venerdì 18 aprile 2014

Tasse: 3 Euro su 4 rubati dal Fisco

 
Tra le notizie pubblicate stamattina da Repubblica spicca il solito e demenziale allarme evasione fiscale che non mi sono neanche dato la pena di leggere in quanto già dal titolo si capisce che si tratta di mera propaganda di regime.
L'evasione fiscale infatti non è un problema reale se non come diretta conseguenza della mancata sovranità da parte dello Stato sull'emissione della moneta.
Non a caso nell'economia-guida del mondo occidentale, quella statunitense, nessuna tassa era richiesta ai cittadini fino a che il potere di emissione della moneta non fu ceduto dallo Stato alla banca privata denominata "Federal Reserve". E' solo da allora che i cittadini americani pagano le tasse, diventate necessarie per sostenere uno Stato privato del suo diritto-potere fondamentale.
 
Ha poco senso, infatti, costituire e mantenere uno Stato se il suo presupposto non è quello di emettere moneta: in assenza di questo presupposto, esso non può che essere, nella migliore delle ipotesi, un mero cuscinetto economico e garantista, una sorta di sindacato, tra chi produce ricchezza - i cittadini -  ed il pozzo senza fondo che la ingurgita indebitamente - le banche private.
In questo contesto, lo Stato non può che essere considerato che connivente - se non emissione diretta - delle banche che emettono moneta a debito ai danni dei cittadini a cui si ruba una vita intera solo allo scopo di riempire una voragine economica sempre un po' più profonda di quanto non la si riesca a riempire. Ciò a causa del fatto che la misura stessa della ricchezza - la moneta - non solo va restituita per intero all'ente emittente alla fine del suo ciclo ma va anche integrata di interesse. E questa è un'evidenza che puà cogliere anche uno studente di 1a media: non c'è neanche bisogno di studiarsi le complesse e documentate lezioni di economia del Prof. Giacinto Auriti, uno dei primi a denunciare pubblicamente, con dovizia e competenza in materia, la truffa del signoraggio bancario.
Prima di lui, in modi diversi da Maometto a Marx e non solo, molti pensatori si erano adoperati per avvertire l'umanità del pericolo a cui sarebbe andata incontro affidando l'emissione della moneta a enti privati ben distinti da uno Stato rappresentante dei cittadini.
Ma se almeno per il Corano è ancora peccaminoso lucrare sulla moneta - per cui alle banche di etica musulmana ancor oggi è vietato prestare denaro ad interesse - la parte più importante, se non fondamentale, del pensiero di Marx è stata del tutto disattesa dai suoi seguaci, che io riduco in due semplici macro-categorie: dittatori ed imbecilli. Propagandare concetti come "bene comune" e "lotta di classe" su base ideologica infatti, non puo' che essere funzionale all'espropiazione del potere dei cittadini a favore di un organismo centrale autoritario ed alla frammentazione della società ovvero della famosa "base", con conseguente riduzione del suo potere decisionale.
 
Ma lasciamo stare la politica che personalmente metto al secondo posto tra i miei disinteressi, superata, nella mia personalissima e purtroppo poco condivisa scala dei valori, solo dai giochi a palla (calcio, ping-pong, palla a mano, palla di qua, palla di là, ecc.) che ritengo i passatempi più idioti ed aberranti in assoluto tra tutti quelli inventati dall'Uomo. Non a caso, sono tra i più sostenuti dal Sistema, sempre in cerca di metodi che rimbecilliscano i sudditi e li dividano in fazioni.
 
Il vero problema quindi, quando si pubblicano i risultati di queste statistiche, è interpretarle con  le corrette chiavi di lettura.
Prima di tutto, bisogna tener conto che se in una società come la nostra esiste la percezione di una crisi economica, vuol dire che c'è qualcosa che non va. Il nostro Paese è tra i più ricchi del pianeta, sia in percentuale che in assoluto: il 4° al mondo quanto a riserve auree (ormai sono però sganciate dal valore della moneta), il 1° al mondo quanto a patrimonio artistico, il 1° al mondo quanto a percentuale di auto possedute per abitante, stessa cosa più o meno per quanto riguarda i telefoni cellulari ed un sacco di altre amenità, il 1° al mondo quanto a percentuale di cittadini proprietari di case (e non solo quelle in cui abitano). Quanto a produzione industriale abbiamo sempre fatto paura alla Germania, che infatti da sempre ha cercato di ostacolarci, e prima che fossimo Italia, come Regno delle Due Sicilie, abbiamo fatto paura agli inglesi che infatti si sono adoperati per distruggerci e trasformarci in qualcosa di meno pericoloso, almeno fino all'insorgere di una coscienza nazionale che sfociò nel Ventennio, anch'esso distrutto per mano anglosassone.
Ora la distruzione è di matrice global-occidentale ma il succo del discorso cambia poco: siamo una nazione potenzialmente vincente e benestante ma i politici servi degli anglosassoni che ci ritroviamo, lavorano alacremente per mantenerci in uno stato di "crisi costante" ed impediscono la nostra crescita economica e spirituale. L'aspetto positivo è che se sono ancora costretti a lavorare tanto contro di noi è perché incutiamo ancora paura come collettività, anche se non abbiamo la percezione di costituire una vera collettività: in questo lavoro di frammentazione della cosienza collettiva, i giochi a palla, la politica, i social network, le demonizzazioni, il razzismo di ritorno, la disgregazione dell'identità di genere, il controllo degli organi di propaganda (ex-informazione) e quant'altro di funzionale ai loro scopi, costituiscono le armi più potenti utilizzate contro di noi.
 
In definitiva, potremmo accorgerci che in realtà stiamo bene, anzi benissimo forse troppo, non fosse che il prelievo fiscale unito ad ostacoli e vincoli legali e burocratici diabolicamente congegnati ci costringono a vivere una costante percezione di instabilità e forti perplessità sul futuro nostro e dei nostri figli. Non parlo di crisi solo perché la parola stessa indica un peggioramento e non una condizione permanente. L'accezione di "crisi costante" precedentemente usata a scopo dialettico è infatti un ossimoro.
 
Quindi, intarpretando correttamente il succo della statistica pubblicata dall'organo di regime denominato "Repubblica", ci accorgiamo che i contribuenti italiani riescono a non versare il 25% delle somme illecitamente richieste dallo Stato. Illecitamente perché alla fine del giro sono in realtà destinate alla banche private, non certo allo Stato che con le briciole ad esso concesse dalle banche e con la rimanenza risultante dai suoi colossali sprechi ed ammanchi ingiustificati (al secolo: sottrazioni indebite di capitali pubblici) cerca di amministrare sé stesso nei confronti dei cittadini (servizi e pensioni).
Questo 25% sottratto al fisco grazie a meccanismi di elusione oppure di semplice mancato versamento è già sicuramente inferiore al minimo necessario per assicurare sopravvivenza e sviluppo personale e delle imprese, tanto è vero che ci ritroviamo da anni in una condizine di recessione in cui attività e partite IVA vengono cessate a iosa ogni giorno.
In una condizione del genere, non ha senso (anzi ce l'ha fin troppo dal punto di vista del mantenimento del potere...) concentrare l'attenzione dei cittadini sul presunto effetto dell'evasione fiscale: primo perché il suo effetto non è direttamente quello di creare ammanco nelle casse dello Stato perché il rastrellamento di moneta è destinato alle banche private; secondo perché in questo stato di cose, l'evasione fiscale consiste, almeno ai suoi livelli più bassi, in un mero e solo parziale recupero di ricchezza indebitamente sottratta al cittadino, spesso di per sé non sempre sufficiente per il suo mantenimento.

sabato 8 marzo 2014

Una vera parità è possibile solo tenendo conto delle differenze tra gli esseri umani

In occasione della ricorrenza odierna, seconda quanto a demenzialità solo a quella di Halloween, su Tiscali Notizie è stata pubblicata un'interessante intervista ad una dottoressa nonché docente universitaria che, in poche parole, sottolinea le differenze cliniche che si possono manifestare tra uomini e donne anche in base all'età.
Differenze che nella pratica clinica ma soprattutto nella ricerca farmaceutica non vengono sufficientemente prese in considerazione. E se fanno testo le sole differenze tra esseri umani, provate ad immaginare quanto possa essere indicativa la sperimentazione su animali (maschi o femmine?) di farmaci destinati ad uso umano... .
 
Nell'intervista, linkata a margine, la dottoressa Baggio fa esplicito riferimento anche alle differenze genetiche relative alla razza, dei pazienti, che lei o la giornalista molto correttamente - ma solo dal punto di vista politico - definisce "etnia".
Il termine "etnia" infatti, indica solo l'identità di gruppi sociali contraddistinti da precisi usi e costumi e non certo da differenze genetiche. Ma siccome al giorno d'oggi parlare di razze umane è politicamente scorretto allora è necessario nascondere una verità evidente dietro ad un'ipocrisia lessicale dando ad intendere ai meno dotati che diverse reazioni ai farmaci possano essere ascrivibili a mere differenze culturali... .
 
La sperimentazione farmaceutica infatti, essendo condotta principalmente in ambiti razziali "bianchi" occidentali, in quanto le Case farmaceutiche sono di prevalente proprietà di tali gruppi razziali, fornisce inevitabilmente indicazioni non del tutto affidabili se riferite a soggetti diversi da giovani maschi caucasici, modello classico su cui si svolge generalmente la sperimentazione.
Io aggiungerei che in ambito medico, per affinare diagnosi e cure, non basterebbe neanche tener conto solo della razza, del sesso e dell'età del paziente ma anche del suo gruppo sanguigno ed in ultimo delle eventuali condizioni di acidificazione e/o intossicazione dell'organismo, nonché dello stato di allenamento e della percentuale di massa grassa!
 
Troppo?
No: dipende solo dalla precisione che si vuole ottenere da un'anamnesi e dal grado di efficacia della cura; ed a questo proposito, consideriamo che almeno nel mondo occidentale la principale causa di morte dei pazienti è... la terapia!!
 
Non a caso, anche studi portati avanti da enti ufficiali scoprono ovvero confermano lecite intuizioni che determinate differenze genetiche tra gruppi umani non solo esistono ma sono così evidenti da permettere di individuale con precisione l'appartenenzza di un individuo ad un determinato ceppo razziale senza neanche vederlo di persona. E' quanto si può apprezzare dal secondo articolo riportato a margine (in inglese).
 
Solo apprezzando le reali differenze tra tutti gli esseri umani si può costruire un mondo migliore.
Per tutti e non solo per i giovani maschi caucasici.
 Articoli di riferimento:
- http://notizie.tiscali.it/articoli/interviste/14/03/medicina-genere-baggio.html
- http://outofatlantis.blogspot.it/2011/12/studies-contradict-view-that-race.html
- http://itruffatori.blogspot.it/search?q=razze+umane
 
Una conseguenza dell'idiozia dilagante dovuta alla fobia razziale:
-  http://voxnews.info/2014/01/18/proibita-vendita-caramelle-sono-razziste/

venerdì 7 marzo 2014

Il salario della truffa

Come il Sistema premia i suoi servi più fedeli ed efficaci
  
  
Carlo Azeglio Ciampi, dopo - molto dopo - Pertini, è uno dei Presidenti della Repubblica più amati dagli italiani; molti ne conservano un buon ricordo tutt'oggi... una benevolenza assolutamente NON MERITATA, in quanto Ciampi, UOMO DI BANKITALIA, è stato uno degli artefici del divorzio "più costoso della storia", quello tra Bankitalia e Ministero del Tesoro, ordito insieme ad Andreatta.
Carlo Azeglio Ciampi è stato premiato con la Presidenza della Repubblica per la sua carriera al servizio di Bankitalia, di cui è stato governatore addirittura dal 1979 al 1993, un vero e proprio recordman!

Tuttavia a quei tempi non c'erano i blog liberi a raccontare la VERITA', ed i mass media avevano campo libero nel manipolare la realtà e farci credere ciò che volevano... !!!

Sicuramente oggi i regali di Ciampi alle banche non sarebbero passati inosservati, quando ci fu il divorzio tra ministero e bankitalia NESSUNO si oppose, nessuno raccontò agli italiani ciò che stava accadendo... e la porcata passò inosservata!

C'è da dire che a quei tempi la crisi non mordeva, si viveva abbastanza bene, le tasse erano molto più basse, con uno stipendio campava una famiglia intera, molte mamme potevano ancora permettersi di fare le casalinghe, di crescere i figli...

Alessandro Raffa pernocensura.com
Approfondimenti:


mercoledì 5 marzo 2014

Schiavo perfetto è chi non sa di esserlo

La schiavituù moderna è un libro ed un film documentario di 53 minuti prodotti in modo del tutto indipendente; il libro (e il DVD che contiene) è distribuito gratuitamente in alcune piazze alternative in Francia e in America Latina.
Il testo è stato scritto in Giamaica nell'ottobre 2007 e il documentario è stato ultimato in Colombia nel maggio 2009.

Esiste in versione francese, inglese spagnola e italiana. Il film è stato elaborato a partire da immagini sottratte principalmente a fiction e documentari. L'obiettivo centrale di questo film è quello di smascherare la condizione dello schiavo moderno nel quadro del sistema totalitario mercantile e di rendere visibili le forme di mistificazione che occultano questa condizione servile.
 
È stato realizzato con l'unico scopo di attaccare frontalmente l'organizzazione dominante del mondo.
Molto istruttivo per tutti quelli che ancora non riescono a cogliere l'essenza della realtà che li circonda.

Questa versione è doppiata in maniera non professionale ma ciò che conta è il messaggio che veicola, non certo la forma.
Buona visione e, soprattutto, buon ascolto.


martedì 4 marzo 2014

La legge è disuguale per Grillo


A seguito della condanna a 4 mesi + (anzi per lui meno) 100.000 euro di multa, il contraddittorio Beppe ha dichiarato che "c'è condanna e condanna" perché è chiaro che per la sua persona la legge va applicata in maniera diversa e le condanne inflitte a lui hanno un valore diverso rispetto a quelle inflitte a tutti gli altri.
Dopo questa esperienza, dovrebbe capire, una volta per tutte, che non è esattamente come pensa lui: non sono strettamente le leggi (almeno gran parte di quelle risalenti al Codice Rocco: per molte di quelle successive esprimerei qualche riserva...) ma è il sistema giudiziario che si mette in moto e funziona in maniera cieca ed inesorabile solo per colpire potenziali nemici del Sistema, perché il sistema giudiziario come l'intero Stato, altro non sono che un'emanazione del Sistema: cosa si pensa che proteggano? I cittadini? Sveglia!
 
Certo che è un onore da medaglia al valor civile - come ha altresì dichiarato - subire una condanna così motivata in un frangente del genere (durante la difesa attiva del diritto dei cittadini della Val di Susa, e per estensione di tutti i cittadini italiani, di non subire passivamente la costruzione di mega-opere pubbliche di dubbia utilità e di certo danno) però non deve prendere atto di queste realtà solo per le vicende giudiziarie che riguardano la sua persona: deve invece cercare di capire anche se in tanti altri casi di persecuzione mediatico-giudiziaria a persone di grande notorietà (casi Tortora, Marrazzo... Craxi, Berlusconi!) non ci sia la possibilità che la legge si sia mossa animata da... reazioni immunitarie del Sistema e non certo per giustizialismo a gatto selvaggio, e questo deve farlo prima di sparare a zero sui condannati da espellere dal Parlamento!
 
Attendiamo adesso, secondo la SUA logica, le sue dimissioni dal Parlamento.
Oppure attendiamo una sua presa di coscienza.

sabato 8 febbraio 2014

Grillo e la legge (del contrappasso)

A breve, il neopolitico genovese andrà a far parte di quella schiera di indagati, pregiudicati e condannati indegni, secondo la sua logica, di occupare una poltrona al Parlamento.
E se vorrà essere coerente con sé stesso, al primo accenno di incertezza sulla sua integrità di fronte alla Legge, non avrà altra scelta che dimettersi.

Oppure, dovrà prendere atto dell'evidenza che almeno una parte della magistratura è asservita al Sistema e lavora incessantemente per applicare le leggi più assurde ed anticostituzionali quando c'è da colpire un nemico e per insabbiare ogni anelito di giustizia quando a violare la legge sono degli amici.
Gente come Romano Prodi, ad esempio, ove indagato seriamente da una magistratura garante delle leggi e della Costituzione, collezionerebbe probabilmente più ergastoli di Totò Riina... .
In particolare nel nostro, anzi nel loro Paese i pù colpiti sono stati da sempre quelli che hanno cercato in qualche modo di dare dignità e sovranità alla nazione soprattutto contro lo strapotere di Paesi sedicenti amici come USA, Inghilterra e Germania: da Mattei e Moro, da Craxi a - in certi casi, perché no - Berlusconi.
In Italia, del resto, ci sono leggi ad hoc per qualsiasi evenienza, basta applicarle (solo) quando conviene e si riesce a colpire anche gente oggettivamente innocente. Di sicuro, da stamattina gran parte di noi ha commesso reati senza saperlo: siamo tutti suscettibili di accuse ed indagini con tutta la nostra coscienza pulita!
Dovrà quindi sottoporsi alla macchina del fango, sicuro delle proprie ragioni come molti hanno fatto prima di lui a cominciare dall'inviso Berlusconi.
 
Ora, Grillo farà finalmente i conti con la realtà del sistema massonico che governa l'Italia ed il resto del mondo occidentale, con un muro di gomma o cemento a seconda della convenienza del momento; col ludibrio pubblico portato avanti dai media di regime e con le accuse ingiustificate fino al punto, forse, di diventare bersaglio prediletto dalla satira di regime e quindi, nel contesto, condividere ancor più lo stesso destino del Cavaliere di Arcore!
 
Questa è la legge del contrappasso massonico: vuoi i parlamentari condannati fuori dalla Camera? Bene: andrai a far parte di quella schiera!
Esempi del genere si sprecano, dal caso Marrazzo all'omicidio di Rino Gaetano, parafrasando l'Avvocato Franceschetti: gli unici a non vederli sono gli inquirenti.
 
P.S.: Per non aver tirato fuori, i media, accuse legate alla sua vita privata, Grillo dev'essere davvero un santo: in genere, il primo presupposto per far carriera in politica è quello di poter essere ricattabile!

Dedicato a Beppe Grillo ed a tutti i perseguitati dai principali parassiti della società, gli Stati cosiddetti "civili":


martedì 7 gennaio 2014

Congiura di Stato contro il Movimento 9 Dicembre (I Forconi?)

I Forconi no, ma il Movimento 9 Dicembre fa realmente paura al Sistema, altro che M5S...
Finora, il regime ha reagito con le consuete modalità ignorando mediaticamente le reali richieste e perfino l'esistenza stessa del movimento continuando ad identificarlo in maniera inesatta e generica come "I Forconi".
In tal modo, è stato possibile affibbiare la movimento iniziative di piazza messe in atto anche da persone estranee al movimento stesso, con particolare enfasi su comportamenti violenti e distruttivi, peraltro registrati sporadicamente ed adottati in realtà non si sa da chi, di certo non da componenti del Movimento 9 Dicembre.
 
Poi, con un'operazione da manuale di propaganda nazi-comunista, si è cercato di gettare discredito sul principale portavoce del movimento, Danilo Calvani, partendo da una foto in cui egli si vede trasportato da un simpatizzante in una vecchia Jaguar da 3-4000 euro!!
 
Risultate inefficaci tali tecniche disinformative, perché ormai molta gente comincia ad informarsi su quello che succede realmente invece di prendere per vero ciò che propagandano i media di regime, si è passati ad un espediente esplicitamente truffaldino(*): qualcuno ha registrato la denominazione del Movimento per farne un partito politico ovvero per inglobarlo illegittimamente, e senza il consenso della base, proprio in quel Sistema che il Movimento vuole abbattere.
Perché il primo ed imprescindibile obiettivo che il M9D vuole conseguire è la delegittimazione di tutto il nostro governo, a cominciare dal Presidente illegittimo della Repubblica.
 
Per quello che abbiamo visto nella storia dell'ultimo secolo, possiamo aspettarci montature mediatiche volte ad infangare ulteriormente l'immagine del Movimento e dei suoi singoli componenti, ad accuse basate su prove fasulle o inesistenti, arresti con pretesti vari, TSO di stampo renziano, strane malattie fulminanti ed a normali omicidi travestiti da suicidi o da scontati incidenti d'auto.
Non ci meravigliamo più di nulla, siamo in attesa di altre reazioni isteriche da parte della classe politica dettate dalla paura di trovarsi tra due fuochi: i loro padroni occulti ed i cittadini. Per una volta nella loro vita, i politici di professione saranno costretti a prendere una posizione chiara a favore o contro i cittadini.
In attesa che ciò avvenga,  
 
NESSUNA RESA!
 

 
*) La principale abilità dei Truffatori consiste nel sapersi avvalere della Legge ovvero delle leggi, in modo da poter truffare "legalmente" le loro vittime e garantirsi così immunità e successo.

Articolo correlato:
Danilo Calvani, un eroe del nostro tempo

lunedì 23 dicembre 2013

Stamina nuoce gravemente alla salute delle lobbyes farmaceutiche

L'ignobile campagna mediatica di delegittimazione del metodo stamina conferma quello che tutte le famiglie dei malati con essa trattati sanno: la cura funziona perfettamente ma è fuori dal controllo delle lobbyes.
Questa come tante altre vere cure alternative.
 
Lo Stato da esse controllato non può ovviamente tollerare l'utilizzo di cure REALI e popolari ma solo la vendita reiterata di farmaci che agiscano - quando agiscono - unicamente sui sintomi e non certo sulle cause delle malattie.
Solo uno sprovveduto, infatti, crederebbe che le Case farmaceutiche siano enti di benefici di carità ed è chiaro che ai loro Consigli di Amministrazione interessa il profitto e non certo la salute della clientela finale. Sa mai, può interessare loro tenerla in vita, preferibilmente sempre malata e sofferente in modo che continui ad acquistare per tutta la vita pacchetti "di cura" ufficiali.
 
Comunque, quando il Sistema esce allo scoperto con campagne del genere vuol dire che ha le spalle al muro inchiodate da verità incontestabili e questo è forse un buon segno.
 
Chi è capace di distinguere immediatamente tra informazione e propaganda riconosce subito i tentativi di occultamento della verità: basta notare le discrepanze ed i capovolgimenti operati nella storia degli ultimi due secoli per rendersi conto di tutte le volte che qualcuno o qualcosa rischia di mettere a repentaglio la stabilità e gli interessi di chi sta al potere; e con questo non mi riferisco certo ai nostri governanti che si limitano ad amministrare potere e direttive imposte da chi comanda veramente. In fondo sono dei servi costretti ad agire contro gli interessi dei propri concittadini e vanno compatiti più che odiati. Quando cercano di agire nei nostri interessi ne pagano le conseguenze, con le dovute proporzioni e contestualizzazioni, da Mussolini a Moro, da Craxi a Berlusconi: ognuno con le sue colpe, forse, ma lasciato libero di agire fino a che, nell'interesse collettivo, non ha cercato di andare a scardinare  qualcosa di più grande e potente di lui.
I metodi con cui il Sistema reagisce sono sempre gli stessi: distruzione dell'immagine pubblica, ridicolizzazione, violento contrasto e, se non basta, eliminazione fisica.
E quando le idee sopravvivono ai loro portatori: demonizzazione delle stesse col metodo della riscrittura della storia e del politicamente corretto, cioè falso.
A volte però riesce a comprare i propri oppositori e le cose "vanno a posto" senza tanto rumore... .
 
Una testimonianza, non un'opinione, sul metodo stamina:
 

domenica 22 dicembre 2013

Luna cinese

Dopo le progressive concessioni degli ultimi anni al Dio Denaro, l'occidentalizzazione della Cina avanza ancora di un passo scimmiottando (ma non erano i giapponesi quelli che copiavano sempre gli occidentali?) quanto già messo in scena decenni prima di loro da USA e URSS.
Gli americani almeno, per la loro fiction lunare si avvalsero della regia di Kubrick... .
 

 
E adesso qualcosa di più serio delle sparate cinesi, gustatevelo nonostante il pessimo taglio:
 

venerdì 13 dicembre 2013

Danilo Calvani, un eroe del nostro tempo

Segue lezione sulle tecniche di disinformazione.

Come si fa a distruggere mediaticamente un leader fino a rendere poco credibile lui e le cose che dice?
Niente di più semplice, quando si ha il controllo delle più potenti armi di persuasione di massa, nell'ordine: televisione, radio e giornali.
Da questo elenco escludo internet per due motivi:
- almeno in Italia, per ricercare informazioni è fruito da una percentuale di cittadini troppo esigua per creare opinioni generalizzate non allineate;
- almeno in Italia non è ancora censurato in maniera capillare tanto che per ogni notizia è fin troppo facile trovare smentita o versione alternativa. Ovviamente è nel mirino dei censori di potere e sono già abbastanza frequenti gli attacchi all'informazione libera a cominciare nientemeno che da dichiarazioni espresse dal capo dello stato (rigorosamente in minuscolo) che probabilmente non ha neanche idea di cosa sia effettivamente la Rete (rigorosamente in maiuscolo).

Su Danilo Calvani, sul suo impegno e sugli attacchi che subisce potete trovare a sufficienza sul link di nocensura che troverete a margine; quello che voglio sottolineare è il palese utilizzo, da parte dei media, di tecniche disinformative già note e classificate dai filosofi greci, utilizzate in gran parte delle rivoluzioni riportate dalla Storia ma che riescono ad ottenere i risultati voluti ancor oggi, soprattutto a danno della popolazione più ignorante ovvero disinformata che, purtroppo ed indiscutibilmente, rappresenta il settore più numeroso della popolazione italiana.
Ed il problema è che nelle sedicenti democrazie si fa finta di tener di conto delle opinioni delle maggioranze. Ovviamente dopo aver fatto credere loro che siano frutto della propria capacità di discernimento... .

Ai neofiti, ma anche a chi ha cominciato da tempo ad aprire gli occhi ed a spalancare le orecchie liberandole dal cerume dei dogmi e della presupponenza, sarà utile la visione e l'ascolto di questo video, suggerito ancora una volta dall'ineffabile nocensura, sulle tecniche retoriche e sofiste normalmente utilizzate dai media e dai politici che vogliono darvi una visione distorta della realtà.
 


- Chi è Danilo Calvani

martedì 15 ottobre 2013

Ancora sull'olo-truffa: l'ultima intervista ad Erich Priebke

L'ultima intervista al comandante Erich Priebke arricchisce di particolari storici interessanti il quadro reale degli accadimenti che hanno caratterizzato il periodo a cavallo della Seconda Guerra Mondiale, uno dei più censurati e stravolti nella memoria storica dell'umanità.
 


INTERVISTA RILASCIATA DA ERICH PRIEBKE A FINE LUGLIO 2013 

D. Sig. Priebke, anni addietro lei ha dichiarato che non rinnegava il suo passato. Con i suoi cento anni di età lo pensa ancora? 

R. Sì.


D. Cosa intende esattamente con questo?

R. Che ho scelto di essere me stesso.


D. Quindi ancora oggi lei si sente nazista.

R. La fedeltà al proprio passato è qualche cosa che ha a che fare con le nostre convinzioni. Si tratta del mio modo di vedere il mondo, i miei ideali, quello che per noi tedeschi fu la Weltanschauung e ancora ha a che fare con il senso dell’amor proprio e dell’onore. La politica è un’altra questione. Il Nazionalsocialismo è scomparso con la sconfitta, e oggi non avrebbe comunque nessuna possibilità di tornare.


D. Della visione del mondo di cui lei parla fa parte anche l’antisemitismo.

R. Se le sue domande sono mirate a conoscere la verità è necessario abbandonare i luoghi comuni: criticare non vuol dire che si vuole distruggere qualcuno. In Germania sin dai primi del Novecento si criticava apertamente il comportamento degli ebrei. Il fatto che gli ebrei avessero accumulato nelle loro mani un immenso potere economico e di conseguenza politico, pur rappresentando una parte in proporzione assolutamente esigua della popolazione mondiale, era considerato ingiusto. E’ un fatto che ancora oggi, se prendiamo le mille persone più ricche e potenti del mondo, dobbiamo constatare che una notevole parte di loro sono ebrei, banchieri o azionisti di maggioranza di imprese multinazionali. In Germania poi, specialmente dopo la sconfitta della prima guerra mondiale e l’ingiustizia dei trattati di Versailles, immigrazioni ebraiche dall’est europeo avevano provocato dei veri disastri, con l’accumulo di immensi capitali da parte di questi immigrati in pochi anni, mentre con la repubblica di Weimar la grande maggioranza del popolo tedesco viveva in forte povertà. In quel clima gli usurai si arricchivano e il senso di frustrazione nei confronti degli ebrei cresceva.


D. Quella che gli ebrei abbiano praticato l’usura ammessa dalla loro religione, mentre veniva proibita ai cristiani, è una vecchi storia. Cosa c’è di vero secondo lei?

R. Infatti non è certo una mia idea. Basta leggere Shakespeare o Dostoevskij per capire che simili problemi con gli ebrei sono storicamente effettivamente esistiti, da Venezia a San Pietroburgo. Questo non vuole assolutamente dire che gli unici usurai all’epoca fossero gli ebrei. Ho fatto mia una frase del poeta Ezra Pound: ”Tra uno strozzino ebreo e uno strozzino orfano non vedo nessuna differenza”.


D. Per tutto questo lei giustifica l’antisemitismo?

R. No, guardi, questo non significa che tra gli ebrei non ci siano persone perbene. Ripeto, antisemitismo vuol dire odio, odio indiscriminato. Io anche in questi ultimi anni della mia persecuzione, da vecchio, privato della libertà ho sempre rifiutato l’odio. Non ho mai voluto odiare nemmeno chi mi ha odiato. Parlo solo di diritto di critica e ne sto spiegando i motivi. E le dirò di più: deve considerare che, per loro particolari motivi religiosi, una grossa parte di ebrei si considerava superiore a tutti gli altri esseri umani. Si immedesimava nel “Popolo Eletto da Dio” della Bibbia.


D. Anche Hitler parlava della razza ariana come superiore.

R. Sì, Hitler è caduto anche lui nell’equivoco di rincorrere questa idea di superiorità. Questa è stata una delle cause di errori senza ritorno. Tenga conto comunque che un certo razzismo era la normalità in quegli anni. Non solo a livello di mentalità popolare, ma anche a livello di governi e addirittura di ordinamenti giuridici. Gli Americani, dopo aver deportato le popolazioni africane ed essere stati schiavisti, continuavano a essere razzisti, e di fatto discriminavano i neri. Le prime leggi, definite razziali, di Hitler non limitavano i diritti degli ebrei più di quanto fossero limitati quelli dei neri in diversi stati USA. Stessa cosa per le popolazioni dell’India da parte degli inglesi; e i francesi, che non si sono comportati molto diversamente con i cosiddetti sudditi delle loro colonie. Non parliamo poi del trattamento subìto all’epoca dalle minoranze etniche nell’ex URSS.


D. E quindi come sono andate peggiorando in Germania le cose, secondo lei?

R. Il conflitto si è radicalizzato, è andato crescendo. Gli ebrei tedeschi, americani, inglesi e l’ebraismo mondiale da un lato, contro la Germania che stava dall’altro. Naturalmente gli ebrei tedeschi si sono venuti a trovare in una posizione sempre più difficile. La successiva decisione di promulgare leggi molto dure resero in Germania la vita veramente difficile agli ebrei. Poi nel novembre del 1938 un ebreo, un certo Grynszpan, per protesta contro la Germania uccise in Francia un consigliere della nostra ambasciata, Ernest von Rath. Ne seguì la famosa “Notte dei cristalli’”. Gruppi di dimostranti ruppero in tutto il Reich le vetrine dei negozi di proprietà degli ebrei. Da allora gli ebrei furono considerati solo e soltanto come nemici. Hitler dopo aver vinto le elezioni, li aveva in un primo tempo incoraggiati in tutti i modi a lasciare la Germania.

Successivamente, nel clima di forte sospetto nei confronti degli ebrei tedeschi, causato dalla guerra e di boicottaggio e di aperto conflitto con le più importanti organizzazioni ebraiche mondiali, li rinchiuse nei lager, proprio come nemici. Certo per molte famiglie, spesso senza alcuna colpa, questo fu rovinoso.


D. La colpa quindi di ciò che gli ebrei hanno subìto secondo lei sarebbe degli ebrei stessi?

R. La colpa è un po’ di tutte le parti. Anche degli alleati che scatenarono la seconda guerra mondiale contro la Germania, a seguito della invasione della Polonia, per rivendicare territori dove la forte presenza tedesca era sottoposta a continue vessazioni. Territori posti dal trattato di Versailles sotto il controllo del neonato Stato polacco. Contro la Russia di Stalin e la sua invasione della restante parte della Polonia nessuno mosse un dito. Anzi, a fine conflitto, ufficialmente nato per difendere proprio l’indipendenza della Polonia dai tedeschi, fu regalato senza tanti complimenti tutto l’est europeo, Polonia compresa, a Stalin.


D. Quindi, politica a parte, lei sposa le teorie storiche revisioniste.

R. Non capisco perfettamente cosa si intenda per revisionismo. Se parliamo del processo di Norimberga del 1945 allora posso dirle che fu una cosa incredibile, un grande palcoscenico creato a posta per disumanizzare di fronte all’opinione pubblica mondiale il popolo tedesco e i suoi capi. Per infierire sullo sconfitto oramai impossibilitato a difendersi.


D. Su quali basi afferma questo?

R. Cosa si può dire di un autonominatosi tribunale che giudica solo i crimini degli sconfitti e non quelli dei vincitori; dove il vincitore è al tempo stesso pubblica accusa, giudice e parte lesa e dove gli articoli di reato erano stati appositamente creati successivamente ai fatti contestati, proprio per condannare in modo retroattivo? Lo stesso presidente americano Kennedy ha condannato quel processo definendolo una cosa “disgustosa”, in quanto “si erano violati i princìpi della costituzione americana per punire un avversario sconfitto”.


D. Se intende dire che il reato di crimini contro l’umanità con cui si è condannato a Norimberga non esisteva prima che fosse contestato proprio da quel tribunale internazionale, c’è da dire in ogni caso che le accuse riguardavano fatti comunque terribili.

R. A Norimberga i tedeschi furono accusati della strage di Katyn, poi nel 1990 Gorbaciov ammise che erano stati proprio loro stessi russi accusatori, ad uccidere i ventimila ufficiali polacchi con un colpo alla nuca nella foresta di Katyn. Nel 1992 il presidente russo Eltsin produsse anche il documento originale contenente l’ordine firmato da Stalin. I tedeschi furono anche accusati di aver fatto sapone con gli ebrei. Campioni di quel sapone finirono nei musei USA, in Israele e in altri Paesi. Solo nel 1990 un professore della università di Gerusalemme studiò i campioni dovendo infine ammettere che si trattava di un imbroglio.


D. Sì, ma i campi di concentramento non sono un’invenzione dei giudici di Norimberga.

R. In quegli anni terribili di guerra, rinchiudere nei lager (in italiano sono i campi di concentramento) popolazioni civili che rappresentavano un pericolo per la sicurezza nazionale era una cosa normale. Nell’ultimo conflitto mondiale l’hanno fatto sia i russi che gli USA. Questi ultimi in particolare con i cittadini americani di origine orientale.


D. In America, però, nei campi di concentramento per le popolazioni di etnia giapponese non c’erano le camere a gas!

R. Come le ho detto, a Norimberga sono state inventate una infinità di accuse, Per quanto riguarda quella che nei campi di concentramento vi fossero camere a gas aspettiamo ancora le prove. Nei campi i detenuti lavoravano. Molti uscivano dal lager per il lavoro e vi facevano ritorno la sera. II bisogno di forza lavoro durante la guerra è incompatibile con la possibilità che allo stesso tempo, in qualche punto del campo, vi fossero file di persone che andavano alla gasazione. L’attività di una camera a gas è invasiva nell’ambiente, terribilmente pericolosa anche al suo esterno, mortale. L’idea di mandare a morte milioni di persone in questo modo, nello stesso luogo dove altri vivono e lavorano senza che si accorgano di nulla è pazzesca, difficilmente realizzabile anche sul piano pratico.


D. Ma lei quando ha sentito parlare per la prima volta del piano di sterminio degli ebrei e delle camere a gas?

R. La prima volta che ho sentito di cose simili la guerra era finita, e io mi trovavo in un campo di concentramento inglese, ero insieme a Walter Rauff. Rimanemmo entrambi allibiti. Non potevamo assolutamente credere a fatti così orribili: camere a gas per sterminare uomini, donne e bambini. Se ne parlò con il colonnello Rauff e con gli altri colleghi per giorni. Nonostante fossimo tutti SS, ognuno al nostro livello con una particolare posizione nell’apparato nazionalsocialista, mai a nessuno di noi erano giunte alle orecchie cose simili.

Pensi che anni e anni dopo venni ha sapere che il mio amico e superiore Walter Rauff, che aveva diviso con me anche qualche pezzo di pane duro nel campo di concentramento, veniva accusato di essere l’inventore di un fantomatico autocarro di gasazione. Cose di questo genere le può pensare solo chi non ha conosciuto Walter Rauff.


D. E tutte le testimonianze della esistenza delle camere a gas?

R. Nei campi le camere a gas non si sono mai trovate, salvo quella costruita a guerra finita dagli Americani a Dachau. Testimonianze che si possono definire affidabili sul piano giudiziario o storico a proposito delle camere a gas non ce ne sono; a cominciare da quelle di alcuni degli ultimi comandanti e responsabili dei campi, come per esempio quella del più noto dei comandanti di Auschwitz , Rudolf Höss. A parte le grandi contraddizioni della sua testimonianza, prima di deporre a Norimberga fu torturato e dopo la testimonianza per ordine dei russi gli tapparono la bocca impiccandolo. Per questi testimoni, ritenuti preziosi dai vincitori, le violenze fisiche e morali in caso di mancanza di condiscendenza erano insopportabili; le minacce erano anche di rivalsa sui familiari. So per l’esperienza personale della mia prigionia e quella dei miei colleghi, come, da parte dei vincitori, venivano estorte nei campi di concentramento le confessioni ai prigionieri, i quali spesso non conoscevano nemmeno la lingua inglese. Poi il trattamento riservato ai prigionieri nei campi russi della Siberia oramai è cosa nota, si doveva firmare qualunque tipo di confessione richiesta; e basta.


D. Quindi per lei quei milioni di morti sono un’invenzione.

R. Io ho conosciuto personalmente i lager. L’ultima volta sono stato a Mauthausen nel maggio del 1944 a interrogare il figlio di Badoglio, Mario, per ordine di Himmler. Ho girato quel campo in lungo e in largo per due giorni. C’erano immense cucine in funzione per gli internati e all’interno anche un bordello per le loro esigenze. Niente camere a gas. Purtroppo tanta gente è morta nei campi, ma non per una volontà assassina. La guerra, le condizioni di vita dure, la fame, la mancanza di cure adeguate si sono risolti spesso in un disastro. Però queste tragedie dei civili erano all’ordine del giorno non solo nei campi ma in tutta la Germania, soprattutto a causa dei bombardamenti indiscriminati delle città.


D. Quindi lei minimizza la tragedia degli ebrei: l’Olocausto?

R. C’è poco da minimizzare: una tragedia è una tragedia. Si pone semmai un problema di verità storica. I vincitori del secondo conflitto mondiale avevano interesse a che non si dovesse chiedere conto dei loro crimini. Avevano raso al suolo intere città tedesche, dove non vi era un solo soldato, solo per uccidere donne, bambini e vecchi e così fiaccare la volontà di combattere del loro nemico. Questa sorte è toccata ad Amburgo, Lubecca, Berlino, Dresda e tante altre città. Approfittavano della superiorità dei loro bombardieri per uccidere i civili impunemente e con folle spietatezza. Poi è toccato alla popolazione di Tokyo e infine con le atomiche ai civili di Nagasaki e Hiroshima. Per questo era necessario inventare dei particolari crimini commessi dalla Germania e reclamizzarli tanto da presentare i tedeschi come creature del male e tutte le altre sciocchezze: soggetti da romanzo dell’orrore su cui Hollywood ha girato centinaia di film.

Del resto da allora il metodo dei vincitori della seconda guerra mondiale non è molto cambiato: a sentire loro esportano la democrazia con cosiddette missioni di pace contro le canaglie, descrivono terroristi che si sono macchiati di atti sempre mostruosi, inenarrabili. Ma in pratica attaccano soprattutto con l’aviazione chi non si sottomette. Massacrano militari e civili che non hanno i mezzi per difendersi. Alla fine, tra un intervento umanitario e l’altro nei vari Paesi, mettono sulle poltrone dei governi dei burattini che assecondano i loro interessi economici e politici.


D. Ma allora certe prove inoppugnabili come filmati e fotografie dei lager come le spiega?

R. Quei filmati sono un’ulteriore prova della falsificazione: Provengono quasi tutti dal campo di Bergen Belsen. Era un campo dove le autorità tedesche inviavano da altri campi gli internati inabili al lavoro. Vi era all’interno anche un reparto per convalescenti. Già questo la dice lunga sulla volontà assassina dei tedeschi. Sembra strano che in tempo di guerra si sia messo in piedi una struttura per accogliere coloro che invece si volevano gasare. I bombardamenti alleati nel 1945 hanno lasciato quel campo senza viveri, acqua e medicinali. Si è diffusa un’epidemia di tifo petecchiale che ha causato migliaia di malati e morti. Quei filmati risalgono proprio a quei fatti, quando il campo di accoglienza di Bergen Belsen devastato dall’epidemia, nell’aprile 1945, era ormai nelle mani degli alleati. Le riprese furono appositamente girate, per motivi propagandistici, dal regista inglese Hitchcock, il maestro dell’horror. E’ spaventoso il cinismo, la mancanza di senso di umanità con cui ancora oggi si specula con quelle immagini. Proiettate per anni dagli schermi televisivi, con sottofondi musicali angoscianti, si è ingannato il pubblico associando, con spietata astuzia, quelle scene terribili alle camere a gas, con cui non avevano invece nulla a che fare. Un falso!


D. II motivo di tutte queste mistificazioni, secondo lei, sarebbe coprire i propri crimini da parte dei vincitori?

R. In un primo tempo fu così. Un copione uguale a Norimberga fu inventato anche dal Generale McArthur in Giappone con il processo di Tokyo. In quel caso per impiccare si escogitarono altre storie e altri crimini. Per criminalizzare i giapponesi che avevano subìto la bomba atomica, si inventarono all’epoca persino accuse di cannibalismo.


D. Perché in un primo tempo?

R. Perché successivamente la letteratura sull’Olocausto è servita soprattutto allo stato di Israele per due motivi. Il primo è chiarito bene da uno scrittore ebreo figlio di deportati: Norman Finkelstein. Nel suo libro “L’industria dell’Olocausto” spiega come questa industria abbia portato, attraverso una campagna di rivendicazioni, risarcimenti miliardari nelle casse di istituzioni ebraiche e in quelle dello stato di Israele. Finkelstein parla di “un vero e proprio racket di estorsioni”. Per quanto riguarda il secondo punto, lo scrittore Sergio Romano, che non è certo un revisionista, spiega che, dopo la “guerra del Libano”, lo stato di Israele ha capito che incrementare ed enfatizzare la drammaticità della “letteratura sull’Olocausto” gli avrebbe portato vantaggi nel suo contenzioso territoriale con gli arabi e “una sorta di semi immunità diplomatica”.


D. In tutto il mondo si parla dell’Olocausto come sterminio, lei ha dei dubbi o lo nega recisamente?

R. I mezzi di propaganda di chi oggi detiene il potere globale sono inarginabili. Attraverso una sottocultura storica appositamente creata e divulgata da televisione e cinematografia, si sono manipolate le coscienze, lavorando sulle emozioni. In particolare le nuove generazioni, a cominciare dalla scuola, sono state sottoposte al lavaggio del cervello, ossessionate con storie macabre per assoggettarne la libertà di giudizio.

Come le ho detto, siamo da quasi 70 anni in attesa delle prove dei misfatti contestati al popolo tedesco. Gli storici non hanno trovato un solo documento che riguardasse le camere a gas. Non un ordine scritto, una relazione o un parere di un’istituzione tedesca, un rapporto degli addetti. Nulla di nulla.

Nell’assenza di documenti, i giudici di Norimberga hanno dato per scontato che il progetto che si intitolava “Soluzione finale del problema ebraico” allo studio nel Reich, che vagliava le possibilità territoriali di allontanamento degli ebrei dalla Germania e successivamente dai territori occupati, compreso il possibile trasferimento in Madagascar, fosse un codice segreto di copertura che significava il loro sterminio. E’ assurdo! In piena guerra, quando eravamo ancora vincitori sia in Africa che in Russia, gli ebrei, che erano stati in un primo tempo semplicemente incoraggiati, vennero poi fino al 1941 spinti in tutti i modi a lasciare autonomamente la Germania. Solo dopo due anni dall’inizio della guerra cominciarono i provvedimenti restrittivi della loro libertà.


D. Ammettiamo allora che le prove di cui lei parla vengano fuori. Parlo di un documento firmato da Hitler o da un altro gerarca. Quale sarebbe la sua posizione?

R. La mia posizione è di condanna tassativa per fatti del genere. Tutti gli atti di violenza indiscriminata contro le comunità, senza che si tenga conto delle effettive responsabilità individuali, sono inaccettabili, assolutamente da condannare. Quello che è successo agli indiani d’America, ai kulaki in Russia, agli italiani infoibati in Istria, agli armeni in Turchia, ai prigionieri tedeschi nei campi di concentramento americani in Germania e in Francia, così come in quelli russi, i primi lasciati morire di stenti volutamente dal presidente americano Eisenhower, i secondi da Stalin. Entrambi i capi di Stato non rispettarono volutamente la convenzione di Ginevra per infierire fino alla tragedia. Tutti episodi, ripeto, da condannare senza mezzi termini, comprese le persecuzioni fatte dai tedeschi a danno degli ebrei; che indubbiamente ci sono state. Quelle reali però, non quelle inventate per propaganda.


D. Lei ammette quindi la possibilità che queste prove, sfuggite a una eventuale distruzione fatta dai tedeschi alla fine del conflitto, potrebbero un giorno venir fuori?

R. Le ho già detto che certi fatti vanno condannati in assoluto. Quindi, se poniamo anche solo per assurdo che un domani si dovessero trovare prove su queste camere a gas, la condanna di cose così orribili, di chi le ha volute e di chi le ha usate per uccidere, dovrebbe essere indiscussa e totale. Vede, in questo senso ho imparato che nella vita le sorprese possono non finire mai. In questo caso però credo di poterle escludere con certezza, perché per quasi sessanta anni i documenti tedeschi, sequestrati dai vincitori della guerra, sono stati esaminati e vagliati da centinaia e centinaia di studiosi, sicché, ciò che non è emerso finora difficilmente potrà emergere in futuro.

Per un altro motivo devo poi ritenerlo estremamente improbabile, e le spiego il perché: a guerra già avanzata, i nostri avversari avevano cominciato a insinuare sospetti su attività omicide nei Lager. Parlo della dichiarazione interalleata dei dicembre 1942, in cui si diceva genericamente di barbari crimini della Germania contro gli ebrei e si prevedeva la punizione dei colpevoli. Poi, alla fine del 1943, ho saputo che non si trattava di generica propaganda di guerra, ma che addirittura i nostri nemici pensavano di fabbricare false prove su questi crimini. La prima notizia la ebbi dal mio compagno di corso, e grande amico, Capitano Paul Reinicke, che passava le sue giornate a contatto con il numero due del governo tedesco, il Reichsmarschall Goering: era il suo capo scorta. L’ultima volta che lo vidi mi riferì del progetto di vere e proprie falsificazioni. Goering era furibondo per il fatto che riteneva queste mistificazioni infamanti agli occhi del mondo intero. Proprio Goering, prima di suicidarsi, contestò violentemente di fronte al tribunale di Norimberga la produzione di prove falsificate.

Un altro accenno lo ebbi successivamente dal capo della polizia Ernst Kaltenbrunner, l’uomo che aveva sostituito Heydrich dopo la sua morte e che fu poi mandato alla forca a seguito del verdetto di Norimberga. Lo vidi verso la fine della guerra per riferirgli le informazioni raccolte sul tradimento dei Re Vittorio Emanuele. Mi accennò che i futuri vincitori erano già all’opera per costruire false prove di crimini di guerra ed altre efferatezze che avrebbero inventato sui lager a riprova della crudeltà tedesca. Stavano già mettendosi d’accordo sui particolari di come inscenare uno speciale giudizio per i vinti.

Soprattutto però ho incontrato nell’agosto 1944 il diretto collaboratore del generale Kaltenbrunner, il capo della Gestapo, generale Heinrich Müller. Grazie a lui ero riuscito a frequentare il corso allievi ufficiali. A lui dovevo molto e lui era affezionato a me. Era venuto a Roma per risolvere un problema personale del mio comandante, ten. colonnello Herbert Kappler. In quei giorni la quinta armata americana stava per sfondare a Cassino, i russi avanzavano verso la Germania. La guerra era già inesorabilmente persa. Quella sera mi chiese di accompagnarlo in albergo. Essendoci un minimo di confidenza mi permisi di chiedergli maggiori dettagli sulla questione. Mi disse che tramite l’attività di spionaggio si aveva avuto conferma che il nemico, in attesa della vittoria finale, stava tentando di fabbricare le prove di nostri crimini per mettere in piedi un giudizio spettacolare di criminalizzazione della Germania una volta sconfitta. Aveva notizie precise ed era seriamente preoccupato. Sosteneva che di questa gente non c’era da fidarsi, perché non avevano senso dell’onore né scrupoli. Allora ero giovane e non diedi il giusto peso alle sue parole, ma le cose poi di fatto andarono proprio come il generale Müller mi aveva detto. Questi sono gli uomini, i gerarchi, che secondo quanto oggi si dice avrebbero dovuto pensare e organizzare lo sterminio degli ebrei con le camere a gas! Lo considererei ridicolo, se non si trattasse di fatti tragici.

Per questo quando gli americani nel 2003 hanno aggredito l’Iraq con la scusa che possedeva “armi di distruzione di massa”, con tanto di falso giuramento di fronte al consiglio di sicurezza dell’ONU del Segretario di stato Powel, proprio loro che quelle armi erano stati gli unici a usarle in guerra, io mi sono detto: niente di nuovo!


D. Lei da cittadino tedesco sa che alcune leggi in Germania, Austria, Francia, Svizzera puniscono con il carcere chi nega I’Olocausto?

R. Sì, i poteri forti mondiali le hanno imposte e tra poco le imporranno anche in Italia. L’inganno sta proprio nel far credere alla gente che chi, per esempio, si oppone al colonialismo israeliano e al sionismo in Palestina sia antisemita; chi si permette di criticare gli ebrei sia sempre e comunque antisemita; chi osa chiedere le prove della esistenza di queste camere a gas nei campi di concentramento, è come se approvasse una idea di sterminio degli ebrei. Si tratta di una falsificazione vergognosa. Proprio queste leggi dimostrano la paura che la verità venga a galla. Ovviamente si teme che dopo la campagna propagandistica fatta di emozioni, gli storici si interroghino sulle prove, gli studiosi si rendano conto delle mistificazioni. Proprio queste leggi apriranno gli occhi a chi ancora crede nella libertà di pensiero e nella importanza della indipendenza nella ricerca storica.

Certo, per quello che ho detto posso essere incriminato, la mia situazione potrebbe addirittura ancora peggiorare ma dovevo raccontare le cose come sono realmente state, il coraggio della sincerità era un dovere nei confronti del mio Paese, un contributo nel compimento dei miei cento anni per il riscatto e la dignità del mio popolo.



L'immagine utilizzata è tratta dall'interessante articolo storico:

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http://olodogma.com/wordpress/2012/10/10/0010-il-numero-dei-morti-di-auschwitz-jurgen-graf-contro-fritjof-meyerchiamatemi-pure-meyer-un-addio-allovvieta/#more-105

giovedì 19 settembre 2013

Terrorismo Internazionale, Vicende della vita privata di Berlusconi, Femminicidio ovvero Tecniche di Distrazione di Massa

Questo ottimo articolo del giornalista Furio Stella, dimostra con dati alla mano che il tanto pubblicizzato "femminicidio" rientra nelle armi di distrazione di massa usate dai media mainstream: notizie inventate o amplificate per distogliere l'attenzione dei sudditi dalle cose veramente serie e importanti.
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Femminicidio: la nuova legge approva alla Camera ma i delitti non sono in aumento e in Europa si uccide più che in Italia
 
di Furio Stella per www.disinformazione.it – 20 agosto 2013 - effervescienza@yahoo.it
 
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Il decreto legge sul femminicidio approda (oggi) alla Camera per la sua approvazione. Sul tavolo, il pacchetto di nuove norme varate d’urgenza dal governo che prevedono pene più severe (arresti in flagranza, querela irrevocabile, aggravanti per coniuge e compagno anche non conviventi, etc.) per contrastare l’ondata di delitti, praticamente uno ogni tre giorni, che dall’inizio dell’anno hanno una donna come vittima.
Sul fenomeno - omicidi efferati, dunque particolarmente odiosi e inaccettabili in un contesto civile - si sono mobilitati in tanti. Peccato che in tanta mobilitazione sia mancato l’elemento più importante sul piano dell’informazione, e cioè i dati.
Il ministero dell’Interno, che sarebbe il primo deputato a fornirne, non ne ha. Il chè è già un dato preoccupante. Quei pochi che ci sono provengono o da data-base giornalistici, o dall’Istat (ma sono fermi al 2009), o da qualche istituto di ricerca indipendente come l’Eures. Pochi ma buoni? Se sì, è sorprendente come i dati a disposizione dicano cose diverse da quella che è la percezione del fenomeno. Nel senso che, nonostante quello che possa far supporre l’amplificazione data dai media, non è assolutamente vero che il 2013 (81 le vittime dall’inizio dell’anno fino a oggi) sia una sorta di anno record per quanto riguarda i femminicidi.
Né che questi ultimi siano in qualche misura aumentati rispetto agli anni scorsi. Dai giornali, difatti, si apprende che nel 2012 le donne uccise in Italia (nel 75% dei casi dal partner o dall’ex partner, e al 63% fra le mura di casa) sono state 124, e 137 nel 2011. Secondo l’Istat, le cui statistiche coprono il periodo dal 1992 al 2009, i femminicidi sono passati da 186 (1992) a 131 (2009), il che farebbe pensare a un fenomeno addirittura in calo.
In realtà non è nemmeno così, perché nel periodo sono presenti oscillazioni che, secondo l’Eures, vanno da 98 (i minimi storici di delitti verificatisi nel 2005 e nel 2007) ai 199 del 2000, anno record in negativo dell’ultimo ventennio. Insomma, a spanne i dati indicano che si tratta di un fenomeno costante nel tempo, e con una media che si attesta più o meno sui 120 casi l’anno, dunque 10 al mese. Ossia circa dieci volte di meno delle donne suicide o dei morti sul lavoro, per arginare i quali non risultano provvedimenti legislativi in arrivo.
Detto della differenza fra i fatti e la loro percezione - fenomeno sociologicamente tutt’altro che nuovo quando si ha a che fare con il tam-tam di giornali e tv - dai dati reali arriva un’altra fragorosa smentita, e cioè l’analisi secondo cui alla base dell’ondata di femminicidi nel nostro paese ci sia il maschilismo degli italiani. Frutto, sempre secondo la vulgata, non solo di mamme iperprotettive o castranti, ma più in generale di una società maschilista (la pubblicità osèe, la donna oggetto, le discriminazioni sul lavoro) ancora imbevuta di quella non-cultura per la quale per esempio fino al 1981 era ancora valido nel nostro codice penale il delitto d’onore che di fatto “derubricava” l’uccisione del partner fedifrago con pene da 3 fino a un massimo di 7 anni (praticamente come dare fuoco a uno scooter…).
Oddio, il discorso in generale è vero, se è vero che sono un milione e mezzo le donne italiane che hanno denunciato violenze dei loro partner, e che secondo magistratura e forze dell’ordine rappresenterebbero solo la punta dell’iceberg (il 6-7%) delle violenze di genere. E’ anche vero però che se paragoniamo l’Italia con gli altri paesi europei, i dati dicono un’altra cosa. E cioè che si uccidono molte più donne in Francia, in Germania e anche nella Svezia culla dell’emancipazione femminile. Secondo l’Oms, l’Organizzazione mondiale della sanità, difatti in Germania negli anni Ottanta i femminicidi erano il doppio che in Italia. Mentre il paese europeo dove si ammazzano più donne è di gran lunga sapete chi? La Finlandia, in media 4-5 volte più che da noi. E dove, sempre in proporzione al numero degli abitanti, vantano anche il poco esaltante record europeo degli omicidi maschili. Dal che si deduce: o il maschio italiano non è affatto maschilista. O, se lo è, lo è meno dei suoi colleghi europei
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Articolo correlato: Femminicidio o italianicidio?

venerdì 17 maggio 2013

Trattative Stato-Mafia: Napolitano, Grasso e Ciampi citati al processo


I PM di Palermo che indagano sulla Trattativa Stato-mafia hanno citato come testi al processo, che si aprirà il 27 maggio in corte d’Assise, Giorgio Napolitano, Pietro Grasso e Carlo Azeglio Ciampi.
Napolitano dovrebbe essere sentito, se i giudici accoglieranno la richiesta, in ordine alle preoccupazioni espresse dal suo consigliere giuridico Loris
D’Ambrosio nella lettera del 18-6-2012″, concernenti il timore del dottor D’Ambrosio “di essere stato considerato solo un ingenuo e utile scriba di cose utili a fungere da scudo per indicibili accordi, nel periodo tra il 1989 e il 1993″.

 
I PM vogliono dunque ricostruire il contesto in cui maturarono le telefonate fra Nicola Mancino e il consigliere giuridico del Quirinale Loris D’Ambrosio, telefonate che, ricordiamolo, SONO STATE DISTRUTTE PER COPRIRE L’INTOCCABILE (*)
Anche la seconda carica dello Stato, Piero Grasso, dovrà riferire sulla questione.
Ecco, perché invece di pontificare sciocchezze su gay e “omofobia”, Napolitano non ci dice cosa si sono detti lui e Mancino.
 
 
 
 

giovedì 9 maggio 2013

Amministrative romane: Marra come Ron Paul

Pochi cittadini non americani al mondo, e forse neanche tutti quelli americani, sanno che le elezioni presidenziali che videro la consacrazione programmata del primo presidente USA nato all'estero (in barba alla Costituzione, Obama è nato in Kenya e non ad Honolulu come cita la biografia disinformativa di Wikipedia) vedevano il lizza tre candidati importanti e papabili, e non solo due.
Del resto, c'è ancora qualcuno che è convinto che gli edifici del WTC demoliti l'11 settembre siano solo due e non tre.
 
Il terzo candidato, il più importante per un vero cambiamento, era Ron Paul, l'unica vera alternativa al partito unico dell banche che sosteneva Obama e finanziava sia Obama che i suoi finti antagonisti McCain e poi Romney.
 
Parimenti, le elezioni romane vedono il candidato più pericoloso, l'unico che può veicolare un cambiamento radicale per non dire epocale (altro che grillini...), censurato ed oscurato dai principali media che si occupano di politica locale e nazionale.
Ciò, nonostante sia supportato da ben 10 liste!
Ecco il messaggio unitario sottoscritto da 8 di loro:

"Prima di credere a chi promette, chiedigli dove prenderà i soldi. Se tergiversa, è perché vuol nascondere che si possono prendere solo dalle banche, che rubano il 90% dei soldi della società. Significa che è della setta dei massoni deviati o membri bilderberg di cui, a partire dai Letta, sono zeppi governo, partiti e media. Hanno svenduto Roma e l’Italia alla finanza internazionale e alle banche. Sono tutti ‘dentro’, anche Grillo e Vendola che fingono di contrastarli. Stiamo con Marra perché è il solo che li contrasta davvero, e con le proposte."

Firmato: Fronte Giustizialista, Pensioni e Dignità, Dimezziamo lo Stipendio ai Politici, No alla Chiusura degli Ospedali, Viva l’Italia, Forza Roma, La Zampa-Animalisti e Ambientalisti, Lega Italica.

Approfondimento:

- http://www.signoraggio.it/marra-candidato-sindaco-di-roma-per-dieci-liste-leggi-il-programma/


Articolo di riferimento:
- Ron Paul il candidato censurato
 

domenica 5 maggio 2013

Femminicidio o italianicidio?

 
A causa della limitata ricezione di canali radio nella zona in cui mi trovavo ieri mattina, in diverse faccende affaccendato, tra un brano musicale e l'altro stavo sopportando senza un particolare interesse le facezie di una coppia di conduttori impoverite per altro da immancabili interventi esterni.
In questo quadro, le orecchie mi si drizzano (forse in un'altra vita ero un cane, come sostiene chi mi conosce bene) quando colgo l'improbabile definizione di "femminicidio"...
 
...prima di continuare, e prima che qualche lettore disinteressato dalla premessa smetta di continuare la lettura, devo illustrare alcuni aspetti della mia particolare formazione culturale.
Ancora nei primi degli anni '60, esisteva un solo canale televisivo, denominato "Nazionale" in quanto non esistendo un "secondo" non poteva essere denominato "primo".
Questo canale trasmetteva in limitate fasce orarie che andavano dalla tarda mattinata alla sera ad uso sostanzialmente di due categorie di spettatori: quelli che avevano la TV a casa e quelli che la seguivano nei locali pubblici come circoli (i famosi circoli degli anni '60) e bar.
Tra questi ultimi in particolare, si trovava una consistente fetta di quell'11% di analfabeti che contava allora la nazione - un dato forse superiore a quello del tardo periodo borbonico (per chi non lo sapesse, lo Stato borbonico delle Due Sicilie era uno dei più "acculturati" del mondo, se non il più acculturato in assoluto, prima che fosse distrutto ed annesso forzatamente alla nascente creazione inglese denominata "Italia"- piegando sanguinosamente la resistenza popolare, nel corso di 11 lunghi anni).
Dov'ero rimasto?
Ah già, le trasmissioni del Nazionale.
La fascia pomeridiana era dedicata per lo più ai bambini e, con un apposito quanto storico programma che andava sotto il nome di "Non è Mai Troppo Tardi", agli analfabeti.
In questo ambito, l'allora giovane ed appassionato pedagogo Alberto Manzi insegnava i fondamenti della comunicazione scritta a chi non era mai stato a scuola, avvalendosi di disegni che illustravano visivamente i contesti (notare il paesaggio rurale che si scorge nella foto).
Bene, siccome per volere del mio apprensivo padre, invece di giocare per strada con gli altri bambini passavo i pomeriggi in casa (almeno quando lui si trovava nelle vicinanze...) quando ero stanco del Lego, del Meccano, delle automobiline Polistil e di arrampicarmi sui mobili di casa, accendevo la TV e la guardavo... anzi "assistevo ad un programma televisivo" come pretendeva si specificasse il mio futuro maestro delle elementari.
E già, perché questo succedeva quando avevo solo quattro anni.
Il risultato fu che dopo un po' di trasmissioni, i miei genitori si accorsero che avevo imparato a leggere ed a scrivere per conto mio.
Questo non per sottolineare la mia genialità ma per provare la grande capacità didattica del Maestro Manzi.
Quello che ci guadagnai, fu essere spedito a scuola un anno prima.
In tale contesto, la mia predisposizione per la matematica mi portò ad eccellere ben presto... nell'analisi logica e quindi grammaticale (non v'è alcuna differenza di approccio tra l'analisi logica e quella matematica vera e propria). Divenni padrone della materia perché mi piaceva e mi veniva naturale (cioè logico) catalogare ed individuare una funzione per tutte le parti di un discorso.
Divenni così bravo che il mio (bravissimo anche lui) maestro, si avvaleva della mia collaborazione per correggere i compiti dei miei compagni, nonostante avessoro tutti (almeno) un anno più di me.
 
La mia forma mentis è da allora rimasta più o meno inalterata (si dice che il carattere di un bambino si delinei entro i primi cinque anni di vita e non a caso i Gesuiti, grandi maestri della persuasione, si vantano del fatto che un bambino vissuto con loro per i suoi primi sei anni, rimarrà gesuita per sempre).
Quindi, quando colgo un errore grammaticale, lessicale o anche solo di forma in uno scritto o nel parlato, la mia attenzione non può che essere attratta da esso e porlo in evidenza con un ideale sottolineatura rossa o blu, secondo la sua gravità... .
 
Dopo questa puntualizzazione, torniamo al "femminicidio".
Sono sintomatici dei nostri tempi, intesi come ultimi duemila anni circa e forse ancor di più, i reiterati e continuati tentativi del Potere di dividerci in categorie e fazioni all'unico scopo di controllarci meglio.
L'augusto Cesare ci riusciva seminando zizzania tra le popolazioni sottomesse, nei giorni nostri questo obiettivo è perseguito dalla disinformazione di regime o dalle ideologie.
Oggi, il gioco del calcio persegue molto bene questo scopo dividendo la nazione in tifoserie in acerrimo contrasto tra di loro tanto da far invidia alle contrade senesi ma anche concetti privi di senso come la Lotta di Classe od il Femminismo, è chiaro che sono stati creati al solo scopo di disgregare la società aizzandola verso falsi responsabili e falsi nemici.
Sostenevo questo già negli anni '70 rischiando linciaggi (non solo) ideologici nella Toscana degli Anni di Piombo e ne ho sempre più conferma col passare del tempo e delle esperienze.
 
I due conduttori citati in apertura lanciavano una notizia o più esattamente una campagna su di una presunta recente recrudescenza di uccisioni mirate di donne.
Premesso che se non si verificano analiticamente TUTTI i dati forniti dal Ministero deglli Interni è impossibile affermare una cosa del genere, dai "complottisti" esperti o anche da quelli dilettanti è risaputo che quando parte una campagna mediatica del genere, si basa su dati sapientemente estrapolati dalle statistiche oppure sono inventati di sana pianta.
E lo scopo di tale campagna non può che essere, lungi dal risolvere il vero problema, quello di giustificare agli occhi della popolazione l'introduzione di norme e provvedimenti altrimenti inaccettati.
Detto questo, il termine "femminicidio" non è solo brutto ma inutile, in quanto la denfinizione di "omicidio" non significa solo "uccisione di esseri umani di sesso maschile " ma di qualsiasi genere. Ed età, per cui via anche la definizione di "infanticidio"!!
Evitiamo quindi neologismi inutili - è logico che il programma di correzione automatico di un sorpreso intervenuto nella discussione lo evidenziava come errore - e ragioniamo sul fatto che ogni essere umano, di qualsiasi sesso, età, razza o nazionalità è un capolavoro assoluto e come tale va protetto.
Per radio, ogni tanto passano anche opinioni sensate: