciandovi come vermi, cosa che potrebbero fare in qualunque momento. Potete demolire quaranta quartieri romani tutti in fila e loro si limiteranno ad appaltare la ricostruzione ad imprenditori amici, incassando le dovute prebende e ringraziandovi per l’interessamento. Debora Billi ha scritto, un paio di giorni fa, un articolo in cui ipotizzava che i politici iniziassero ad avere paura del vigore “rivoluzionario” dei disadattati giovinastri nostrani. Se quello che scorgo oggi sui volti degli uomini del governo è paura, vuol dire che sono diventati sovrannaturalmente abili nel simulare serena indifferenza e manifesta soddisfazione per le vittorie parlamentari mentre sono attanagliati dal terrore cieco.

Consiglierei di dare un’occhiata anche ai volti dei negozianti romani e dei poveracci che si sono ritrovati l’automobile bruciata, il bar distrutto, il parco giochi sotto casa ridotto ad un letamaio. Quanti adepti credete che avrà guadagnato la causa “rivoluzionaria” nel corso della giornata di ieri fra i cittadini di Roma? Se fossi in loro (e in effetti lo sono) preferirei di gran lunga la violenza mirata e metodica dei celerini alla barbarie scomposta che si accanisce con furia contro le proprietà dei deboli, per poi accasciarsi vigliaccamente, come un sacco di patate in giacca e cappuccio beige, dinanzi alle randellate dei forti. Se fossi nei cittadini di Roma (e lo sono senz’altro), più che ad una “libera collettività anarchica” inizierei ad aspirare ad una teocrazia di stampo iraniano, dove i manifestanti facinorosi e criminali, quando entrano in un carcere, ne escono soltanto appesi ad una corda di canapa.

Quello che questi imbecilli dovrebbero imparare (e impareranno, prima o poi, se l’imbecillità gli consentirà di vivere abbastanza per poterlo fare) è che la violenza non è una strategia. E’ semmai un indispensabile strumento che serve a portare a termine la strategia, una volta che essa è stata approntata. Ma prima bisogna approntarla. E per farlo occorre capire a fondo i meccanismi che stanno dietro i conflitti geopolitici, proporsi obiettivi graduali, imparare a conoscere i punti deboli degli avversari, utilizzare l’astuzia e la diplomazia come risorse primarie e la forza bruta come risorsa ultima, mirata a vincere gli ultimi ostacoli non altrimenti superabili. Bisogna, come avrebbe detto Sun Tzu, conoscere il nemico, non per sentito dire, ma per averlo praticato ed averne studiato i punti di forza e di debolezza da vicino. Bisogna aver passato un bel po’ di tempo a contatto con i nemici, aver fatto parte del loro stesso circolo. Starsene in disparte a fare i duri e puri e a sognare improbabili utopie sociali è atto di stupidità suicida. Lenin, pur di colpire la fazione menscevica del partito, non esitò a collaborare con la polizia zarista e ad accettare come collaboratore Roman Malinowsky, che era un agente dell’Ochrana, la polizia segreta governativa. E’ con la strategia, la determinazione, il compromesso e la pratica di potere che si sconfigge il potere, non attaccandosi alle decrepite parole d’ordine di ideologie morte e sepolte. Tantomeno con le esplosioni occasionali e sguaiate di violenza, che non fanno nemmeno ridere il potere, tanto sono inutili.

Solo i falliti e gli impotenti vivono di ideologia e di sogni; e sono così “coerenti” con i loro dogmi da rifiutarsi di vedere il mondo che cambia, perché non osservano il mondo, ma solo se stessi. Solo i falliti scaricano la propria frustrazione verso il mondo che, inesorabilmente, li esclude, spaccando tutto e appiccando il fuoco a tutto ciò che capita. Lo fanno perché non vogliono affatto cambiare il mondo. Vorrebbero, se potessero, farlo a pezzi per punirlo di averli cacciati fuori dalla sua porta, come se il loro esilio fosse imputabile al mondo e non al rifiuto di guardarlo negli occhi senza il velo di decedute fantasie politiche. Solo i falliti sanno farsi strumentalizzare così efficacemente e così a fondo dal potere da diventare, nelle sue mani, un utile strumento per le “rivoluzioni colorate” prossime venture. Un surrogato artificiale di rivoluzione, una carogna di conflitto sociale rivestita a festa, ma ben manovrata dai potenti, sulla quale i falliti sfasciapanchine si accalcano per fame, non avendo più altra tavola a cui saziarsi. Non si può neppure contare sulla profilassi dei manganelli, sperando che spacchino ossa più rapidamente di quanto i cappucci beige siano in grado di spaccare vetrine. I manganelli non servono a uccidere, ma a convincere. E nessuno è più facile da convincere di un rivoluzionario senza rivoluzione. Uno che farebbe a pezzi una città intera pur di poter assaggiare della rivoluzione una marcia, patetica, miserabile briciola.


COME COSTRUIRE UNA RIVOLUZIONE CHE NON CADA A PEZZI IN DUE GIORNI

Il lettore Mirko [del Gianluca Freda blogghete, ndr] ha scritto nei commenti relativi all’articolo sugli scontri di Roma:

Caspita che articolone...perché non lo completi parlando delle conseguenze della "strategia del compromesso, della determinazione, della pratica di potere utilizzata per sconfiggere il potere"? Così, magari riusciamo ad arrivare alla degenerazione della rivoluzione russa che hai citato... Trai forse godimento dai pestaggi, visti i continui incitamenti alla violenza della celere? Ti sconvolge tanto la vista di due tavolini privati sottratti da un bar privato per essere lanciati, ma non parli della disperazione dei lanciatori d'immondizia di Terzigno e dei terremotati, anche loro in piazza. Secondo il tuo ragionamento è una brutta cosa sporcare Roma con l'immondizia, meglio tacere e respirare diossine in silenzio, non lamentarsi in questo modo "barbaro"...chissà cosa penseranno quelli dei bar... Non capisco, invece, a cosa serva pontificare dalla tastiera come fai tu, dando dei falliti e degli impotenti a chi ancora - e fortunatamente- possiede dei sogni. Mi chiedo come si fa -e come fai- a fare qualsiasi cosa senza il motore dei sogni e dell'utopia? Concludo dicendo che, almeno secondo me, l'altro giorno in piazza si è espressa unicamente la rabbia, forse non è servito a niente, ma era se non altro lecito esprimerla; la violenza, come sempre, è arrivata, e continua ad arrivare, da chi detiene la forza ed il potere. Saluti.

Il lettore ritiene che sogni e utopie siano il motore di ogni cambiamento. Può darsi che questo sia vero per la vita individuale. Ma quando parliamo della progettazione di un cambiamento sociale, sarebbe bene che ci abituassimo a lasciare i sogni nella dimensione che ad essi appartiene di diritto: quella del dormiveglia e delle fantasie notturne. Appaltare le trasformazioni sociali a branchi di sonnambuli e parolai in pigiama, produce, anche nella migliore delle ipotesi, un fastidioso e rumoroso nulla di fatto, ammantato di deliri teoretici, come quelli che siamo abituati ad ascoltare – senza ormai troppa distinzione – tanto nelle parole dei “rivoluzionari” da centro sociale quanto nei discorsi dei “rivoluzionari” da organigramma di sindacato e di partito nel corso delle periodiche ed inutili manifestazioni “di protesta” accalappiagonzi. Nell’ipotesi peggiore (che è poi di gran lunga la più frequente e storicamente diffusa) l’allucinazione utopica produce semplice manovalanza per “rivoluzioni” gestite dal potere ed indirizzate verso scopi esattamente opposti a quelli che i sognatori dormienti vagheggiano mentre si agitano in preda al delirio. Date retta a un fesso: le rivoluzioni, quelle vere, sono roba per persone ben sveglie e con i piedi per terra. Soprattutto, sono roba da élite. Dove, col termine “élite”, non si intende indicare una realtà connotata sul piano della gerarchia economica o sociale, bensì su quello del pragmatismo politico e della pianificazione intellettuale. Pianificazione che, in tutte le rivoluzioni storiche di qualche rilievo, si è sempre attuata attraverso la circolazione delle idee e dei programmi attraverso i mezzi di comunicazione esistenti, tastiere comprese. In ogni rivolgimento sociale di successo c’è una “testa” che dirige le operazioni, rappresentata dall’élite che dispone dei mezzi di comunicazione necessari a diffondere nella massa le idee e le parole d’ordine su cui dovrà fondarsi l’insurrezione; e ci sono moltitudini di “sognatori” senza arte né parte che fungono da semplice carne da cannone. Inutile dire che gli effetti della rivoluzione si rivelano sempre vantaggiosi per l’élite e devastanti per gli utopisti sonnambuli. Non voglio togliere nulla all’utilità di questi ultimi, senza la cui incompetenza e irriflessività politica nessuna rivoluzione sarebbe possibile. Non ce l’ho con i decerebrati spaccatutto che abbiamo visto in azione a Roma, né con i branchi di pecore che transumano periodicamente verso i pascoli della protesta su apposito torpedone sindacale, i quali svolgono egregiamente il proprio ruolo di soldataglia. Ce l’ho con le élite da cui tali moltitudini sono attualmente gestite e manipolate. Perché le finalità perseguite da queste élite di potere sono del tutto antitetiche a ciò che ritengo essere l’interesse attuale del nostro paese, inteso nel suo insieme complessivo di pastori e di mandrie, di colonnelli e di subordinati.

E’ significativo che il lettore scriva: “secondo me, l'altro giorno in piazza si è espressa unicamente la rabbia, forse non è servito a niente, ma era se non altro lecito esprimerla”. E’ una frase che fornisce un’idea precisa della linea di demarcazione che separa i membri dell’élite dai sognatori suoi manovali. L’élite pianifica, organizza, gestisce, manovra la percezione del mondo e la stessa violenza di piazza secondo modalità che sono funzionali ai suoi obiettivi; la carne da cannone è del tutto priva di capacità di decodifica dell’esistente e di schemi progettuali. Possiede solo la sua rabbia istintiva (a cui attribuisce addirittura un valore etico trascendente, trattandosi dell’unica prerogativa a sua disposizione) che ritiene lecito sfogare, una volta superato un certo livello, su qualunque cosa gli capiti a tiro. Come il buon padre di famiglia, che tornando a casa distrutto e frustrato dal lavoro, ritiene legittimo massacrare di botte moglie e figli, visto che su qualcuno dovrà pur sfogarsi. Il mio articolo si intitolava “La rivoluzione dei falliti” e penso che non avrei potuto scegliere titolo migliore.

Nell’articolo in questione citavo, in esergo, una frase tratta da “L’arte della guerra” di Sun Tzu. Mi chiedo che cosa avrebbe pensato l’antico stratega cinese di un “esercito”, come quello visto in azione a Roma il 14 scorso, che attacca battaglia al solo scopo di sfogare la propria frustrazione; che combatte solo nei momenti e nei luoghi che è il nemico a definire, con apposita comunicazione alle truppe; che si lascia guidare verso lo scontro dai generali dell’esercito nemico o dai traditori ad esso venduti, i quali portano bene in vista sulla divisa le stellette sindacali e partitiche di cui sono stati insigniti per la propria fellonia; che nel corso della battaglia non attacca il nemico, ma i propri stessi commilitoni e compagni di sventura, distruggendo le loro proprietà e dando alle fiamme i loro villaggi; che diffonde in questo modo l’odio e il desiderio di defezione tra le proprie stesse fila; che utilizza la violenza a sproposito e contro obiettivi casuali, anziché riservarla (come Sun Tzu suggeriva) alla fase finale della guerra, per suggellare una vittoria già ottenuta attraverso la diplomazia, la comunicazione, l’astuzia e l’inganno. Probabilmente il vecchio cinese non avrebbe destinato ad una simile masnada l’appellativo di “esercito”, limitandosi a considerarla una congrega di scimmie infuriate e a riderci sopra. Ancora più verosimilmente, avrebbe avuto parole di lode e di stima per i generali dell’esercito loro nemico, dimostratisi capaci di ridurre gli avversari alla più assoluta impotenza senza neppure muoversi dal proprio accampamento. “Tutta la guerra è basata sull’inganno. Perciò, quando siamo pronti ad aggredire, dobbiamo apparire impreparati; quando adoperiamo le nostre forze, dobbiamo sembrare inattivi; quando siamo vicini, dobbiamo far credere al nemico che siamo lontani; quando siamo lontani, dobbiamo fargli credere che siamo vicini. Tieni pronte le esche per allettare il nemico. Fomenta disordini e schiaccialo”.

Per quanto implacabile sia il mio odio per le strutture sovranazionali, economiche e politiche, che hanno ridotto in servitù il nostro paese, devo riconoscere ai loro generali una capacità strategica un miliardo di volte superiore a quella dei cialtroni visti in azione nelle piazze nostrane. E’ normale, del resto: non a caso loro sono l’élite, mentre i cialtroni di cui sopra sono la marmaglia inconsapevole che viene manovrata per il conseguimento degli obiettivi predefiniti. Immagino che, nel caso in questione, l’obiettivo – o uno degli obiettivi - fosse quello di defenestrare un governo, pessimo sì, ma dimostratosi troppo indipendente e refrattario agli ordini nell’ambito della politica estera. Eppure, nonostante l’ottima strategia messa in campo, l’élite dominante sembra, per il momento, avere fallito. Il governo incriminato è rimasto in carica, sia pure per tre soli voti di maggioranza. I suoi avversari politici sono ora allo sbando, compresi i rinnegati finiani così accuratamente costruiti e finanziati, costretti ad annullarsi nella macedonia immonda di un elettoralmente improponibile “terzo polo”, che prefigura la loro prossima estinzione. Bisogna chiedersi: perchè hanno fallito? Perché la marmaglia antiberlusconiana, inviata a deporre il rinnegato governatore della colonia, pur debitamente infiltrata da operativi del nemico, non è riuscita per adesso a perseguire il risultato agognato?

Il motivo è semplice: non esiste più un’unica élite. Nell’epoca della ridefinizione degli assetti geopolitici globali, le élite che si contendono il controllo delle masse e la loro sudditanza alle parole d’ordine sono diventate una pluralità. La vecchia nomenclatura dirigente rispolvera i vetusti schemi interpretativi del mondo organizzati per dicotomie (“fascismo-comunismo”, “democrazia-dittatura”, “berlusconiano-antiberlusconiano”, “razzista-antirazzista” e via bipolarizzando), mentre il nuovo gotha che ad esse contende il potere prova ad inserirsi nel gioco della manipolazione delle coscienze con altri modelli prefabbricati e narrazioni alternative. Questa battaglia per il controllo delle moltitudini si combatte (come del resto è sempre avvenuto nel corso della storia) nel campo dell’informazione e dell’entertainment. Cioè proprio dietro quelle tastiere che i pasdaran della rivoluzione di piazza sono stati abituati – un po’ per insipienza politica, un po’ per programmazione culturale abilmente somministrata dagli strateghi del nemico – a disprezzare e sbeffeggiare. E’ dietro le tastiere del web, delle redazioni giornalistiche, delle case editrici che vengono definiti e perfezionati i nuovi modelli percettivi e di pensiero cui le masse dovranno conformare la propria visione del mondo nei decenni futuri. E’ dietro le tastiere dei programmatori che vengono studiati i nuovi contenuti web, attraverso i quali i mezzi di comunicazione telematica verranno gestiti per le finalità di dominio proprie della classe intellettuale che uscirà vincitrice dallo scontro. E’ sempre dietro le tastiere che nascono i social network come Facebook, utili a rimbecillire e rendere controllabili, analfabetizzandole, le nuove generazioni; o come Twitter, attraverso i cui canali già viaggiano le direttive e gli ordini per la gestione delle “rivoluzioni colorate” fomentate dal potere (come si è visto in occasione della famigerata “rivoluzione verde” iraniana); o i nuovi templi dell’informazione “alternativa” come Wikileaks, creati allo scopo di soppiantare l’informazione libera del web, sostituendo ad essa un’autorevole e ponderosa massa di nulla oggettivo, privo di qualunque elaborazione critica.

In questo scontro di nomenclature, come sempre, i facinorosi guastatori di piazza rivestiranno il ruolo di truppe d’assalto, agli ordini dell’organizzazione di potere che riuscirà a vincere la guerra dell’informazione.

Occorre dunque decidere – e decidere adesso – se desideriamo rivestire il ruolo di soldati che subiscono la rivoluzione prossima ventura o di progettisti che la pianificano e la manovrano. Rivolgo pertanto un appello a tutte le menti razionali che, ritrovatesi martedì scorso nel bel mezzo di una guerra alla cui progettazione non avevano in alcun modo contribuito, abbiano sentito “a pelle” di trovarsi nel livello sbagliato della gerarchia. Invito tutti costoro a lasciar perdere le molotov, le risse coi celerini e gli scudi di cartone e a venire dietro le tastiere, dove c’è urgente bisogno di loro. Di truppaglia mercenaria da gettare allo sbaraglio contro il nemico ne abbiamo anche troppa. Ci servono generali, strateghi, programmatori, psicologi delle masse, scrittori, articolisti, ministri della (nostra) propaganda. E’ con questi strumenti e solo con questi che si organizzano e soprattutto – come avrebbe detto con saggezza il vecchio Sun Tzu – si può provare a vincere le guerre e le rivoluzioni.

Gianluca Freda

Anche in Italia ci sarà il carcere per i negazionisti?

Su decisione dell’Unione Europea, ogni Paese dovrà inserire nel proprio ordinamento giuridico una legge che punisce chi nega l’Olocausto.
Lo spiega in un’intervista l’avvocato penalista Roberto De Vita.

Quali sono i limiti posti dall’ordinamento al diritto di espressione e al diritto di parola?

La libera manifestazione del pensiero è diritto soggettivo fondamentale ed irrinunciabile in ogni ordinamento democratico e riceve riconoscimento e tutela nell’art. 21 della Costituzione italiana, nell’art. 11 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea, nell’art. 10 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, nell’art. 19 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani delle Nazioni Unite e nell’art. 19 del Patto internazionale di New York sui diritti civili e politici.

Tale diritto include la libertà di opinione e la libertà di ricevere o di comunicare informazioni o idee senza che vi possa essere ingerenza da parte delle autorità pubbliche. Nell’ordinamento europeo l’esercizio di queste libertà, poiché comporta doveri e responsabilità, può essere sottoposto a restrizioni o sanzioni che costituiscano misure necessarie, in una società democratica, alla sicurezza nazionale, all’integrità territoriale o alla pubblica sicurezza, alla difesa dell’ordine e alla prevenzione dei reati, alla protezione della salute o della morale, alla protezione della reputazione o dei diritti altrui; tale esercizio incontra, altresì, il divieto dell’abuso di diritto in ragione del quale non può interpretarsi la portata di una norma (di libertà) nel senso di comportare il diritto di esercitare un’attività o compiere un atto che miri alla distruzione dei diritti o delle libertà altrui. Nell’ordinamento internazionale è convenzionalmente stabilito che, l’esercizio delle predette libertà fondamentali, possa essere sottoposto a limitazioni o sanzioni in ragione della necessità di tutelare (tra gli altri) il rispetto dei diritti o della reputazione altrui, l’ordine pubblico o la morale. Nell’ordinamento italiano l’esercizio della libertà di manifestazione del pensiero incontra i limiti del cosiddetto bilanciamento delle tutele costituzionali, ovvero sono considerate legittime le restrizioni o sanzioni poste a presidio della necessità di garantire altri beni e diritti di pari o superiore rilevanza costituzionale.

Tuttavia la Corte delle leggi, in relazione all’art. 21 della Costituzione, ha nel tempo affermato come siano compatibili con il diritto fondamentale della libertà di manifestazione del pensiero solo quelle restrizioni o limitazioni che non solo trovino giustificazione nella necessità di tutelare altri diritti o libertà fondamentali ma che attengano a condotte che possano ritenersi effettivamente (seppur anche solo potenzialmente) “pericolose” per la conservazione dei medesimi. All’estero quali sanzioni vi sono per il reato di negazionismo? L’Assemblea Generale delle Nazioni Unite (Risoluzione n. A/RES /61/255 del 26 Gennaio 2007) ha condannato, senza riserva alcuna, qualsiasi forma di “denial of the Holocaust”, richiedendo con urgenza a tutti gli Stati Membri di introdurre misure di condanna di ogni forma di negazione dell’Olocausto come accadimento storicamente accertato, e precisando come il negazionismo rappresenti in sé un aumento del rischio che tali terribili eventi possano ripetersi.

L’Unione Europea (Decisione Quadro 2008/913/GAI del Consiglio del 28 novembre 2008), adottata nell’ambito delle politiche normative di contrasto a talune forme ed espressioni di razzismo e xenofobia, ha stabilito (tra l’altro) che gli Stati membri devono obbligatoriamente introdurre nella legislazione nazionale fattispecie di reato che consentano di punire direttamente “l’apologia, la negazione o la minimizzazione grossolana dei crimini di genocidio, dei crimini contro l’umanità e dei crimini di guerra, quali definiti agli articoli 6, 7 e 8 dello Statuto della Corte penale internazionale, e dei crimini definiti all’articolo 6 dello statuto del Tribunale militare internazionale, allegato all’accordo di Londra dell’8 agosto 1945”.

La Decisione Quadro richiede altresì che la legislazione degli stati membri preveda, per tali condotte delittuose, la pena della reclusione per una durata massima compresa almeno tra uno e tre anni. Molti paesi, europei e non, hanno già da tempo introdotto norme penali volte a sanzionare in via diretta condotte di negazionismo, altri hanno provveduto (o stanno provvedendo) più recentemente ad adeguare la loro legislazione interna agli indirizzi derivanti dall’ordinamento internazionale; in ogni caso tutti i paesi membri dell’Unione Europea dovranno obbligatoriamente provvedere in materia. Austria, Belgio, Repubblica Ceca, Cipro, Francia, Germania, Ungheria, Israele, Liechtenstein, Lituania, Lussemburgo, Polonia, Portogallo, Romania, Slovacchia, Svizzera, hanno diposizioni penali specifiche che puniscono il “genocide denial” ovvero anche direttamente l’ “holocaust denial”, seppur con differenze in ordine alle concrete condotte sanzionabili ed alle pene comminabili. Alcuni paesi europei, tra cui quelli di common law e di tradizione scandinava, hanno rappresentato aspetti di problematicità in ordine alla compatibilità costituzionale di norme penali che sanzionino il negazionismo in quanto tale ed in tal senso il Consiglio dell’Unione Europea ha previsto specificatamente che gli Stati membri possano decidere di rendere punibili soltanto quelle condotte negazioniste che siano ritenute atte a turbare l’ordine pubblico o che siano minacciose, offensive o ingiuriose.

Tale previsione consentirebbe altresì alla Spagna di superare il giudicato Costituzionale che nel 2007 dichiarò illegittima la norma penale che sanzionava la diffusione di tesi negazioniste a prescindere da ogni valutazione di pericolosità (in astratto o in concreto) o comunque di potenziale offensività delle stesse. In Olanda, seppur non è ancora stata introdotta un fattispecie sanzionatoria specifica, i Tribunali penali e la Corte suprema hanno giudicato più volte (anche recentemente) la negazione dell’olocausto come “defamatory statements about Jews” e pertanto penalmente sanzionabile. In breve, e limitando il ragionamento ai soli paesi europei, tutti gli Stati membri della UE (a prescindere dagli obblighi comunque ineludibili derivanti dalla richiamata decisione quadro) hanno provveduto o stanno provvedendo ad introdurre specifiche fattispecie di reato sulla base di un comune sentire: negare la Shoà, così come negare altri crimini di genocidio accertati da corti internazionali e patrimonio consolidato della storiografia e della memoria tragica dei popoli, altro non è che farne apologia e diffondere le “ideologie” che a tali mostruosità hanno portato, attraverso strumentali mistificazioni e falsificazioni di carattere ascientifico e astorico che non possono trovare riparo (pena il menzionato abuso di diritto)nella libertà di manifestazione del pensiero. Ovviamente, stante la necessità di salvaguardare la specificità delle tradizioni giuridiche dei diversi paesi, l’Unione Europea (fermo l’obbligo menzionato e l’obiettivo comune) consente che siano i singoli Stati membri ad individuare il concreto atteggiarsi delle disposizioni penali domestiche.

Come giudica l’idea di estendere tale reato anche in Italia? E che tipo di sanzioni potrebbero essere previste?


L’Italia dovrà necessariamente provvedere ad introdurre, accanto alle norme che già sanzionano l’apologia di genocidio, una fattispecie penale che sanzioni in via diretta condotte di negazione o di minimizzazione grossolana dei crimini di genocidio, dei crimini contro l’umanità e dei crimini di guerra, alle condizioni stabilite dalla Decisione Quadro della UE . Al fine di superare eventuali perplessità sulla compatibilità costituzionale di una disposizione di tale indirizzo, si dovrà attentamente considerare il portato della giurisprudenza costituzionale in materia di reati di opinione, mutuare indirizzi dall’esperienza della legislazione di altri paesi e dagli interventi delle relative Corti Costituzionali e provvedere a delimitare con grande precisione il perimetro di una fattispecie penale di così rilevante importanza (sotto il profilo dei beni che intende proteggere) e di inevitabile impatto sull’interpretazione dell’art. 21 della Costituzione che tutela nel nostro ordinamento la libertà di manifestazione del pensiero.

Tuttavia, la tutela di tale imprescindibile e fondamentale libertà non rappresenta un ostacolo all’introduzione di una norma penale sanzionatoria del negazionismo, come dimostrato non solo dall’esperienza di altri paesi ad elevata tradizione nella salvaguardia delle libertà fondamentali, non solo dallo stato delle determinazioni dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite e degli atti normativi adottati dall’Unione Europea, ma come altresì chiaramente confermato da una pluralità di decisioni adottate sia dal Comitato dei diritti dell’uomo delle Nazioni Unite sia dalla European Court of Human Rights che, chiamata a pronunciarsi sulla compatibilità della legislazione penale domestica di alcuni paesi europei con le norme della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, ha affermato come “la manifestazione di opinioni negazioniste dell’Olocausto integra un abuso del diritto di espressione previsto dall’art. 10 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo giacché, sostenendo la negazione o la revisione di fatti storici definitivamente stabiliti, rimette in causa i valori che fondano la lotta contro il razzismo e l’antisemitismo e comporta un pericolo per l’ordine pubblico. Conseguentemente, il suo perseguimento da parte della legislazione nazionale costituisce un’ingerenza legittima ed una misura necessaria in una società democratica”.
G.K.
www.shalom.it/J/index.php?option=com_con...p;Itemid=1&ed=39

Written by G.K. dal mensile ebraico "Shalom" Friday, 25 March 2011
integralmente tratto da Gianluca Freda blogghete

sabato 2 aprile 2011

ATTENTI AI TRUFFATORI


Quello sopra proposto è un ritaglio del volantino ideato e diffuso dal Comune di Siena in occasione di una campagna di sensibilizzazione, mirata in particolare alle persone anziane, contro i truffatori porta-a-porta ma non solo.
Apprezzabile iniziativa, e sarebbe ancor più apprezzabile se suggerisse di diffidare (e magari denunciare, perché no?) anche dai tentativi d'estorsione ovvero di donazione "volontaria" a mezzo posta.
Riallacciandomi all'articolo precedente, ecco il nuovo elenco di latori di missive e relativi "progetti" - rigorosamente accompagnate da bollettino postale precompilato - reperite nella mia cassetta della posta:
  • lega del filo d'oro
  • MEDICI SENZA FRONTIERE
  • cbm - insieme per fare di più (cosa?!? i soldi? ovviamente non ho neanche aperto la busta, potrebbe contenere di tutto...)
  • MEDICAL MISSION INTERNATIONAL ITALIA (international o italia?)
  • ASSOCIAZIONE FONTE DI SPERANZA ONLUS > Siccità mortale in Etiopia!
  • Fondazione Progetto Arca Onlus > PROGETTO EMERGENZA FREDDO (per problemi meteo, rivolgetevi a chi controlla il clima, non alla gente comune)
  • Fondazione L'Albero Della Vita > ORFANOTROFIO DI NAIROBI (2 plichi identici)
  • Associazione umanitaria per i bambini di tutto il mondo - onlus (ma un acronimo no?) > Malnutrizione in Kenia
  • PROGETTO ARCA > PROGETTO EMERGENZA FREDDO (2° invio urgente: per forza, sta arrivando il caldo!)
  • MISSIONI DON BOSCO (2 plichi identici)
  • cbm (arieccoli) > EMERGENZA SUDAN
  • cbm (ancora?!?) > Questa busta contiene il tempo di una vita... solo 1 minuto la sua [immagine bambino negro sofferente]
  • [busta anonima] > Hanno fame! 2000 bambini per mangiare hanno bisogno di noi...
  • osf (OPERA DI SAN FRANCESCO PER I POVERI - se il santo fosse vivo avrebbe pietà di voi - 2 plichi identici)
  • Fondazione Operation Smile Italia ONlus > Cambia oggi stesso la vita di un bambino. [foto bambino bianco affetto da malformazione cranio-facciale] (se volessero cambiargli veramente la vita, con gli stessi soldi gli finanzierebbero un intervento di plastica invece di spedire buste colorate alla gente.
Tralasciando il sentimento di spontaneo disprezzo nei confronti di queste associazioni (autorizzate a delinquere) che rastrellano denaro da psicolabili di buon cuore per farne non si saprà mai cosa, in che modo una persona abbiente potrebbe realmente aiutare, se lo volesse, bambini sofferenti & co.?

Andiamo alla radice del problema, non è certo attraverso un'improbabile partecipazione civile che si può aiutare il prossimo (e quindi sé stessi): la politica come sistema esiste solo per illudere il cittadino di avere realmente voce in capitolo sulle scelte effettuate dal Sistema stesso "per conto" ma molto spesso CONTRO di lui.
Delegittimare uno Stato che mostra di essere solo un'emanazione assolutamente blindata di faccendieri delle lobbyes internazionali è forse l'unica strada percorribile: nessun popolo è mai stato in grado - ne mai potrebbe - di fare rivoluzioni di propria iniziativa; esse sono sempre state ideate e gestite da ristrettissimi gruppi di (contro)potere che una volta ottenuto l'abbattimento del regime precedente ne hanno istituito un altro che come primo atto si è occupato della riscrittura della Storia recente, allo scopo di cancellare qualsiasi lecito dubbio.
Alla base di tutto, la vera linfa del potere è sempre e principalmente il Signoraggio Bancario - non altro: uno Stato che fosse realmente emanazione dei propri cittadini (non sudditi!) provvederebbe a battere moneta direttamente creando ricchezza, non delegando il succoso onere ad organizzazioni private.
E quindi, l'unico modo per rallentare la discesa nel baratro (perché una moneta unica mondiale sempre basata sul debito sarà purtroppo inevitabile) è delegittimare anche la moneta, ricorrendo il più possibile al baratto o a diverse forme di titoli di credito il più possibile sganciate dalla moneta ufficiale.
Il Signoraggio Bancario è infatti la più grande truffa esistente.

Ridimensionare il potere dei cartelli delle industrie più redditizie e potenti sarebbe il secondo doveroso passo per ridistribuire reddito e diritti tra i cittadini del mondo.
In particolare, andrebbe boicottata con ogni mezzo l'industria della guerra, i monopoli tossico-alimentari, l'industria dell'energia basata su derivati del petrolio o sul nucleare "sporco" (basato sulla fissione dell'atomo e quindi produttore di scorie ma principalmente di plutonio ad esclusivo uso militare) ed infine ma non ultima l'industria farmaceutica privata ("Big Pharma" per gli addetti ai lavori) che, basando la propria ragion d'essere sul profitto, non può certo immaginare di lavorare per eliminare realmente malattie&sofferenza dalla faccia della Terra... .
In quest'ottica, l'abominevole pratica delle irrorazioni aeree (al secolo Scie Chimiche) è solo un effetto che potrebbe essere prevenuto ed eliminato combattendo le industrie suddette: per quanto ne sappiamo e possiamo dedurre, il cospargimento di particolati in atmosfera, a seconda della loro natura, può essere funzionale ai fini malefici di TUTTE le industrie sopra elencate.

In tal modo, ogni persona altruista sarebbe certa di aver aiutato VERAMENTE tutti i bambini e comunque tutte le persone sofferenti del mondo, perché se sono sofferenti quasi certamente le responsabilità vanno cercate nelle opere poco pie e nelle scelte contro la popolazione messe in atto dalle industrie di cui sopra.
Finanziando onlus ed associazioni "umanitarie" varie si finisce solo per rafforzare il perverso Sistema che ne giustifica (ufficialmente) l'esistenza.

Per fare un esempio, se il problema che sentiamo più vicino è la malnutrizione o le malattie che subiscono alcune popolazioni africane, basterebbe impedire interventi militari contro Paesi che intendono autodeterminarsi sottraendosi al controllo economico e militare effettuato su di loro dai Paesi ricchi, impedire la diffusione volontaria di malattie e la sperimentazione di vaccini tossici ad opera di militari&Case farmaceutiche.
Benedetti dal sole, tutti i Paesi della fascia equatoriale (ma non solo) potrebbero emanciparsi facilmente e rapidamente ottenendo un benessere diffuso solo attrezzandosi di pannelli solari - "bassa" tecnologia sicura, facilmente disponibile e dai costi accessibili - producendo tanta energia da poterla rivendere ai Paesi più ricchi ed "assetati" di energia stessa e trasformare i deserti in giardini fruttuosi produttori di cibo sano ed a basso prezzo.
In tal modo si otterrebbe una tale ridistribuzione della ricchezza mondiale da bastare - da sola - a risollevare il destino dell'Umanità e soprattutto le condizioni dei più sfortunati.
E tutto questo senza neanche tirare in ballo il signoraggio... .

martedì 7 dicembre 2010

VOGLIONO I MIEI SOLDI!


Sono stato fuori appena qualche giorno e nella casella di posta (fisica) ho trovato esplicite richieste di denaro da:
  • Fondazione L'Albero della Vita
  • PROGETTO ARCA
  • Fondazione "aiutare i bambini"
  • RADIO MARIA (Radio Maria, quella che ha "piloti" e ripetitori così potenti da sovrastare qualsiasi altra stazione radio sul suo canale. Se poi qualcuno troppo vicino alle sue antenne sviluppa noduli alla tiroide a causa delle radiazioni elettromagnetiche e chiama le Autorità per un controllo, "lei" lo sa prima perché è in diretto contatto con Dio e abbassa il segnale fino a che il controllo non è finito. Non solo inquinano le "mie" onde radio ma vogliono anche soldi da me.)
  • PRIMAVERA MISSIONARIA (ma ora non è autunno?)
  • cbmitalia.org (I più ermetici di tutti)
  • Associazioni Missioni Don Bosco Valdocco
  • Fondazione L'Albero della Vita (2° tentativo)
  • C.E.I. SERVIZIO PROMOZIONE E SOSTEGNO ALLA CHIESA CATTOLICA (Io che sostengo una delle organizzazioni più ricche e potenti del mondo fà proprio ridere)
  • Associazione umanitaria per i bambini di tutto il mondo (Attenzione: DI TUTTO IL MONDO, ricchi&poveri indifferentemente)
  • Lega del Filo d'Oro
  • MEDICAL MISSION INTERNATIONAL ITALIA (A questa il premio per la denominazione più cool)
  • Devoti Madre Teresa PER I BAMBINI (notare l'utilizzo del maiuscolo)
  • FONDAZIONE BANCO ALIMENTARE (questi mi hanno addirittura inviato una moneta da 1cent, visto che non vale nulla, ma chiedevano 30€ in cambio)
Ecco, io vorrei dire a tutte queste organizzazioni che fanno leva sui nobili sentimenti di qualche sprovveduto per ottenere vile denaro da utilizzare non si sa come, che se volessere effettivamente aiutare i bisognosi in tanti modi molto più concreti ed efficaci e senza chiedere l'aiuto a chi ha già i suoi problemi.
Tuttavia, non mi sono mai tirato indietro quando mi è capitato di poter aiutare DIRETTAMENTE qualche bisognoso (tanti, per la verità), è solo che non mi va che i miei soldi, anche solo un cent, passino per le mani di qualcun'altro prima di arrivare FORSE e non si sa sotto quale forma ed in quale percentuale(*) al bisognoso.

*) Quanto (ci) costa tenere in piedi organizzazioni simili? Quanto costa stampare e distribuire tutta quella spazzatura pubblicitaria ricca di gadget (non ci posso pensare a quelli che hanno messo nella busta un vero cent: chi sarà stato quel genio di creativo?)?

Ad esempio, invece di creare un problema di smaltimeno rifiuti tra plastiche ed inchiostri tossici a chi riceve tutta la loro strenna natalizia, potrebbero aiutare i bambini (di tutto il mondo, ricchi e poveri) ad evitare di essere avvelenati fin dal concepimento dagli Ftalati e dal Bisfenolo A che i loro genitori e poi loro stessi assumono quotidianamente assieme a cibi e bevande contaminati da contenitori in plastica;
potrebbero fare in modo da NON far radiare dall'Albo i medici che CURANO senza effetti collaterali i loro pazienti con l'innocuo ed economicissimo (fin troppo) Bicarbonato di Sodio invece di torturarli ed ucciderli con la "chemio" che costa al S.S.N. circa 50.000€ a trattamento;
potrebbero tenere nei limiti della decenza il segnale molesto di Radio Maria anche nei giorni in cui non ci sono controlli di livello da parte delle Autorità (cioè tutti i giorni) limitando i casi di noduli alla tiroide;
potrebbero farsi gli affaracci loro, nello Stato estero del Vaticano, invece di permeare ogni aspetto della nostra vita sociale, visto anche che per noi è impossibile impicciarci degli affari loro e sapere solo cosa sono capaci di combinare all'interno e fuori di quelle mura;
potrebbero dare una mano a scacciare l'Uomo Bianco e la sua Cattiva Medicina dai Paesi meno fortunati e dar loro VERAMENTE una mano ad emanciparsi fornendo tecnologie pulite ed a basso costo per la produzione di energia;
potrebbero evitare che Big Pharma continui a sperimentare sulle popolazioni ignare - con il vostro colpevole appoggio, medici "senza frontiere" e missionari: dico a voi! - vaccini tossici e virus creati in laboratorio.
In ogni caso e per ogni evenienza la cosa che potrebbero fare, risolvendo TUTTI i problemi sul nascere, è spingere lo Stato ad emettere per conto proprio la valuta cartacea invece di farla stampare dagli azionisti privati di Bankitalia (95% del totale): in tal modo diventerebbe così "solvibile" (ed anche noi lo diventeremmo) da poter far fronte a qualsiasi emergenza assistenziale, oltre ad eliminare del tutto la necessità di spremere i suoi cittadini con inutili TASSE...

...sono solo pensierini di Natale, perché a Natale DOBBIAMO essere tutti più buoni.
Dobbiamo anche riesumare ogni anno falsi miti per farli sembrare sempre veri ed attuali e dobbiamo anche consumare.
E se nonostante tutto ci avanza qualcosa dovremmo darla a loro.

Non hanno capito con chi hanno a che fare.

P.S.: dimenticavo, Buon Natale a tutti ma voi non dimenticate mai che l'icona di Babbo Natale come imperversa nella nostra vita fu inventata verso la fine degli anni '30 per una campagna pubblicitaria della Coca Cola Company, le celebrazioni natalizie non hanno nulla di veramente cristiano, non s'è mai trovata alcuna prova storica che Gesù Cristo sia mai realmente esistito a meno che non si tratti dell'esatta riproposizione dell'ancor più antico mito egizio di Horus, ammesso che anche lui sia realmente esistito... .
Comunque Buone Feste a tutti voi.

sabato 23 gennaio 2010

11 settembre 2001: NON VI CREDIAMO!

ripreso da scienzamarcia

Così afferma e motiva la SECONDA testata economica in Germania il -«Focus Money» (N. 2 / 2010), voce di una delle nazioni più potenti del mondo.


Articolo ripreso da www.megachipdue.info

di Pino Cabras.

La rivista economica tedesca «Focus Money» (N. 2 / 2010), affronta una narrazione dettagliata sull’11/9 e mette radicalmente in discussione la versione ufficiale. Stiamo parlando del secondo settimanale economico della nazione economicamente più forte dell’Europa, un magazine edito da un colosso dell’editoria tedesca, il gruppo di Hubert Burda.

Il signor Burda è un insigne esponente della superclasse globale, un editore-intellettuale di primissimo piano nell’establishment germanico: è leader della VDZ, la “confindustria degli editori”, nonché cofondatore dell’analogo sindacato su scala europea, ma è anche membro del Consiglio del World Economic Forum e ha partecipato perfino a riunioni dell’esclusivo Club Bilderberg.

L’uscita di questo articolo è dunque degna di attenzione: è la prima volta che un giornale così ben inserito nel mainstream occidentale si cimenta nel raccontare in modo talmente critico i lati più scomodi dell’evento che ha dato l’impronta al secolo, l’11 settembre.

«Focus Money», espone la maggior parte degli argomenti e delle contraddizioni cruciali in cinque pagine patinate. Tra le altre questioni affrontate, l’articolo suppone che il crollo del World Trade Center possa essere stata una demolizione intenzionale.

Inoltre, l’articolo solleva seri dubbi circa la “follia” attribuita alle personalità critiche, che di solito vengono stigmatizzate come “teorici del complotto”. La rivista ricorda che «non si tratta solo di politici seri che non vogliono più credere alla versione ufficiale», bensì anche, «di migliaia di scienziati che mettono in discussione l’11/9».

L’autore dell’articolo è Oliver Janich. Lavora come giornalista d’inchiesta freelance per «Financial Times Deutschland», «Sueddeutsche Zeitung», «Euro&Finance» e ha una rubrica fissa per «Focus Money».

Nel suo blog ( http://www.oliverjanich.de/?m=201001 ) Janich spiega che ha lottato molti anni per convincere la redazione della necessità di pubblicare queste cinque pagine. Si chiede sommessamente perché il mainstream resista, e prova a rispondere: non è necessaria una grande congiura dei media per impedire che si pubblichi questo tipo di storie, soprattutto per i grandi eventi. Ogni redattore, secondo Janich, ha il timore di incappare nella vergogna di ripetere l’infortunio dei falsi diari di Hitler, che nel 1983 danneggiò enormemente il settimanale «Stern». Janich descrive questa riluttanza dei colleghi, dovuta proprio alla grandezza dell’evento, finché, guardando ai fatti, i colleghi ammettono che è sbagliato non porsi dubbi. E così nasce anche l’articolo sull’11/9.

La prima pagina dell’articolo mostra le foto di personalità scettiche sull’«11/9 “ufficiale”», tra cui Charlie Sheen, Sharon Stone, Rosie O’Donnell, William Rodriguez (accanto a George W. Bush), l’ex governatore Jesse Ventura, Richard Gage, il giudice federale tedesco Dieter Deiseroth e molti altri.

Il resto dell’articolo è denso di accenni a molte informazioni. La prova di una demolizione controllata degli edifici, la critica della teoria dell’incendio, le domande sugli intercettori, sull’Edificio 7 del WTC e sul Pentagono. Si parla delle “manovre di volo impossibili,” delle dimissioni del senatore Max Cleland, che viene citato nel dire «È una truffa, uno scandalo nazionale», sdegnato dalla marea di menzogne alla Commissione, che hanno ostacolato le indagini. Si fa anche cenno alla misteriosa morte di Barry Jennings, un alto funzionario del Dipartimento dei Servizi di emergenza della città di New York. Era un testimone chiave dei fatti accaduti all’Edificio 7. Ancora ricoperto di polvere, Jennings aveva rilasciato un’intervista in diretta alla ABC e poi più avanti nel tempo per il documentario “Loose Change Final Cut” diretto da Dylan Avery.

Appena pochi mesi fa, ai primi di settembre, c’era stato già un articolo corretto e bilanciato sull’11/9 in un settimanale TV tedesco.

Le ragioni della pubblicazione dell’articolo di «Focus Money» sono da comprendere. Può darsi che la redazione abbia autonomamente deciso di pubblicare una storia in sé interessante, che ormai anche per una testata giornalistica di quella dimensione risulta difficile “regalare” ai media “alternativi”. E quindi potrebbe essere un caso legato a scelte commerciali contingenti.

Non si può ignorare però che la pubblicazione ricade in un momento in cui ha ripreso vigore tutta la retorica legata ad al-Qa’ida, sull’onda dello strano pseudo-attentato di Mutanda Boom sul volo Amsterdam-Detroit. Quella retorica è usata a piene mani dall’Amministrazione USA per sostenere un rinnovato sforzo bellico in Afghanistan. La Germania, troppo militarmente coinvolta in quell’area e assai riluttante a esporsi con ulteriori soldati, potrebbe essere interessata a iniziare a screditare il racconto di fondo, a partire proprio dall’11/9. Qualcosa di simile è accaduta in Giappone con il cambio della guardia nel governo, laddove il Partito Democratico giapponese sfida apertamente la versione ufficiale del governo USA sui fatti dell’11/9 e ne mette in discussione la capacità di giustificare l’intervento in Afghanistan.

Può quindi accadere che le redazioni si sentano più libere di riportare i dubbi che non avevano mai osato pubblicare prima, perché temevano la catena di domande radicali che si trascinavano con sé sulla struttura del potere. Anche in seno alle classi dirigenti forse si apre qualche dibattito sul destino del mondo e sulle soluzioni non solo militari.

lunedì 18 gennaio 2010

Parlamentare giapponese denuncia la truffa dell'11 settembre

Il 10 Gennaio 2008, all'Assemblea Nazionale Giapponese, il consigliere Yukihisa Fujita del Partito Democratico Giapponese, il principale partito dell'opposizione, ha posto una serie di domande sugli eventi dell'11 Settembre.
Subito dopo, il Governo ha avviato una serie di procedure per forzare l'approvazione del parlamento di una controversa legge che darebbe nuovo vigore ad una missione navale nell'Oceano Indiano, a sostegno delle forze in Afghanistan dirette dalle forze USA. Prima del voto, il Consigliere Yukihisa Fujita del Partito Democratico ha preso la parola in Assemblea.
Per 30 minuti ha illlustrato i numerosi interrogativi circa la versione ufficiale degli eventi dell'11 Settembre, così come è stata presentata dall'amministrazione Usa al governo giapponese e all'opinione pubblica, concludendo che il sostegno del governo giapponese alla "guerra al terrore" si basa soltanto su informazioni ottenute dall'amministrazione americana, richiedendo, quindi, ulteriori investigazioni e risposte alle numerose domande... tutto questo di fronte al tentativo del governo di rendere ancor più concreto il sostegno giapponese alla guerra.
Traduzione in Italiano dal testo in inglese del sito 911video.de, ripresa da http://www.youtube.com/watch?v=-umnVVqi5ZI

integralmente tratto da scienzamarcia
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martedì 22 dicembre 2009

La privatizzazione delle Forze Armate ed altre truffe di stato.


Premessa. La privatizzazione degli enti pubblici e la sistematica truffa dello Stato ai danni dei cittadini

Innanzitutto c'è da premettere che la vecchia gestione dello Stato, centralizzata, aveva i suoi difetti innegabili, ma aveva anche molti pregi.

La trasformazione in Spa, quando non la privatizzazione complta, di enti statali che si è avuta in questi ultimi anni non ha raggiunto l'obiettivo di rendere più efficienti gli apparati statali, ma ha invece aumentato l'inefficienza, aumentato le truffe ai danni dei cittadini, e aumentato lo sperpero dei soldi pubblici.

Ci avevano raccontato la favoletta che la privatizzazione, o la trasformazione in SPA, sarebbe servita a rendere più snelli e produttivi gli enti pubblici.
E noi, docenti e giuristi, ci eravamo cascati come deficienti. Qualche anno fa pubblicai un manuale di Diritto amministrativo dove, insieme alle altre pecore che belano, anche io ho scritto le consuete cazzate sulla privatizzazione formale e sostanziale, sul modello di PA più efficiente, e stronzate varie.

Ora quando rileggo quelle pagine, mi sembrano scritte da un cerebroleso, anche se poi mi consolo quando vedo che le stesse puttanate sono scritte su tutti i manuali, senza distinzioni.

La verità è che ci hanno fottuti. La trasformazione in SPA è stata una delle più grandi truffe mai perpetrate ai danni dei cittadini. Vediamo alcuni esempi.


La truffa Telecom

Il passaggio da Sip a Telecom ha aumentato i costi delle bollette; aumentato l'inefficienza, e aumentato le truffe. Migliaia sono i cittadini che si sono visti arrivare bollette farlocche, cambi di tariffe non richiesti, ecc.

Siccome poi lo Stato ha inventato quella meravigliosa tassa da 40 euro che bisogna pagare per poter fare ricorso, con la conciliazione obbligatoria, il meccanismo processuale per difendersi è diventato impossibile da praticare, perlomeno quando si tratta di somme modeste.

Il risultato è che Telecom e TIM incassano somme esorbitanti perché rubando piccole somme il cittadino ha difficoltà a difendersi; siccome il meccanismo è applicato a centinaia di migliaia di utenti, con questo sistema si realizzano guadagni illeciti per milioni di euro.

I sistemi escogitati sono tanti. Dai famigerati numeri con prefisso 144, alle ricariche per internet che terminano alla mezzanotte del 30 esimo giorno senza possibilità di ricaricare in anticipo (così l'utente si scorda la scadenza e spende un capitale), alle carte vacanze che danno diritto a chiamare 500 minuti gratis (ma non ti dicono che allo scadere dei 500 minuti paghi una tariffa enormemente superiore e quindi va a finire che paghi un salasso senza accorgertene); poi abbiamo le bollette gonfiate, i cordless e i telefoni inviati a chi non ne ha fatto richiesta con l'addebito in bolletta; la fantasia degli amministratori dell'azienda è senza limiti. Uno dei sistemi migliori poi è quello di dare in appalto a una ditta privata esterna la vendita di alcuni servizi truffa in modo che poi il truffato non possa rivalersi su TIM ma debba far causa alla ditta di servizi (che o ha cessato di operare, oppure è introvabile perché l'utente non riesce a ritrovare il numero).

E che dire di quella genialata dello scatto alla risposta? Così se sei in una zona con scarsa copertura in cui la linea salta dopo pochi secondi e devi richiamare dieci volte, paghi dieci scatti senza motivo.

Telecom e TIM sono state condannate più volte a pagare milioni di euro, ad esempio 2,4 milioni di euro per le truffe dialer, 6,5 milioni di euro per le truffe mediante sms che comunicavano che esistevano messaggi nella segreteria telefonica mai attivata dall'utente; ma i soldi incassati con queste truffe superano immensamente le multe che hanno dovuto sborsare.


La truffa Equitalia

Fantastico anche il meccanismo di trasformazione in SPA di Equitalia, con le conseguenti leggi per riscuotere i tributi.

Che fa Equitalia? Manda cartelle pazze a migliaia di cittadini.

Su 1000 cittadini che ricevono tasse arretrate senza giustificazione, 200 pagano senza fiatare; magari sono risparmiatori che hanno da parte qualche decina di migliaia di euro e per evitare noie e il costo di un avvocato pagano e zitti.

Una buona parte protesta e spesso ottiene una consistente riduzione della somma da pagare, e quindi si accontenta di pagare la riduzione, felice di poter evitare un contenzioso sborsando "solo" poche centinaia di euro anziché le migliaia che erano state richieste all'inizio. Tempo fa vennero mandate ad alcuni pensionati delle cartelle per trentamila euro, adducendo un errore nel calcolo della liquidazione. Molti pagarono; chi andò a protestare si vide immediatamente ridurre a 500 euro la cartella originaria (quindi molti pagarono, felici di cavarsela con una somma inferiore); solo chi ha impugnato la cartella è riuscito a non pagare nulla.

Un sistema che ha fruttato ad Equitalia milioni di euro.

Una parte delle cartelle finisce invece in tribunale; il contribuente vince la causa, ma a conti fatti, nel complesso dell'operazione, Equitalia ci guadagna sempre somme esorbitanti.

In molte zone d'Italia poi Equitalia ha pignorato centinaia di case, auto, e beni dei contribuenti; contribuenti che spesso sono addirittura all'oscuro della richiesta di pagamento.

Vengono recapitate tasse arretrate per essere proprietari di immobili mai pesseduti; per aver esercitato mestieri mai fatti; o aver esercitato la professione in periodi in cui le persone erano disoccupate, o addirittura... in carcere.

In pratica con questo meccanismo Equitalia si assicura un enorme flusso di capitali, che sono illeciti perché si tratta di somme non dovute, ma trattandosi di una società privata nessun amministratore rischia alcunché.

La guardia di finanza e alcune procure hanno spesso iniziato indagini, ma esse non portano né porteranno mai ad alcun risultato, perché il reato ipotizzato (la truffa) è troppo blando e i tempi di prescrizione sono troppo brevi.

Peraltro Equitalia ha il completo appoggio dei politici al governo, perché le leggi in vigore consentono ad Equitalia di espropriare immobili di qualsiasi cittadino anche a fronte di tasse arretrate per 5000 euro, con un procedimento rapidissimo e fuori da ogni regola di logica giuridica che ha come conseguenza il fatto che spesso al cittadino viene venduto l'immobile, anche quando poi il tribunale dà tardivamente torto ad Equitalia.

Su un giornale ho letto di un tizio di Salerno, tale Nunzio Birra, cui è stata espropriata e venduta la casa per un credito (non dimostrato) di 15.000 euro; la casa (che valeva 400.000 euro) è stata acquistata all'asta per 56 mila euro, dopodiché la società che aveva acquistato la casa ha proposto al Birra di riacquistarla per 200.000 euro. Una truffa colossale. Ed è una truffa di Stato.

Nella sola provincia di Napoli gli immobili ipotecati sono 200.000. E spesso sono ipotecati a persone che ignorano di avere la casa ipotecata, e lo scoprono solo al momento in cui questa viene messa in vendita.

Un altro metodo geniale è quello di inviare mini cartelle da 10-20 euro. Così il contribuente paga e zitto, perché è impossibile ricostruire la correttezza delle somma. A me ad esempio arrivano ogni anno tasse arretrate di 40-50 euro... per un professionista (le cui tasse si determinano con un calcolo complicato che tiene conto di tutte le fatture in entrata e in uscita, le detrazioni, ecc...) è impossibile rifare tutti i conti e sapere se quelle 40 euro sono giuste o meno; d'altronde sono sicuro che è impossibile che ad Equitalia qualcuno ogni anno rifaccia i calcoli delle tasse che mi riguardano. Ma l'unica strada è pagare, e rassegnarsi alla truffa.

Il meccanismo giuridico che sta alla base delle leggi che regolano il rapporto tra Equitalia e cittadini è previsto dal Dl 203/2005, nonché dal Dlg 112/1999, e 46/2009, oltre che dal DPR 602/73 e dalle varie norme in materia di contenzioso tributario; anche se è complicato da descrivere in un articolo, penso che possa essere riassunto efficacemente e in modo molto chiaro nella famosa frase che il Marchese del Grillo disse nel film omonimo: "Io (Equitalia) sono io, e voi non siete un cazzo".

Il problema è che dal punto di vista giuridico dovrebbero finire in galera tutti i politici che hanno votato le leggi che hanno permesso questo stato di cose, perchè si tratta di una truffa immensa, ideata dai politici e perpetrata con la complicità di amministratori, magistratura, informazione.


Le truffe Enel

Per non parlare delle bollette della luce. La luce è un bene essenziale, perché senza di essa nelle nostre cose e negli uffici non funziona più nulla, PC, TV, frigorifero, in alcuni casi i riscaldamenti e addirittura, nelle case di campagna che non sono collegate all'acquedotto, la mancanza dell'elettricità determina l'impossibilità di usare l'acqua.

Nelle aziende e negli esercizi commerciali mancanza di elettricità equivale al blocco dei macchinari.

Ecco quindi che se arriva una bolletta caricata abusivamente di poche centinaia di euro conviene pagare subito, per evitare il blocco della corrente.

Mentre i costi di una causa civile e del ricorso ad un avvocato scoraggia normalmente i cittadini dal fare ricorso.

Questo è il risultato della privatizzazione in Italia; di quella privatizzazione che ci avevano presentato come la soluzione del problema all'inefficienza statale, e che invece si è rivelata essere uno degli indizi rivelatori della fine del nostro sistema democratico, perché la magistratura e la polizia sono troppo inefficienti e/o corrotte per poter intervenire con efficacia su un sistema così capillare.

A parte il fatto che il nostro sistema penale è totalmente sfornito anche teoricamente di mezzi giuridici, perché le pene previste per i reati di questo tipo sono già ridicole in partenza.


La trasformazione delle Forze Armate in SPA


La trasformazione delle FFAA in SPA si inserisce nel quadro generale delle privatizzazioni. Qui però ci sono conseguenze ulteriori e vantaggi diversi (per il governo).
Ovviamente in un primo tempo resterà tutto identico a prima e non cambierà nulla. La difesa continuerà a restare ufficialmente pubblica, e la veste di SPA consentirà solo una maggiore facilità nel truffare in alcuni settori.
Piano piano, però, sulla falsariga di quello che è successo ad esempio con Telecom o con Banca d'Italia (in cui di pubblico non è rimasto nulla, tranne il nomen iuris) si amplierà l'area dei settori della difesa interessati dalla privatizzazione e la truffa diventerà globale, fino ad arrivare al seguente risultato:

- eliminazione del reato di corruzione e concussione:


Se un amministratore pubblico prende una tangente per favorire qualcuno, ricorre il reato di corruzione; se l'amministratore minaccia Tizio di non dargli un suo diritto se costui non paga una tangente, il reato è quello di concussione.

Se lo stesso comportamento è posto in essere dall'amministratore di una società privata NON esiste alcun reato.

Stessa cosa vale per il reato di abuso di ufficio.

In altre parole, privatizzando le FFAA gli amministratori potranno affidare le commesse a chi pare loro, senza rischiare alcunché dal punto di vista penale. Verranno acquistati miliardi di materiale inefficiente, pagandolo dieci volte il loro valore? Non sarà reato. Nessuno verrà punito.


- eliminazione del meccanismo della gara pubblica:

Attualmente gli enti pubblici, per stipulare contratti di qualsiasi tipo, in teoria devono ricorrere al meccanismo dell'evidenza pubblica. Il meccanismo dell'evidenza pubblica (sempre in teoria) garantisce che il contratto sia stipulato con imparzialità ed efficienza al miglior offerente.

Truccare una gara poi, anche se è una cosa che succede spesso, è comunque un reato.

Nel momento in cui le FFAA verranno privatizzate, invece, scomparirà gradualmente il meccanismo dell'asta pubblica e gli amministratori potranno fare quello che gli pare.

Ovviamente ciò non avverrà subito; inizialmente si dirà che, nonostante la veste di società per azioni, le FFAA sono comunque tenute a rispettare le leggi di diritto pubblico per i contratti; ma gradatamente si arriverà alla scomparsa del meccanismo.

- eliminazione del controllo della Corte di Conti:

Tutti gli enti pubblici passano attraverso il controllo della Corte dei Conti e devono inviare periodicamente i loro bilanci a questo organo.

Si tratta di un controllo imperfetto, blando, spesso viziato dalla corruzione dei giudici della Corte, ma comunque esiste. E in teoria, se i giudici venissero veramente scelti per merito, se veramente applicassero le leggi, garantirebbe la legalità nell'amministrazione.

Privatizzando le FFAA scomparirà gradatamente anche il controllo della Corte dei Conti.


Altri meccanismi negativi li ha sottolineati Fabio Piselli nel suo blog: gli amministratori, manco a dirlo, acquisteranno beni e servizi da aziende di proprietà di loro parenti; potranno decidere i settori e i reparti dove investire o disinvestire. Inoltre (cito testualmente dal blog di Fabio):

"il pericolo grande lo vivremo in Italia, ove avremo dei carabinieri sempre meno liberi, dei soldati sempre più presenti in strada, dei soggetti che se fino a ieri rispondevano allo Stato (noi) d'ora in poi risponderanno al consiglio d'amministrazione (loro) scelto tout court dal ministro stesso e dai suoi accoliti

non ho sindromi complottistiche, ma ho l'esperienza necessaria per dire che tutto questo non mi piace affatto, il nostro paese non è l'America, è troppo piccolo per consegnare il sistema Difesa in mano a dei privati privilegiati sui quali ignoriamo ogni cosa, se non che proverranno da ambienti destrorsi o paramilitari, oppure scopriremo che il mafioso affitta le microspie ai carabinieri, e questo è già avvenuto e fortunatamente scoperto, grazie anche ai consulenti privati

meditate gente meditate perchè a quanto pare dove non si riforma si privatizza.... "


Nei secoli passati il sovrano depredava al suddito quasi tutto. E i soldati erano al servizio del re per mantenere il potere costituito.

Oggi la situazione non è diversa. E' solo diventato più sofisticato il metodo per rubare; è cambiata la forma cioè, ma la sostanza è sempre la stessa.

Lo stato ruba e depreda il cittadino fino che può; e i soldati saranno in modo sempre più evidente al soldo dei potenti, anziché dei cittadini.

Per qualche decennio dopo il 1945 ci eravamo illusi di essere una democrazia e che il popolo contasse qualcosa, con i meravigliosi concetti dello stato sociale e della sovranità popolare.

Oggi l'illusione è finita.

La sostanza della legge che regola tutto il meccanismo delle privatizzazioni è questa, e non lascia dubbi: io sono lo Stato, e voi cittadini non siete un cazzo.


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sabato 12 dicembre 2009

EDITORIALE: Nuovo Corso

Ho pensato di ampliare la funzione di questo blog semi-inattivo (non perché "mi" manchino Truffatori...) nato con l'intenzione di pubblicare (almeno alcuni) nomi e cognomi delle persone che con delle loro azioni MIRATE, più o meno legali ma in ogni modo inattaccabili a termini di legge, mi hanno arrecato danni di ordine morale ed economico.
Questa volontà è nata dalla riflessione che oltre ai Truffatori che hanno interagito DIRETTAMENTE con me, ci sono ben altri Truffatori più difficilmente individuabili che possono trovar degna collocazione su questo blog e che mi hanno probabilmente arrecato danni non minori dei primi pur non avendo avuto a che fare direttamente con me: mi riferisco ai componenti dei poteri forti, di quelli che nell'ombra veramente decidono delle nostre vite senza alcuna possibilità da parte nostra di influenzare le loro scelte.

Ad esempio, alla luce delle verità che con gli anni sono venute a galla, potrei sospettare qualche responsabilità da ascrivere a Big Pharma sulla vicenda che nel lontano 1963 portò mia madre allora 33enne a contrarre la poliomielite che la invalidò per il resto della vita "nonostante" ella si fosse vaccinata per tempo in occasione della presunta pandemia in corso in quegli anni.
Sappiamo oggi infatti parecchie cose che mettono in discussione sia la validità del famoso Sabin sia quella di tanti altri vaccini messi a punto per prevenire altre malattie infettive.
E sappiamo anche che somministrando massicce dosi di Vitamina C endovena al primo insorgere della polio (ho scritto "massicce" ed "endovena", non parlo di miseri milligrammi per uso orale) è possibile limitare moltissimo o addirittura scongiurare del tutto i postumi invalidanti della malattia.
Ma nei primi degli anni '60 ci si era già dimenticati delle potenzialità dell'Acido Ascorbico, nutriente essenziale troppo pericoloso per gli interessi delle Case Farmaceutiche.

link di approfondimento sul tema:

http://www.mednat.org/vaccini/poliomielite.htm
http://www.cura-tu-cancer.net/vitamina-C.html (spagnolo)
http://scienzamarcia.blogspot.com/2008/03/nessun-dato-scientifico-sostegno-dei.html
http://www.orthomed.com/polio.htm (inglese)
ecc. ecc.

Sette anni dopo questa catastrofe che cambiò per sempre la vita di mia madre (e anche la mia) toccò a mio padre fare i conti con la presuntuosa ignoranza della Medicina Ufficiale: si ammalò di cancro e, da buon medico quale era, si affidò alla "cura" che la Medicina di allora riservava per una malattia ritenuta incurabile come il cancro: la morfina.
L'unica possibilità in questi casi infatti era quella di sopprimere la percezione del dolore, e con essa anche quella del mondo reale.
Nonostante fossi bambino, ricordo benissimo che in occasione di un consulto con un luminare suo amico si parlò del famoso "Siero di Bonifacio", messo a punto proprio in quegli anni dal famoso veterinario siciliano e somministrato con un successo medio di circa ill 70% nella vicinissima (12km) Agropoli a centinaia di malati di cancro, senza però prendere seriamente in considerazione la possibilità di avviare un protocollo terapeutico in tal senso: sarebbe stato contrario alla fede che nutrivano entrambi nelle proprie conoscenze.

...

Così, proprio ieri sera mi sono imbattuto in un articolo-appello di Paolo Barnard su ciò che è (realmente) il Potere e in esso mi è sembrato di ravvisare le stesse motivazioni - anche se enormemente più in grande - che mi hanno portato a buttar giù questo miserrimo blog; ve lo sottopongo, è molto importante per tutti noi aprire gli occhi su queste realtà guardando al di là delle questioni che a noi SEMBRANO decisive per la nostra vita:

%%%

Questo è il Potere

Paolo Barnard - http://www.paolobarnard.info


Eccovi i nomi e cognomi del Potere, chi sono, dove stanno, cosa fanno. Così li potrete riconoscere e saprete chi realmente oggi decide come viviamo. Così evitate di dedicare tutto il vostro tempo a contrastare le marionette del Potere, e mi riferisco a Berlusconi, Gelli, Napolitano, D’Alema, i ministri della Repubblica, la Casta e le mafie regionali. Così non avrete più quell’imbarazzo nelle discussioni, quando chi ascolta chiede “Sì, ma chi è il Sistema esattamente?”, e vi toccava di rispondere le vaghezze come “le multinazionali… l’Impero… i politici…”. Qui ci sono i nomi e i cognomi, quindi, dopo avervi raccontato dove nacque il Potere (‘Ecco come morimmo’, paolobarnard.info), ora l’attualità del Potere.

Tuttavia è necessaria una premessa assai breve. Il Potere è stato eccezionalmente abile in molti aspetti, uno di questi è stato il suo mascheramento. Il Potere doveva rimanere nell’ombra, perché alla luce del sole avrebbe avuto noie infinite da parte dei cittadini più attenti delle moderne democrazie. E così il Potere ci ha rifilato una falsa immagine di se stesso nei panni dei politici, dei governi, e dei loro scherani, così che la nostra attenzione fosse tutta catalizzata su quelli, mentre il vero Potere agiva sostanzialmente indisturbato. Generazioni di cittadini sono infatti cresciuti nella più totale convinzione che il potere stesse nelle auto blu che uscivano dai ministeri, nei parlamenti nazionali, nelle loro ramificazioni regionali, e nei loro affari e mal’affari. Purtroppo questa abitudine mentale è così radicata in milioni di persone che il solo dirvi il contrario è accolto da incredulità se non derisione. Ma è la verità, come andrò dimostrando di seguito. Letteralmente, ciò che tutti voi credete sia il potere non è altro che una serie di marionette cui il vero Potere lascia il cortiletto della politica con le relative tortine da spartire, a patto però che eseguano poi gli ordini ricevuti. Quegli ordini sono le vere decisioni importanti su come tutti noi dobbiamo vivere. E’ così da almeno 35 anni. In sostanza il punto è questo: combattere la serie C dei problemi democratici (tangentopoli, la partitocrazia, gli inciuci D’Alem-berlusconiani, i patti con le mafie, l’attacco ai giudici di questo o quel politico, le politiche locali dei pretoriani di questo o quel partito ecc.) è certamente cosa utile, non lo nego, ma non crediate che cambierà una sola virgola dei problemi capitali di tutti gli italiani, cioè dei vostri problemi di vita, perché la loro origine è decretata altrove e dal vero Potere. O si comprende questo operando un grande salto di consapevolezza, oppure siamo al muro.

Un colossale e onnicomprensivo ingranaggio invisibile manovra il sistema da lontano. Spesso cancella decisioni democratiche, prosciuga la sovranità degli Stati e si impone ai governi eletti”. Il Presidente brasiliano Lula al World Hunger Summit del 2004.


E’ nell’aria

Come ho detto, sarò specifico, ma si deve comprendere sopra ogni altra cosa che oggi il Potere è prima di tutto un’idea economica. Oggi il vero Potere sta nell’aria, letteralmente dovete immaginare che esiste un essere metafisico, quell’idea appunto, che ha avvolto il mondo e che dice questo:

Pochi prescelti devono ricevere il potere dai molti. I molti devono stare ai margini e attendere fiduciosi che il bene gli coli addosso dall’alto dei prescelti. I governi si levino di torno e lascino che ciò accada’.

Alcuni di voi l’avranno riconosciuta, è ancora la vecchia teoria dei Trickle Down Economics di Ronald Reagan e di Margaret Thatcher, cioè il Neoliberismo, cioè la scuola di Chicago, ovvero il purismo del Libero Mercato. Questa idea economica comanda ogni atto del Potere, e di conseguenza la vostra vita, che significa che davvero sta sempre alla base delle azioni dei governi e dei legislatori, degli amministratori e dei datori di lavoro. Quindi essa comanda te, i luoghi in cui vivi, il tuo impiego, la tua salute, le tue finanze, proprio il tuo quotidiano ordinario, non cose astruse e lontane dal tuo vivere. La sua forza sta nel fatto di essere presente da 35 anni in ogni luogo del Potere esattamente come l’aria che esso respira nelle stanze dove esiste. La respirano, cercate di capire questo, gli uomini e le donne di potere, senza sosta, dal momento in cui mettono piede nell’università fino alla morte, poiché la ritrovano nei parlamenti, nei consigli di amministrazione, nelle banche, nelle amministrazioni, ai convegni dove costoro si conoscono e collaborano, ovunque, senza scampo. Ne sono conquistati, ipnotizzati, teleguidati. Il Potere ha creato attorno a quell’idea degli organi potentissimi, che ora vi descrivo, il cui compito è solo quello di metterla in pratica, null’altro. Essi sono quindi la parte fisica del Potere, ma che per comodità chiamiamo il vero Potere.


Primo organo: Il Club

Il primo organo del Potere è il Club, cioè il raggruppamento in posti precisi ed esclusivi dei veri potenti. Chi sono? Sono finanzieri, industriali, ministri, avvocati, intellettuali, militari, politici scelti con cura. Fate attenzione: questo Club non sta mai nei luoghi che noi crediamo siano i luoghi del potere, cioè nei parlamenti, nelle presidenze, nelle magistrature, nei ministeri o nei business. Esso è formato da uomini e da donne provenienti da quei luoghi, ma che si riuniscono sempre all’esterno di essi ed in privato. Come dire: quando quegli uomini e quelle donne siedono nelle istituzioni democratiche sono solo esecutori di atti (leggi, investimenti, tagli…) che erano stati da loro stessi decisi nel Club. Esso assume nomi diversi a seconda del luogo in cui si riunisce.

Ad esempio: prende il nome di Commissione Trilaterale se i suoi membri si riuniscono a Washington, a Tokio o a Parigi (ma talvolta in altre capitali UE). I fatti principali della Trilaterale: nasce nel 1973 come gruppo di potenti cittadini americani, europei e giapponesi; dopo soli due anni stila le regole per la distruzione globale delle sinistre e la morte delle democrazie partecipative, realmente avvenute; afferma la supremazia della guida delle elite sulle masse di cittadini che devono essere “apatici” e su altre nazioni; ha 390 membri, fra cui i più noti sono (passato e presente) Henry Kissinger, Jimmy Carter, David Rockefeller, Zbigniev Brzezinski, Giovanni Agnelli, Arrigo Levi, Carlo Secchi, Edmond de Rothschild, George Bush padre, Dick Cheney, Bill Clinton, Alan Greenspan, Peter Sutherland, Alfonso Cortina, Takeshi Watanabe , Ferdinando Salleo; assieme ad accademici (Harvard, Korea University Seoul, Nova University at Lisbon, Bocconi, Princeton University…), governatori di banche (Goldman Sachs, Banque Industrielle et Mobilière Privée, Japan Development Bank, Mediocredito Centrale, Bank of Tokyo-Mitsubishi, Chase Manhattan Bank, Barclays…) ambasciatori, petrolieri (Royal Dutch Shell, Exxon…), ministri, industriali (Solvay, Mitsubishi Corporation, The Coca Cola co. Texas Instruments, Hewlett-Packard, Caterpillar, Fiat, Dunlop…) fondazioni (Bill & Melinda Gates Foundation, The Brookings Institution, Carnegie Endowment…). Costoro deliberano ogni anno su temi come ‘il sistema monetario’, ‘il governo globale’, ‘dirigere il commercio internazionale’, ‘affrontare l’Iran’, ‘il petrolio’, ‘energia, sicurezza e clima’, ‘rafforzare le istituzioni globali’, ‘gestire il sistema internazionale in futuro’. Cioè tutto, e leggendo i rapporti che stilano si comprende come i loro indirizzi siano divenuti realtà nelle nostre politiche nazionali con una certezza sconcertante.

Quando il Club necessita di maggior riservatezza, si dà appuntamento in luoghi meno visibili dei palazzi delle grandi capitali, e in questo caso prende il nome di Gruppo Bilderberg, dal nome dell’hotel olandese che ne ospitò il primo meeting nel 1954. I fatti principali di questa organizzazione: si tratta in gran parte degli stessi personaggi di cui sopra più molti altri a rotazione, ma con una cruciale differenza poiché a questo Gruppo hanno accesso anche politici o monarchi attualmente in carica, mentre nella Commissione Trilaterale sono di regola ex. Parliamo in ogni caso sempre della stessa stirpe, al punto che fu una costola del Bilderberg a fondare nel 1973 la Commissione Trilaterale. Il Gruppo è però assai più ‘carbonaro’ della Trilaterale, e questo perché la sua originaria specializzazione erano gli affari militari e strategici. Infatti, in esso sono militati diversi segretari generali della NATO e non si prodiga facilmente nel lavoro di lobbistica come invece fa la Commissione. La peculiarità dirompente del Bilderberg è che al suo interno i potenti possono, come dire, levarsi le divise ed essere in libertà, cioè dichiarare ciò che veramente pensano o vorrebbero privi del tutto degli obblighi istituzionali e di ruolo. Precisamente in questo sta il pericolo di ciò che viene discusso nel Gruppo, poiché in esso i desideri più intimi del Potere non trovano neppure quello straccio di freno che l’istituzionalità impone. Da qui la tradizione di mantenere attorno al Bilderberg un alone di segretezza assoluto. I partecipanti sono i soliti noti, fra cui una schiera di italiani in posizioni chiave nell’economia nazionale, cultura e politica. Non li elenco perché non esistendo liste ufficiali si va incontro solo a una ridda di smentite (una lista si trova comunque su Wikipedia). Un fatto non smentibile invece, e assai rilevante, è la cristallina dichiarazione del Viscount Etienne Davignon, che nel 2005 fu presidente del Bilderberg, rilasciata alla BBC:

Agli incontri annuali, abbiamo automaticamente attorno ai nostri tavoli gli internazionalisti… coloro che sostengono l’Organizzazione Mondiale del Commercio, la cooperazione transatlantica e l’integrazione europea.”

Cioè: i primatisti del Libero Mercato con potere sovranazionale ( si veda sotto), e i padrini del Trattato di Lisbona, cioè il colpo di Stato europeo con potere sovranazionale che ci ha trasformati in cittadini che verranno governati da burocrati non eletti. Di nuovo, i soliti padroni della nostra vita, che significa decisioni inappellabili su lavoro, previdenza, servizi sociali, tassi dei mutui, costo della vita ecc., prese non a Palazzo Chigi o all’Eliseo, ma a Ginevra o a Brussell o nelle banche centrali, dopo essere state discusse al Bilderberg.
Per darvi un’idea concreta di come questi Club e gli altri organi del Potere siano in realtà un unico blocco che si scambia sempre gli stessi personaggi, vi sottopongo la figura di Peter Sutherland. Costui lo si è trovato a dirigere la British Petroleum , la super banca Goldman Sachs, l’università The London School of Economics (una delle fucine mondiali di ministri dell’economia), ed è stato anche Rappresentante Speciale dell’ONU per l’immigrazione e lo sviluppo, Direttore Generale dell’Organizzazione Mondiale del Commercio (secondo organo del Potere), membro della Commissione Europea (il super-governo d’Europa), e ministro della Giustizia d’Irlanda. E, ovviamente, membro sia della Commissione Trilaterale che del Gruppo Bilderberg.


Secondo organo: Il colosso di Ginevra

Si chiama Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO), nacque nel 1994 ed è più potente di qualsiasi nazione o parlamento. Riunisce 153 Paesi in un’unica sede a Ginevra, dove essi dettano le regole del commercio internazionale, e ciò dicendo capirete che stiamo parlando di praticamente tutta l’economia del mondo produttivo, che lì viene decisa. Cioè fette enormi dei nostri posti di lavoro, di ciò che compriamo, mangiamo, con cui ci curiamo ecc., cose della nostra vita quotidiana, non astratte e lontane. Le decidono loro, e come nel caso della nuova Europa del Trattato di Lisbona, anche al WTO le regole emanate, dette Accordi, sono sovranazionali, cioè più potenti delle leggi nazionali. E come nel caso del Trattato, diviene perciò cruciale che regole così forti siano decise in modo democratico. Nel Trattato non lo sono, e al WTO? Neppure. Infatti la sua organizzazione di voto è falsata dallo strapotere dei soliti Paesi ricchi nel seguente modo: i Paesi poveri o meno sviluppati non posseggono le risorse economiche e il personale qualificato in numeri sufficienti per poter seguire il colossale lavoro di stesura degli Accordi del WTO (27.000 pagine di complicatissima legalità internazionale, 2.000 incontri annui), per cui ne sono tagliati fuori. Chi sta al timone è il cosiddetto gruppo QUAD, formato da Usa, Giappone, Canada ed Europa. Ma l'Europa intera è rappresentata al tavolo delle trattative del WTO dalla Commissione Europea, che nessun cittadino elegge, e per essere ancora più precisi vi dico che in realtà chi decide per tutti noi europei è un numero ancora più ristretto di burocrati: il misterioso Comitato 133 della Commissione, formato da specialisti ancor meno legittimati. La politica italiana di norma firma gli Accordi senza neppure leggerli.
Se un Paese si oppone a una regola del WTO può essere processato da un tribunale al suo interno (Dispute Settlement Body), dotato di poteri enormi. Questo tribunale è formato da tre (sic) individui di estrazione economico-finanziaria, le cui sentenze finali sono inappellabili. Una sentenza del WTO può penalizzare o persino ribaltare le scelte democratiche di milioni di cittadini, anche nei Paesi ricchi. Per esempio, tutta l’Europa è stata condannata a risarcire gli USA con milioni di euro perché si è rifiutata di importare la carne americana agli ormoni. Neppure gli Stati Uniti hanno potere sulle decisioni del WTO. Il presidente Obama, sotto pressione dai cittadini a causa della catastrofe finanziaria dello scorso anno, aveva deciso di imporre nuove regole restrittive delle speculazioni selvagge delle banche (la causa della crisi). Ma gli è stato sbarrato il passo proprio da una regola del WTO, che si chiama Accordo sui Servizi Finanziari, e che sancisce l’esatto contrario, cioè proibisce alla Casa Bianca e al Congresso di regolamentare quelle mega banche. E sapete chi, anni fa, negoziò quell’accordo al WTO? Timothy Geithner, attuale ministro del Tesoro USA, che è uno dei membri del Gruppo Bilderberg. Fa riflettere.


Vi do ancora un’idea rapida del potere del WTO. Gli Accordi che ha partorito:


1) hanno il potere di esautorare le politiche sanitarie di qualunque Paese, incrinando il vecchio Principio di Precauzione che ci tutela dallo scambio di merci pericolose (WTO: Accordo Sanitario- Fitosanitario).


2) tolgono al cittadino la libertà di sapere in quali condizioni sono fatte le merci che acquista e con che criteri sono fatte, inoltre ostacolano l’uso delle etichette a tutela del consumatore (WTO: Accordo Sanitario-Fitosanitario & Accordo Barriere Tecniche al Commercio, con implicazioni sui diritti dei lavoratori e sulla tutela dell'ambiente).


3) impongono ai politici di concedere alle multinazionali estere le stesse condizioni richieste alle aziende nazionali nelle gare d’appalto, a prescindere dalla necessità di favorire l’occupazione nazionale; e minacciano le scelte degli amministratori locali nel caso volessero facilitare l'inserimento di gruppi di lavoratori svantaggiati, poiché tali politiche sono considerate discriminazioni al Libero Mercato (WTO: Accordo Governativo sugli Appalti - Principio del Trattamento Nazionale ecc.).


4) accentrano nelle mani di poche multinazionali i brevetti della maggioranza dei principi attivi e delle piante che si usano per i farmaci o per l'agricoltura, poiché permettono la brevettabilità privata delle forme viventi e tutelano quei brevetti per 20 anni. Inoltre, il fatto che i brevetti siano protetti dal WTO per 20 anni sta alla base anche della mancanza di farmaci salva vita nei Paesi poveri. (WTO: Accordo TRIPS sulla Proprietà Intellettuale).


5) stanno promuovendo a tutto spiano la privatizzazione e l’apertura al Libero Mercato estero di praticamente tutti i servizi alla cittadinanza, anche di quelli essenziali come sanità, acqua, istruzione, assistenza agli anziani ecc., con regole che impediranno di fatto agli amministratori locali la tutela dei cittadini meno abbienti che non possono permettersi servizi privati (WTO: Accordo GATS in fase di negoziazione). E ricordo, se ce ne fosse bisogno, che questi Accordi sono vincolanti su qualsiasi legge nazionale, esautorando quindi i nostri politici dalla gestione della nostra economia nei capitoli che contano.


Terzo organo: I suggeritori.

Prendete un disegno di legge e un decreto in campo economico, persino una finanziaria. Pensateli nelle mani dei politici che li attuano, e ora immaginate cosa gli sta dietro. Cosa? I ‘suggeritori’. Chi sono? Sono i lobbisti, coloro cioè che sono ricevuti in privato da ogni politico che conti al mondo e che gli ‘suggeriscono’ (spesso dettano) i contenuti delle leggi e dei decreti, ma anche delle linee guida di governo e persino dei programmi delle coalizioni elettorali. Le lobby non sono l’invenzione di fantasiosi perditempo della Rete. Sono istituzioni con nomi e cognomi, con uffici, con budget (colossali) di spesa, dove lavorano i migliori cervelli delle pubbliche relazioni in rappresentanza del vero Potere. In ordine di potenza di fuoco, vi sono ovviamente le lobbies internazionali, quelle europee e infine quelle italiane. Parto da queste ultime.

Va detto subito che nel nostro Paese l’interferenza dei ‘suggeritori’ non ha mai raggiunto i livelli di strapotere degli omologhi americani o europei, il cui operato tuttavia detta legge per contagio anche in casa nostra. Ma nondimeno essa c’è, e non va trascurata, anche perché in Italia esiste un vuoto normativo totale sull’attività delle lobbies: dopo decine di proposte di legge, nessuna di esse è mai approdata alla Gazzetta Ufficiale. I lobbisti italiani sono circa un migliaio, organizzati in diverse aziende fra cui spunta la Reti , fatturato 6 milioni di euro annui e gestione di un ex d’Alemiano di ferro, Claudio Velardi (altri gruppi: Cattaneo Zanetto & co., VM Relazioni Istituzionali, Burson-Marsteller, Beretta-Di Lorenzo & partners…). La proiezione per il futuro dei ‘suggeritori’ italiani è di almeno diecimila unità entro dieci anni, almeno secondo le richieste dei gruppi più noti. In assenza di regole, dunque, le cose funzionano così: si sfrutta la legge berlusconiana per il finanziamento ai partiti che permette finanziamenti occulti alle formazioni politiche fino a 50.000 euro per ciascun donatore, con la possibilità per la lobby di turno di far versare 49.999 euro dal banchiere A, altri 49.999 da sua moglie, altri 49.999 da suo figlio, ecc. all’infinito. In questo modo, con una stima basata sui bilanci passati, si calcola che il denaro sommerso versato alla politica italiana ammonti a diverse decine di milioni di euro all’anno, provenienti dai settori edile, autostradale, metallurgico, sanitario privato, bancario, televisivo, immobiliare fra gli altri. Le ricadute sui cittadini sono poi leggi e regolamenti che vanno a modificare spesso in peggio la nostra economia di vita e di lavoro. Un solo dato che fa riflettere: mentre appare ovvio che le grosse cifre siano spese per i ‘suggerimenti’ ai due maggiori partiti italiani, colpisce che l’UDC si sia intascata in offerte esterne qualcosa come 2.200.000 euro nel 2008, di cui l’80% da un singolo lobbista (l’immobiliarista Caltagirone).

Chi di voi pensa ancora che il Potere siano i politici a Roma, pensi alla libertà di Pierferdinando Casini nel legiferare in campo immobiliare, tanto per fare un esempio. Ma non solo: Antonio di Pietro incassa 50.000 euro dalla famiglia Lagostena Bassi, che controlla il mercato delle Tv locali ma che contemporaneamente serve Silvio Berlusconi e foraggia la Lega Nord. Un obolo a fondo perduto? Improbabile. Il Cavaliere poi, non ne parliamo neppure; è fatto noto che il criticatissimo ponte sullo stretto di Messina, con le ricadute che avrà su tutti gli italiani, non è certo figlio delle idee di Berlusconi, piuttosto di tal Marcellino Gavio, titolare del gruppo omonimo e primo in lizza per l’impresa, ma anche primo come finanziamenti al PDL con i 650.000 euro versati l’anno scorso.

I ‘suggeritori’ americani… che dire. Negli USA l’industria delle lobby economiche non è più neppure riconoscibile dal potere politico, veramente non si capisce dove finiscano le prime e dove inizi il secondo. Troppo da raccontare, una storia immensa, che posso però riassumere con alcuni sketch. Lobby del petrolio e amministrazione di George W. Bush, risultato: due guerre illegali e sanguinarie (Iraq e Afghanistan), montagne di morti (oltre 2 milioni), crimini di guerra, l’intera comunità internazionale in pericolo, il prezzo del petrolio alle stelle, di conseguenza il costo della nostra vita alle stelle, ma alle stelle anche i profitti dei petrolieri. Chi ha deciso? Risposta:

i membri della sopraccitata lobby del petrolio, che sono Dick Cheney, James Baker III, l’ex della Enron Kenneth Lay, il presidente del Carlyle Group Frank Carlucci, Robert Zoellick, Thomas White, George Schultz, Jack Sheehan, Don Evans, Paul O’Neil; a servizio di Shell, Mobil, Union Carbide, Huntsman, Amoco, Exxon, Alcoa, Conoco, Carlyle, Halliburton, Kellog Brown & Root, Bechtel, e Enron.


George W. Bush è il politico più ‘oliato’ nella Storia americana, con, solo dalle casse dei giganti di petrolio e gas, un bottino di oltre 1 milione e settecentomila dollari. Lobby finanziaria/assicurativa e Barak Obama: nel 2008 crollano le banche USA dopo aver truffato milioni di esseri umani e migliaia di altre banche internazionali, 7 milioni di famiglie americane perdono il lavoro, l’intera economia mondiale va a picco, Italia inclusa. Obama firma un’emorragia di denaro pubblico dopo l’altra per salvare il deretano dei banchieri truffatori e per rianimare l’economia (dai 5 mila miliardi di dollari agli 11 mila secondo le stime), senza che neppure uno di quei gaglioffi finisca in galera. Anzi: il suo governo ha chiamato a ripulire i disastri di questa crisi globale gli stessi personaggi che l’hanno creata. Invece di farli fallire e di impiegare il denaro pubblico per la gente in difficoltà, Obama e il suo ministro del Tesoro Timothy Geithner gli hanno offerto una montagna di denaro facile affinché comprino i debiti delle banche fallite. Funziona così: questi delinquenti hanno ricevuto da Washington l’85% del denaro necessario per comprare quei debiti, mentre loro ne metteranno solo il 15%. Se le cose gli andranno bene, se cioè ritorneranno a guadagnare, si intascheranno tutti i profitti; se invece andranno male, essi ci rimetteranno solo il 15%, perché l’85% lo ha messo il governo USA e non è da restituire (i fondi così regalati si chiamano non-recourse loans).

E’ il solito “socialismo al limone: le perdite sono dei contribuenti e i profitti sono degli investitori privati”.

Non solo: il presidente propone nell’estate del 2009 una regolamentazione del settore finanziario che il Washington Post ha deriso definendola “Priva di un’analisi delle cause della crisi… e senza alcun vero controllo sugli hedge funds, gli equity funds, e gli investitori strutturati”, cioè nessun vero limite agli speculatori che causarono la catastrofe. Domanda: quanto denaro ha preso Obama in campagna elettorale dalle lobby finanziarie? Risposta: 38 milioni di dollari. Allora, chi comanda? Il Presidente o le lobby del Potere?


Poi ci sono i 45 milioni di americani senza assistenza sanitaria. Obama propone una falsa riforma della Sanità per tutelare gli esclusi, ma che, nonostante le sciocchezze scritte dai media italiani, non ha nulla di pubblico ed è un ulteriore regalo ai giganti delle assicurazioni private americane. Domanda: quanto denaro ha preso Obama in campagna elettorale dalle lobby assicurative e sanitarie? Risposta: oltre 20 milioni di dollari. Allora, chi comanda? Il Presidente o le lobby del Potere?


Washington è invasa ogni santo giorno da qualcosa come 16.000 o 40.000 lobbisti a seconda che siano registrati o meno, la cui percezione del potere che esercitano è cristallina al punto da spingere uno di loro, Robert L. Livingston, a sbottare entusiasta “Ci sono affari senza limiti per noi là fuori!”, mentre dalle finestre del suo ufficio spiava le sedi del Congresso USA.
Ma l’ultimo sketch del potere dei ‘suggeritori’, sempre in ambito americano, è quello delle lobby ebraiche. Qui il dibattito è aperto, fra coloro che sostengono che sono quelle lobby a gestire interamente la politica statunitense nel teatro mediorientale, e coloro che lo negano. Personalmente credo più alla prima ipotesi, ma la sostanza non cambia: di fatto ci troviamo ancora una volta di fronte alla dimostrazione che neppure il governo più potente del mondo può sottrarsi ai condizionamenti del Potere vero. Ecco un paio di illustri esempi: nella primavera del 2002, proprio mentre l’esercito israeliano reinvadeva i Territori Occupati con i consueti massacri indiscriminati di civili, un gruppo di eminenti sostenitori americani d’Israele teneva una conferenza a Washington, dove a rappresentare l’amministrazione di George W. Bush fu invitato l’allora vice ministro della difesa Paul Wolfowitz, noto neoconservatore di estrema destra e aperto sostenitore della nazione ebraica. Lo scomparso Edward Said, professore di Inglese e di Letteratura Comparata alla Columbia University di New York e uno degli intellettuali americani più rispettati del ventesimo secolo, ha raccontato un particolare di quell’evento con le seguenti parole:

Wolfowitz fece quello che tutti gli altri avevano fatto – esaltò Israele e gli offrì il suo totale e incondizionato appoggio – ma inaspettatamente durante la sua relazione fece un fugace riferimento alla ‘sofferenza dei palestinesi’. A causa di quella frase fu fischiato così ferocemente e per così a lungo che non potè terminare il suo discorso, abbandonando il podio nella vergogna.

Stiamo parlando di uno dei politici più potenti del terzo millennio, di un uomo con un accesso diretto alla Casa Bianca e che molti accreditano come l’eminenza grigia dietro ogni atto dello stesso ex presidente degli Stati Uniti. Eppure gli bastò sgarrare di tre sole parole nel suo asservimento allo Stato d’Israele per essere umiliato in pubblico e senza timori da chi, evidentemente, conta più di lui nell’America di oggi. Le lobby ebraiche d’America hanno nomi noti: AIPAC (American Israel Public Affairs Committee), ZOA (Zionist Organization of America), AFSI (Americans for a Safe Israel), CPMAJO (Conference of Presidents of Major American Jewish Organisatios), INEP (Institute for Near East Policy), JDL (Jewish Defense League), B’nai Brith, ADL (Anti Defamation League), AJC (American Jewish Committee), Haddasah. Nei corridoi del Congresso americano possono creare seri grattacapi a Senatori e Deputati indistintamente. Un fronte compatto che secondo lo stesso Edward Said “può distruggere una carriera politica staccando un assegno”, in riferimento alle generose donazioni che quei gruppi elargiscono ai due maggiori partiti d’oltreoceano.

Nel 1992 George Bush senior ebbe l’ardire (e la sconsideratezza) a pochi mesi da una sua possibile rielezione alla Casa Bianca di minacciare Tel Aviv con il blocco di dieci miliardi di dollari in aiuti se non avesse messo un freno agli insediamenti ebraici nei Territori Occupati. Passo falso: gli elettori ebrei americani, che già per tradizione sono propensi al voto Democratico, svanirono davanti ai suoi occhi in seguito alle sollecitazioni delle lobby, e nel conto finale dei voti Bush si trovò con un misero 12% dell’elettorato ebraico contro il 35% che aveva incassato nel 1988.

Al contrario, la campagna elettorale del suo rivale Bill Clinton fu invece innaffiata dai lauti finanziamenti proprio di quelle organizzazioni di sostenitori d’Israele, che l’allora presidente aveva in tal modo alienato. E in ultimo l’Europa, cioè l’Unione Europea. Che alla fine significa Brussell, cioè la Commissione Europea , che è il vero centro decisionale del continente, e che dopo la ratifica del Trattato di Lisbona è divenuta il super governo non eletto di tutti noi, con poteri immensi. A Brussell brulicano dai 15.000 ai 20.000 lobbisti, che spendono un miliardo di euro all’anno per ‘suggerire’ le politiche e le leggi a chi le deve formulare. E come sempre, eccovi i nomi dei maggiori gruppi:

Trans Atlantic Business Dialogue (TABD) - European Services Leaders Group (ESLG) – International Chamber of Commerce (ICC) – Investment Network (IN) – European Roundtable of Industrialists (ERT) – Liberalization of Trade in Servicies (LOTIS), European Banking Federation, International Capital Market Association e altri. Il loro strapotere può essere reso dicendovi che per esempio l’Investment Network si riuniva direttamente dentro il palazzo della Commissione Europea a Bruxelles, o che il TABD compilava liste di suoi desideri che consegnava alla Commissione da cui poi pretendeva un resoconto scritto sull’obbedienza a quegli ordini.

Le aziende rappresentate sono migliaia, fra cui cito una serie di nomi noti: Fiat e Pirelli, Barilla, Canon e Kodak, Johnson & Johnson, Motorola, Ericsson e Nokia, Time Warner, Rank Xerox e Microsoft, Boeing (che fa anche armi), Dow Chemicals, Danone, Candy, Shell, Microsoft, Hewlett Packard, IBM, Carlsberg, Glaxo, Bayer, Hoffman La Roche , Pfizer, Merck, e poi banche, assicurazioni, investitori…
Mi fermo. Il rischio nel continuare è che si perda di vista il punto capitale, ovvero l’assedio che i lobbisti pongono alla politica. Esso, oltre a dimostrare ancora una volta che il potere reale sta nei primi e non nella seconda, è un vero e proprio attentato alla democrazia. Poiché ha ormai snaturato del tutto il principio costituzionale di ogni nazione civile, secondo cui i rappresentanti eletti devono fare gli interessi delle maggioranze dei cittadini e tutelare le minoranze, non essere gli stuoini delle elite e dei loro ‘suggeritori’.


Quarto organo: Think Tanks

Letteralmente “serbatoi di pensiero” nella traduzione in italiano, le Think Tanks sono esattamente ciò, ovvero fondazioni dove alcuni fra i migliori cervelli si trovano per partorire idee. Il loro potere sta nell’assunto che apre questa mia trattazione, e cioè che sono le idee a dominare sia la Storia che la politica, e di conseguenza la nostra vita, in particolare l’idea economica. Lewis Powell lo comprese assai bene nel 1971, quando diede il via alla riscossa delle elite e alla fine della democrazia partecipativa dei cittadini (si legga ‘Ecco come morimmo’, paolobarnard.info). Infatti egli scrisse:

C’è una guerra ideologica contro il sistema delle imprese e i valori della società occidentale”.

La parola ‘ideologica’ è la chiave di lettura qui, volendo dire che se le destre economiche ambivano a riconquistare il mondo, se ambivano a sottomettere la politica, cioè a divenire il vero Potere, si dovevano armare di idee in grado di scalzare ogni altro sistema di vita. Ecco che dalle sue parole nacquero le prime Think Tanks, come la Heritage Foundation , il Manhattan Institute, il Cato Institute, o Accuracy in Academe. La loro strategia era semplice: raccogliere denaro da donatori facoltosi, raccattare nelle università i cervelli più brillanti, pomparli di sapere a senso unico, di attestati prestigiosi, e immetterli nel sistema di comando della società infiltrandolo tutto. Per darvi un’idea di che razza di impatto queste Think Tanks sono riuscite ad avere, cito alcuni fatti. Nel solo campo del Libero Mercato, cioè dell’idea economica del vero Potere, ve ne sono oggi 336, piazzate oltre che nei Paesi ricchi anche in nazioni strategiche come l’Argentina e il Brasile, l’Est Europa, l’Africa, l’India, la Cina , le ex repubbliche sovietiche dell’Asia, oltre che in Italia (Adam Smith Soc., CMSS, ICER, Ist. Bruno Leoni, Acton Ist.). Alcune hanno nomi sfacciati, come la Minimal Government , la The Boss , o la Philanthropy Roundtable ; una delle più note e aggressive è l’Adam Smith Institute di Londra, che ostenta un’arroganza di potere tale da vantare come proprio motto questo: “Solo ieri le nostre idee erano considerate sulla soglia della follia. Oggi stanno sulle soglie dei Parlamenti”. Di nuovo, il fatto è sempre lo stesso: la politica è la marionetta, o, al meglio, è il braccio esecutivo del vero Potere. Infatti, l’osservatore attento avrà notato che assai spesso i nostri ministri economici, i nostri banchieri centrali, ma anche presidenti del consiglio (Draghi e Prodi su tutti) si trovano a cene o convegni presso queste fondazioni/Think Tanks, di cui in qualche raro caso i Tg locali danno notizia. In apparenza cerimonie paludate e noiose, in realtà ciò che vi accade è che ministri, banchieri e premier vi si recano per dar conto di ciò che hanno fatto per compiacere all’idea economica del vero Potere.

Nel 1982, l’Adam Smith pubblicò il notorio Omega Project, uno studio che ebbe ripercussioni enormi sulla gestione delle nostre vite di lavoratori ordinari, e dove si leggeva che i suoi scopi erano di “fornire un percorso completo per ogni governo basato sui principi di Libero Mercato, minime tasse, minime regolamentazioni per il business e governi più marginali (sic)”. In altre parole tutto ciò che ha già divorato la vita pubblica in Gran Bretagna, Francia, Stati Uniti e che sta oggi “sulla soglia del Parlamento” in Italia.


Quinto organo: l’Europa dei burocrati non eletti

Non mi ripeto, poiché questo capitolo è già esaustivamente descritto qui.

Ma ribadisco il punto centrale: dopo la ratifica del “colpo di Stato in Europa” che prende il nome di Trattato di Lisbona, 500 milioni di europei saranno a breve governati da elite di burocrati non eletti secondo principi economici, politici e sociali interamente schierati dalla parte del vero Potere di cui si sta trattando qui, e che nessuno di noi ha potuto scegliere né discutere. Il governo italiano ha ratificato questo obbrobrio giuridico senza fiatare, obbedendo come sempre.


Sesto Organo: il Tribunale degli Investitori e degli Speculatori Internazionali

Era il 16 Settembre del 1992, un mercoledì. Quel giorno un singolo individuo decise di spezzare la schiena alla Gran Bretagna. Si badi bene, non al Burkina Faso, alla Gran Bretagna. E lo fece. George Soros, un investitore e speculatore internazionale, vendette di colpo qualcosa come 10 miliardi di sterline, causando il collasso del valore della moneta inglese che fu così espulsa dal Sistema Monetario Europeo. Soros si intascò oltre 1 miliardo di dollari, ma milioni di inglesi piansero lacrime amare e il governo di Londra ne fu umiliato.

Era l’agosto del 1998, e nel caldo torrido di New York un singolo individuo contemplò il crollo dei mercati mondiali per causa sua. John Meriwether, un investitore e speculatore internazionale, aveva giocato sporco per anni e irretito praticamente tutte le maggiori banche del mondo con 4,6 miliardi di dollari ad alto rischio. La sua compagnia, Long-Term Capital Management, era nota a Wall Street perché i suoi manager si fregiavano del titolo di ‘I padroni dell’universo’, cioè pochi individui ubriachi del proprio potere. Meriwether perse tutto, e i mercati del mondo, che alla fine sono i nostri posti di lavoro, tremarono. La Federal Reserve di New York dovette intervenire in emergenza col solito salvataggio a spese dei contribuenti.
Era l’anno scorso, e in un ufficio londinese dell’assicurazione americana AIG, un singolo individuo, di nuovo un investitore e speculatore internazionale di nome Joseph Cassano, dovette prender su la cornetta del telefono e dire alla Casa Bianca “… ho mandato al diavolo la vostra economia, sorry”. E lo aveva veramente fatto. Questa volta la truffa dei suoi investimenti era di 500 miliardi di dollari, le solite banche internazionali (italiane incluse) vi erano dentro fino al collo con cifre da migliaia di miliardi di dollari a rischio. Panico mondiale, fine del credito al mondo del lavoro di quasi tutto il pianeta e, sul piatto di noi cittadini, ecco servita la crisi economica più pericolosa dal 1929 a oggi. Ovvero le solite lacrime amare, veramente amare, per le famiglie di Toronto come per quelle di Perugia, per quelle di Cincinnati come per quelle di Lione, a Vercelli come a Madrid ecc. Per non parlare degli ultimi della Terra…

Tre storie terribilmente vere, che descrivono chiaro, anzi, chiarissimo, cosa si intende per il ‘Tribunale degli Investitori e degli Speculatori Internazionali’, e quale sia il loro sterminato potere nel mondo di oggi. Altro che Tremonti o Confindustria. Nel mondo odierno esiste una comunità di singoli individui privati capaci di movimentare quantità di ricchezze talmente colossali da scardinare in poche ore l’economia di un Paese ricco, o le economie di centinaia di milioni di lavoratori che per esse hanno faticato un’intera vita, cioè famiglie sul lastrico, aziende che chiudono. Le loro decisioni sono come sentenze planetarie. Inappellabili. Si pensi, se è possibile pensare un’enormità simile, che costoro stanno facendo oscillare sul Pianeta qualcosa come 525 mila miliardi di dollari in soli prodotti finanziari ‘derivati’, cioè denaro ad altissimo rischio di bancarotta improvvisa. 525 mila miliardi… Vi offro un termine di paragone per capire: il Prodotto Interno Lordo degli USA è di 14 mila miliardi di dollari. Rende l’idea? L’Italia dipende come qualsiasi altra nazione dagli investitori esteri, per cifre che si aggirano sui 40 miliardi di euro all’anno, cioè più di due finanziarie dello Stato messe assieme.

Immaginate se una cifra simile dovesse sparire dalla nostra economia oggi. Nel 2008 è quasi successo, infatti ne sono scomparsi di colpo più della metà (57%) col risultato in termini di perdita di posti di lavoro, precarizzazione, e relativo effetto domino sull’economia di cui ci parla la cronaca. Ripeto: qualcuno che non sta a palazzo Chigi, decide che all’Italia va sottratto il valore di oltre un’intera finanziaria. Così, da un anno all’altro, una cifra pari a tutto quello che lo Stato riesce a spendere per i cittadini gli viene sottratta dal ‘Tribunale degli Investitori e degli Speculatori Internazionali’, a capriccio.

Questa tirannia del vero Potere prende il nome tecnico di Capital Flight (letteralmente capitali che prendono il volo), ed è interessante constatare il candore con cui il ‘Tribunale’ descrive la pratica: basta leggere Investors.com là dove dice che “Capital Flight è lo spostamento di denaro in cerca di maggiori profitti… cioè flussi enormi di capitali in uscita da un Paese… spesso così enormi da incidere su tutto il sistema finanziario di una nazione”. Peccato che di mezzo ci siano i soliti ingombranti esseri umani a milioni. Oltre al caso italiano, si pensi alla Francia, altro Stato ricco e potente, ma non a sufficienza per sfuggire alle sentenze del ‘Tribunale’, che ha punito l’Eliseo con una fuga di capitali pari a 125 miliardi di dollari per aver legiferato una singola tassa sgradita al business.


Conclusione

Gli organi esecutivi del vero Potere non si limitano a questi sei, vi si potrebbe aggiungere il World Economic Forum, il Codex Alimentarius, l’FMI, il sistema delle Banche Centrali, le multinazionali del farmaco. Ma quelli menzionati sono gli essenziali da conoscere, i primari. Un’ultima brevissima nota va dedicata alle mafie regionali, che sono spesso erroneamente annoverate fra i poteri forti (e non posso purtroppo entrare qui nel perché siano un così caratteristico fenomeno italiano). La lotta ad esse è sacrosanta, ma il potere che gli verrebbe sottratto da una eventuale vittoria della società civile è prima nulla a confronto di quanto illustrato sopra, e in secondo luogo è comunque un potere concessogli da altri. Traffico di droga, prostituzione, traffico d’armi, e riciclaggio di rifiuti tossici sono servizi che le mafie praticano per conto di committenti sempre riconducibili al vero Potere, o perché da esso condizionati oppure perché suoi ingranaggi importanti. Serva qui quanto mostrato nel 1994 dal programma d’inchiesta ‘Panorama’ della BBC, dove un insider della criminalità organizzata britannica si rese disponibile a condurre il reporter nel cuore della “mafia più potente del mondo”, a Londra. L’auto su cui viaggiavano con telecamera nascosta si fermò a destinazione… nel centro della City finanziaria della capitale. Indicando dal finestrino i grattacieli dei giganti del business internazionale, il pentito disse: “Eccoli, stanno tutti lì”. (si pensi che il giro d’affari mondiale delle Cosche è stimato sugli 80 miliardi di dollari, che sono un terzo del giro d’affari di una singola multinazionale del farmaco come la Pfizer )

Se queste mie righe sono state efficaci, a questo punto i lettori dovrebbero volgere lo sguardo a quegli ometti in doppiopetto blu che ballonzolano le sera nei nostri Tg con il prefisso On., o il suffisso PDL, PD, UDC, e dovrebbero averne, non dico pietà, ma almeno vederli per quello che sono: le marionette di un altro Potere. Ma soprattutto, i lettori dovrebbero finalmente poter connettere i punti del puzzle, e aver capito da dove vengono in realtà i problemi capitali della nostra vita di cittadini, o addirittura i drammi quotidiani che tante famiglie di lavoratori patiscono, cioè chi li decise, chi li decide oggi e come si chiamano costoro. Da qui una semplice considerazione: se vi sta a cuore la democrazia, la giustizia sociale, e la vostra economia quotidiana di lavoro e di servizi essenziali alla persona, allora dovete colpire chi veramente opera per sottrarceli, cioè il vero Potere. Ci si organizzi per svelarlo al grande pubblico e per finalmente bloccarlo. Ora lo conoscete, e soprattutto ora sapete che razza di macchina micidiale, immensa e possente esso è. Risulta ovvio da ciò che gli attuali metodi di lotta dei Movimenti sono pietosamente inadeguati, infantili chimere, fuochi di paglia, che mai un singolo attimo hanno impensierito quel vero Potere. Di conseguenza lancio un appello ancora una volta:

VA COMPRESO CHE PER ARGINARE UN TITANO DI QUELLA POSTA L’UNICA SPERANZA E’ OPPORGLI UN’ORGANIZZAZIONE DI ATTIVISTI E DI COMUNICATORI ECCEZIONALMENTE COMPATTA, FINANZIATA, FERRATA, DISCIPLINATA, SU TUTTO IL TERRITORIO, AL LAVORO SEMPRE, IMPLACABILE, NEI LUOGHI DELLA GENTE COMUNE, PER ANNI.


(http://www.paolobarnard.info/intervento_mostra_go.php?id=153)
Altra speranza non c’è, sempre che ancora esista una speranza.


Le fonti principali di questo articolo:

Trilateralism, Holly Skalar, South End Press, 1980.
Who pulls the strings? John Ronson, The Guardian, 10 marzo 2001
Inside the secretive Bilderberg Group, BBC News, 29 settembre 2005,
Shadowy Bilderberg group meet in Greece — and here’s their address, Timesonline, 14 maggio 2009
The Council on Foreign Relations and the Center for Preventive Action, Michael Baker, 6 marzo 2008, Znet
WTO, materiale tratto da: l’inchiesta I Globalizzatori, Report RAI 3, 09/06/2000, di Paolo Barnard,
www.report.rai.it – Public Citizen: Trade Watch, USA – The Transnational Institute, Amsterdam, Olanda – The World Trade Organization: The Marrakech Treaty – Corporate Europe Observatory, Amsterdam, Olanda – The Economic Policy Institute, Washington DC, USA – Friends of the Earth, Bruxelles, Belgio – Corporate Watch, USA – Oxfam UK – Global Policy Forum Europe, Bonn, Germania – Institute for Policy Studies USA– et al., e da studi di autori fra cui: Joseph Stiglitz, Jeff Faux, Noam Chomsky, Greg Palast, Susan George, Richard W. Behan, Alexandra Wandel, Peter Rosset, Dean Baker, Barry Coates et al.
Master in Public Affairs, Lobbying e Relazioni Istituzionali, presso l'università LUMSA di Roma, testi del prof. Franco Spicciariello.
Gianni Del Vecchio e Stefano Pitrelli, Il Tesoro della Casta, L'Espresso 16/03/09
Roberto Mania, Il Potere Opaco che Governa l’Italia, La Repubblica 02/03/09
Paolo Barnard, ‘Primarie, Partito Democratico, legge sul conflitto d’interessi’, Golem del Sole 24 Ore, 2007
Big Oil Protects its Interests, The Center for Public Integrity, July 15, 2004
JOHN M. BRODER, Oil and Gas Aid Bush Bid For President, New Yor Times, June 23, 2000
Jeffrey H. Birnbaum, The Road to Riches Is Called K Street, Washington Post, June 22, 2005
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http://www.zmag.org/znet/viewArticle/19603
ROBERT KUTTNER & MICHAEL HUDSON, Democracy Now 13 Feb 2009
Paolo Barnard, ‘Perché ci Odiano’, Rizzoli BUR, 2006.
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Paolo Barnard, ‘Ecco come morimmo’,
www.paolobarnard.info, 2009
Free Market Think Tank Links, Atlas Economic Research Foundation ~ 1201 L St. NW Washington , DC
Financial services industry lobby groups listed on EC lobbying register, 9 March 2009, Corporate Europe Observatory
The Adam Smith Institute, The Omega Project, by Norman Chapman et al. from research conducted for the Adam Smith Institute.
I Globalizzatori, di Paolo Barnard, Report RAI 3, 09/06/2000
Paolo Barnard, ‘Lo spaventapasseri e la vera catastrofe’, www.paolobarnard.info, 2009
Crollano gli investimenti esteri, In Italia -57 per cento - Sole 24 Ore, 17 settembre 2009
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The Washington Post, New Money Flee France and its Wealth Tax, July 16, 2006