venerdì 13 maggio 2016

La funzione disgregante dei giochi di squadra



Nel mondo animale, l’aggressività intraspecifica è spesso regolata da precisi limiti oppure ritualizzata sottoforma  di sfide incruente tra maschi che possono consistere nella costruzione di nidi o tane, regali “nuziali”, offerte di cibo alla femmina, esibizione di parti anatomiche grandi, vistose e colorate.
Nel mondo umano, l’aggressività è fortemente codificata da leggi ed usanze all’interno dei gruppi sociali mentre è spesso più permissiva quando è rivolta al di fuori dei gruppi, come del resto prevedevano i comandamenti biblici che riguardavano esclusivamente le vicissitudini interne all’accampamento e relative al popolo di Jahweh, lasciandolo libero di agire fuori
dall’accampamento e nei confronti di altre popolazioni.
Ma ben presto, già in epoca greco-romana, il Potere si rese conto che possono non essere sufficienti delle leggi ferree per avere il controllo assoluto e permanente di un popolo, anche e soprattutto se si attraversa un periodo di pace e relativa prosperità. Durante un periodo sufficientemente prolungato di benessere, infatti, il popolo può avere il tempo ed essere in grado di conseguire una crescita culturale e spirituale in grado di fargli desiderare e portarlo all’emancipazione dal controllo esercitato dalla casta che detiene il potere. Qual è allora la soluzione più semplice ed economica per perpetrare il potere nei secoli?

In realtà ne sono state escogitate diverse e possono essere messe in atto sia singolarmente che in varie combinazioni tra loro.
La prima è stata la creazione delle religioni, sistemi di potere in cui la sottomissione è volontaria e non viene messa in discussione, almeno fino a quando il potere ecclesiastico non calca troppo la mano come ai tempi dell’Inquisizione. È stato sufficiente demandare il sistema di potere, di premi e punizioni ad un decantato ed illusorio mondo ultraterreno per indurre milioni di persone ad accettare il loro ruolo di sottoposti. 

Successivamente, in ambito ellenistico, per coltivare la naturale aggressività umana senza che inducesse danni all’interno delle società costituite, sono state introdotte le sfide sportive individuali ed incruente come quelle che avevano luogo in occasione delle Olimpiadi. Da notare però che anche se si trattava di sport individuali, questi erano già in grado di creare delle fazioni di tifosi di un contendente in contrapposizione con i tifosi di un altro, che magari proveniva anche da un altro paese. 

Con l’avvento dei romani, d’indole più sanguinaria dei greci, i giochi sportivi furono estesi a delle disfide cruente che maggiormente potevano soddisfare sentimenti di aggressività e rivalsa da parte del popolo. Infatti venivano attuati ai danni di prigionieri di guerra considerati poco più che bestie da macello soprattutto se di razze diverse da quelle italiche.
Una volta relegate alla storia le sfide cruente, nei periodi di pace tra una guerra e l’altra (molto critici per il Potere ) non si è trovato di meglio che utilizzare questi tre sistemi:

-     -- Indicare un nemico, anche creato artificialmente a tale scopo, in grado di coalizzare il popolo contro una presunta minaccia esterna o interna alla società;
-  -- Indurre artificialmente periodi di carestia, difficoltà economica, epidemie ed altri grossi problemi di rilevanza sociale in modo da tenere gli individui costantemente impegnati a preoccuparsi della sopravvivenza loro e delle loro famiglie, senza la possibilità di decidere azioni comuni sia per mancanza di tempo, che di energie, che di competizione per la vita stessa.
- -- Favorire la diffusione di giochi di squadra, maggiormente rappresentativi di gruppi sociali rispetto alle tifoserie individuali, e quindi maggiormente in grado di frammentare la società finanche a disgregarla. Il principio romano del Divide et Impera si basa su questo aspetto.

A differenza degli sport da prestazione misurabile, i giochi ritualizzano meglio un confronto di tipo militare e sessuale attuandosi tutti attraverso una serie di azioni alternate messe in atto da gruppi di individui in cui il tifoso può immedesimare sia individualmente – come in un atto sessuale – che identificandosi in un inquadramento – come nel caso di uno scontro militare.
Da notare che la creazione di diverse fazioni incorpora automaticamente anche la funzione di nemico comune sopra descritta.


Sempre in cerca di nuovi agenti disgreganti della società, il Potere ha creato i partiti politici (poi ridotti a due per meglio evitare di perderne il controllo), ha promulgato periodicamente leggi che favorissero solo determinati gruppi sociali ai danni di altri (tecnica di derivazione romana applicata in Gallia, in Scotia, ecc.) inducendo in tal modo sentimenti di rivalsa dei gruppi sfavoriti che potessero sfociare in movimenti interessati a battersi unicamente per i diritti loro e non degli altri, pur se egualmente soggiogati dall’Impero Romano.  Un esempio eclatante in merito è il movimento femminista resosi inizialmente necessario per tentare di equiparare diritti e doveri tra uomini e donne ma diventato ben presto un agente disgregante della società utilissimo al Potere, mettendo in contrapposizione tra loro gli unici due elementi che assieme formano il nucleo elementare costituente la società, la famiglia. Nella Romania di Ceausescu, in mancanza di movimenti femministi, questa funzione era assolta dalla capillare rete di informatori privilegiati dal regime che statisticamente assommava a circa un terzo della popolazione, come a dire in media un elemento ogni famiglia.

Venuto meno il comunismo reale e venuta a galla l’idiozia di fondo e la dannosità sociale di movimenti come quello femminista, il Potere non si è rassegnato creando a ripetizione nuove contrapposizioni sempre per fare in modo di focalizzare l’attenzione su problematiche poco o per nulla significative nell’ottica di un’emancipazione individuale. Ora va di moda l’intolleranza religiosa che durerà fino a che la gente non si renderà conto che è stata creata a tavolino e fomentata ad arte e va di moda il razzismo che durerà fino a che i razzisti non si renderanno conto che il loro problema non sono le altre razze ma chi comanda tutti quanti e fino a che gli antirazzisti non si renderanno conto che il principale presupposto per agire da veri antirazzisti è riconoscere che le razze umane esistono e sono facilmente distinguibili (*).
Poi ci sono anche i gruppi etnici che spesso rappresentano una variante trasversale a quella genetica in quanto possono essere composti da individui di razze diverse, realtà che può creare ulteriore frammentazione in una conformazione della società a “scacchi” e non solo a “strisce”.

In definitiva, il segreto è re-imparare a convivere in pace, costruttivamente, come le società umane hanno fatto spesso per migliaia di anni in innumerevoli città e Stati in cui coabitavano e coesistevano genti diverse per razza, etnia, cultura e religione senza alcun problema; e se problemi si manifestavano, col tempo si scopriva che erano sempre indotti artificialmente da agenti esterni o, per così dire, “superiori” preoccupati, minacciati ed intimoriti da epoche di “eccessiva” pace sociale. Basta capire questo.

 *) In un articolo riportato proprio oggi tra le news, il buon Gianni Lannes non si rende conto di due cose:
- che l'antirazzismo sarebbe privo di senso se realmente non esistessero le razze umane: se così fosse, in base a quale principio si potrebbe stabilire se un comportamento è razzista o meno?!?
- che le rivendicazioni di una razza o etnia oppresse o in qualche modo danneggiate da leggi o discriminazioni, non denotano affatto "razzismo" ma al contrario sono una schietta manifestazione di antirazzismo!
Impedire ad un'etnia o razza in particolare di difendere i suoi diritti a beneficio di altre razze o etnie è razzismo per definizione: quello, ad esempio, che subirono gli ebrei che ancor oggi ci rompono le scatole con la loro persecuzione come se fossero stati gli unici perseguitati della storia e con questa scusa si macchiano oggi, impuniti, di vero razzismo e delitti di rilevanza etnica.
E siccome non può esservi alcun dubbio sul fatto che attualmente i diritti dell'etnia italica vengano negati e calpestati a beneficio di terzi, le nostre rivendicazioni non possono che essere considerate un atto di puro antirazzismo. A nessuno devono spettare quote di diritti diverse dagli altri.