sabato 11 giugno 2011

DISINFORMAZIONE NUCLEARE

10 BUONE RAGIONI PER AMBIRE AD UN FUTURO SENZA SCORIE

integralmente tratto da disinformazione.it 

Il 12/13 giugno saremo nuovamente chiamati al voto sul nucleare, a 24 anni di distanza dal primo plebiscitario referendum popolare sull'atomo.
Pe
r chi si è già espresso nel 1987 sarà probabilmente facile (per non dire scontata!) la scelta a cui è richiamato oggi,  riconfermando il proprio orientamento di voto.
Così, invece, non è per le nuove generazioni “de-ideologizzate” che nel frattempo sono cresciute, chiamate per la prima volta a “formarsi un'opinione” su un tema così complesso e delicato.
Il principale ostacolo per chiunque voglia informarsi in maniera obiettiva sul nucleare è costituito dalla cronica “rozzezza” e superficialità dell'informazione italiana (specie televisiva), il più delle volte qualificabile:
- “insufficiente” (quanti telespettatori conoscono con esattezza i quesiti referendari?);
- “contraddittoria” (quante volte si sentono riportare analisi o citare dati tra loro inconciliabili, senza che un conduttore imparziale aggiunga una mezza parola di "verità"?);
- e “faziosa” (quante volte opinionisti ed esperti -o presunti tali!- danno l'impressione di abbracciare o rifiutare “acriticamente” una tesi solo in base alla propria appartenenza ideologica?).
Questo dossier antinucleare si rivolge proprio a chiunque voglia informarsi in maniera lucida e disincantata sui “pro” ed i “contro” del nucleare, nella speranza di contribuire a spazzar via alcuni dei più diffusi “luoghi comuni” alimentati ad arte da una certa propaganda.
In ultima analisi, cercheremo di rispondere alle domande di fondo cui tutti saremo chiamati il 12/13 giugno:
1- Quanto la scelta energetica nucleare rappresenta un'opportunità e quanto una minaccia per l'Italia?
2- E come rispondere alla crescente domanda di energia del Paese? 

 
NUCLEARE? LA SCELTA SBAGLIATA!
ECCO "10" MOTIVI PER ESSERE CONTRARI ALLA "RISPOSTA ATOMICA"...
PRIMO:
IL NUCLEARE E' “PERICOLOSO”!

Non esiste (e probabilmente non esisterà mai...) alcun nucleare “sicuro”!
A sostenerlo è un italiano d'eccezione, il premio Nobel per la fisica Carlo Rubbia, per il quale vi è addirittura un calcolo delle probabilità per cui “ogni cento anni un incidente nucleare è possibile”!
Il 26 aprile 1986 l'Umanità intera ha conosciuto il volto peggiore dell'energia atomica: il più grande incidente nucleare della storia, l’unico di livello massimo ad oggi verificatosi (livello 7 nella scala INES).
Tutti, allora, hanno potuto vedere con i propri occhi (per il tramite delle immagini sconvolgenti che le televisioni trasmettevano da Cernobyl) gli effetti di un'esplosione nucleare: la fuga di nubi di materiali radioattivi da un reattore, con conseguente contaminazione dell'ambiente circostante (reso irreparabilmente “invivibile” per migliaia di anni!).
Le nubi di Cernobyl, spinte dai venti, hanno addirittura raggiunto i cieli di mezza Europa: l’Europa orientale, la Finlandia e la Scandinavia!
Secondo il rapporto 2006 del “Cernobyl Forum” (organismo dell'Onu comprendente, tra le altre, l’IAEA, la FAO, la Banca Mondiale e l’OMS), sarebbero legati con ragionevole certezza all’esplosione di Cernobyl almeno:
- 65 morti dirette;
- 4.000 casi di tumore alla tiroide (sviluppatisi tra il 1987 ed il 2005 nella sola popolazione compresa tra i 0 e i 18 anni);
- ed altri 4.000 casi di tumori e leucemie (che si stima si svilupperanno ancora nell'arco dei prossimi 80 anni).
Il gruppo del Partito dei Verdi Europeo, in realtà, ha contestato tali dati e stilato un rapporto alternativo, denominato TORCH (ovvero “The Other Report on Chernobyl”), il quale stima ulteriori 9.000 morti presunte:
- 4.000 fra i liquidatori, gli evacuati e la popolazione di Cernobyl;
- e 5.000 fra la popolazione residente in aree più debolmente contaminate.
Un rapporto di Greenpeace, invece, fornisce addirittura la stima di 100.000/270.000 vittime, fino ad arrivare alla cifra di “6 milioni” di morti per tumore fra tutta la popolazione mondiale!
I più accesi sostenitori del nucleare tendono a “sminuire” queste apocalittiche stime e a sottolineare, in ogni caso, come le vittime dirette dell'incidente sarebbero poche decine (solo 65), mentre la grandissima parte dei pazienti che hanno effettivamente contratto tumori sarebbero ancora vivi (come a dire: "c'è sempre di peggio che ammalarsi di tumore!").
Ma l'adozione del semplice “principio di precauzione” non imporrebbe una maggiore cautela nel propagandare certe “sicurezze” sul nucleare?
Dal 1987 i difensori dell'atomo hanno propagandato la tesi per la quale un'altra Cernobyl sarebbe stata “irripetibile”: tutte le centrali del mondo, difatti, sarebbero state dotate di nuovi e rafforzati sistemi di sicurezza sviluppati proprio sulla base degli errori umani e tecnici commessi nell'ex centrale sovietica.
La tragedia giapponese di Fukushima del marzo scorso, purtroppo, è l'amara controprova di una incontestabile verità: non esiste alcuna tecnologia nucleare al momento in grado di escludere "in termini assoluti" il rischio di incidenti (legati a errori umani, a disfunzioni tecniche, a calamità naturali... o ad atti terroristici!).
Come dubitarne, del resto, nel momento in cui persino l'avanzatissimo Paese del Sollevante si è trovato del tutto “impreparato” di fronte ad uno dei tanti terremoti che lo colpiscono frequentemente (ma più intenso del comune...) e ad una delle tante onde anomale che lo tormentano da sempre (ma più alta del previsto)?!
A Fukushima la concomitanza di due calamità naturali (un terremoto ed uno tzunami) hanno reso “ingovernabili” ben tre reattori: ad oggi si è reso impossibile persino il recupero dei corpi delle vittime presenti nelle aree più vicine alla centrale a causa degli eccessivi livelli di radioattività!
I nuclearisti ripetono a piè sospinto che l’altissima densità di reattori già presenti sul territorio francese e su quello inglese testimonia come si possa convivere con il nucleare con tutta tranquillità...
Cernobyl prima, Fukushima adesso, in realtà, sono soltanto gli episodi più eclatanti di una lunga catena di incidenti susseguitesi nell'arco della breve storia del nucleare: ogni anno (senza che se ne dia nemmeno notizia alla pubblica opinione, trattandosi di notizie spesso tenute segrete dalle autorità) sono innumerevoli gli incidenti di minore portata che avvengono negli oltre 400 reattori disseminati in tutto il mondo!
Per l'esattezza, negli ultimi 50 anni sono stati ben “130” gli incidenti nucleari verificatisi!
Nella vicina Francia solo nel luglio del 2008 si sono verificati ben 4 incidenti che hanno comportato rilascio di sostanze radioattive nell'ambiente o contaminazioni ad esseri umani, dovuti a una catena di malfunzionamenti e di negligenze umane (fonte: UNEP Year Book 2009, United Nations Environment Programme).
Dopo i fatti dell'11 settembre e l'escalation terroristica mondiale, poi, un interrogativo dovrebbe destare la massima “allerta”: gli impianti nucleari sono davvero "sicuri" contro ogni possibile attacco terroristico?
Se la British Nuclear Fuel definisce semplicemente “inimmaginabile” lo scenario di un aereo che si schianta su una centrale, il MIT
(“Massachusetts Institute of Technology”), invece, si è mostrato di diverso parere, affermando che il livello a cui gli impianti nucleari possano essere in grado di resistere a possibili attacchi terroristici deve ancora essere attestato!
La propaganda nuclearista si fa forte della constatazione per cui le cd. centrali nucleari di quarta (o ultima) generazione sarebbero molto più sicure che quelle costruite in passato.
Quello che si omette “volutamente” di ricordare, però, è che:
- le centrali che il Governo vorrebbero costruire in Italia non sono affatto di quarta generazione, bensì solo di terza;
- anche la centrale di Cernobyl, a suo tempo, era considerata “sicura”;
- anche il Giappone, prima dell'incidente di Fukushima, era considerato una delle potenze nucleari più “affidabili”;
- il rischio statistico di incidenti, anche se ridotto grazie ai progressi della tecnologia, è in sé “ineliminabile”;
- e le centrali di ultima generazione, anche se riducono il rischio di incidenti, nel caso questi si verificassero produrrebbero effetti ancora più “disastrosi” che le vecchie centrali! Lo denuncia un'inchiesta del quotidiano britannico “The Independent”, che ha rivelato il contenuto di
alcuni documenti di natura industriale provenienti dalla azienda francese Edf (la stessa che ha sottoscritto un accordo con l'Enel per la costruzione di centrali nucleari in Italia) in base ai quali le centrali di quarta generazione, nel caso di incidente, causerebbero una fuoriuscita di radiazioni più consistente e pericolosa che in passato (si stima che le perdite umane potrebbero essere “doppie” rispetto a quelle di  Cernobyl!).
I sostenitore del nucleare, puntando tutto sullo spirito di “rassegnazione” della pubblica opinione, ripetono ossessivamente che, nonostante l’Italia abbia chiuso col nucleare dal 1987, sono ben 13 le centrali straniere presenti ad un passo da casa nostra (a meno di 200 km!), tra la Francia, la Svizzera, la Germania e la Slovenia.
Tutto vero, purtroppo...
Ma ha senso immaginare di reagire alla paura di incidenti nucleari oltreconfine costruendo centrali anche in casa nostra, così finendo col rendere questa tragica possibilità ancor più statisticamente probabile?!
Inoltre va considerato anche il fatto che:
a- le conseguenze di un incidente nucleare si riducono all'aumentare della distanza dalle centrali (come dimostra il caso Fukushima, dove è stata disposta l'evacuazione della popolazione solo entro i 50km dall'incidente!);
b- ed, inoltre, in caso di incidente oltreconfine le nostre Alpi (come dimostrato dal caso Cernobyl) rappresentano comunque una parziale barriera naturale contro l'avanzamento di nubi radioattive!
Perché privarsi anche di quest'ultimo, flebile “baluardo”?! 

 
SECONDO:
IL NUCLEARE PRODUCE SCORIE “INELIMINABILI”! 

I nuclearisti considerano l'atomo una fonte d'energia “pulita” (un'ottima alternativa ai combustibili fossili) per il semplice fatto che non produce “gas serra”.
Ciò è vero, fatto salvo il particolare di non poco conto per cui le centrali atomiche generano anch'esse prodotti di scarto: le "scorie nucleari", elementi altamente nocivi per l'uomo e per l'ambiente che possono conservare alti livelli di radioattività per migliaia di anni!
Verrebbe, così, da dire che, se il nucleare è una fonte d'energia che non ha futuro, le sue scorie di futuro (radioattivo) ne hanno fin troppo!
Attualmente non esiste alcuna soluzione valida e definitiva al problema dello stoccaggio e della gestione in sicurezza delle scorie nel lungo periodo (la scienza non è in grado né di distruggerle né di accelerare i periodi di decadimento della loro radioattività).
Nonostante tutto il problema resta: le scorie prodotte vanno in ogni modo conservate per migliaia di anni!
La soluzione per cui hanno optato gli Usa è l’immagazzinamento delle scorie in profondità, in appositi depositi (vere e proprie “discariche nucleari”) scavati tra le rocce a 5 km di profondità.
Tappezzare il Pianeta di “discariche radioattive” sotterranee, però, non può essere la soluzione definitiva, non offrendo adeguate garanzie di sicurezza: in un Pianeta in continua trasformazione quale il nostro e sottoposto a incessanti stravolgimenti, cosa ci rende sicuri del fatto che le cave sotterranee così create rimarranno indenni ed intatte per millenni?
Alcuni geologi americani, piuttosto, hanno lanciato un preoccupato allarme in merito alla sicurezza di tali depositi sotterranei: l’innalzamento esponenziale ed inarrestabile della temperatura del sottosuolo rischierebbe, nel medio-lungo termine, di causare un’esplosione dei fusti nucleari dovuta al loro eccessivo surriscaldamento!
Questo è un rischio (anche solo potenziale) che possiamo correre?!
Anche l'Italia ha una sua “eredità nucleare”: “60 mila metri cubi” di scorie frutto dell'attività delle sue vecchie centrali, tutte chiuse negli anni ’80.
Ancor oggi gli Italiani pagano un prezzo per l'avventata scelta nuclearista fatta a suo tempo dal Paese: “50 milioni di euro” è il costo annuo a carico dello Stato italiano per la loro conservazione delle sue scorie (costo che paghiamo  tutti alla voce A2 della bolletta dell'Enel!).
Come immaginare un “ritorno al nucleare” quando in Italia è ancora irrisolto il problema dello stoccaggio dei rifiuti delle centrali degli anni ‘60?! 


TERZO:
IL COMBUSTIBILE NUCLEARE E' DESTINATO AD ESAURIRSI! 

L'uranio è il principale “combustibile nucleare” (l'elemento naturale alla base del processo nucleare).
Purtroppo è un elemento (al pari dei combustibili fossili) “limitato” in natura, perciò destinato ad esaurirsi negli anni (ad un ritmo crescente all'aumentare della domanda nucleare).
Non esistono stime ufficiali sull’estrazione annuale di uranio (dati tutti coperti dal segreto militare o di Stato) ma, s
econdo un rapporto dell’“Energy Watch Group” (istituito da un gruppo di parlamentari tedeschi con la partecipazione di scienziati ed economisti), l’uranio è destinato a scarseggiare entro 35-40 anni (entro il 2050!).
A questo insanabile inconveniente i sostenitori della scelta nucleare obiettano che:
1- i reattori di quarta generazione (“autofertilizzanti”) sarebbero in grado di moltiplicare la capacità di utilizzo dell’uranio;
2- e i reattori al “torio 232” utilizzano come combustibile un elemento naturale ampiamente diffuso sulla superficie terrestre, tanto da permettere un'autonomia energetica di oltre 200 anni.
Resta, in ogni caso, un'ovvia constatazione da fare: le centrali nucleari la cui costruzione è prevista in Italia sono solo di terza generazione (niente a che vedere, dunque, con le centrali di ultima generazione -che non entreranno in servizio prima che tra trent’anni- o con quelle al torio -che esistono solo in forma sperimentale!-).
E’ razionale, lungimirante, conveniente, allora, elaborare piani energetici futuri sulla base di una materia prima “senza futuro”?! 


QUARTO:
IL NUCLEARE E' “ANTIECONOMICO”! 

Prescindendo dai rischi e pericoli connessi a tale scelta, investire sull'energia nucleare è economicamente conveniente (e sostenibile)?
Se analizziamo gli enormi costi connessi la risposta è una sola: “No”!
Quando si parla di “costo del nucleare”, difatti, spesso si commette un imperdonabile errore (o “mistificazione!): riportare un solo dato, ossia il costo attuale di 1 KW di energia elettrica prodotto tramite il nucleare (che risulterebbe più conveniente rispetto a un pari KW prodotto tramite qualsiasi altra fonti di energia rinnovabile...).
Questo dato, però, rivela solo una mezza (per non dire “falsa”!) verità: fa riferimento ai soli costi “attuali” (di costruzione e funzionamento delle centrali) senza tener conto anche dei costi “futuri” che la scelta nucleare ineluttabilmente comporta, quali:
1- il costante e progressivo aumento del prezzo del combustibile nucleare, legato al progressivo esaurirsi in natura dell'uranio (di contro, il costo dell'energia rinnovabile, oggi elevato, potrà considerevolmente ridursi negli anni grazie alla sua diffusione su larga scala, ad adeguate politiche governative di incentivo ed all'utilizzo di nuovi impianti funzionanti con tecnologie oggi solo in fase di sviluppo ma domani possibilmente disponibili!);
2- ed i costi futuri di dismissione e smantellamento degli impianti nucleari e di gestione e conservazione delle scorie prodotte!
Per farsi un'idea, basti pensare che:
- smantellare una centrale può costare da 400 milioni di euro (per un reattore raffreddato ad acqua da 1000 MW) fino a “2 miliardi di euro” (per i reattori raffreddati a gas);
- mentre smaltire le scorie radioattive è costato ad oggi agli Stati Uniti qualcosa come “5,4 miliardi di euro” soltanto in studi e progetti di fattibilità per individuare i siti di stoccaggio adeguati (mentre si prevede che la ricerca, costruzione e messa in opera del sito individuato finora, nel deserto del Nevada, costerà diverse “decine di miliardi di euro”, secondo le stime del Dipartimento dell'Ambiente degli Stati Uniti).
L’industria nucleare, in conclusione, è un'impresa “anti-economica” (destinata ad operare “in perdita”), essendo elevatissimi:
I- sia i costi “preliminari” (di  realizzazione degli impianti, stimati in almeno 5 miliardi di euro per ogni centrale);
II- sia i costi “attuali” (di gestione delle centrali);
III- sia i costi “futuri” (di smantellamento e bonifica degli impianti al termine della loro breve attività e di gestione e deposito delle scorie).
Tutti costi, per intendersi, destinati a pesare sulle tasche della collettività (sulle generazioni future!), non essendo sostenibili da nessuna azienda privata (l'intervento dello Stato a copertura delle spese risulta inevitabile!).
Qual è il vantaggio per le famiglie, allora, di ricorrere al nucleare?! 


 QUINTO
LOCALIZZARE IMPIANTI NUCLEARI IN ITALIA RISULTA UNA "MISSION IMPOSSIBLE"! 

L'Italia (stretta penisola densamente popolata, altamente sismica e geologicamente instabile) risulta un territorio idoneo all'installazione di impianti nucleari "in piena sicurezza"?
Prima di Fukushima, probabilmente, si sarebbe detto di si pensando all'esempio del Giappone...
E adesso?
Secondo gli esperti, l'unica regione sismicamente sicura d'Italia risulterebbe la Valle Padana.
Ma il popolo della Lega sarà disponibile a trasformare le proprie verdi valli in una “polveriera nucleare”?!
I cittadini italiani sarebbero disponibili ad accettare la realizzazione di centrali alla periferia delle proprie città?
Ricordando le veementi proteste di popolo avutesi in Campania contro la costruzione di nuove discariche, a Vicenza contro l’ampliamento di una base militare ed in Val d'Aosta contro la costruzione della Tav (che hanno richiesto finanche l'intervento dell'esercito!), qualcuno osa immaginare come reagirebbero le comunità locali alla notizia della costruzione di una centrale nucleare o di un deposito di scorie radioattive?!
Infine, gli amministratori locali di quegli stessi partiti di governo fautori del “ritorno all'atomo” sarebbero disponibili, come logica coerenza, ad accogliere nei propri territori un impianto nucleare?!
E' stato sufficiente, in realtà, che il ministro dello Sviluppo Economico, Paolo Romani, prefigurasse la probabilità di costruire una centrale in Lombardia perché si alzasse una "levata di scudi" da parte dei governatori Formigoni (Pdl) e Cota (Lega), seguiti a ruota da tutti gli altri presidenti di regione del centrodestra!
Ma come può il Governo credere di convincere gli Italiani della “bontà” della propria scelta nucleare se non appare in grado nemmeno di convincere i propri rappresentanti nel territorio?! 


SESTO:
LA REALIZZAZIONE DI UNA CENTRALE NUCLEARE RICHIEDE TEMPI LUNGHISSIMI! 

L'IAEA stima i tempi di costruzione di una centrale nucleare in 5 anni.
Tale dato, però, non deve trarre in inganno: il tempo “effettivo” di realizzazione degli impianti è molto maggiore!
Aggiungendo il tempo necessario a ottenere permessi, autorizzazioni e valutazioni di impatto ambientale nonché quello per i lavori di connessione alla rete elettrica, difatti, i tempi reali si attestano in media sui “200 mesi” (16,6 anni!).
Se, dunque, il 12/13 giugno non prevalessero i "Si" al Referendum e, conseguentemente, il Paese spianasse la strada ai "piani nucleari" del Governo, le quattro centrali preannunciate (sempre che fossero rispettati dalle imprese esecutrici i tempi previsti per la consegna dei lavori ed i costi preventivati) entrerebbero in funzione “non prima del 2027”!
Il tutto per soddisfare solo il “5/6% del fabbisogno energetico nazionale”!
“Cui prodest”?!
Bastano questi numeri per ritenere il piano nucleare del Governo una pura e semplice “follia”! 

SETTIMO:
IL NUCLEARE NON GARANTISCE ALCUNA “INDIPENDENZA ENERGETICA”! 

Anche qualora il nucleare si realizzasse, l'Italia:
1- continuerà ad aver bisogno d'importare dall'estero petrolio per i trasporti e gas per i riscaldamenti
(il nucleare, difatti, produce solo elettricità e non viene usato per alimentare il settore dei trasporti ed il riscaldamento degli edifici. Lo dimostra il fatto che la Francia, leader nel settore nucleare, ha consumi pro-capite di petrolio addirittura superiori a quelli italiani!);
2- e, per di più, diverrebbe “totalmente dipendente” dall’estero anche per l'approvvigionamento di uranio e per la tecnologia nucleare (dal nostro Paese ormai del tutto abbandonata...). 


 OTTAVO:
IL NUCLEARE NON COMPORTA ALCUNO SVILUPPO OCCUPAZIONALE! 

Il settore nucleare genera minori benefici in termini occupazionali (quindi sociali) rispetto al comparto delle energie alternative.
Una centrale in costruzione, difatti, produce solo “3.000” posti di lavoro (che si riducono a “300” nella fase di esercizio!).
Greenpeace, invece, stima che l'occupazione indotta dallo sviluppo delle energie rinnovabili sia 10/15 volte maggiore rispetto a quella indotta dal nucleare:
- la Germania può vantare in soli 10 anni “350.000” addetti nel settore delle rinnovabili (contro i 30 mila delle sue 17 centrali nucleari!);
- mentre l'Italia
, pur essendo ancora molto indietro rispetto ad altri paesi, nel solo settore fotovoltaico ha già prodotto “120 mila” nuovi posti di lavoro negli ultimi anni (e, secondo l'“Asso Energie Future”, potrebbe creare all’incirca “200 mila” posti di lavoro nei prossimi 9 anni!).
In un Paese in cui 1 giovane su 3 non trova lavoro ed il settore delle rinnovabili appare forse l'unico “dinamico” nonostante la crisi economica, perché non investire sulla “green economy” quale volano di crescita e sviluppo?
Perché non scommettere su un nuovo “Rinascimento verde”? 


NONO:
IL NUCLEARE E' UN'OPZIONE POLITICAMENTE “SENZA FUTURO”! 

Mentre il Governo italiano si mostra impegnato a giustificare le ragioni di un “ritorno al passato”, il resto del mondo (sostanzialmente con la sola eccezione della Cina) viaggia “controcorrente”, guardando con più attenzione alle energie del futuro:
1- il presidente Barak Obama ha vinto le elezioni americane promettendo il miracolo di una “green economy” (nel suo ultimo discorso sullo Stato dell'Unione si è spinto a promettere che entro il 2035 l’80% dell’elettricità americana proverrà da fonti di energia pulita ed entro il 2015 gli Usa diverranno il primo paese ad avere 1 milione di veicoli elettrici su strada!);
2- il governo spagnolo di Zapatero ha incentivato uno sviluppo esponenziale delle fonti energetiche “pulite” (tale da renderle competitive con le fonti tradizionali!);
3- la cancelliere Merkel ha deciso lo stop di tutti i reattori entro il 2022 (promettendo che entro il 2050 l'80% dell'energia tedesca arriverà da eolico e fotovoltaico!);
4- il governo svizzero ha annunciato l'intenzione di abbandonare progressivamente il programma energetico nucleare;
5- e persino il Giappone, ovviamente dopo il disastro di Fukushima, ha comunicato di voler rinunciare presto al nucleare (il Primo Ministro, Naoto Kan, sta considerando l'ipotesi di imporre a tutti gli edifici di nuova costruzione l’installazione di pannelli solari entro il 2030!).
Cosa spinge, allora, il Governo italiano a continuare a puntare lo sguardo sull'atomo?
Quale senso avrebbe investire risorse per costruire centrali che entrerebbero in funzione solo quando le restanti centrali di mezza Europa saranno in fase di smantellamento?!
Se davvero il nucleare fosse una fonte d'energia “conveniente”
, inoltre, come mai solo il 6% dell’energia mondiale viene prodotta dall'atomo?
E se sul serio il ritorno al nucleare fosse una scelta “obbligata”, perché mai la più grande potenza industriale d'Europa, la Germania, potrà farne a meno?
L'Italia è stata tra i primi paesi industrializzati ad uscire dall’atomo, in un periodo nel quale il resto del mondo guardava “con interesse” a tale fonte di energia.
Se oggi è il resto del mondo a guardare “con sospetto” al nucleare, perché mai l'Italia dovrebbe proseguire la sua “politica del gambero”? 

 
DECIMO:
IL NUCLEARE E' STATO “BOCCIATO” DAI CITTADINI! 

Gli italiani hanno già detto la loro sul nucleare, con la plebiscitaria consultazione referendaria del 1987.
Ancor oggi
, inoltre, tutti i sondaggi rivelano che la maggioranza della pubblica opinione è rimasta contraria alla scelta nucleare!
Ecco perché la volontà governativa di imporre al Paese il nucleare pur in contrapposizione ad una volontà popolare di segno dichiaratamente opposto risulta essere una scelta politica eversiva, “antidemocratica”!
Una norma di legge introdotta dal Governo Berlusconi nel 2009 prevede finanche “l’uso dell’esercito” per realizzare le previste centrali nucleari (per imporre alle comunità locali la costruzione di futuri impianti).
Si tratta della volontà di “forzare la mano”, di una scelta quantomeno “irresponsabile”, destinata a generare inevitabili conflitti istituzionali e sociali qualora venisse attuata!
Una ragione in più perché il prossimo 12/13 giugno i cittadini si rechino alle urne per confermare con un “Si” il loro “No” al nucleare! 

Gaspare Serra
Blog "Panta Rei":
http://gaspareserra.blogspot.com
Contatti facebook:
Profilo personale:
http://www.facebook.com/Gaspare.Serra.VI
Pagina "Panta Rei":
http://www.facebook.com/blog.di.GaspareSerra
Gruppo "Il Pianeta che muore...":
http://www.facebook.com/group.php?gid=49160887239&ref=mf

domenica 5 giugno 2011

Da Bin Laden al cetriolo assassino

Il batterio killer fa paura: 18 morti, 2000 contagi. Scienziati nel pallone









Ci mancava adesso il “cetriolo killer” per oscurare il già super oscurato Referendum nazionale del 12 e 13 giugno prossimi [al quale sarà bene votare quattro "SI"; n.d.r.].
Eravamo tutti più tranquilli, fino a qualche giorno fa, grazie alla scomparsa definitiva di Usama bin Laden. Uno dei tanti miracoli dell'amministrazione statunitense: prima hanno scongelato dal freezer il miliardario saudita [ucciso nel 2001; n.d.r.] e poi lo hanno fatto scivolare per sempre nel mare…
Oggi al posto di bin Laden non c’è il suo vice Al-Zawahiri, ma il “cetriolo verde”, un assassino spietato che veicola una tossina deleteria che avrebbe ucciso almeno 18 persone!
Al momento nessuna dichiarazione o rivendicazione da parte di vegani estremisti.
Stiamo parlando del “ceppo più letale della storia[1], così almeno affermano gli esperti statunitensi dei centri di controllo e prevenzione delle malattie (Centers for Disease Control and Prevention, C.D.C. di Atlanta). 
-
La nuova pandemia
In Germania, oltre 2000 infettati con 17 morti, in Svezia al momento 43 gli infettati e 1 morto. Totale ad oggi, 18 morti in Europa!
-
Epidemia E.coli, nessun caso in Italia










L’Istituto di Genetica di Pechino, a cui è stato inviato questo fantomatico batterio, la cui sigla è O104-H4, dopo attente analisi ha annunciato che si tratta di un agente patogeno mai visto prima, almeno in Europa e l’O.M.S. lo ha così definito: “una variante nuova, estremamente contagiosa e tossica di E.Coli, di per sé batterio presente comunemente anche nel nostro intestino[2]
Inizialmente si è data la colpa ai cetrioli spagnoli, ma ultimamente, secondo le dichiarazioni del ministro della Sanità di Amburgo, Cornelia Pruefer-Storcks, i patogeni individuati sui cetrioli non corrispondono a quelli rilevati nelle feci di alcuni pazienti (appartenenti al sierogruppo E. Coli Vtec O104). ”La fonte dell’infezione – continua il Ministro - non è stata ancora identificata”.
I giornali del Sistema, nel panico ci sguazzano alla grande. Ecco qualche titolo apparso nei quotidiani nazionali, abituati da sempre a spaventare e propagandare spazzatura per la mente e l’intelligenza:
O104:H4, il codice del batterio. Il killer che preferisce le donne[3]
Il batterio killer fa paura: 18 morti, 2000 contagi. Scienziati nel pallone[4]
Epidemia E. Coli: è il ceppo più letale e resistente ad antibiotici[5]
Batterio killer, in Germania è psicosi[6]

Ricordano molto da vicino i titoli a caratteri cubitali riportati nelle prime pagine durante il periodo della Sars, Aviaria e l’Influenza A, detta “suina”.
Cerchiamo di fare un po’ di chiarezza.
L’Escherichia Coli è certamente il batterio più studiato al mondo, anche perché nell’uomo è onnipresente. Ognuno di noi ogni giorno espelle E. Coli fra i 100 miliardi e i 10 mila miliardi di cellule, come pure fanno gli uccelli e mammiferi in generale.[7]
Questi batteri vivendo nell’intestino, sono i nostri compagni di viaggio da sempre e non solo ci accompagnano, ma aiutano nel processo digestivo, ad assimilare sostanze importanti.
Il nostro sistema digestivo contiene all’incirca 400-500 specie batteriche diverse, e tra pelle esterna e mucose interne, questi raggiungono cifre da capogiro (oltre 100 mila miliardi): costituendo un vero e proprio ecosistema perfetto.
Questi batteri, dal punto di vista teorico, dovrebbero suddividersi tra quelli sani (Acidophilus, Bifidus, Rhamnonsus, ecc.) per l’85% e quelli patogeni soprattutto Bacillus coli per il 15%.
Viene da sé che la salute e l’equilibrio di questa importantissima flora è essenziale per la salute stessa dell’intero organismo umano.
In realtà, gli intestini della stragrande maggioranza delle persone il cui stile di vita è innaturale e malsano, sono straintossicati e iperacidificati, permettendo a batteri come il Bacillus coli e l’Escherichia Coli di dilagare.
Questi batteri infatti, preferiscono tutte le proteine animali, le proteine indigeste e mal digerite, le quali arrivano col loro carico tossico direttamente nel colon, facendoli crescere a dismisura.
Crescono, si moltiplicano e si riproducono a ritmo esponenziale - divenendo estremamente tossici e pericolosi - nella sporcizia alimentare che noi mettiamo dentro e depositiamo con il nostro stile di vita, in primis con l’alimentazione.
Ecco perché la presenza di Escherichia Coli non c’entra nulla con i cetrioli.
La vera contaminazione non sta nel cetriolo, ma nell’intestino delle persone, nell’intestino ipertossico, carico di disbiosi (perdita della flora sana), pregno di putrefazioni dovuta a carni, affettati, latticini, uova, pesce e alimenti raffinati e chimici.
Tutte persone queste il cui colon è surriscaldato, privo di ossigeno e totalmente senza peristalsi (stitichezza cronica). 

-
La fonte primaria è lo stile di vita
I “nemici pubblici”, tanto amati dalle lobbies farmaceutiche che possono così spacciare milioni di dosi di droghe, farmaci, vaccini, continuano a spuntare fuori come i funghi. Dopo le ultime idiozie mediatiche inventate di sana pianta: Sars, Aviaria e Suina, adesso il podio è stato raggiunto da un ceppo sconosciuto di Escherichia Coli: O104:H14.
Siamo passati dall’A/H1N1 (influenza suina) al O104:H14 (Escherichia Coli).
Gli esperti della salute pubblica, per far capire la pericolosità di questo ceppo (O104), hanno scomodato il fratello minore O107.
Basterebbe infatti - dicono sempre gli esperti - ingerire solo 100 batteri di O107 per scatenare una diarrea emorragica, con la secrezione di una pericolosissima tossina (Stx-2) che blocca la produzione di proteine e può attaccare direttamente le reni”.[8]
Interessante è la storia del O107: isolato per la prima volta nel 1982 non nei cetrioli, neppure nelle patate e neanche nella frutta, ma negli hamburger di carne!
In America ogni anno oltre 70.000 persone vengono, per così dire “infettate”, dal O107 e ben 600 muoiono!
Se andassimo a spulciare come questa “carne” così prelibata per noi occidentali viene allevata e poi macellata, scopriremmo e soprattutto comprenderemmo, l’origine di tali intossicazioni e morti tossiemiche.
Centinaia di milioni di poveri animali rinchiusi in un lager per tutta la loro vita (per modo di dire “vita”), immobilizzati e alimentati forzatamente in maniera completamente innaturale, per finire macellati con sofferenza e agonia indicibili. Poveri esseri viventi, con il nostro stesso diritto alla vita, resi dall’uomo stolto e criminale, delle semplici “cose da smontare”, pullulanti di batteri e microrganismi (perché in contatto con le loro stesse feci), macellati poi assieme a frattaglie, ossa e carcasse di altri animali morti magari per malattia.
Questa “roba” verrà frollata, pressata, schiacciata, salata, riempita di chimica e nitriti, per togliere il grigio colore della morte, dandogli artificiosamente il colore rosso della vita. Vita che non è degna di questo nome! E’ bene ricordare sempre che i processi putrefattivi, da quando l’anima dell’essere vivente si stacca e ritorna nell’anima di gruppo nei mondi spirituali, non si possono bloccare, ma solo rallentare.
Un uomo il cui organismo è intossicato, acidificato da alimenti raffinati, pregno di tossine chimiche, mangiando simili veleni animali, potrà stare in salute? Assolutamente no!
La causa delle intossicazioni è il batterio che di volta in volta viene scoperto in laboratorio o il batterio è l’effetto di tutto questo sconvolgimento disumano?
L’E. Coli O107 piuttosto che O104 sono alcuni fra i tanti lati oscuri delle lobbies macellatorie, delle multinazionali del cibo, e il risultato del nostro stile di vita completamente autodistruttivo e lontano anni luce dalla Natura.

di Marcello Pamio – 3 giugno 2011
integralmente tratto, immagini comprese, da disinformazione.it
 

[1] “Batterio E. Coli, esperti: nuovo ceppo è più letale della storia”, Agenzia stampa Reuters, 3 giugno 2011 http://it.reuters.com/article/topNews/idITMIE75201420110603
[2] “E’ allarme batterio killer, 2000 casi in UE, e l’OMS dice: variante mai vista”, http://salute.pourfemme.it/articolo/e-allarme-batterio-killer-2000-casi-in-ue-e-l-oms-dice-variante-mai-vista/10677/
[3] http://www.blitzquotidiano.it/
[4] http://www.cronacaqui.it/cronaca/15214_il-batterio-killer-fa-paura-18-morti-2000-contagi-scienziati-nel-pallone.html
[5] http://www.italia-news.it/salute-c13/epidemia-e--coli--e-il-ceppo-piu-letale-e-resistente-ad-antibiotici-68729.html
[6] http://www.tgcom.mediaset.it/mondo/articoli/articolo1011419.shtml
[7] “Il mistero della malattia venuta dal cibo, la minaccia nascosta negli hamburger”, La Repubblica, 3 giugno 2011
[8] “Il mistero della malattia venuta dal cibo, la minaccia nascosta negli hamburger”, La Repubblica, 3 giugno 2011

sabato 14 maggio 2011

L'importanza del referendum

Il 12 e il 13 giugno pensate di andare al mare?

Referendum sulla privatizzazione dell'acqua:

Vota SI se non vuoi che venga privatizzata

Una circolare interna RAI che ha vietato con effetti immediati a qualunque programma della RAI di toccare l'argomento fino a giugno (12-13 giugno quando si terrà il referendum)

DOVETE PUBBLICIZZARE I REFERENDUM

perché il Governo farà passare solo pochi spot a Rai e Mediaset.

Perché nel caso in cui riuscissimo a raggiungere il quorum, lo scenario sarebbe drammatico per i governanti, ma stupendo per tutti i cittadini italiani!

Un referendum passa se viene raggiunto il quorum ed è necessario quindi che vadano a votare almeno 25 milioni di persone.

I referendum non saranno pubblicizzati in TV.

Così, molti cittadini non sapranno nemmeno che ci sarà un referendum da votare il 12 giugno e non andranno a votare.
Vuoi che le cose non vadano a finire cosi ?

Copia-incolla e pubblicizza il referendum a parenti, amici, conoscenti e non conoscenti.

Passaparola!

%%%

Sopra riportato, uno stralcio di un messaggio che circola in rete e che pone l'accento solo sul referendum contro la privatizzazione dell'acqua, bene pubblico per eccellenza.
Ma è parimenti importante, per il futuro nostro e dei nostri figli, che sia bloccata ogni iniziativa a favore del nucleare, quindi:

VOTA SI per FERMARE IL NUCLEARE

Il ricorso all'energia nucleare "calda" per produrre energia può essere condiviso solo da tre categorie di persone:
  • i disinformati
  • gli stolti
  • i criminali
Ai disinformati hanno fatto credere che l'energia atomica sia sicura e conveniente e qualcuno di loro è addirittura convinto che sia l'unica scelta possibile per affrancarsi dalla dipendenza dai combustibili fossili.
Così non è perché, per fare un esempio a parità di energia prodotta, una centrale eolica costa la metà e si mette in opera in un decimo del tempo necessario ad una centrale nucleare.
Se qualcuno pare dimostrare il contrario, è perché non mette in conto i rischi legati alle numerose possibilità di contaminazione - infatti sono necessari 30.000 litri d'acqua al minuto per tenere sotto controllo la reazione: quest'acqua viene poi riversata nell'ambiente riscaldata e contaminata, in grado così di modificare fino a distruggere qualsiasi habitat; le scorie poi, costituiscono rischi e costi aggiunti che si protraggono per centinaia di anni dopo la dismissione dell'impianto.

Gli stolti, semplicemente non sono in grado di cogliere simili evidenze.

I criminali, sono pienamente consapevoli che, a fronte di rischi e costi inaccettabili per la società, le centrali atomiche costituiscono un grosso affare per gli appalti di costruzione, sorveglianza e custodia delle scorie e soprattutto per la produzione di plutonio, elemento privo di qualsivoglia applicazione civile di produzione energetica ma che fa gola alle Industrie della Guerra e della Geoingegneria per la sua unica applicazione pratica: la fabbricazione di ordigni di alto potenziale.
%%%

Non entro nel dettaglio per quanto riguarda l'altro referendum, di gran lunga meno importante, ma dichiaro la mia scelta utilizzando la simpatica immagine pubblicata.

sabato 7 maggio 2011

Immagini dal passato


"Hai fatto caso che muoiono sempre gli stessi?"

[Totò]

Ecco alcune foto del redivivo, e riammazzato mediaticamente almeno due volte in questi ultimi 10 anni, Bin Laden.

Nel '79 a soli 21 anni, già uomo della CIA dalla quale ricevette addestramento, assieme al perfido Zbignew Brezinsky:
Ecco com'era, sofferente d'insuficienza renale che lo costringeva a periodica dialisi, il 7 Dicembre del 2001 ovvero 6 giorni prima di essere ucciso sulle montagne di Tora Bora (Afghanistan).


Nel 2008, vistosamente ringiovanito prima - ahimé - di essere ammazzato per la seconda volta, alle spalle del dislessico e catatonico Bush in una conferenza stampa:
Le foto utilizzate per il tarocco 2008 e poi di nuovo nel 2011 perché tanto chi vuoi che ci faccia caso? Solo i complottisti:
- Clicca sulle immagini per vederle ingrandite -

Al di là di questa farsa utile per distrarre l'Opinione Pubblica dai problemi più importanti, ricordiamoci che le VERE emergenze del momento - di cui si parla troppo poco e molto a sproposito - rimangono sempre le conseguenze della recente catastrofe nucleare giapponese, e la criminale ed ingiustificabile aggressione militare alla Libia.

Articoli correlati:
- L'arte dei tarocchi
- Bin Laden morto? La scenegggiata continua

martedì 3 maggio 2011

L'arte dei tarocchi

Nell'ambito delle truffe globali, ecco una delle più clamorose: la sbandierata (nuova) uccisione di Bin Laden avvenuta questa volta grazie ad un blitz militare che porta lustro mediatico alla oscura presidenza di Barack Obama.
In realtà, come tutte le persone bene informate sanno, Osama Bin Laden morì ammazzato il 13 dicembre 2001 da Omar Sheikh, come affermato in una diretta televisiva planetaria nel 2007 dall'ex presidentessa pakistana Benazir Bhutto uccisa a sua volta tre giorni dopo, forse solo per aver rivelato al mondo questa realtà che avrebbe fatto perdere di motivazione alle sanguinose operazioni di "polizia" internazionale in Iraq da parte degli Stati Uniti.
In realtà lei lo fece parlando di Omar Sheikh definendolo semplicemente "l'uomo che ha ucciso Bin Laden" dando la notizia incidentalmente, come fosse cosa risaputa ai più.
La cosa veramente incredibile è che NESSUN media internazionale dette peso a questa notizia sensazionale che avrebbe potuto cambiare il corso (o almeno il senso...) della storia degli ultmi anni!
Questo sta a dimostrare l'infima qualità della cosiddetta "informazione" ufficiale che a guardar bene è pura propaganda a scopo di raccolta consensi.

Ma per gli oscuri scopi di chi decide dei nostri destini, probabilmente un capro espiatorio come Bin Laden serviva mediaticamente "vivo" ancora per un po' nonostante i suoi funerali ufficiali fossero stati celebrati già il 16 dicembre 2001, così come si continua ogni tanto a parlare di Al Qaeda come se non fosse stata realmente sgominata nel 2002...



Ecco la foto utilizzata dai media, evidente fotomontaggio di scarsa qualità per di più già utilizzato dai media nel 2008!!!
Ma nonostante l'evidenza, come nel caso del certificato di nascita taroccato di Barack Obama, delle sistematiche irrorazioni aeree sui nostri cieli, della spettacolare demolizione controllata delle tre torri del WTC, ecc.., l'Opinione Pubblica ha una memoria selettiva che dimentica facilmente fino a rimuovere le verità sgradite al regime.

Cosa successe attorno all'11 settembre 2001?

Un breve riassunto per chi ha la memoria corta, di ciò che accadde a cavallo di questa fatidica data si può sintetizzare in questo modo:
  • Alcuni mesi prima dell'attentato, i servizi segreti informano diligentemente il presidente americano che era plausibile un attentato del genere ma nessuno ne tenne conto;
  • L'11 settembre le torri vengono APPARENTEMENTE investite da due aerei di linea ("apparentemente" perché degli 11 video che si trovano in rete non ce ne sono 2 che corrispondono per quote, tempi, traiettorie e sagome dei velivoli; quindi se almeno 10 sono falsi, non si vede per quale motivo ce ne possa essere uno vero)
  • Dopo un po' che la parte alta delle torri bruciacchiava per le esplosioni (ma di cosa?) una alla volta, le torri vennnero giù entrambe con la modalità dell'implosione che si può ottenere UNICAMENTE con l'ausilio di cariche sincronizzate di termite, la metodica in uso per le demolizioni, e con nessun'altro metodo distruttivo;
  • A parte il fatto che due colossi di ferro-cemento NON POSSONO venir giù (e con quelle modalità) solo per l'impatto con una scatola d'alluminio volante (sarebbe come voler abbattere una struttura in cemento armato sparandole contro delle lattine semivuote di Coca-Cola aspettandosi che imploda e crolli su sé stessa) tra le macerie (sgombrate in tempi brevissimi) non si è trovato un solo pezzo che è uno che possa essere appartenuto ad un aereo. Da tener conto anche che il kerosene utilizzato dai turbofan brucia in fiamma libera a 875°C mentre per fondere una trave d'acciaio ne sono necessari non meno di 1500°C e ne servono almeno 300 in più per il cemento. Tuttavia, l'acciaio può subire un indebolimento meccanico a partire dagli 800°C circa, vero, ma l'acciaio esposto direttamente a tale temperatura, non quello che stava ai piani inferiori all'incendio.
  • Dopo poco, venne giù con le stesse modalità anche il Blocco 7 per pura "simpatia", visto che non era neanche stato sfiorato dai crolli né tanto meno dai presunti aerei. I Vigili del Fuoco sapevano dell'imminente crollo (ma come facevano a saperlo?) e fecero sgombrare per tempo l'area. Si presuppone che il Blocco 7 fu demolito per distruggere la centrale alloggiata al suo interno necessaria per le demolizioni;
  • I primi notiziari lanciarono subito la notizia del coinvolgimento di Bin Laden nella faccenda che a sua voltà si premurò di dichiarare immediatamente di essere totalmente estraneo ai fatti;
  • Per completare la giornata, fu sparato un missile contro il Pentagono - e questo è certo perché 1) un jet di grosse dimensioni non può volare a quote così basse per motivi aerodinamici, il cosiddetto "effetto suolo" 2) sulla sede dell'esplosione non fu ritrovata alcuna parte riconducibile ad un grosso jet 3) la devastazione dovuta all'impatto era troppo piccola per essere stata provocata da un grosso jet; fu anche simulato il dirottamento e poi la precipitazione di un aereo di linea che non ha lasciato tracce riconducibili ad... un aereo di linea né ai suoi passeggeri. Per altro, tutti gli aerei impegnati nella farsa si sono "dissolti" e con essi tutti i loro fantomatici passaggeri, liste di volo comprese. Chi nonostante tutto crede che l'11 settembre si sia verificato quello che i media sostengono, è un idiota, su questo non può esserci alcun dubbio.
  • La mattina dopo, il Patriot Act, un corposo documento scritto... durante la notte (?!?) o molto più probabilmente scritto con calma ben prima dell'attentato viene approvato senza riserve - sull'ondata emozionale del fatto - dal Congresso. Il documento permise d'introdurre tra l'altro delle drastiche restrizioni delle libertà personali che in altri momenti nessun americano avrebbe accettato. Restrizioni poi rimaste perennemente in vigore.
  • Senza neanche prendere in considerazione le rimostranze di Bin Laden, fu data per scontata la MATRICE SAUDITA DELL'ATTENTATO e fu prontamente invaso... l'Iraq. Forse nessun senatore era a conoscenza del fatto che l'Iraq NON fosse un Paese saudita. Guarda un po'.
  • Lo stesso Bin Laden - che non poteva certo nascondersi tanto a lungo in quest'epoca supertecnologica, tanto più che necessitava di periodiche dialisi - fu ucciso nella zona afghana di Tora Bora il 13 dicembre del 2001; con funerali ufficiali celebrati tre giorni dopo.
  • Conoscendo bene le intenzioni degli americani, Saddam Hussein si disse immediatamente disposto a trattare ma la macchina da guerra era già in moto e con essa tutto il business che ne consegue, ancor più difficile da fermare che la guerra stessa. Oggi, nulla di nuovo sotto il sole anzi sotto i riflettori: anche a seguito dell'aggressione alla Libia, il presidente Gheddafi si è subito offerto di trattare senza opporre resistenza ma nessuno dei criminali guerrafondai pare averne preso atto. Lo sappiamo solo noi.

martedì 26 aprile 2011

La guerra e la fisica


C'era da aspettarsela, ma ascoltare da un TG la notizia dell'ingresso in guerra dell'Italia contro la Libia è stata una cosa brutta e deprimente.
D'altra parte, era inevitabile che un Paese come il nostro, completamente privo di autonomia decisionale in quanto colonia statunitense a tutti gli effetti dal 1946 ed in ogni caso succube e fedele esecutore di qualsiasi disposizione giunga da oltre oceano, non partecipasse prima o poi in maniera attiva alla GRATUITA AGGRESSIONE ad un Paese sovrano così vicino a noi come la Libia, se ciò è cosa gradita ed utile agli USA. Oltretutto se delegano i nostri militari a compiere almeno una parte del lavoro sporco, oltre a dividere le responsabilità di questa ingiustificabile aggressione, dividono anche i costi delle operazioni. E sia chiaro che io [Tommy, ndr], come cittadino e contribuente italiano mio malgrado, non sono assolutamente d'accordo con questo ingresso in guerra e vorrei essere gentilmente esentato dal dover contribuire economicamente a questo ignobile spreco di denaro... .
In questo caso più che mai ci si rende conto che lo Stato, da parassita della società civile quale è, non è certo un'emanazione della volontà dei cittadini ma un organo gestito da privati intoccabili che a sua volta gestisce ricchezze “pubbliche” in maniera anche criminale senza darne conto ai veri proprietari.
Vergognosa (e sarà stato vergognosa anche per lui SE ha una coscienza) la giustificazione del presidente Napolitano che nel discorso riportato in TV sostiene in sostanza che l'Italia non poteva rimanere con la mani in mano dopo la feroce (?) REAZIONE del colonnello Gheddafi!
Come se la reazione ad un'aggressione o comunque ad un'ingerenza estera negli affari di Stato fosse una cosa da condannare!
Da un Capo di Stato mi aspetto infatti che difenda – anche con la forza ove necessario - gl'interessi della nazione e quindi anche i miei, non certo che stenda un tappeto di velluto a chi vuole impossessarsi dei beni pubblici!
D'altra parte, ancora, non c'è nulla di strano che in una nazione cattolica si dia per scontato in un discorso pubblico che una REAZIONE possa essere di per sé di valenza negativa.
Le Sacre Scritture (SS) suggeriscono infatti di porgere l'altra guancia all'aggressore, contrariamente agli istinti che tengono in vita tutti gli organismi viventi e anche alla... fisica delle forze che prevede come conseguenza più NATURALE del mondo una REAZIONE (almeno) uguale e contraria a qualsiasi FORZA che perturbi uno stato di quiete.
integralmente tratto da infoarchivio
approfondimenti:
- Le vere ragioni della guerra alla Libia

domenica 24 aprile 2011

Chi sono i veri artefici delle rivoluzioni?

Di seguito, due articoli postati in sequenza da Gianluca Freda sul suo "blogghete" in cui sviscera una lucidissima interpretazione di cause ed effetti (reali) dei movimenti violenti di piazza che tanto piacciono ai media di regime e che nulla di positivo apportano alla causa dei cittadini, illudendoli solo di aver colto qualche briciola di potere.

Quando sostenevo simili tesi nella Toscana degli anni di piombo, mi davano del "fascista" senza capire che erano proprio loro gli alleati più fedeli e manovrabili del regime.

LA RIVOLUZIONE DEI FALLITI

infiltrato?

infiltrato2

“In guerra, lo stratega vittorioso cerca la battaglia solo dopo che la guerra è stata vinta; mentre colui che è destinato alla sconfitta, prima combatte e poi cerca la vittoria”.

[Sun Tzu, “L’arte della guerra”]

Avevo sperato fino all’ultimo che il tizio col giaccone beige che ieri, [14/12/2010, ndr] insieme ad un branco di altri cialtroni senza cervello, ha contribuito a mettere a ferro e fuoco la città di Roma, fosse davvero ciò che sembrava: il solito poliziotto in borghese, con l’incarico di infiltrarsi tra i manifestanti, scatenare l’inferno e giustificare in tal modo (Cossiga docet) la repressione violenta delle proteste. Molti elementi facevano propendere per questo scenario, piuttosto consueto per chi ha un minimo di esperienza in fatto di manifestazioni. Il cialtrone è ritratto mentre impugna un manganello della Guardia di Finanza, agita un paio di manette della Guardia di Finanza e fraternizza (o almeno non si mena) con alcuni poliziotti che, in teoria, dovrebbero sprangarlo di santa ragione. Purtroppo l’ipotesi consolante e illusoria che il manifestante imbecille fosse in realtà un poliziotto infiltrato ha ceduto il passo, con il trascorrere delle ore, ad una rivelazione ben più inquietante e drammatica: il manifestante imbecille era in realtà, insospettabilmente, un manifestante imbecille. A dimostrarlo, oltre ad alcune testimonianze lette in rete che identificano il bell’eroe di cui sopra con un “compagno” dei centri sociali romani, c’è questa foto che lascia poco spazio ai dubbi:

scemo

in essa si vede il farabutto che viene atterrato dai poliziotti e (sperabilmente) arrestato e condotto in un luogo appartato ove i connotati elargitigli da madre natura gli saranno modificati in permanenza con le stesse tecniche da lui suggerite e attivamente sperimentate su tavolini da bar e automobili in sosta.

Naturalmente l’ultima foto non rappresenta una prova definitiva. Potrebbe trattarsi di una messinscena allestita per allontanare i sospetti; potrebbe trattarsi di un fotomontaggio (nella foto la figura del manifestante ha contorni curiosi e presenta un grosso quadrato di pixel anomali proprio in corrispondenza del volto). E potrebbe trattarsi (è l’ipotesi più verosimile, fatto salvo l’emergere di nuovi elementi) della foto autentica di un idiota che subisce il fato spettante agli idioti. E che svanisce dal palcoscenico della sua rintronata “rivoluzione” dopo aver danneggiato quel “sistema di potere” contro il quale aveva eroicamente schierato tutta la propria puberale cialtroneria tanto quanto una scoreggia di mosca danneggerebbe un carrarmato Abrams.

In questo articolo, in ogni caso, non intendo discettare dell’autenticità e del significato, palese o recondito, delle immagini testé presentate. Desidero parlare invece del degrado terminale ed irreversibile dell’ideale rivoluzionario, il quale, complice l’ineffabile clima politico attuale e l’amplificazione telematica della stupidità consentita dai moderni mezzi di comunicazione, ha finito per trasformarsi in chiacchiera da cortile, tanto più fastidiosa quanto più inconsapevolmente trogloditi sono coloro che ne cantano gli osanna. Leggo su diversi siti internet interventi e commenti estasiati sulle bravate dei black bloc romani. “Finalmente si riscopre la violenza politica!”, scrivono alcuni utenti scimuniti, per i quali, a quanto pare, è sufficiente congiungere l’aggettivo “politico” al sostantivo violenza” perché dal forno della nonna esca, calda calda, la Rivoluzione Bolscevica. “Finalmente una protesta seria”, scrivono altri minus habentes, convinti che bullismo e cialtroneria rappresentino l’unico metro di misura della “serietà” di qualunque fenomeno. La celebrità di un divo si misura sulla cafonaggine che egli è in grado di esibire agli occhi ammirati del pubblico; la serietà di un politico si misura dal tasso di insolenze che è in grado di rivolgere agli avversari senza essere zittito; e la “serietà” di un rivoluzionario si misura non dai risultati prodotti dalla sua “rivoluzione”, ma dal numero di panchine sfasciate e di panetterie date alle fiamme. Il cialtrone col montgomery beige è il perfetto prototipo di questi rivoluzionari falliti. Il suo motto è: “Vorrei accoppare i Rothschild, ma siccome non posso, tanto vale fare a pezzi il motorino del mio vicino di casa; sempre meglio che restarsene a casa a scrivere articoli dietro una tastiera”. Consiglierei a questi buffoni di restarsene a lungo dietro le tastiere e di scrivere un bel po’ di articoli. Se non altro faranno lavorare il cervello (ammesso che ne abbiano uno) ed eviteranno di affossare ulteriormente l’idea di rivoluzione, che in bocca a loro suona come una bestemmia. Per fargli capire con un pratico esempio quanto siano efficaci i loro metodi di lotta, gli consiglierei di dare un’occhiata ai volti dei politici ai quali hanno dedicato le loro manganellate di ieri, quelle date e quelle prese. Vi sembrano minimamente preoccupati? Stamattina Berlusconi e i suoi sodali – strano a dirsi – non si sono nemmeno curati di dedicare un commento, che non fosse di circostanza, al putiferio romano di ieri. Hanno cose ben più importanti per la testa che le miserabili scaramucce con gli sbirri di un branco di sfaccendati. Rassegnatevi, cari “rivoluzionari” delle mie ghette: non gliene frega niente di voi. Non contate un cazzo. Ed il fatto che non contiate un cazzo è l’unica cosa che li ha trattenuti, per il momento, dal sobbarcarsi il fastidio di sporcarsi le scarpe schiacciandovi come vermi, cosa che potrebbero fare in qualunque momento. Potete demolire quaranta quartieri romani tutti in fila e loro si limiteranno ad appaltare la ricostruzione ad imprenditori amici, incassando le dovute prebende e ringraziandovi per l’interessamento. Debora Billi ha scritto, un paio di giorni fa, un articolo in cui ipotizzava che i politici iniziassero ad avere paura del vigore “rivoluzionario” dei disadattati giovinastri nostrani. Se quello che scorgo oggi sui volti degli uomini del governo è paura, vuol dire che sono diventati sovrannaturalmente abili nel simulare serena indifferenza e manifesta soddisfazione per le vittorie parlamentari mentre sono attanagliati dal terrore cieco.

Consiglierei di dare un’occhiata anche ai volti dei negozianti romani e dei poveracci che si sono ritrovati l’automobile bruciata, il bar distrutto, il parco giochi sotto casa ridotto ad un letamaio. Quanti adepti credete che avrà guadagnato la causa “rivoluzionaria” nel corso della giornata di ieri fra i cittadini di Roma? Se fossi in loro (e in effetti lo sono) preferirei di gran lunga la violenza mirata e metodica dei celerini alla barbarie scomposta che si accanisce con furia contro le proprietà dei deboli, per poi accasciarsi vigliaccamente, come un sacco di patate in giacca e cappuccio beige, dinanzi alle randellate dei forti. Se fossi nei cittadini di Roma (e lo sono senz’altro), più che ad una “libera collettività anarchica” inizierei ad aspirare ad una teocrazia di stampo iraniano, dove i manifestanti facinorosi e criminali, quando entrano in un carcere, ne escono soltanto appesi ad una corda di canapa.

Quello che questi imbecilli dovrebbero imparare (e impareranno, prima o poi, se l’imbecillità gli consentirà di vivere abbastanza per poterlo fare) è che la violenza non è una strategia. E’ semmai un indispensabile strumento che serve a portare a termine la strategia, una volta che essa è stata approntata. Ma prima bisogna approntarla. E per farlo occorre capire a fondo i meccanismi che stanno dietro i conflitti geopolitici, proporsi obiettivi graduali, imparare a conoscere i punti deboli degli avversari, utilizzare l’astuzia e la diplomazia come risorse primarie e la forza bruta come risorsa ultima, mirata a vincere gli ultimi ostacoli non altrimenti superabili. Bisogna, come avrebbe detto Sun Tzu, conoscere il nemico, non per sentito dire, ma per averlo praticato ed averne studiato i punti di forza e di debolezza da vicino. Bisogna aver passato un bel po’ di tempo a contatto con i nemici, aver fatto parte del loro stesso circolo. Starsene in disparte a fare i duri e puri e a sognare improbabili utopie sociali è atto di stupidità suicida. Lenin, pur di colpire la fazione menscevica del partito, non esitò a collaborare con la polizia zarista e ad accettare come collaboratore Roman Malinowsky, che era un agente dell’Ochrana, la polizia segreta governativa. E’ con la strategia, la determinazione, il compromesso e la pratica di potere che si sconfigge il potere, non attaccandosi alle decrepite parole d’ordine di ideologie morte e sepolte. Tantomeno con le esplosioni occasionali e sguaiate di violenza, che non fanno nemmeno ridere il potere, tanto sono inutili.

Solo i falliti e gli impotenti vivono di ideologia e di sogni; e sono così “coerenti” con i loro dogmi da rifiutarsi di vedere il mondo che cambia, perché non osservano il mondo, ma solo se stessi. Solo i falliti scaricano la propria frustrazione verso il mondo che, inesorabilmente, li esclude, spaccando tutto e appiccando il fuoco a tutto ciò che capita. Lo fanno perché non vogliono affatto cambiare il mondo. Vorrebbero, se potessero, farlo a pezzi per punirlo di averli cacciati fuori dalla sua porta, come se il loro esilio fosse imputabile al mondo e non al rifiuto di guardarlo negli occhi senza il velo di decedute fantasie politiche. Solo i falliti sanno farsi strumentalizzare così efficacemente e così a fondo dal potere da diventare, nelle sue mani, un utile strumento per le “rivoluzioni colorate” prossime venture. Un surrogato artificiale di rivoluzione, una carogna di conflitto sociale rivestita a festa, ma ben manovrata dai potenti, sulla quale i falliti sfasciapanchine si accalcano per fame, non avendo più altra tavola a cui saziarsi. Non si può neppure contare sulla profilassi dei manganelli, sperando che spacchino ossa più rapidamente di quanto i cappucci beige siano in grado di spaccare vetrine. I manganelli non servono a uccidere, ma a convincere. E nessuno è più facile da convincere di un rivoluzionario senza rivoluzione. Uno che farebbe a pezzi una città intera pur di poter assaggiare della rivoluzione una marcia, patetica, miserabile briciola.


COME COSTRUIRE UNA RIVOLUZIONE CHE NON CADA A PEZZI IN DUE GIORNI

Il lettore Mirko [del Gianluca Freda blogghete, ndr] ha scritto nei commenti relativi all’articolo sugli scontri di Roma:

Caspita che articolone...perché non lo completi parlando delle conseguenze della "strategia del compromesso, della determinazione, della pratica di potere utilizzata per sconfiggere il potere"? Così, magari riusciamo ad arrivare alla degenerazione della rivoluzione russa che hai citato... Trai forse godimento dai pestaggi, visti i continui incitamenti alla violenza della celere? Ti sconvolge tanto la vista di due tavolini privati sottratti da un bar privato per essere lanciati, ma non parli della disperazione dei lanciatori d'immondizia di Terzigno e dei terremotati, anche loro in piazza. Secondo il tuo ragionamento è una brutta cosa sporcare Roma con l'immondizia, meglio tacere e respirare diossine in silenzio, non lamentarsi in questo modo "barbaro"...chissà cosa penseranno quelli dei bar... Non capisco, invece, a cosa serva pontificare dalla tastiera come fai tu, dando dei falliti e degli impotenti a chi ancora - e fortunatamente- possiede dei sogni. Mi chiedo come si fa -e come fai- a fare qualsiasi cosa senza il motore dei sogni e dell'utopia? Concludo dicendo che, almeno secondo me, l'altro giorno in piazza si è espressa unicamente la rabbia, forse non è servito a niente, ma era se non altro lecito esprimerla; la violenza, come sempre, è arrivata, e continua ad arrivare, da chi detiene la forza ed il potere. Saluti.

Il lettore ritiene che sogni e utopie siano il motore di ogni cambiamento. Può darsi che questo sia vero per la vita individuale. Ma quando parliamo della progettazione di un cambiamento sociale, sarebbe bene che ci abituassimo a lasciare i sogni nella dimensione che ad essi appartiene di diritto: quella del dormiveglia e delle fantasie notturne. Appaltare le trasformazioni sociali a branchi di sonnambuli e parolai in pigiama, produce, anche nella migliore delle ipotesi, un fastidioso e rumoroso nulla di fatto, ammantato di deliri teoretici, come quelli che siamo abituati ad ascoltare – senza ormai troppa distinzione – tanto nelle parole dei “rivoluzionari” da centro sociale quanto nei discorsi dei “rivoluzionari” da organigramma di sindacato e di partito nel corso delle periodiche ed inutili manifestazioni “di protesta” accalappiagonzi. Nell’ipotesi peggiore (che è poi di gran lunga la più frequente e storicamente diffusa) l’allucinazione utopica produce semplice manovalanza per “rivoluzioni” gestite dal potere ed indirizzate verso scopi esattamente opposti a quelli che i sognatori dormienti vagheggiano mentre si agitano in preda al delirio. Date retta a un fesso: le rivoluzioni, quelle vere, sono roba per persone ben sveglie e con i piedi per terra. Soprattutto, sono roba da élite. Dove, col termine “élite”, non si intende indicare una realtà connotata sul piano della gerarchia economica o sociale, bensì su quello del pragmatismo politico e della pianificazione intellettuale. Pianificazione che, in tutte le rivoluzioni storiche di qualche rilievo, si è sempre attuata attraverso la circolazione delle idee e dei programmi attraverso i mezzi di comunicazione esistenti, tastiere comprese. In ogni rivolgimento sociale di successo c’è una “testa” che dirige le operazioni, rappresentata dall’élite che dispone dei mezzi di comunicazione necessari a diffondere nella massa le idee e le parole d’ordine su cui dovrà fondarsi l’insurrezione; e ci sono moltitudini di “sognatori” senza arte né parte che fungono da semplice carne da cannone. Inutile dire che gli effetti della rivoluzione si rivelano sempre vantaggiosi per l’élite e devastanti per gli utopisti sonnambuli. Non voglio togliere nulla all’utilità di questi ultimi, senza la cui incompetenza e irriflessività politica nessuna rivoluzione sarebbe possibile. Non ce l’ho con i decerebrati spaccatutto che abbiamo visto in azione a Roma, né con i branchi di pecore che transumano periodicamente verso i pascoli della protesta su apposito torpedone sindacale, i quali svolgono egregiamente il proprio ruolo di soldataglia. Ce l’ho con le élite da cui tali moltitudini sono attualmente gestite e manipolate. Perché le finalità perseguite da queste élite di potere sono del tutto antitetiche a ciò che ritengo essere l’interesse attuale del nostro paese, inteso nel suo insieme complessivo di pastori e di mandrie, di colonnelli e di subordinati.

E’ significativo che il lettore scriva: “secondo me, l'altro giorno in piazza si è espressa unicamente la rabbia, forse non è servito a niente, ma era se non altro lecito esprimerla”. E’ una frase che fornisce un’idea precisa della linea di demarcazione che separa i membri dell’élite dai sognatori suoi manovali. L’élite pianifica, organizza, gestisce, manovra la percezione del mondo e la stessa violenza di piazza secondo modalità che sono funzionali ai suoi obiettivi; la carne da cannone è del tutto priva di capacità di decodifica dell’esistente e di schemi progettuali. Possiede solo la sua rabbia istintiva (a cui attribuisce addirittura un valore etico trascendente, trattandosi dell’unica prerogativa a sua disposizione) che ritiene lecito sfogare, una volta superato un certo livello, su qualunque cosa gli capiti a tiro. Come il buon padre di famiglia, che tornando a casa distrutto e frustrato dal lavoro, ritiene legittimo massacrare di botte moglie e figli, visto che su qualcuno dovrà pur sfogarsi. Il mio articolo si intitolava “La rivoluzione dei falliti” e penso che non avrei potuto scegliere titolo migliore.

Nell’articolo in questione citavo, in esergo, una frase tratta da “L’arte della guerra” di Sun Tzu. Mi chiedo che cosa avrebbe pensato l’antico stratega cinese di un “esercito”, come quello visto in azione a Roma il 14 scorso, che attacca battaglia al solo scopo di sfogare la propria frustrazione; che combatte solo nei momenti e nei luoghi che è il nemico a definire, con apposita comunicazione alle truppe; che si lascia guidare verso lo scontro dai generali dell’esercito nemico o dai traditori ad esso venduti, i quali portano bene in vista sulla divisa le stellette sindacali e partitiche di cui sono stati insigniti per la propria fellonia; che nel corso della battaglia non attacca il nemico, ma i propri stessi commilitoni e compagni di sventura, distruggendo le loro proprietà e dando alle fiamme i loro villaggi; che diffonde in questo modo l’odio e il desiderio di defezione tra le proprie stesse fila; che utilizza la violenza a sproposito e contro obiettivi casuali, anziché riservarla (come Sun Tzu suggeriva) alla fase finale della guerra, per suggellare una vittoria già ottenuta attraverso la diplomazia, la comunicazione, l’astuzia e l’inganno. Probabilmente il vecchio cinese non avrebbe destinato ad una simile masnada l’appellativo di “esercito”, limitandosi a considerarla una congrega di scimmie infuriate e a riderci sopra. Ancora più verosimilmente, avrebbe avuto parole di lode e di stima per i generali dell’esercito loro nemico, dimostratisi capaci di ridurre gli avversari alla più assoluta impotenza senza neppure muoversi dal proprio accampamento. “Tutta la guerra è basata sull’inganno. Perciò, quando siamo pronti ad aggredire, dobbiamo apparire impreparati; quando adoperiamo le nostre forze, dobbiamo sembrare inattivi; quando siamo vicini, dobbiamo far credere al nemico che siamo lontani; quando siamo lontani, dobbiamo fargli credere che siamo vicini. Tieni pronte le esche per allettare il nemico. Fomenta disordini e schiaccialo”.

Per quanto implacabile sia il mio odio per le strutture sovranazionali, economiche e politiche, che hanno ridotto in servitù il nostro paese, devo riconoscere ai loro generali una capacità strategica un miliardo di volte superiore a quella dei cialtroni visti in azione nelle piazze nostrane. E’ normale, del resto: non a caso loro sono l’élite, mentre i cialtroni di cui sopra sono la marmaglia inconsapevole che viene manovrata per il conseguimento degli obiettivi predefiniti. Immagino che, nel caso in questione, l’obiettivo – o uno degli obiettivi - fosse quello di defenestrare un governo, pessimo sì, ma dimostratosi troppo indipendente e refrattario agli ordini nell’ambito della politica estera. Eppure, nonostante l’ottima strategia messa in campo, l’élite dominante sembra, per il momento, avere fallito. Il governo incriminato è rimasto in carica, sia pure per tre soli voti di maggioranza. I suoi avversari politici sono ora allo sbando, compresi i rinnegati finiani così accuratamente costruiti e finanziati, costretti ad annullarsi nella macedonia immonda di un elettoralmente improponibile “terzo polo”, che prefigura la loro prossima estinzione. Bisogna chiedersi: perchè hanno fallito? Perché la marmaglia antiberlusconiana, inviata a deporre il rinnegato governatore della colonia, pur debitamente infiltrata da operativi del nemico, non è riuscita per adesso a perseguire il risultato agognato?

Il motivo è semplice: non esiste più un’unica élite. Nell’epoca della ridefinizione degli assetti geopolitici globali, le élite che si contendono il controllo delle masse e la loro sudditanza alle parole d’ordine sono diventate una pluralità. La vecchia nomenclatura dirigente rispolvera i vetusti schemi interpretativi del mondo organizzati per dicotomie (“fascismo-comunismo”, “democrazia-dittatura”, “berlusconiano-antiberlusconiano”, “razzista-antirazzista” e via bipolarizzando), mentre il nuovo gotha che ad esse contende il potere prova ad inserirsi nel gioco della manipolazione delle coscienze con altri modelli prefabbricati e narrazioni alternative. Questa battaglia per il controllo delle moltitudini si combatte (come del resto è sempre avvenuto nel corso della storia) nel campo dell’informazione e dell’entertainment. Cioè proprio dietro quelle tastiere che i pasdaran della rivoluzione di piazza sono stati abituati – un po’ per insipienza politica, un po’ per programmazione culturale abilmente somministrata dagli strateghi del nemico – a disprezzare e sbeffeggiare. E’ dietro le tastiere del web, delle redazioni giornalistiche, delle case editrici che vengono definiti e perfezionati i nuovi modelli percettivi e di pensiero cui le masse dovranno conformare la propria visione del mondo nei decenni futuri. E’ dietro le tastiere dei programmatori che vengono studiati i nuovi contenuti web, attraverso i quali i mezzi di comunicazione telematica verranno gestiti per le finalità di dominio proprie della classe intellettuale che uscirà vincitrice dallo scontro. E’ sempre dietro le tastiere che nascono i social network come Facebook, utili a rimbecillire e rendere controllabili, analfabetizzandole, le nuove generazioni; o come Twitter, attraverso i cui canali già viaggiano le direttive e gli ordini per la gestione delle “rivoluzioni colorate” fomentate dal potere (come si è visto in occasione della famigerata “rivoluzione verde” iraniana); o i nuovi templi dell’informazione “alternativa” come Wikileaks, creati allo scopo di soppiantare l’informazione libera del web, sostituendo ad essa un’autorevole e ponderosa massa di nulla oggettivo, privo di qualunque elaborazione critica.

In questo scontro di nomenclature, come sempre, i facinorosi guastatori di piazza rivestiranno il ruolo di truppe d’assalto, agli ordini dell’organizzazione di potere che riuscirà a vincere la guerra dell’informazione.

Occorre dunque decidere – e decidere adesso – se desideriamo rivestire il ruolo di soldati che subiscono la rivoluzione prossima ventura o di progettisti che la pianificano e la manovrano. Rivolgo pertanto un appello a tutte le menti razionali che, ritrovatesi martedì scorso nel bel mezzo di una guerra alla cui progettazione non avevano in alcun modo contribuito, abbiano sentito “a pelle” di trovarsi nel livello sbagliato della gerarchia. Invito tutti costoro a lasciar perdere le molotov, le risse coi celerini e gli scudi di cartone e a venire dietro le tastiere, dove c’è urgente bisogno di loro. Di truppaglia mercenaria da gettare allo sbaraglio contro il nemico ne abbiamo anche troppa. Ci servono generali, strateghi, programmatori, psicologi delle masse, scrittori, articolisti, ministri della (nostra) propaganda. E’ con questi strumenti e solo con questi che si organizzano e soprattutto – come avrebbe detto con saggezza il vecchio Sun Tzu – si può provare a vincere le guerre e le rivoluzioni.

Gianluca Freda

Anche in Italia ci sarà il carcere per i negazionisti?

Su decisione dell’Unione Europea, ogni Paese dovrà inserire nel proprio ordinamento giuridico una legge che punisce chi nega l’Olocausto.
Lo spiega in un’intervista l’avvocato penalista Roberto De Vita.

Quali sono i limiti posti dall’ordinamento al diritto di espressione e al diritto di parola?

La libera manifestazione del pensiero è diritto soggettivo fondamentale ed irrinunciabile in ogni ordinamento democratico e riceve riconoscimento e tutela nell’art. 21 della Costituzione italiana, nell’art. 11 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea, nell’art. 10 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, nell’art. 19 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani delle Nazioni Unite e nell’art. 19 del Patto internazionale di New York sui diritti civili e politici.

Tale diritto include la libertà di opinione e la libertà di ricevere o di comunicare informazioni o idee senza che vi possa essere ingerenza da parte delle autorità pubbliche. Nell’ordinamento europeo l’esercizio di queste libertà, poiché comporta doveri e responsabilità, può essere sottoposto a restrizioni o sanzioni che costituiscano misure necessarie, in una società democratica, alla sicurezza nazionale, all’integrità territoriale o alla pubblica sicurezza, alla difesa dell’ordine e alla prevenzione dei reati, alla protezione della salute o della morale, alla protezione della reputazione o dei diritti altrui; tale esercizio incontra, altresì, il divieto dell’abuso di diritto in ragione del quale non può interpretarsi la portata di una norma (di libertà) nel senso di comportare il diritto di esercitare un’attività o compiere un atto che miri alla distruzione dei diritti o delle libertà altrui. Nell’ordinamento internazionale è convenzionalmente stabilito che, l’esercizio delle predette libertà fondamentali, possa essere sottoposto a limitazioni o sanzioni in ragione della necessità di tutelare (tra gli altri) il rispetto dei diritti o della reputazione altrui, l’ordine pubblico o la morale. Nell’ordinamento italiano l’esercizio della libertà di manifestazione del pensiero incontra i limiti del cosiddetto bilanciamento delle tutele costituzionali, ovvero sono considerate legittime le restrizioni o sanzioni poste a presidio della necessità di garantire altri beni e diritti di pari o superiore rilevanza costituzionale.

Tuttavia la Corte delle leggi, in relazione all’art. 21 della Costituzione, ha nel tempo affermato come siano compatibili con il diritto fondamentale della libertà di manifestazione del pensiero solo quelle restrizioni o limitazioni che non solo trovino giustificazione nella necessità di tutelare altri diritti o libertà fondamentali ma che attengano a condotte che possano ritenersi effettivamente (seppur anche solo potenzialmente) “pericolose” per la conservazione dei medesimi. All’estero quali sanzioni vi sono per il reato di negazionismo? L’Assemblea Generale delle Nazioni Unite (Risoluzione n. A/RES /61/255 del 26 Gennaio 2007) ha condannato, senza riserva alcuna, qualsiasi forma di “denial of the Holocaust”, richiedendo con urgenza a tutti gli Stati Membri di introdurre misure di condanna di ogni forma di negazione dell’Olocausto come accadimento storicamente accertato, e precisando come il negazionismo rappresenti in sé un aumento del rischio che tali terribili eventi possano ripetersi.

L’Unione Europea (Decisione Quadro 2008/913/GAI del Consiglio del 28 novembre 2008), adottata nell’ambito delle politiche normative di contrasto a talune forme ed espressioni di razzismo e xenofobia, ha stabilito (tra l’altro) che gli Stati membri devono obbligatoriamente introdurre nella legislazione nazionale fattispecie di reato che consentano di punire direttamente “l’apologia, la negazione o la minimizzazione grossolana dei crimini di genocidio, dei crimini contro l’umanità e dei crimini di guerra, quali definiti agli articoli 6, 7 e 8 dello Statuto della Corte penale internazionale, e dei crimini definiti all’articolo 6 dello statuto del Tribunale militare internazionale, allegato all’accordo di Londra dell’8 agosto 1945”.

La Decisione Quadro richiede altresì che la legislazione degli stati membri preveda, per tali condotte delittuose, la pena della reclusione per una durata massima compresa almeno tra uno e tre anni. Molti paesi, europei e non, hanno già da tempo introdotto norme penali volte a sanzionare in via diretta condotte di negazionismo, altri hanno provveduto (o stanno provvedendo) più recentemente ad adeguare la loro legislazione interna agli indirizzi derivanti dall’ordinamento internazionale; in ogni caso tutti i paesi membri dell’Unione Europea dovranno obbligatoriamente provvedere in materia. Austria, Belgio, Repubblica Ceca, Cipro, Francia, Germania, Ungheria, Israele, Liechtenstein, Lituania, Lussemburgo, Polonia, Portogallo, Romania, Slovacchia, Svizzera, hanno diposizioni penali specifiche che puniscono il “genocide denial” ovvero anche direttamente l’ “holocaust denial”, seppur con differenze in ordine alle concrete condotte sanzionabili ed alle pene comminabili. Alcuni paesi europei, tra cui quelli di common law e di tradizione scandinava, hanno rappresentato aspetti di problematicità in ordine alla compatibilità costituzionale di norme penali che sanzionino il negazionismo in quanto tale ed in tal senso il Consiglio dell’Unione Europea ha previsto specificatamente che gli Stati membri possano decidere di rendere punibili soltanto quelle condotte negazioniste che siano ritenute atte a turbare l’ordine pubblico o che siano minacciose, offensive o ingiuriose.

Tale previsione consentirebbe altresì alla Spagna di superare il giudicato Costituzionale che nel 2007 dichiarò illegittima la norma penale che sanzionava la diffusione di tesi negazioniste a prescindere da ogni valutazione di pericolosità (in astratto o in concreto) o comunque di potenziale offensività delle stesse. In Olanda, seppur non è ancora stata introdotta un fattispecie sanzionatoria specifica, i Tribunali penali e la Corte suprema hanno giudicato più volte (anche recentemente) la negazione dell’olocausto come “defamatory statements about Jews” e pertanto penalmente sanzionabile. In breve, e limitando il ragionamento ai soli paesi europei, tutti gli Stati membri della UE (a prescindere dagli obblighi comunque ineludibili derivanti dalla richiamata decisione quadro) hanno provveduto o stanno provvedendo ad introdurre specifiche fattispecie di reato sulla base di un comune sentire: negare la Shoà, così come negare altri crimini di genocidio accertati da corti internazionali e patrimonio consolidato della storiografia e della memoria tragica dei popoli, altro non è che farne apologia e diffondere le “ideologie” che a tali mostruosità hanno portato, attraverso strumentali mistificazioni e falsificazioni di carattere ascientifico e astorico che non possono trovare riparo (pena il menzionato abuso di diritto)nella libertà di manifestazione del pensiero. Ovviamente, stante la necessità di salvaguardare la specificità delle tradizioni giuridiche dei diversi paesi, l’Unione Europea (fermo l’obbligo menzionato e l’obiettivo comune) consente che siano i singoli Stati membri ad individuare il concreto atteggiarsi delle disposizioni penali domestiche.

Come giudica l’idea di estendere tale reato anche in Italia? E che tipo di sanzioni potrebbero essere previste?


L’Italia dovrà necessariamente provvedere ad introdurre, accanto alle norme che già sanzionano l’apologia di genocidio, una fattispecie penale che sanzioni in via diretta condotte di negazione o di minimizzazione grossolana dei crimini di genocidio, dei crimini contro l’umanità e dei crimini di guerra, alle condizioni stabilite dalla Decisione Quadro della UE . Al fine di superare eventuali perplessità sulla compatibilità costituzionale di una disposizione di tale indirizzo, si dovrà attentamente considerare il portato della giurisprudenza costituzionale in materia di reati di opinione, mutuare indirizzi dall’esperienza della legislazione di altri paesi e dagli interventi delle relative Corti Costituzionali e provvedere a delimitare con grande precisione il perimetro di una fattispecie penale di così rilevante importanza (sotto il profilo dei beni che intende proteggere) e di inevitabile impatto sull’interpretazione dell’art. 21 della Costituzione che tutela nel nostro ordinamento la libertà di manifestazione del pensiero.

Tuttavia, la tutela di tale imprescindibile e fondamentale libertà non rappresenta un ostacolo all’introduzione di una norma penale sanzionatoria del negazionismo, come dimostrato non solo dall’esperienza di altri paesi ad elevata tradizione nella salvaguardia delle libertà fondamentali, non solo dallo stato delle determinazioni dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite e degli atti normativi adottati dall’Unione Europea, ma come altresì chiaramente confermato da una pluralità di decisioni adottate sia dal Comitato dei diritti dell’uomo delle Nazioni Unite sia dalla European Court of Human Rights che, chiamata a pronunciarsi sulla compatibilità della legislazione penale domestica di alcuni paesi europei con le norme della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, ha affermato come “la manifestazione di opinioni negazioniste dell’Olocausto integra un abuso del diritto di espressione previsto dall’art. 10 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo giacché, sostenendo la negazione o la revisione di fatti storici definitivamente stabiliti, rimette in causa i valori che fondano la lotta contro il razzismo e l’antisemitismo e comporta un pericolo per l’ordine pubblico. Conseguentemente, il suo perseguimento da parte della legislazione nazionale costituisce un’ingerenza legittima ed una misura necessaria in una società democratica”.
G.K.
www.shalom.it/J/index.php?option=com_con...p;Itemid=1&ed=39

Written by G.K. dal mensile ebraico "Shalom" Friday, 25 March 2011
integralmente tratto da Gianluca Freda blogghete

sabato 2 aprile 2011

ATTENTI AI TRUFFATORI


Quello sopra proposto è un ritaglio del volantino ideato e diffuso dal Comune di Siena in occasione di una campagna di sensibilizzazione, mirata in particolare alle persone anziane, contro i truffatori porta-a-porta ma non solo.
Apprezzabile iniziativa, e sarebbe ancor più apprezzabile se suggerisse di diffidare (e magari denunciare, perché no?) anche dai tentativi d'estorsione ovvero di donazione "volontaria" a mezzo posta.
Riallacciandomi all'articolo precedente, ecco il nuovo elenco di latori di missive e relativi "progetti" - rigorosamente accompagnate da bollettino postale precompilato - reperite nella mia cassetta della posta:
  • lega del filo d'oro
  • MEDICI SENZA FRONTIERE
  • cbm - insieme per fare di più (cosa?!? i soldi? ovviamente non ho neanche aperto la busta, potrebbe contenere di tutto...)
  • MEDICAL MISSION INTERNATIONAL ITALIA (international o italia?)
  • ASSOCIAZIONE FONTE DI SPERANZA ONLUS > Siccità mortale in Etiopia!
  • Fondazione Progetto Arca Onlus > PROGETTO EMERGENZA FREDDO (per problemi meteo, rivolgetevi a chi controlla il clima, non alla gente comune)
  • Fondazione L'Albero Della Vita > ORFANOTROFIO DI NAIROBI (2 plichi identici)
  • Associazione umanitaria per i bambini di tutto il mondo - onlus (ma un acronimo no?) > Malnutrizione in Kenia
  • PROGETTO ARCA > PROGETTO EMERGENZA FREDDO (2° invio urgente: per forza, sta arrivando il caldo!)
  • MISSIONI DON BOSCO (2 plichi identici)
  • cbm (arieccoli) > EMERGENZA SUDAN
  • cbm (ancora?!?) > Questa busta contiene il tempo di una vita... solo 1 minuto la sua [immagine bambino negro sofferente]
  • [busta anonima] > Hanno fame! 2000 bambini per mangiare hanno bisogno di noi...
  • osf (OPERA DI SAN FRANCESCO PER I POVERI - se il santo fosse vivo avrebbe pietà di voi - 2 plichi identici)
  • Fondazione Operation Smile Italia ONlus > Cambia oggi stesso la vita di un bambino. [foto bambino bianco affetto da malformazione cranio-facciale] (se volessero cambiargli veramente la vita, con gli stessi soldi gli finanzierebbero un intervento di plastica invece di spedire buste colorate alla gente.
Tralasciando il sentimento di spontaneo disprezzo nei confronti di queste associazioni (autorizzate a delinquere) che rastrellano denaro da psicolabili di buon cuore per farne non si saprà mai cosa, in che modo una persona abbiente potrebbe realmente aiutare, se lo volesse, bambini sofferenti & co.?

Andiamo alla radice del problema, non è certo attraverso un'improbabile partecipazione civile che si può aiutare il prossimo (e quindi sé stessi): la politica come sistema esiste solo per illudere il cittadino di avere realmente voce in capitolo sulle scelte effettuate dal Sistema stesso "per conto" ma molto spesso CONTRO di lui.
Delegittimare uno Stato che mostra di essere solo un'emanazione assolutamente blindata di faccendieri delle lobbyes internazionali è forse l'unica strada percorribile: nessun popolo è mai stato in grado - ne mai potrebbe - di fare rivoluzioni di propria iniziativa; esse sono sempre state ideate e gestite da ristrettissimi gruppi di (contro)potere che una volta ottenuto l'abbattimento del regime precedente ne hanno istituito un altro che come primo atto si è occupato della riscrittura della Storia recente, allo scopo di cancellare qualsiasi lecito dubbio.
Alla base di tutto, la vera linfa del potere è sempre e principalmente il Signoraggio Bancario - non altro: uno Stato che fosse realmente emanazione dei propri cittadini (non sudditi!) provvederebbe a battere moneta direttamente creando ricchezza, non delegando il succoso onere ad organizzazioni private.
E quindi, l'unico modo per rallentare la discesa nel baratro (perché una moneta unica mondiale sempre basata sul debito sarà purtroppo inevitabile) è delegittimare anche la moneta, ricorrendo il più possibile al baratto o a diverse forme di titoli di credito il più possibile sganciate dalla moneta ufficiale.
Il Signoraggio Bancario è infatti la più grande truffa esistente.

Ridimensionare il potere dei cartelli delle industrie più redditizie e potenti sarebbe il secondo doveroso passo per ridistribuire reddito e diritti tra i cittadini del mondo.
In particolare, andrebbe boicottata con ogni mezzo l'industria della guerra, i monopoli tossico-alimentari, l'industria dell'energia basata su derivati del petrolio o sul nucleare "sporco" (basato sulla fissione dell'atomo e quindi produttore di scorie ma principalmente di plutonio ad esclusivo uso militare) ed infine ma non ultima l'industria farmaceutica privata ("Big Pharma" per gli addetti ai lavori) che, basando la propria ragion d'essere sul profitto, non può certo immaginare di lavorare per eliminare realmente malattie&sofferenza dalla faccia della Terra... .
In quest'ottica, l'abominevole pratica delle irrorazioni aeree (al secolo Scie Chimiche) è solo un effetto che potrebbe essere prevenuto ed eliminato combattendo le industrie suddette: per quanto ne sappiamo e possiamo dedurre, il cospargimento di particolati in atmosfera, a seconda della loro natura, può essere funzionale ai fini malefici di TUTTE le industrie sopra elencate.

In tal modo, ogni persona altruista sarebbe certa di aver aiutato VERAMENTE tutti i bambini e comunque tutte le persone sofferenti del mondo, perché se sono sofferenti quasi certamente le responsabilità vanno cercate nelle opere poco pie e nelle scelte contro la popolazione messe in atto dalle industrie di cui sopra.
Finanziando onlus ed associazioni "umanitarie" varie si finisce solo per rafforzare il perverso Sistema che ne giustifica (ufficialmente) l'esistenza.

Per fare un esempio, se il problema che sentiamo più vicino è la malnutrizione o le malattie che subiscono alcune popolazioni africane, basterebbe impedire interventi militari contro Paesi che intendono autodeterminarsi sottraendosi al controllo economico e militare effettuato su di loro dai Paesi ricchi, impedire la diffusione volontaria di malattie e la sperimentazione di vaccini tossici ad opera di militari&Case farmaceutiche.
Benedetti dal sole, tutti i Paesi della fascia equatoriale (ma non solo) potrebbero emanciparsi facilmente e rapidamente ottenendo un benessere diffuso solo attrezzandosi di pannelli solari - "bassa" tecnologia sicura, facilmente disponibile e dai costi accessibili - producendo tanta energia da poterla rivendere ai Paesi più ricchi ed "assetati" di energia stessa e trasformare i deserti in giardini fruttuosi produttori di cibo sano ed a basso prezzo.
In tal modo si otterrebbe una tale ridistribuzione della ricchezza mondiale da bastare - da sola - a risollevare il destino dell'Umanità e soprattutto le condizioni dei più sfortunati.
E tutto questo senza neanche tirare in ballo il signoraggio... .